
Elia Richetti,
rabbino
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Quando
si accorge della lotta fra i due figli ancora nel suo ventre, quando
vede che – come dicono i Maestri – Esaù cercava di uscire quando
passava davanti ad un luogo di culto pagano, Rivkà va a chiedere il
responso divino “nella tenda di Shem e di ‘Éver”, ossia dove si
studiava e si approfondiva, secondo il Midràsh, la conoscenza di D.o.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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In
questi giorni di novembre con le date degli anniversari c’è solo
l’imbarazzo della scelta: Kristallnacht (1939), l’incontro fra Hitler e
il Mufti Al-Husseini (1941), la caduta del muro di Berlino (1989), la
dichiarazione Balfour (1917), la risoluzione dell’ONU con il piano di
spartizione della Palestina (1947), la risoluzione dell’ONU sionismo
uguale razzismo (1975), l’assassinio di Yitzhak Rabin (1995). E da poco
(28 ottobre) abbiamo celebrato il mezzo secolo dalla Nostra Aetate.
Viene quasi voglia di credere alle congiunture astrali anche se è
evidente che abbiamo qui una mescolanza di eventi storici funesti e di
eventi positivi. Attraverso molte anche se non tutte queste
circostanze, con tutte le loro profonde differenze, sembra passare un
filo conduttore che è quello di chi vuole stabilire normativamente che
cosa bisogna fare con gli ebrei, per gli ebrei o contro gli ebrei, agli
ebrei.
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Eitan
Haber, portavoce dell’ex Primo ministro israeliano Yitzhak Rabin
(1922-1995), sarà protagonista stasera alle 20.30 di un incontro
organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, al Centro
Ebraico Pitigliani di Roma. Un’occasione per discutere e riflettere, a
vent’anni di distanza dall’assassinio del premier, in compagnia dei
giornalisti Antonio Polito (Corriere della sera) e Anna Momigliano
(Rivista Studio).
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Gattegna: "Con Rohani serve chiarezza" |
“Iran
dittatura spietata, Renzi parli in modo chiaro a Rohani”. La ferma
presa di posizione del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna è oggi riportata dal Corriere della sera, alla
vigilia del viaggio nel Paese (il primo in Europa) del presidente
iraniano. Hassan Rohani incontrerà tra sabato e domenica il premier
Matteo Renzi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e papa
Bergoglio. Non bisogna dimenticarsi, ricorda il presidente Gattegna,
“che l’Iran nega i più elementari diritti alla sua popolazione e
costituisce una minaccia terribile per Israele e per il mondo”. Un
fatto che, viene spiegato, non può essere messo sotto al tappeto dai
sorrisi e dalle strette di mano della diplomazia”. Un monito condiviso
anche da Emanuele Fiano, deputato del Pd: “Renzi alla Knesset ha
dimostrato di avere una posizione netta su Israele, è la persona giusta
per parlare chiaro”.
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qui roma - a vent'anni dall'assassinio di rabin "Pace? Un sogno in cui credere"
“Conservo
la speranza e il sogno di una pace perché in fondo che senso a vivere
senza sperare e senza sognare”. Nonostante tutto, Eitan Haber, l'uomo
che annunciò al mondo la morte del Premier israeliano Yitzhak Rabin,
guarda al futuro delle relazioni tra israeliani e palestinesi con
fiducia, con una speranza mista a convinzione che un giorno la pace
sarà firmata. “Siamo noi gli artefici del nostro destino”, sottolinea a
Pagine Ebraiche a poche ore dall'incontro organizzato dall’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane che lo vedrà protagonista a Roma per
ricordare, a vent'anni dal suo assassinio, la figura di Rabin. Haber ne
è stato per anni il portavoce, un rapporto durato quarant'anni, non
sempre facile visto il carattere a tratti ruvido dell'ex Premier, ma di
cui conserva un ricordo positivo. E di questo parlerà questa sera al
Centro Ebraico Pitigliani (ore 20.30), conversando con i giornalisti
Antonio Polito (Corriere della sera) e Anna Momigliano (Rivista Studio).
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RINASCE LA BIBLIOTECA DI BARBAMADIU A Cuneo, nel nome di Davide
Rinasce
oggi a Cuneo la biblioteca di Barbamadiu: in memoria di suo fratello
Davide, lo studioso Alberto Cavaglion ha iniziato a raccogliere, libro
dopo libro, documenti e materiali sulla civiltà ebraico-piemontese,
quella civiltà che Primo Levi definiva il mondo di Argon. Perché, come
racconta in questo testo, in Piemonte il termine ‘Scola’ va ben oltre
il significato di luogo di culto. L’obiettivo è quello di “riavvicinare
il dentro al fuori, il ghetto alla libertà, la clausura forzata in
contrada Mondovì e l’itinerario stretto, via Chiusa Pesio, che conduce
verso l’uguaglianza”. Alberto Cavaglion ha ricordato questa emozionante
impresa anche sul nostro notiziario quotidiano, nella rubrica rubrica
settimanale Ticketless: “Per il viaggiatore di Ticketless – ha scritto
– è un giorno di vacanza. Il lettore mi perdoni. Scendo dal treno e mi
fermo a guardare insieme a tanti amici tanti libri allineati negli
scaffali di una scola ebraica antica.”
Due gli appuntamenti
specificamente dedicati all’interno della rassegna Scrittorincittà.
Questo pomeriggio alle 16.30, nella sinagoga di Cuneo, un incontro
coordinato dal direttore della redazione dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Guido Vitale. Domenica 15 alle 11, presso il centro
incontri, è invece in programma un dialogo tra Cavaglion e il biblista
Piero Stefani.
L’idea
di una biblioteca sugli ebrei in Piemonte, da istituire a Cuneo, mi è
venuta durante la malattia di mio fratello Davide. Per non lasciarmi
travolgere dalla malinconia, altro rifugio non sono stato capace di
trovare se non rovistando nella scatola di ricordi lontani. Quando
eravamo molto piccoli nostro padre era prodigo di racconti
resistenziali: Galimberti, Livio Bianco, Madonna del Colletto, ma un
giorno volle mostrarci una cosa strana e perciò decise d’infilare la
strettissima via Chiusa Pesio, partendo dalla vetrina del negozio di
Gritti in via Roma, dove i nostri avi “mercatarono”, fino al 1923,
dentro una bottega che ancora oggi reca sul frontale una Madonna
dipinta su ceramica. L’opera, non per caso, era denominata dalla vox
populi – nessuno lo ricorda più – la “Madona dl’Ebreu”.
Alberto Cavaglion
Pagine Ebraiche, novembre 2015
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qui bologna
Gli ebrei e la Grande Guerra
Due narrazioni a confronto
Un
bilancio positivo, unito alla consapevolezza dei molti stimoli che
potranno ancora essere suscitati di qui al 2018, l’anno che segnerà la
fine di un intenso percorso memorialistico sul primo conflitto
mondiale. “Relazioni di alto livello, temi di grande interesse,
tasselli ancora da comporre. Ci sono tutti gli ingredienti per lasciare
il segno” dice Vincenza Maugeri, direttrice del Museo ebraico di
Bologna, all’indomani della due giorni di iniziative organizzate dallo
stesso per riflettere su “Ebrei e Grande Guerra”: l’inaugurazione della
mostra “1915/1918 Noi c’eravamo – Gli Ebrei italiani e la Grande
Guerra”, progettata dalla Fondazione Cdec di Milano e visitabile fino
al prossimo 17 gennaio. Un qualificato convegno di studi sul tema, che
ha ripercorso l’arco della partecipazione ebraica, e le diverse
posizioni che vi furono a riguardo, con riferimento sia alle vicende
nazionali che all’esperienza locale.
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QUI ROMA - IL RICORDO DEI COLLEGHI
Cesare Segre, maestro di stile
Filologo
rivoluzionario; critico letterario che propugnava il ruolo fondamentale
del testo in sé, calato nel contesto storico e sociologico;
indimenticabile professore: queste sono solo alcune delle tante
identità di Cesare Segre, protagonista di un convegno che ha richiamato
eminenti studiosi e discepoli all’Accademia dei Lincei di cui fu
membro. Scomparso lo scorso anno, il filologo conobbe la persecuzione
razziale durante il periodo nazifascista, studiò con Benvenuto
Terracini e suo zio Santorre Debenedetti, producendo un’enorme quantità
di saggi e scritti sugli autori più disparati, da Ariosto a Primo Levi,
con un particolare sguardo alla letteratura spagnola e sud-americana. A
ricordarlo, nel corso di due giornate che hanno preso il titolo “Per
Cesare Segre. Gli strumenti della critica” (in richiamo dell’autorevole
rivista da lui fondata), il presidente dell’Accademia dei Lincei
Alberto Quadrio Curzio, il semiologo Umberto Eco, Roberto Antonelli
(Università La Sapienza), Gian Luigi Beccaria (Università di Torino),
Alfonso D’Agostino (Università di Milano), Clelia Martignoni
(Università di Pavia) e Nicolò Pasero (Università di Genova). Oggi
invece si sono confrontati José M. Pozuelo Yvancos (Universidad de
Murcia), Philippe Ménard (Université de Paris IV-Sorbonne) e Francisco
Rico (Universidad Autònoma de Barcelona).
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jciak
Rosenwald e le scuole dei diritti
La
sua è una storia meravigliosa, che suona di strana attualità in
un’America in cui lo scontro razziale continua a essere all’ordine del
giorno. Il protagonista è Julius Rosenwald, nella prima metà del secolo
scorso uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti. Figlio di un
immigrato ebreo dalla Germania, Julius fa di Sears, Roebuck &
Company, il colosso della distribuzione, ciò che oggi sono Walmart o
Amazon. La sua fortuna è valutata attorno ai 400 milioni di dollari. A
cinquant’anni – come racconta Rosenwald,
il documentario di Aviva Kempner, in questi giorni nelle sale americane
– invece di godersela o buttarsi in politica, Rosenwald decide di
svoltare. Sorretto dall’ideale ebraico del Tikkun Olam, la riparazione
del mondo, fonda 5400 scuole per i bambini afroamericani negli stati
del profondo Sud, dove ancora vige la segregazione razziale. È una
goccia di pacifica rivoluzione in un mare di violenza. E a iniettarla,
molti anni prima della battaglia per i diritti civili, è un magnate
della grande distribuzione: un uomo che sulla carta dovrebbe incarnare
la conservazione.
Daniela Gross
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Setirot
- Duri e puri |
Rileggendo un vecchio testo di Claudio Magris su Memorie di un antisemita
di Gregor von Rezzori. ”… un capolavoro creativo fa capire come
quell’orrore abbia potuto succedere e non trovare vera resistenza in
tante persone di retto sentire, amiche o innamorate di ebrei ed ebree,
ammiratrici della grandiosa civiltà ebraica di cui si sentivano pure
partecipi e da cui erano affascinati, mai capaci di commettere e
nemmeno di immaginare violenze contro gli ebrei eppure intrise di quei
(magari di per sé innocui o quasi) pregiudizi antiebraici, di quel
sentimento della diversità ebraica torbido anche solo per una sfumatura
che finivano per costituire un humus che di per sé non avrebbe mai
generato Auschwitz, ma in cui i semi di Auschwitz trovavano un terreno
in cui poter prosperare…”. Ho sempre pensato – e continuo a sostenere –
che ogni parallelo tra gli anni Trenta del Novecento e l’oggi sia tanto
errato quanto scellerato, e però come nascondersi le analogie che
legano una certa miopia di allora a una certa cecità contemporanea?
Chissà perché mi vengono in mente i BDS duri e puri, quelli che tutto
ciò che è israeliano (o talvolta ‘semplicemente’ ebraico) è
Male.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Kristallnacht
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È
la notte del 9 novembre 1938 e la Germania viene scossa da un’ondata di
violenza inaudita. È la Notte dei Cristalli, in cui sono aggrediti
fisicamente gli ebrei e vengono distrutte 267 sinagoghe nonché le
vetrine di 7500 negozi di proprietà ebraica. Vent’anni prima (1918), lo
stesso giorno Scheidemann e Liebknecht avevano proclamato ciascuno la
propria Repubblica e solo cinque anni dopo (1923), lo stesso giorno,
Hitler fu arrestato a seguito del Putsch di Monaco. A quanto pare la
storia della Germania si gioca sul numero nove. E in effetti…
Maria Teresa Milano
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Madri d'Israele - Talia |
“Sono
già passati dieci anni, è incredibile come voli il tempo, nella mia
mente rivivo quegli attimi come se fossero avvenuti proprio ieri”.
Dieci anni dall’evacuazione di quel pezzo di terra, quell’oasi di pace
e serenità in cui le persone dormivano tranquille, senza sentire alcuna
necessità di chiudere la porta di casa a chiave. Dieci anni dalla
distruzione di abitazioni e famiglie, sogni e speranze. “Gush Katif era
un vero e proprio paradiso in terra,” racconta Talia Biton, testimone
diretta di quell’evento che segnò così profondamente la storia dello
Stato di Israele. “Camminavamo scalzi, sulla sabbia, avvolti da
altissime palme e profumati alberi da frutta. Le case erano tutte
aperte, giorno e notte, porte spalancate per chiunque volesse entrare,
sentirsi in famiglia. Io all’epoca avevo dieci anni e, nel pieno della
mia ingenuità infantile, non mi accorgevo di ciò che mi capitava
intorno.”
David Zebuloni
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Segnali di odio |
Nel
sottile ordito che tiene insieme i molti fili della vita, di recente mi
è venuto in mente un libro bellissimo e commovente, da leggere e magari
anche rileggere almeno una volta (ma quanti lo meriterebbero, oltre a
quelli ancora da aprire, non basterebbe una vita!: Spingendo la notte più in là
(Mondadori editore), dell’attuale direttore de La Stampa, Mario
Calabresi. Si tratta di una testimonianza sulle vittime del terrorismo
in Italia, scritta dal figlio del commissario Luigi Calabresi,
assassinato nel 1972 su indicazione dell’estrema sinistra
extraparlamentare di Lotta continua, dopo una aggressiva campagna
mediatica di denuncia per la presunta responsabilità di Calabresi nella
morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
Sara Valentina Di Palma
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Time Out - Cosa dire all'Iran
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La
campagna #DiteloaRouhani è il giusto modo, per ricordare tramite i
social, che l’Iran oltre a essere un buon mercato da esplorare è
soprattutto il luogo in cui i diritti umani vengono calpestati. Bene ha
fatto il Presidente Gattegna a sottolineare al governo italiano che
rispetto all’Iran e all’amicizia con Israele che viene dichiarata, c’è
bisogno di coerenza. Non si può amare l’ebraismo e odiare Israele come
sostiene Rohani.
Daniel Funaro
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