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26 novembre 2015 - 14 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
In merito all’identità dell’essere col quale Ya‘aqòv si trova a dover lottare, i Maestri sono praticamente unanimi: si tratta del “sarò shel ‘Esàv”, il principe, l’angelo rappresentativo di ‘Esàv. Vario e molteplice è, invece, il significato di questa identificazione. Molte sono le considerazioni che si possono fare a partire da questo assunto.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
“Il sionismo è la più madornale delle frodi, il magico specchietto per incantare le allodole umanitarie di tutto il mondo, il far finta di levarsi di mezzo, di lasciar tranquilli i popoli che per secoli hanno perturbato e sfruttato, dando a credere – e quanti vi hanno creduto! – che lo Stato ebraico risolverebbe l’affannoso problema ebraico su tutta la terra”. Chi ha scritto questa frase? Potrebbe essere la risposta del responsabile della rubrica delle lettere al direttore di un noto quotidiano? Oppure il testo di un pamphlet stampato da un movimento filoislamico? Potrebbe essere, almeno stando a quello che si legge in questi giorni di guerra mondiale in Siria, di guerriglia armata a Parigi e a Bruxelles, e di rinnovato terrorismo in Palestina e in Israele. Abbiamo già sentito le accuse a Israele, esplicite o implicite, dirette o indirette, di essere responsabile di quanto oggi accade in Europa e in Medio Oriente, e dunque di non essere un’entità giustificabile. Per esempio dalla signora ministro degli Esteri svedese. Ma anche in Italia da noti personaggi. A volte da parte dei sospetti abituali, a volte da parte di persone al di sopra di ogni sospetto. E invece il testo di cui sopra è stato pubblicato nel 1939-XVII da Paolo Orano, uno dei più efferati teorici e pratici dell’antisemitismo italiano, che coi suoi scritti ossessivi e la sua propaganda senza freni inibitori ha preceduto di molti anni, anzi di decenni, le leggi razziali e la soluzione finale. È per lo meno imbarazzante che molti dei temi e delle tesi che circolavano allora facciano parte ancora oggi impunemente della dialettica del discorso di delegittimazione del progetto israeliano e di quanti lo sostengono.
 
 
 
Kerry: "Israele ha il
dovere di difendersi"
Nuovi attacchi da parte di terroristi palestinesi contro civili e soldati israeliani. L’ultimo caso si è registrato ieri vicino a Hebron dove un soldato è stato aggredito e ferito gravemente. Aggressioni, quelle degli ultimi mesi, che sono state condannate dal segretario di Stato Usa John Kerry durante il suo incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Israele non ha solo il diritto di difendersi; ha il dovere di difendersi”, ha detto poi Kerry rivolto al presidente Reuven Rivlin.

La difesa dei valori. L’Europa è ferita ma non deve tradire i suoi valori, come l’accoglienza e l’unità. Si leva forte e chiaro l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte ai parlamentari della UE a Strasburgo. Durante il suo intervento, Mattarella ha posto l’accento sull’emergenza migranti dicendo che essi “ripetono la tragedia degli ebrei in fuga dal nazismo, delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra che vagano alla ricerca di focolari andati distrutti, di profughi le cui case e comunità all’improvviso erano entrate a far parte di un altro paese” (la Stampa). E mentre la Francia prosegue la sua battaglia contro gli estremisti islamici, la Germania si dichiara pronta a sostenerla in Mali inviando 650 soldati: “Non potremo sconfiggere l’Isis con le parole, ci vorranno degli strumenti militari” ha spiegato la cancelliera Merkel dopo l’incontro con il presidente Hollande. A Bruxelles, intanto, è ancora alta la tensione e si cercherebbero dieci terroristi a piede libero (Corriere della sera).
Sempre sul Corriere, Pierluigi Battista parla della cosiddetta ‘israelianizzazione’ della Francia: una condizione nella quale la vigilanza è doverosa ma le persone continuano ad affollare i locali e i bistrot come a Tel Aviv. “Dove – scrive – i caffè di Dizengoff street sono sempre pieni e la movida non conosce sosta”.
Su Repubblica, una panoramica dell’affollato cielo siriano dove volano attualmente dodici forze aeree (tra cui russi, americani, giordani e francesi) e sembra difficile capire chi sta bombardando chi e a quale scopo. “Sembra Tel Aviv all’ora di punta”, commenta un osservatore militare israeliano.
 
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  davar
qui buenos aires
Un rabbino nel governo Macri
Uno dei maggiori esponenti del mondo ebraico sudamericano, il rabbino Sergio Bergman, 53 anni, entra nella compagine di governo del nuovo presidente Mauricio Macri con l’incarico di ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile.
Si tratta di uno storico evento per la comunità ebraica argentina, che è la più grande e vivace del continente.
Bergmann, che è rabbino della sinagoga riformata Congregación Israelita de la República Argentina (la più antica del paese) e che appare come uno degli uomini chiave dell’esecutivo che va formandosi, è anche chimico, scrittore e docente universitario oltre che deputato del Parlamento nazionale.
Fermo oppositore dell’accordo siglato nel 2013 tra i governi di Buenos Aires e Teheran per una comune investigazione sull’attentato all’Associazione Mutualità Israelita Argentina del 18 luglio 1994 in cui furono uccisi 85 innocenti e in cui significative appaiono le responsabilità iraniane, Bergman può contare in questo sul pieno supporto del neo presidente.
“Come promesso in campagna elettorale, proporremo al Congresso di annullare gli effetti di questo accordo”, ha affermato Macri nel corso della prima conferenza stampa dopo l’elezione.
Assieme al collega Abraham Skorka, Bergman ha inoltre dimostrato familiarità anche con Jorge Bergoglio, ancor prima della sua nomina a guida suprema della Chiesa cattolica.

(Nell'immagine Mauricio Macri con Sergio Bergman)

informazione
Molinari alla guida della Stampa
Il giornalista Maurizio Molinari assumerà la direzione del quotidiano torinese La Stampa, di cui è attualmente corrispondente da Israele e dai territori controllati dall’Autorità Palestinese. Apprezzatissimo negli ambienti diplomatici, Molinari è tra i giornalisti più esperti di politica internazionale e ha ricoperto a lungo, sempre per La Stampa, l’incarico di corrispondente da New York. È inoltre autore di diversi libri, tra cui Il califfato del terrore (Rizzoli, 2015); L’Aquila e la farfalla, (Rizzoli, 2013); Governo Ombra, (Rizzoli, 2012). A Maurizio un caloroso Mazal Tov da tutta la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e al collega Mario Calabresi, che contestualmente lascia La Stampa per assumere la direzione del quotidiano La Repubblica, un caldo augurio di buon lavoro.

il nobel joseph stiglitz a pagine ebraiche
'Educazione, la chiave del futuro'
Il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz a colloquio con Pagine Ebraiche sul tema dell’educazione, in particolare come strumento per superare le diseguaglianze sociali. Grande protagonista dell’intervista del mese che appare sul numero di dicembre del giornale dell’ebraismo italiano in distribuzione, Stiglitz spiega come un ruolo fondamentale per combattere le diseguaglianze, tema cui ha dedicato parte dei suoi studi, sia un sistema educativo che garantisca a tutti l’istruzione e permetta di accedere in seconda battuta al mercato del lavoro senza difficoltà. Confrontandosi con la stampa italiana, Stiglitz ha successivamente posto l’accento sul rischio che i fatti di Parigi possano portare a gravi conseguenze per il sistema economico europeo. E cioè a una nuova recessione.


Gary doveva essere la Città del secolo, la città magica, doveva rappresentare il sogno americano del progresso. Qui nei primi del Novecento, nello Stato dell’Indiana (a una trentina di chilometri da Chicago), il presidente della United States Steel Corporation, Elbert H. Gary, costruirà la sua fabbrica d’acciaio, dando vita all’omonima località.
Iniziò così una sorta di pellegrinaggio verso questa piccola cittadina sulle sponde del Michigan: a cercarvi fortuna, in particolare dal secondo dopoguerra in avanti, emigranti provenienti dalla disastrata Europa e afroamericani stanchi delle vessazioni del Sud. Dal nulla Gary diventò uno dei poli produttivi più importanti del Paese ma alla gloriosa espansione industriale si affiancheranno ben presto i grandi problemi dell’America di allora, su tutti, l’affermarsi delle disuguaglianze sociali e delle discriminazioni razziali. “Crescendo a Gary non potevi non notare la povertà, la discriminazione. Era impossibile non vedere che qualcosa non funzionava”, ricorda l’economista Joseph Stiglitz, che nella proletaria e ruvida Gary ci è nato e cresciuto. E in quel contesto, ha spiegato a Pagine Ebraiche il premio Nobel per l’Economia ed ex capo economista della Banca mondiale, è maturato il suo interesse per lo studio delle disuguaglianze. Di famiglia ebraica, Stiglitz è cresciuto ascoltando le discussioni tra la madre Charlotte, progressista e sostenitrice del New Deal, e il padre Nathaniel, piccolo imprenditore con posizioni più conservatrici ma sempre politicamente vicine ai democratici. “Negli anni ‘70 – il ricordo di Stiglitz, classe 1943, di suo padre – divenne un grande sostenitore dei diritti civili. Aveva un forte senso civico e di responsabilità morale. Era una delle poche persone che conoscevo che insisteva per pagare i contributi previdenziali a chi lavorava da noi a domicilio, che lo volessero o no; sapeva che ne avrebbero avuto bisogno una volta anziani”.
L’egualitarismo sociale e il sostegno dei lavoratori erano temi di cui si discuteva a tavola ed erano argomenti condivisi da molti concittadini ebrei di Gary: fino alla metà degli anni Sessanta, infatti, saranno diversi gli esponenti della piccola Comunità locale a impegnarsi in politica, la maggior parte sul fronte democratico. Uno su tutti, Martin Katz che dal 1963 al 1967 sarà eletto sindaco della città grazie al sostegno – come si legge nel libro Gary, the Most American of All American Cities di Paul O’Hara – di afroamericani e degli operai dell’acciaieria, convinti dalla sua agenda diretta a una maggiore integrazione sociale e alla tutela dei diritti dei lavoratori. Katz verrà poi battuto da Richard G. Hatcher, il primo sindaco nero nella storia degli Stati Uniti, tra i simboli della lotta alla segregazione. Una questione che ancora oggi ha lasciato chiari segni nella realtà americana, dove il tema razziale non è mai scomparso dal dibattito pubblico – basti ricordare i fatti di Baltimora. Una ricerca pubblicata nel 2014 dal Dipartimento americano per l’educazione rileva che il sistema scolastico Usa (97mila le scuole prese in considerazione) non garantisce le stesse opportunità di apprendimento a tutti gli studenti (un quarto delle scuole con studenti in prevalenza latini o di colore non ha accesso a corsi di algebra di secondo livello o di chimica). Un tema al centro degli studi Stiglitz, e da tempo al centro dei suoi pensieri: quando viveva a Gary, aveva una governante, Fannie Mae Ellis, una donna di colore cresciuta nel sud del paese, costretta a lasciare la scuola a sei anni.
“Le nostre aspettative erano andare al college – ricorda l’economista – e mi chiedevo perché una persona di quel valore, così brillante, potesse aspirare solo a un grado di istruzione elementare… Non avevo parole per descriverlo ma mi colpì, mi diede molto fastidio”. Spinto da un idealismo che traspare chiaramente dalle suo parole – riconducibile, guardandolo in prospettiva ebraica, ai principi di Tzedakah, giustizia sociale – il Premio Nobel si è concentrato nell’analizzare le falle del sistema economico e di alcune delle teorie che lo reggono. Con i suoi lavori, Stiglitz, tra gli ospiti di punta della decima edizione del Festival Economia di Trento, ha mostrato come i modelli classici, che parlano di un mercato razionale ed efficiente, possano in realtà dare luogo a risultati instabili con molteplici punti d’equilibrio, non necessariamente efficienti, oppure per nulla in equilibrio. Per l’economista, il neoliberismo sbaglia nel pensare che i mercati portino autonomamente a soluzioni efficaci; e in un mondo in cui la globalizzazione costituisce un fenomeno economico positivo (tema a cui ha dedicato un’opera molto conosciuta, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi, 2002 ) è ancora più cruciale controllare il mercato globale. Altrimenti? I risultati si vedono proprio nella città natale di Stiglitz, quella Gary che sognava di essere una locomotiva e invece è un fantasma: l’apertura del mercato globale ha fatto crollare l’industria locale dell’acciaio e il 90 per cento degli operai in pochi anni è stata licenziata. “Nell’economia moderna devi correre per riuscire a rimanere fermo”, il riassunto di una situazione di produzione frenetica che ha spazzato via molte aziende e ha ampliato in molti paesi la forbice nel divario tra ricchi e poveri. Una fotografia che si addice in particolare agli Stati Uniti, a cui è in larga parte dedicato l’ultimo libro The Great Divide: Unequal Societies and What We Can Do About Them (2015).

Professore, lei ha lavorato molto per analizzare le disuguaglianze sia negli Stati Uniti sia su scala globale. Se dovessimo tradurlo in dati, di che fenomeno stiamo parlando?
Se guardiamo il quadro attuale, l’un per cento della popolazione detiene circa il 25 per cento del reddito, e negli ultimi 30 anni questa proporzione è cresciuta di 3-4 volte. Ho sentito che non dovremmo preoccuparci di chi sta in alto, perché i benefici cadranno a cascata anche sui poveri e sulla classe media. Non è così: chi sta in fondo alla scala sociale oggi sta peggio. In 40 anni i redditi medi sono rimasti praticamente invariati ma i salari reali minimi sono oggi più bassi anche rispetto a circa 60 anni fa. Questo spiega perché oggi negli Stati Uniti c’è ad esempio un forte movimento politico che spinge per aumentare i salari minimi. E penso in particolare alle donne, che in caso di monoreddito e un figlio a carico, si trovano in situazione di grande difficoltà. Inoltre, la disparità di reddito determina anche disparità nelle opportunità. Ciò si potrebbe compensare ad esempio con una buona istruzione pubblica, ma negli Stati Uniti non succede.

Quale peso ha il sistema scolastico ed educativo perché una società sia più o meno disuguale?
È fondamentale ed è necessario investire in politiche educative dirette anche alle famiglie. Una battuta che faccio spesso ai miei studenti è che la decisione più importante della loro vita e quella di non scegliere i genitori sbagliati. E una battuta ma corrisponde alla verità e dobbiamo fare in modo che la situazione cambi. E, come sottolineava il mio collega Anthony Atkinson (Nobel per l’Economia 2012), è necessario avviare progetti dedicati già alla prima infanzia.

Lei però ha raggiunto la vetta senza che la sua famiglia rientrasse nell’élite.
Mia madre mi incoraggiava a usare il cervello. E ho avuto la fortuna di avere grandi maestri nel corso del mio percorso scolastico.

Per far accedere all’università più persone possibili oggi esistono le università o comunque l’insegnamento online. Lei cosa ne pensa?
Sicuramente in termini generali è positivo perché garantisce a studenti, che altrimenti non potrebbero seguire, di avere una formazione. Ma credo ancora che i maestri siano importanti, ciò che dobbiamo fare è alzare il livello dell’educazione.

A proposito di disuguaglianze, Israele aveva avviato al suo interno un progetto, quello socialista dei Kibbutzim, che voleva abbatterle. Ma è fallito. Che insegnamento dobbiamo trarne?
Non conosco abbastanza bene la realtà dei kibbutz per rispondere. Quello che so è che Israele stessa è nata sulla spinta dell’egualitarismo sociale e invece oggi è uno dei paesi in cui il divario sta aumentando di più. Il progetto originale era straordinario, volto a creare una società giusta. Ora si stanno allontanando pesantemente da quell’obiettivo.

Daniel Reichel


(Il ritratto di Joseph Stiglitz è di Giorgio Albertini)

Pagine Ebraiche, dicembre 2015

segnalibro 
Sfidare il baratro della mente  Book Award a Challenger deep
“Cosa vedi quando chiudi gli occhi?” “A volte mi sembra di essere nel profondo dell’oceano, nel buio. Grido, ma nessuno mi sente”. Challenger deep (edito da Harper Collins), premiato in questi giorni con il prestigioso National Book Award americano come miglior libro per ragazzi, è più di un romanzo o un manuale. È una rivoluzione. Firmato da Neal Shusterman, autore originario di Brooklyn proveniente da una famiglia ebraica, è una denuncia sincera contro il silenzio pudico con cui la società avvolge il tema delle malattie mentali.
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qui roma - PITIGLIANI KOLNO'A FESTIVAl
Giovani registi alla prova
Dopo cinque intense giornate di proiezioni, dibattiti e nuovi spunti di riflessione, il pubblico del Pitigliani Kolno’a Festival, la rassegna cinematografica che porta ogni anno nella Capitale i film più significativi del panorama ebraico e di quello israeliano ha deciso di premiare la propria pellicola preferita. “Il più votato è Vice Versa – svela Ariela Piattelli, la direttrice del festival insieme a Dan Muggia – Il pubblico ha molto amato il film diretto da Amichai Greenberg che rientra nella sezione Percorsi ebraici e affronta il rapporto tra religione e malattia. Al secondo posto si piazzano invece Noodle, il titolo riproposto per celebrare i dieci anni del nostro festival e al terzo Kicking out Shoshana, la commedia brillante che sdogana gli stereotipi sull’omosessualità”. L’iniziativa, che ha il patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, della Regione Lazio e Roma Capitale, è stata sostenuta dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dall’ambasciata d’Israele e dall’IIFCA (la Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti), si concluderà oggi al Centro Ebraico Pitigliani (ore 20.30) con la proiezione delle opere di due giovani registi italiani: Daniele Di Nepi con Family Picture e Ghila Valabrega con Felice nel box.

(Nell’immagine, una scena di Vice Versa)
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israele - la nota dei comites
"Basta con la disinformazione"
“Viva preoccupazione” per il modo in cui i media italiani stanno coprendo i recenti episodi di violenza in Israele è espressa, in una nota congiunta, dalle sezioni di Gerusalemme e di Tel Aviv del Comites. “In due mesi in Israele – si legge nella nota diramata ieri dal comitato, organismo di rappresentanza della collettività italiana all’estero – ci sono stati 23 morti e 186 feriti in 75 attacchi coi coltelli, 10 con armi da fuoco, 11 per investimento automobilistico premeditato. Ci rifiutiamo di pensare che per la stampa italiana il sangue israeliano possa valere meno di quello europeo”.
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spotlight
J-Ciak, Storia di una spia
Dopo il massacro di Parigi parliamo di intelligence come se ne sapessimo qualcosa. Ma d’altra parte, chi non si è sorbito al cinema la sua brava dose di spionaggio? Mentre sta per arrivare in Italia Il ponte delle spie di Steven Spielberg, spy movie notevole ambientato negli anni della guerra fredda, scritto dai fratelli Coen e interpretato da un bravissimo Tom Hanks, le cronache annunciano un’altra storia di spie, questa volta di strettissima attualità. Protagonista è Jonathan Pollard, l’ebreo americano incarcerato da Washington nel novembre del 1985 e fino a pochi giorni fa detenuto con l’accusa di spionaggio a favore di Israele.

Daniela Gross
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  pilpul
Cento anni di Relatività 
C’è una situazione paradossale al centro della nostra conoscenza del mondo fisico. Il Novecento ci ha lasciato le due gemme di cui ho parlato: la relatività generale e la meccanica quantistica. […] Eppure le due teorie non possono essere entrambe giuste, almeno nella loro forma attuale, perché si contraddicono l’un l’altra. Uno studente universitario che assista alle lezioni di relatività generale il mattino e a quelle di meccanica quantistica il pomeriggio non può che concludere che i professori sono citrulli, o hanno dimenticato di parlarsi da un secolo: gli stanno insegnando due immagini del mondo in completa contraddizione. La mattina, il mondo è uno spazio curvo dove tutto è continuo; il pomeriggio, il mondo è uno spazio piatto dove saltano quanti di energia. Il paradosso è che entrambe le teorie funzionano terribilmente bene. La Natura si sta comportando con noi come quell’anziano rabbino da cui erano andati due uomini per dirimere una contesa. Ascoltato il primo, il rabbino dice: “Hai ragione”. Il secondo insiste per essere ascoltato, il rabbino lo ascolta, e gli dice: “Hai ragione anche tu”. Allora la moglie del rabbino, che orecchiava da un’altra stanza, urla: “Ma non possono avere ragione entrambi!”. Il rabbino ci pensa, annuisce, e conclude: “Anche tu hai ragione”.

Questo gustoso brano è tratto dal best-seller Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi 2014, pp. 47-48) del noto fisico teorico Carlo Rovelli. Che per illustrare la contraddizione fra le teorie della fisica moderna si faccia ricorso a una metafora rabbinica è già di per sé interessante.


Gianfranco Di Segni, CNR e Collegio rabbinico italiano     (Nell'immagine, una vignetta di Michel Kichka)
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Setirot - Rinvio
Pochi giorni fa la Knesset ha approvato (49 a favore e 36 contrari) un nuovo disegno di legge che rinvia al 2020 l’arruolamento obbligatorio degli haredìm nella Tsavah – il precedente testo prevedeva la leva per gli studenti delle yeshivòt a partire dal 2017. E dopo il 2020, sottolinea la stampa israeliana, l’arruolamento potrà ancora essere dilazionato con la presentazione di altri emendamenti ‘discrezionali’, in conformità cioè con le valutazioni del ministro della Difesa.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - I grandi assenti
La situazione tra Russia e Turchia dimostra che gli Stati Uniti sono i grandi assenti nella politica internazionale. È vero che è l’Europa ad aver garantito pace e serenità a questo continente, ma non si può dimenticare che a prevenire ogni dissidio nel mondo sono stati gli americani. Oggi che dimostrano l’incapacità a intervenire sullo scenario globale, dense nubi di guerra si riaffacciano su di noi. Difficile pensare che sia un caso.

Daniel Funaro

In ascolto - Perek Shira
Aspettiamo la neve, così dicono le previsioni, ma intanto pioviggina. In compenso queste ultime giornate erano stupende. Il cielo blu intenso, il sole caldo, le montagne bellissime. Avevo un impegno di lavoro, per cui salgo in macchina con un paio di amici ma prima di mettere in moto, quasi come un rito, ci fermiamo in silenzio per qualche secondo ad ammirare sua maestà il Monviso. È lì, ogni giorno davanti a noi, eppure non ci abituiamo alla sua bellezza e quando il cielo è blu e terso come ieri, si prova ancora meraviglia di fronte a quella cima che è parte della nostra vita.

Maria Teresa Milano
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Madri d'Israele - Pnina
Pnina Tamano: una donna diventata un emblema, un simbolo per centinaia di migliaia di cittadini israeliani. Oltre che madre di due splendidi bimbi, Pnina è Madre d’Israele: ex parlamentare, la prima di etnia etiope, oggi è un rinomato avvocato e giornalista. “Israele è molto avanti rispetto al resto del mondo quando si tratta di accettare tutto ciò che è diverso da noi”, dichiara in una recente intervista. 

David Zebuloni
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Guerriglia urbana
Alcuni appunti di guerriglia urbana. Il 29 marzo 1799 Siena viene occupata dalle truppe francesi al comando del commissario Abram, il quale fa aprire i cancelli del ghetto, abolisce i titoli nobiliari e il tribunale ecclesiastico locale, e ordina il sequestro di argenti provenienti da chiese e monasteri al fine di sovvenzionare il vettovagliamento delle proprie truppe.

Sara Valentina Di Palma
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