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9 dicembre 2015 - 27 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Il Faraone mandò quindi a chiamare Yosèf. Lo trassero velocemente dal pozzo (dalla prigione), lo fecero radere e si cambiò i vestiti e venne dal Faraone”. (Bereshìt 41, 14). È interessante notare che questo verso con cui si descrive l’uscita dalla prigionia di Yosèf e consecutivamente la sua ascesa alla carica di vice re d’Egitto è inversamente speculare e simmetrico a quello in cui si descrive la sua discesa in disgrazia.
 
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David
Assael,
ricercatore
Mentre assistiamo alle idiozie di un Donald Trump in cerca di visibilità come un tossicodipendente della propria dose quotidiana, cerchiamo di concentrarci sulle cose più serie. Ho trovato molto importante l’incontro fra Netanyahu, Kerry e Hillary Clinton sul futuro di Israele e Palestina. Non è da trascurare questa simile ripresa dell’ipotesi dei due Stati, l’unica, a mio parere, a poter garantire una certa stabilità nella zona per il prossimo futuro. Oltre ad essere la sola a poter andare incontro alle rispettive rivendicazioni nazionali ed identitarie.
 
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Un silenzio che pesa
Il padre del terrorista responsabile della strage al centro disabili di San Bernardino rischia l’arresto. A riportarlo oggi è La Stampa, che l’aveva intervistato e che spiega come il padre di Syed Farook non avrebbe raccontato tutto ciò che sapeva all’Fbi, compresa l’affiliazione del figlio all’ideologia dell’Isis, il possesso di armi e la ferma volontà di vedere annientato lo Stato d’Israele. La seconda accusa mossa nei suoi confronti è consequenziale: perché se sapeva tutto ciò, non ha segnalato la potenziale pericolosità del figlio alle forze dell’ordine, evitando così il massacro?

Le scelte del rav. “La manifestazione dell’editoria è libera di presentare quel che vuole, io sono altrettanto libero di fare le mie scelte”. Così il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha motivato la decisione di non partecipare alla presentazione di un libro dedicato all’antico ghetto capitolino cui era stato invitato mesi prima dalla direzione della fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”. La ragione della sua rinuncia nella presentazione, avvenuta poche ore prima, nello stesso contesto, del delirante libello antisemita Sionismo, il vero nemico degli ebrei.
Scrive Repubblica: “Alla Fiera sono arrivate le richieste di cancellare l’evento da parte di un consigliere della Comunità ebraica.’Delirante povero ebreo’ l’ha definito, su Facebook, il curatore del volume Diego Siragusa, che ieri mattina, con l’editore Zambon, ha presentato il libro al Palazzo dei Congressi dell’Eur”.
Repubblica ricorda inoltre come una prima presentazione dell’opera, prevista presso la sezione dell’Anpi Don Pappagallo, sia stata annullata dopo la “durissima reazione” del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. “È sconcertante che l’Anpi, che dovrebbe tutelare e diffondere ben altri valori, si faccia promotrice di un’iniziativa di aperto odio antiebraico e antisraeliano”, le parole del presidente UCEI.
Scelta diversa per la Fiera dei piccoli editori. “Dopo la richieste di annullare la presentazione – spiega la coordinatrice Silvia Barbagallo a Repubblica – abbiamo verificato il contenuto del libro per accertarci che, al di là delle posizioni rigide sul sionismo e la questione palestinese, non ci fosse nulla di antisemita. Abbiamo invitato i rappresentanti della comunità a confrontarsi con noi perché le critiche ci sono sembrate eccessive e politiche. Abbiamo seguito l’incontro e non c’è stata alcuna allusione razzista. Nulla di offensivo nemmeno nel libro a nostro avviso, e così abbiamo deciso di andare avanti”.
 
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  davar
dan uzan cittadino danese dell'anno
"Un eroe della porta accanto"
“Dan Uzan è per noi un’ispirazione”. Con orgoglio il primo ministro Lars Løkke Rasmussen ha commentato il riconoscimento di “Danese dell’anno” conferito alla memoria della guardia volontaria uccisa lo scorso febbraio da un terrorista fuori dalla sinagoga di Copenaghen.

“Dan era prima di tutto un eroe genuino, della porta accanto – ha proseguito Rasmussen – si è fatto avanti pur sapendo di mettere a rischio la sua stessa vita”. Il premio, istituito dal gruppo editoriale Berlingske, è stato consegnato ai suoi genitori e accolto con commozione dalla comunità ebraica locale e dal rabbino capo del paese Jair Melchior: “Dan voleva sempre aiutare tutti – ha detto – era un ragazzo fantastico, davvero fantastico”.
Trentasette anni, il giovane ha perso la vita eroicamente, impedendo l’entrata dell’attentatore nella sinagoga dove si stava celebrando un bar mitzvah. Lo stesso giorno il terrorista, Omar Abdel Hamid El-Hussein, un ventenne danese di origine giordano-palestinese, aveva aperto il fuoco in un caffè dove si stava tenendo un dibattito su Charlie Hebdo e la libertà di stampa. “Dan è stato ucciso mentre proteggeva gli altri, mentre volontariamente sorvegliava una sinagoga. Egli non proteggeva solo le persone dentro, ma anche la libertà di religione. E ha pagato con la sua stessa vita”, si legge nel comunicato del giornale Berlingske. Ad eleggerlo nella lista dei danesi meritevoli, oltre 25mila lettori del quotidiano e una giuria, che ha determinato il 50% della votazione. Tra i giurati, Tom Jensen, capo-redattore del Berlingske che ha sottolineato come Uzan fosse una vittima innocente e quanto i danesi siano grati per il suo sacrificio.
Alto più di due metri, abile giocatore di basket, Dan ha prestato servizio per la comunità ebraica per oltre vent’anni difendendola fino all’ultimo attimo della sua vita. Si legge sul sito internet creato in sua memoria: “Il male non si può sconfiggere con la forza ma può essere superato solo dalla gentilezza e l’umanità. Questa è l’unica speranza per gli uomini e il mondo intero”.
qui washington - l'incontro con obama
Rivlin: “A Israele chiedo di più
per aiutare il popolo palestinese”

Cosa deve fare Israele per gettare le basi per la pace. In attesa di incontrare per la prima volta il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Presidente Reuven Rivlin ha deciso di prendere la penna in mano e spiegare il suo punto di vista per dare un futuro alla convivenza tra israeliani e palestinesi.

Dalle colonne del Washington Post, Rivlin ammette che al momento non ci sono soluzioni praticabili per il conflitto e che l’opzione riapertura dei negoziati non sembra essere in calendario. Ma per il Presidente “Israele deve fare dei passi per migliorare la situazione indipendentemente dal dibattito geopolitico” e dall’esistenza di un partner palestinese per la pace. “Dei passi che ogni persona sensibile capisce servono per gli interessi morali e pratici del Paese”.
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qui firenze - memoria
"Formazione, garanzia di futuro"
“L’educazione dei giovani è l’unica strada per creare dei veri antidoti all’odio. In questo senso l’ebraismo italiano si è speso e continuerà a spendersi, nel solco della proficua collaborazione instauratasi con scuole, governo e istituzioni, per rafforzare ulteriormente percorsi formativi adeguati”.

Lo ha sottolineato il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach, inaugurando oggi a Firenze la terza tappa della mostra “I giovani ricordano la Shoah” realizzata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. In mostra settanta tra le migliori opere sul tema realizzate da studenti di tutta Italia, esposte nella suggestiva cornice di palazzo Medici Ricciardi.
Due i momenti di incontro organizzati nella giornata odierna: un primo approfondimento sul tema della Memoria ospitato nell’auditorium della Regione Toscana e un convegno internazionale che prenderà avvio nel pomeriggio, ideato e coordinato dalla docente universitaria Silvia Guetta.
“Fare Memoria vuol dire insegnare a ragionare con la propria testa” ha affermato nell’occasione Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica fiorentina, rivolgendosi agli studenti delle scuole toscane. “In quegli anni bui non mancarono conniventi e delatori. E tanti bambini, i giovani balilla, furono addomesticati a inneggiare al fascismo. Fare Memoria vuol dire anche insegnare a disubbidire, quando certi valori vengono traditi” ha detto poi Cividalli rivolgendosi agli studenti delle scuole toscane presenti.
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qui roma - segnalibro
Dal Concilio alla Nostra Aetate,
una guida per capire la svolta

È l’idea che nello sviluppo dei lavori conciliari “vi sia un profondo significato, quello di un progresso nella fede” lo stimolo che ha portato alla redazione dell’Atlante storico del Concilio Vaticano II, edito da Jaca Books. Lo ha spiegato il direttore della pubblicazione Alberto Melloni, segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna e presidente della commissione su pluralismo, libertà e studio delle scienze religiose nella scuola del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in occasione della presentazione del volume avvenuta questa mattina a Roma. Al suo fianco Federico Ruozzi, ricercatore in Storia del cristianesimo all’Università di Modena/Reggio Emilia, che ha curato l’Atlante insieme a Enrico Galavotti, insegnante di Storia del cristianesimo all’Università degli studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara.
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archeologi a lavoro a magdala
Una pietra, molti interrogativi
Di certo nel I secolo e.v. non esistevano smartphone con cui fare una foto da pubblicare un secondo dopo sui social.

Per questo le incisioni sulla cosiddetta Pietra di Magdala, ritrovata nel sito archeologico sulle rive del lago di Tiberiade che viene chiamato “la Pompei israeliana” perché la vita è rimasta cristallizzata a quell’epoca e dove sorgono le rovine di una delle sette sinagoghe più antiche al mondo, sono qualcosa che oggi avrebbe meritato un impressionante numero di like.
La sua superficie, che veniva probabilmente usata per appoggiare la Torah da leggere e commentare, è infatti scolpita a mo’ di edificio in tre dimensioni, e non un edificio qualunque. L’architettura ma soprattutto i simboli suggeriscono infatti che si tratterebbe del secondo Santuario di Gerusalemme, e ciò che rende la scoperta particolarmente straordinaria per l’archeologia biblica è il fatto che siano stati scolpiti mentre il Santuario stesso era ancora in piedi. In pratica, appunto, un’istantanea, che ha fatto riflettere gli studiosi e ribaltato in una certa misura l’opinione comune su quale fosse il rapporto tra il Tempio di Gerusalemme e le altre sinagoghe in un periodo clou come quello in cui l’ebraismo cominciò a confrontarsi con l’avvento del cristianesimo. Gli esperti hanno infatti ritenuto per molto tempo che nel periodo precedente alla distruzione del Tempio nel 70 e.v. le sinagoghe non fossero luoghi sacri bensì fossero usate come luoghi di assemblea e studio, più simili a quelli che sono ora centri sociali delle Comunità ebraiche.
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qui roma - segnalibro
L'evidenza al libro antisemita

e uno strascico di polemiche
“Situazioni come queste, mostrano la necessità di parlare ancora dei ghetti e di studiare la storia ebraica”. Intervenendo alla presentazione del volume Gli abitanti del Ghetto di Roma – La Descriptio Hebreorum del 1733 (curato da Angela Groppi, Viella editore), la storica Anna Foa ha tenuto a sottolineare come l'incontro nel quadro della fiera Più libri più liberi avvenisse a poche ore di distanza del clamoroso incidente che aveva visto poco distante la presentazione di una farneticante e squallida pubblicazione antisemita.
L’opera dedicata alla storia del Ghetto di Roma analizza l’unico fondamentale censimento conosciuto degli abitanti del ghetto di Roma nel periodo tra il 1555 e 1796. “Leggendolo – spiega Fabio Isman, giornalista – crollano alcune false credenze relative agli ebrei, in particolare quelle che riguardano il denaro. Gli ebrei del ghetto di Roma se la passavano infatti tutt’altro che bene e dovevano fronteggiare una pressione continua da parte della Chiesa. Ci sono poi episodi interessanti come quello del sequestro dei libri avvenuto nel ‘700 che rievoca la più recente razzia nazista della biblioteca della comunità ebraica, oppure il progetto, mai realizzato, di spostare il ghetto a Villa Montalto”.
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chanukkah 5776 - qui firenze
Il rav Levi:"La speranza vincerà"
Così il rabbino capo di Firenze Joseph Levi in occasione della terza accensione di Chanukkah: “I valori di umanità e giustizia, rispetto e amore per l’immagine divina che splende in ogni persona, hanno vinto e superato altre forme di odio e disprezzo organizzato verso altri esseri umani diversi da noi, e così sarà anche in questi tempi. La speranza e il lume divino che è in noi vinceranno e ci aiuteranno a condurre l’umanità verso una maggiore fratellanza e solidarietà”.
otto giorni otto luci
Un tesoro nascosto da svelare
Or HaGanuz, la Luce nascosta si può percepire, anche se solo parzialmente, attraverso uno studio costante e profondo della Torah e non con uno studio parziale e superficiale. Come un prezioso tesoro nascosto, che si cerca seguendo gli indizi indicati in una mappa e che, una volta trovato il posto giusto, bisogna scavare faticosamente per scoprire. Così sono i 36 trattati talmudici: costituiscono l’approfondimento delle parole della Torah scritta e la base fondamentale della Torah orale che, di Channukkah, possiamo comprendere ancor di più.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova

pilpul
Ticketless - Auguri
Timidi e troppo formali gli auguri che la stampa italiana, anche ebraica, sta dedicando agli 80 anni di Woody Allen. La sua produzione vastissima, la durata pluridecennale della sua carriera, la maschera che si è cucita addosso film dopo film, lo rendono forse troppo famigliare e come a tutte le persone cui si vuole bene tutto l’anno riesce ridicolo celebrarlo il giorno del compleanno.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Il gran rifiuto
Se vivessimo in un mondo normale - un mondo nel quale gli uomini camminano con i piedi per terra e la testa in aria, nel quale i pesci nuotano e gli uccelli volano, i cani abbaiano e le pecore belano -, tutti i giornalisti del mondo, tutti i politici e i diplomatici, tutti gli esperti e gli analisti internazionali, tutti i membri e i responsabili di organizzazioni umanitarie e intergovernative, tutti i religiosi, i pacifisti, gli artisti impegnati: tutti coloro, insomma, che, in ogni modo e a qualsiasi livello, si interessano in qualche misura di tematiche mediorientali, avrebbero dovuto, nei giorni scorsi, fare un balzo sulla sedia, chiedendosi con gli occhi dilatati dallo stupore: "Ma forse sto avendo le traveggole? Ma è mai possibile?". Le linee telefoniche avrebbero dovuto immediatamente intasarsi di chiamate intercontinentali, con tutti a chiedersi: "Hai letto pure tu? Ma allora è vero? Finora abbiamo sbagliato tutto? E adesso cosa facciamo? Dobbiamo cambiare tutto? E come si fa? Che scuse troviamo?".

Francesco Lucrezi, storico
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