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12 novembre 2015 - 30 Cheshvan 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Quando si accorge della lotta fra i due figli ancora nel suo ventre, quando vede che – come dicono i Maestri – Esaù cercava di uscire quando passava davanti ad un luogo di culto pagano, Rivkà va a chiedere il responso divino “nella tenda di Shem e di ‘Éver”, ossia dove si studiava e si approfondiva, secondo il Midràsh, la conoscenza di D.o.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
In questi giorni di novembre con le date degli anniversari c’è solo l’imbarazzo della scelta: Kristallnacht (1939), l’incontro fra Hitler e il Mufti Al-Husseini (1941), la caduta del muro di Berlino (1989), la dichiarazione Balfour (1917), la risoluzione dell’ONU con il piano di spartizione della Palestina (1947), la risoluzione dell’ONU sionismo uguale razzismo (1975), l’assassinio di Yitzhak Rabin (1995). E da poco (28 ottobre) abbiamo celebrato il mezzo secolo dalla Nostra Aetate. Viene quasi voglia di credere alle congiunture astrali anche se è evidente che abbiamo qui una mescolanza di eventi storici funesti e di eventi positivi. Attraverso molte anche se non tutte queste circostanze, con tutte le loro profonde differenze, sembra passare un filo conduttore che è quello di chi vuole stabilire normativamente che cosa bisogna fare con gli ebrei, per gli ebrei o contro gli ebrei, agli ebrei.
 
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Eitan Haber, portavoce dell’ex Primo ministro israeliano Yitzhak Rabin (1922-1995), sarà protagonista stasera alle 20.30 di un incontro organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, al Centro Ebraico Pitigliani di Roma. Un’occasione per discutere e riflettere, a vent’anni di distanza dall’assassinio del premier, in compagnia dei giornalisti Antonio Polito (Corriere della sera) e Anna Momigliano (Rivista Studio).
 
Gattegna: "Con Rohani serve chiarezza"
“Iran dittatura spietata, Renzi parli in modo chiaro a Rohani”. La ferma presa di posizione del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna è oggi riportata dal Corriere della sera, alla vigilia del viaggio nel Paese (il primo in Europa) del presidente iraniano. Hassan Rohani incontrerà tra sabato e domenica il premier Matteo Renzi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e papa Bergoglio. Non bisogna dimenticarsi, ricorda il presidente Gattegna, “che l’Iran nega i più elementari diritti alla sua popolazione e costituisce una minaccia terribile per Israele e per il mondo”. Un fatto che, viene spiegato, non può essere messo sotto al tappeto dai sorrisi e dalle strette di mano della diplomazia”. Un monito condiviso anche da Emanuele Fiano, deputato del Pd: “Renzi alla Knesset ha dimostrato di avere una posizione netta su Israele, è la persona giusta per parlare chiaro”.
 
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  davar
IL PRESIDENTE UCEI SCRIVE A MOGHERINI
'Etichettatura UE discriminatoria
Scelta spiacevole e pericolosa'

Il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha inviato il seguente messaggio a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza:

Illustre Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza,

la norma varata dalla Ue sull'etichettatura dei prodotti realizzati in Cisgiordania ha suscitato e sta suscitando molteplici reazioni in campo ebraico.
In particolare c'è forte perplessità per quello che appare un provvedimento potenzialmente discriminatorio e facilmente strumentalizzabile da parte di chi non perde occasione per portare avanti un'azione sistematica di boicottaggio e di odio nei confronti dello Stato di Israele.
Esprimo quindi l'auspicio, in nome dei valori ispiratori e fondamentali delle istituzioni europee, che Lei possa adoperarsi nei modi più opportuni ed efficaci per risolvere questa spiacevole e pericolosa situazione, che rischia di danneggiare ulteriormente le esili speranze di pace e di sminuire la credibilità delle istituzioni che Lei rappresenta. 

Renzo Gattegna,

presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

qui roma - a vent'anni dall'assassinio di rabin
"Pace? Un sogno in cui credere"
“Conservo la speranza e il sogno di una pace perché in fondo che senso a vivere senza sperare e senza sognare”. Nonostante tutto, Eitan Haber, l'uomo che annunciò al mondo la morte del Premier israeliano Yitzhak Rabin, guarda al futuro delle relazioni tra israeliani e palestinesi con fiducia, con una speranza mista a convinzione che un giorno la pace sarà firmata. “Siamo noi gli artefici del nostro destino”, sottolinea a Pagine Ebraiche a poche ore dall'incontro organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che lo vedrà protagonista a Roma per ricordare, a vent'anni dal suo assassinio, la figura di Rabin. Haber ne è stato per anni il portavoce, un rapporto durato quarant'anni, non sempre facile visto il carattere a tratti ruvido dell'ex Premier, ma di cui conserva un ricordo positivo. E di questo parlerà questa sera al Centro Ebraico Pitigliani (ore 20.30), conversando con i giornalisti Antonio Polito (Corriere della sera) e Anna Momigliano (Rivista Studio).
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etichette ue -  la reazione di israele
Bibi: "L'Europa si vergogni"
“La decisione dell’Unione Europea di etichettare i prodotti importati dagli insediamenti israeliani e dalle alture del Golan è una disgrazia ed è caratterizzata da odio nei confronti d’Israele”. È arrivata anche da Atene, dove è avvenuto un vertice di tutti i rabbini capo del continente, la condanna alle nuove linee guida UE approvate mercoledì, secondo le quali la dicitura “made in Israel”potrà essere mantenuta soltanto per i prodotti provenienti dall’interno dei confini precedenti la guerra del 1967, mentre per quelli “made in West Bank” e “made in Golan Heights” dovrà essere specificato se essi provengano da fabbriche israeliane o palestinesi. “L’etichettatura di prodotti dello Stato ebraico da parte dell’Unione Europea riporta alla mente memorie oscure – le parole a caldo del primo ministro Benjamin Netanyahu – l’Europa dovrebbe vergognarsi di se stessa”.
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RINASCE LA BIBLIOTECA DI BARBAMADIU
A Cuneo, nel nome di Davide 
Rinasce oggi a Cuneo la biblioteca di Barbamadiu: in memoria di suo fratello Davide, lo studioso Alberto Cavaglion ha iniziato a raccogliere, libro dopo libro, documenti e materiali sulla civiltà ebraico-piemontese, quella civiltà che Primo Levi definiva il mondo di Argon. Perché, come racconta in questo testo, in Piemonte il termine ‘Scola’ va ben oltre il significato di luogo di culto. L’obiettivo è quello di “riavvicinare il dentro al fuori, il ghetto alla libertà, la clausura forzata in contrada Mondovì e l’itinerario stretto, via Chiusa Pesio, che conduce verso l’uguaglianza”. Alberto Cavaglion ha ricordato questa emozionante impresa anche sul nostro notiziario quotidiano, nella rubrica rubrica settimanale Ticketless: “Per il viaggiatore di Ticketless – ha scritto – è un giorno di vacanza. Il lettore mi perdoni. Scendo dal treno e mi fermo a guardare insieme a tanti amici tanti libri allineati negli scaffali di una scola ebraica antica.”
Due gli appuntamenti specificamente dedicati all’interno della rassegna Scrittorincittà. Questo pomeriggio alle 16.30, nella sinagoga di Cuneo, un incontro coordinato dal direttore della redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Vitale. Domenica 15 alle 11, presso il centro incontri, è invece in programma un dialogo tra Cavaglion e il biblista Piero Stefani.

L’idea di una biblioteca sugli ebrei in Piemonte, da istituire a Cuneo, mi è venuta durante la malattia di mio fratello Davide. Per non lasciarmi travolgere dalla malinconia, altro rifugio non sono stato capace di trovare se non rovistando nella scatola di ricordi lontani. Quando eravamo molto piccoli nostro padre era prodigo di racconti resistenziali: Galimberti, Livio Bianco, Madonna del Colletto, ma un giorno volle mostrarci una cosa strana e perciò decise d’infilare la strettissima via Chiusa Pesio, partendo dalla vetrina del negozio di Gritti in via Roma, dove i nostri avi “mercatarono”, fino al 1923, dentro una bottega che ancora oggi reca sul frontale una Madonna dipinta su ceramica. L’opera, non per caso, era denominata dalla vox populi – nessuno lo ricorda più – la “Madona dl’Ebreu”.

Alberto Cavaglion

Pagine Ebraiche, novembre 2015
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RINNOVATE LE CARICHE DELL'ESECUTIVO
Il Maccabi Europa cambia volto
De Benedetti vicepresidente

Nuovo prestigioso incarico per la Consigliera dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti, chiamata in queste ore a ricoprire l’incarico di vicepresidente della Confederazione Europea del Maccabi. Nel nuovo esecutivo continentale, che resterà in carica per i prossimi quattro anni, un incarico anche per Angelo Della Rocca (che sarà direttore delle attività sportive). Guiderà la confederazione il presidente uscente Motti Tichauer.

qui bologna
Gli ebrei e la Grande Guerra

Due narrazioni a confronto
Un bilancio positivo, unito alla consapevolezza dei molti stimoli che potranno ancora essere suscitati di qui al 2018, l’anno che segnerà la fine di un intenso percorso memorialistico sul primo conflitto mondiale. “Relazioni di alto livello, temi di grande interesse, tasselli ancora da comporre. Ci sono tutti gli ingredienti per lasciare il segno” dice Vincenza Maugeri, direttrice del Museo ebraico di Bologna, all’indomani della due giorni di iniziative organizzate dallo stesso per riflettere su “Ebrei e Grande Guerra”: l’inaugurazione della mostra “1915/1918 Noi c’eravamo – Gli Ebrei italiani e la Grande Guerra”, progettata dalla Fondazione Cdec di Milano e visitabile fino al prossimo 17 gennaio. Un qualificato convegno di studi sul tema, che ha ripercorso l’arco della partecipazione ebraica, e le diverse posizioni che vi furono a riguardo, con riferimento sia alle vicende nazionali che all’esperienza locale.
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QUI ROMA - IL RICORDO DEI COLLEGHI
Cesare Segre, maestro di stile
Filologo rivoluzionario; critico letterario che propugnava il ruolo fondamentale del testo in sé, calato nel contesto storico e sociologico; indimenticabile professore: queste sono solo alcune delle tante identità di Cesare Segre, protagonista di un convegno che ha richiamato eminenti studiosi e discepoli all’Accademia dei Lincei di cui fu membro. Scomparso lo scorso anno, il filologo conobbe la persecuzione razziale durante il periodo nazifascista, studiò con Benvenuto Terracini e suo zio Santorre Debenedetti, producendo un’enorme quantità di saggi e scritti sugli autori più disparati, da Ariosto a Primo Levi, con un particolare sguardo alla letteratura spagnola e sud-americana. A ricordarlo, nel corso di due giornate che hanno preso il titolo “Per Cesare Segre. Gli strumenti della critica” (in richiamo dell’autorevole rivista da lui fondata), il presidente dell’Accademia dei Lincei Alberto Quadrio Curzio, il semiologo Umberto Eco, Roberto Antonelli (Università La Sapienza), Gian Luigi Beccaria (Università di Torino), Alfonso D’Agostino (Università di Milano), Clelia Martignoni (Università di Pavia) e Nicolò Pasero (Università di Genova). Oggi invece si sono confrontati José M. Pozuelo Yvancos (Universidad de Murcia), Philippe Ménard (Université de Paris IV-Sorbonne) e Francisco Rico (Universidad Autònoma de Barcelona).
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jciak
Rosenwald e le scuole dei diritti
La sua è una storia meravigliosa, che suona di strana attualità in un’America in cui lo scontro razziale continua a essere all’ordine del giorno. Il protagonista è Julius Rosenwald, nella prima metà del secolo scorso uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti. Figlio di un immigrato ebreo dalla Germania, Julius fa di Sears, Roebuck & Company, il colosso della distribuzione, ciò che oggi sono Walmart o Amazon. La sua fortuna è valutata attorno ai 400 milioni di dollari. A cinquant’anni – come racconta Rosenwald, il documentario di Aviva Kempner, in questi giorni nelle sale americane – invece di godersela o buttarsi in politica, Rosenwald decide di svoltare. Sorretto dall’ideale ebraico del Tikkun Olam, la riparazione del mondo, fonda 5400 scuole per i bambini afroamericani negli stati del profondo Sud, dove ancora vige la segregazione razziale. È una goccia di pacifica rivoluzione in un mare di violenza. E a iniettarla, molti anni prima della battaglia per i diritti civili, è un magnate della grande distribuzione: un uomo che sulla carta dovrebbe incarnare la conservazione.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Duri e puri
Rileggendo un vecchio testo di Claudio Magris su Memorie di un antisemita di Gregor von Rezzori. ​”… un capolavoro creativo fa capire come quell’orrore abbia potuto succedere e non trovare vera resistenza in tante persone di retto sentire, amiche o innamorate di ebrei ed ebree, ammiratrici della grandiosa civiltà ebraica di cui si sentivano pure partecipi e da cui erano affascinati, mai capaci di commettere e nemmeno di immaginare violenze contro gli ebrei eppure intrise di quei (magari di per sé innocui o quasi) pregiudizi antiebraici, di quel sentimento della diversità ebraica torbido anche solo per una sfumatura che finivano per costituire un humus che di per sé non avrebbe mai generato Auschwitz, ma in cui i semi di Auschwitz trovavano un terreno in cui poter prosperare…”. Ho sempre pensato – e continuo a sostenere – che ogni parallelo tra gli anni Trenta del Novecento e l’oggi sia tanto errato quanto scellerato, e però come nascondersi le analogie che legano una certa miopia di allora a una certa cecità contemporanea? ​Chissà perché mi vengono in mente i BDS duri e puri, quelli che tutto ciò che è israeliano (o talvolta ‘semplicemente’ ebraico) è Male.  

Stefano Jesurum, giornalista

In ascolto - Kristallnacht
È la notte del 9 novembre 1938 e la Germania viene scossa da un’ondata di violenza inaudita. È la Notte dei Cristalli, in cui sono aggrediti fisicamente gli ebrei e vengono distrutte 267 sinagoghe nonché le vetrine di 7500 negozi di proprietà ebraica. Vent’anni prima (1918), lo stesso giorno Scheidemann e Liebknecht avevano proclamato ciascuno la propria Repubblica e solo cinque anni dopo (1923), lo stesso giorno, Hitler fu arrestato a seguito del Putsch di Monaco. A quanto pare la storia della Germania si gioca sul numero nove. E in effetti…

Maria Teresa Milano
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Madri d'Israele - Talia
“Sono già passati dieci anni, è incredibile come voli il tempo, nella mia mente rivivo quegli attimi come se fossero avvenuti proprio ieri”. Dieci anni dall’evacuazione di quel pezzo di terra, quell’oasi di pace e serenità in cui le persone dormivano tranquille, senza sentire alcuna necessità di chiudere la porta di casa a chiave. Dieci anni dalla distruzione di abitazioni e famiglie, sogni e speranze. “Gush Katif era un vero e proprio paradiso in terra,” racconta Talia Biton, testimone diretta di quell’evento che segnò così profondamente la storia dello Stato di Israele. “Camminavamo scalzi, sulla sabbia, avvolti da altissime palme e profumati alberi da frutta. Le case erano tutte aperte, giorno e notte, porte spalancate per chiunque volesse entrare, sentirsi in famiglia. Io all’epoca avevo dieci anni e, nel pieno della mia ingenuità infantile, non mi accorgevo di ciò che mi capitava intorno.”

David Zebuloni
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Segnali di odio
Nel sottile ordito che tiene insieme i molti fili della vita, di recente mi è venuto in mente un libro bellissimo e commovente, da leggere e magari anche rileggere almeno una volta (ma quanti lo meriterebbero, oltre a quelli ancora da aprire, non basterebbe una vita!: Spingendo la notte più in là (Mondadori editore), dell’attuale direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Si tratta di una testimonianza sulle vittime del terrorismo in Italia, scritta dal figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972 su indicazione dell’estrema sinistra extraparlamentare di Lotta continua, dopo una aggressiva campagna mediatica di denuncia per la presunta responsabilità di Calabresi nella morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli.

Sara Valentina Di Palma
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Time Out - Cosa dire all'Iran
La campagna #DiteloaRouhani è il giusto modo, per ricordare tramite i social, che l’Iran oltre a essere un buon mercato da esplorare è soprattutto il luogo in cui i diritti umani vengono calpestati. Bene ha fatto il Presidente Gattegna a sottolineare al governo italiano che rispetto all’Iran e all’amicizia con Israele che viene dichiarata, c’è bisogno di coerenza. Non si può amare l’ebraismo e odiare Israele come sostiene Rohani.

Daniel Funaro
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