David
Sciunnach,
rabbino
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“Il
Faraone mandò quindi a chiamare Yosèf. Lo trassero velocemente dal
pozzo (dalla prigione), lo fecero radere e si cambiò i vestiti e venne
dal Faraone”. (Bereshìt 41, 14). È interessante notare che questo verso
con cui si descrive l’uscita dalla prigionia di Yosèf e
consecutivamente la sua ascesa alla carica di vice re d’Egitto è
inversamente speculare e simmetrico a quello in cui si descrive la sua
discesa in disgrazia.
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David
Assael,
ricercatore
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Mentre
assistiamo alle idiozie di un Donald Trump in cerca di visibilità come
un tossicodipendente della propria dose quotidiana, cerchiamo di
concentrarci sulle cose più serie. Ho trovato molto importante
l’incontro fra Netanyahu, Kerry e Hillary Clinton sul futuro di Israele
e Palestina. Non è da trascurare questa simile ripresa dell’ipotesi dei
due Stati, l’unica, a mio parere, a poter garantire una certa stabilità
nella zona per il prossimo futuro. Oltre ad essere la sola a poter
andare incontro alle rispettive rivendicazioni nazionali ed
identitarie.
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Un silenzio che pesa |
Il
padre del terrorista responsabile della strage al centro disabili di
San Bernardino rischia l’arresto. A riportarlo oggi è La Stampa, che
l’aveva intervistato e che spiega come il padre di Syed Farook non
avrebbe raccontato tutto ciò che sapeva all’Fbi, compresa
l’affiliazione del figlio all’ideologia dell’Isis, il possesso di armi
e la ferma volontà di vedere annientato lo Stato d’Israele. La seconda
accusa mossa nei suoi confronti è consequenziale: perché se sapeva
tutto ciò, non ha segnalato la potenziale pericolosità del figlio alle
forze dell’ordine, evitando così il massacro?
Le scelte del rav. “La
manifestazione dell’editoria è libera di presentare quel che vuole, io
sono altrettanto libero di fare le mie scelte”. Così il rabbino capo di
Roma Riccardo Di Segni ha motivato la decisione di non partecipare alla
presentazione di un libro dedicato all’antico ghetto capitolino cui era
stato invitato mesi prima dalla direzione della fiera della piccola e
media editoria “Più libri più liberi”. La ragione della sua rinuncia
nella presentazione, avvenuta poche ore prima, nello stesso contesto,
del delirante libello antisemita Sionismo, il vero nemico degli ebrei.
Scrive Repubblica: “Alla Fiera sono arrivate le richieste di cancellare
l’evento da parte di un consigliere della Comunità ebraica.’Delirante
povero ebreo’ l’ha definito, su Facebook, il curatore del volume Diego
Siragusa, che ieri mattina, con l’editore Zambon, ha presentato il
libro al Palazzo dei Congressi dell’Eur”.
Repubblica ricorda inoltre come una prima presentazione dell’opera,
prevista presso la sezione dell’Anpi Don Pappagallo, sia stata
annullata dopo la “durissima reazione” del presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. “È sconcertante che l’Anpi,
che dovrebbe tutelare e diffondere ben altri valori, si faccia
promotrice di un’iniziativa di aperto odio antiebraico e
antisraeliano”, le parole del presidente UCEI.
Scelta diversa per la Fiera dei piccoli editori. “Dopo la richieste di
annullare la presentazione – spiega la coordinatrice Silvia Barbagallo
a Repubblica – abbiamo verificato il contenuto del libro per accertarci
che, al di là delle posizioni rigide sul sionismo e la questione
palestinese, non ci fosse nulla di antisemita. Abbiamo invitato i
rappresentanti della comunità a confrontarsi con noi perché le critiche
ci sono sembrate eccessive e politiche. Abbiamo seguito l’incontro e
non c’è stata alcuna allusione razzista. Nulla di offensivo nemmeno nel
libro a nostro avviso, e così abbiamo deciso di andare avanti”.
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dan uzan cittadino danese dell'anno
"Un eroe della porta accanto"
“Dan
Uzan è per noi un’ispirazione”. Con orgoglio il primo ministro Lars
Løkke Rasmussen ha commentato il riconoscimento di “Danese dell’anno”
conferito alla memoria della guardia volontaria uccisa lo scorso
febbraio da un terrorista fuori dalla sinagoga di Copenaghen.
“Dan
era prima di tutto un eroe genuino, della porta accanto – ha proseguito
Rasmussen – si è fatto avanti pur sapendo di mettere a rischio la sua
stessa vita”. Il premio, istituito dal gruppo editoriale Berlingske, è
stato consegnato ai suoi genitori e accolto con commozione dalla
comunità ebraica locale e dal rabbino capo del paese Jair Melchior:
“Dan voleva sempre aiutare tutti – ha detto – era un ragazzo
fantastico, davvero fantastico”.
Trentasette
anni, il giovane ha perso la vita eroicamente, impedendo l’entrata
dell’attentatore nella sinagoga dove si stava celebrando un bar
mitzvah. Lo stesso giorno il terrorista, Omar Abdel Hamid El-Hussein,
un ventenne danese di origine giordano-palestinese, aveva aperto il
fuoco in un caffè dove si stava tenendo un dibattito su Charlie Hebdo e
la libertà di stampa. “Dan è stato ucciso mentre proteggeva gli altri,
mentre volontariamente sorvegliava una sinagoga. Egli non proteggeva
solo le persone dentro, ma anche la libertà di religione. E ha pagato
con la sua stessa vita”, si legge nel comunicato del giornale
Berlingske. Ad eleggerlo nella lista dei danesi meritevoli, oltre
25mila lettori del quotidiano e una giuria, che ha determinato il 50%
della votazione. Tra i giurati, Tom Jensen, capo-redattore del
Berlingske che ha sottolineato come Uzan fosse una vittima innocente e
quanto i danesi siano grati per il suo sacrificio.
Alto più di due metri, abile giocatore di basket, Dan ha prestato
servizio per la comunità ebraica per oltre vent’anni difendendola fino
all’ultimo attimo della sua vita. Si legge sul sito internet creato in
sua memoria: “Il male non si può sconfiggere con la forza ma può essere
superato solo dalla gentilezza e l’umanità. Questa è l’unica speranza
per gli uomini e il mondo intero”.
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qui firenze - memoria "Formazione, garanzia di futuro"
“L’educazione
dei giovani è l’unica strada per creare dei veri antidoti all’odio. In
questo senso l’ebraismo italiano si è speso e continuerà a spendersi,
nel solco della proficua collaborazione instauratasi con scuole,
governo e istituzioni, per rafforzare ulteriormente percorsi formativi
adeguati”.
Lo ha sottolineato il vicepresidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, inaugurando oggi a Firenze
la terza tappa della mostra “I giovani ricordano la Shoah” realizzata
dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in
collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In mostra
settanta tra le migliori opere sul tema realizzate da studenti di tutta
Italia, esposte nella suggestiva cornice di palazzo Medici Ricciardi.
Due
i momenti di incontro organizzati nella giornata odierna: un primo
approfondimento sul tema della Memoria ospitato nell’auditorium della
Regione Toscana e un convegno internazionale che prenderà avvio nel
pomeriggio, ideato e coordinato dalla docente universitaria Silvia
Guetta.
“Fare
Memoria vuol dire insegnare a ragionare con la propria testa” ha
affermato nell’occasione Sara Cividalli, presidente della Comunità
ebraica fiorentina, rivolgendosi agli studenti delle scuole toscane.
“In quegli anni bui non mancarono conniventi e delatori. E tanti
bambini, i giovani balilla, furono addomesticati a inneggiare al
fascismo. Fare Memoria vuol dire anche insegnare a disubbidire, quando
certi valori vengono traditi” ha detto poi Cividalli rivolgendosi agli
studenti delle scuole toscane presenti.
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archeologi a lavoro a magdala
Una pietra, molti interrogativi
Di certo nel I secolo e.v. non esistevano smartphone con cui fare una foto da pubblicare un secondo dopo sui social.
Per
questo le incisioni sulla cosiddetta Pietra di Magdala, ritrovata nel
sito archeologico sulle rive del lago di Tiberiade che viene chiamato
“la Pompei israeliana” perché la vita è rimasta cristallizzata a
quell’epoca e dove sorgono le rovine di una delle sette sinagoghe più
antiche al mondo, sono qualcosa che oggi avrebbe meritato un
impressionante numero di like.
La
sua superficie, che veniva probabilmente usata per appoggiare la Torah
da leggere e commentare, è infatti scolpita a mo’ di edificio in tre
dimensioni, e non un edificio qualunque. L’architettura ma soprattutto
i simboli suggeriscono infatti che si tratterebbe del secondo Santuario
di Gerusalemme, e ciò che rende la scoperta particolarmente
straordinaria per l’archeologia biblica è il fatto che siano stati
scolpiti mentre il Santuario stesso era ancora in piedi. In pratica,
appunto, un’istantanea, che ha fatto riflettere gli studiosi e
ribaltato in una certa misura l’opinione comune su quale fosse il
rapporto tra il Tempio di Gerusalemme e le altre sinagoghe in un
periodo clou come quello in cui l’ebraismo cominciò a confrontarsi con
l’avvento del cristianesimo. Gli esperti hanno infatti ritenuto per
molto tempo che nel periodo precedente alla distruzione del Tempio nel
70 e.v. le sinagoghe non fossero luoghi sacri bensì fossero usate come
luoghi di assemblea e studio, più simili a quelli che sono ora centri
sociali delle Comunità ebraiche.
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Ticketless
- Auguri |
Timidi
e troppo formali gli auguri che la stampa italiana, anche ebraica, sta
dedicando agli 80 anni di Woody Allen. La sua produzione vastissima, la
durata pluridecennale della sua carriera, la maschera che si è cucita
addosso film dopo film, lo rendono forse troppo famigliare e come a
tutte le persone cui si vuole bene tutto l’anno riesce ridicolo
celebrarlo il giorno del compleanno.
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Il gran rifiuto |
Se
vivessimo in un mondo normale - un mondo nel quale gli uomini camminano
con i piedi per terra e la testa in aria, nel quale i pesci nuotano e
gli uccelli volano, i cani abbaiano e le pecore belano -, tutti i
giornalisti del mondo, tutti i politici e i diplomatici, tutti gli
esperti e gli analisti internazionali, tutti i membri e i responsabili
di organizzazioni umanitarie e intergovernative, tutti i religiosi, i
pacifisti, gli artisti impegnati: tutti coloro, insomma, che, in ogni
modo e a qualsiasi livello, si interessano in qualche misura di
tematiche mediorientali, avrebbero dovuto, nei giorni scorsi, fare un
balzo sulla sedia, chiedendosi con gli occhi dilatati dallo stupore:
"Ma forse sto avendo le traveggole? Ma è mai possibile?". Le linee
telefoniche avrebbero dovuto immediatamente intasarsi di chiamate
intercontinentali, con tutti a chiedersi: "Hai letto pure tu? Ma allora
è vero? Finora abbiamo sbagliato tutto? E adesso cosa facciamo?
Dobbiamo cambiare tutto? E come si fa? Che scuse troviamo?".
Francesco Lucrezi, storico
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