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15 dicembre 2015 - 3 Tevet 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Quando i figli di Israele scendono in Egitto, Giuseppe raccomanda ai suoi fratelli: “Quando il Faraone vi chiamerà e vi domanderà: ‘Qual è la vostra occupazione?’, risponderete: ‘Uomini di gregge sono stati i tuoi servi dalla nostra gioventù fino ad ora’” (Bereshìt, 46; 33-34). Il Rabbì Izchak Aramà spiega questo verso in questo modo: “Ha scelto per loro la cosa buona e retta e ha reso loro odioso il potere, giacché non c’è dubbio che se avesse voluto li avrebbe nominati capi di migliaia e capi di centinaia sul regno, ma ha voluto che dicessero che essi sono pastori di gregge dalla loro infanzia, sia essi che i loro padri”.
 
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Dario
Calimani,
anglista
È bello, durante le feste, quando ti riunisci con amici e parenti, invitare qualche ospite di passaggio. È bello pensare di dare una casa accogliente a chi è solo e lontano dalla famiglia. Bisogna solo fare attenzione al menu e sperare di indovinare i suoi gusti. Ché se nelle vivande ci metti troppo olio d’oliva, alla mediterranea, magari non incontri il suo favore e ti ritrovi simpaticamente sul giornale quando meno te l’aspetti. E, quel che è peggio, ti accolli un senso di colpa in più. Come se ce ne fosse bisogno. L’anno prossimo, tutti al ristorante.
Washington-Roma,
l'asse è forte
L’Italia e i nostri alleati sono pronti a fare di più” annuncia Barack Obama al termine di una riunione al Pentagono sulle strategie da adottare nella lotta contro il terrorismo. Come riporta il Corriere, Obama punta alla svolta sul piano diplomatico. Ed è in questo campo che l’Italia sembra poter svolgere una funzione di primo piano, in particolare per il suo impegno in Libia. A Palazzo Chigi si sottolinea intanto come il riferimento all’Italia testimoni “una piena e operativa sintonia”.

Marine non si abbatte. “Adesso non ci ferma più nessuno”. Non appare scoraggiata la leader del Front National Marine Le Pen di fronte alla sconfitta alle elezioni regionali. “Diventiamo la prima forza di opposizione nel Paese” ha affermato Le Pen, che può contare su 358 consiglieri regionali, il triplo rispetto al 2010, e punta già al rilancio per l’Eliseo. I primi sondaggi sono in questo senso preoccupanti, riporta il Messaggero: le previsioni la danno infatti in testa al primo turno delle presidenziali del 2017.
“L’Unione Europea deve molto ai valori della Repubblica francese, alla sua concezione forte di libertà, stato di diritto, laicità, solidarietà e uguaglianza. II Front National è diametralmente opposto a questi valori”, afferma intanto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz in un’intervista a Repubblica.

Mattarella: “Non abbandoniamo il dialogo”. “Abbiamo bisogno di dialogo, in particolare fra le religioni”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al corpo diplomatico ricevuto al Quirinale per gli auguri di fine anno. “La battaglia contro il terrorismo si affronta ovunque si manifesti l’intolleranza fondamentalista”, ha aggiunto il capo dello Stato (Corriere).
d'origine, un'altra persona).
 
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  davar
qui firenze
Livia la cattolica, Gina la valdese
Il coraggio di due donne Giuste 

Una cattolica, l’altra valdese. La prima, colpita da un invito alla solidarietà del cardinale Elia Dalla Costa, avrebbe aperto la porta del proprio appartamento in via della Colonna e offerto un rifugio temporaneo a dei perfetti sconosciuti. La seconda, membro attivo della Resistenza partigiana, avrebbe fatto sì che il successivo espatrio clandestino in Svizzera potesse compiersi senza troppi imprevisti. E ancor prima si sarebbe fatta in quattro per venire incontro ai suoi amici, fornendo loro preziose indicazioni e
rassicurazioni. Livia Sarcoli, Maria Adelaide (Gina) Silvestri Sabatini: ancora due nomi nel registro dei Giusti del Memoriale dello Yad Vashem di Gerusalemme, l’istituto israeliano che rende immortale omaggio a chi mise a rischio la propria vita pur di sottrarre anche un solo individuo alla barbarie nazifascista. Con Gina, l’unica per cui è stato possibile rintracciare dei parenti, che sarà insignita del riconoscimento alla memoria nel corso di una cerimonia in programma giovedì mattina nella sinagoga di Firenze (il via alle 11). Gli occhi di Sergio Della Pergola, demografo di fama oltre che storico collaboratore delle nostre testate, poco più di un neonato all’epoca, hanno incrociato quelli di entrambe nelle ore che segnarono la loro disponibilità a correre quel rischio estremo.
Un tempo di scelte drammatiche, che Livia e Gina hanno abbracciato nella piena consapevolezza dei pericoli che potevano manifestarsi e a cui potevano andare incontro. Così, è soprattutto grazie a loro, se il nucleo familiare al completo – il padre Massimo, noto giornalista sportivo e futuro ideatore del Totocalcio, la moglie Adelina, e appunto Sergio – ebbe modo di mettersi in salvo. Una vicenda di coraggio e solidarietà che parte da Firenze, dove i Della Pergola si
erano rifugiati nell’agosto del ’43, dopo aver lasciato in fretta e furia Trieste, per concludersi con una rocambolesca marcia alpina il cui atto finale viene scritto il 25 dicembre dello stesso anno. A piedi sulla neve, ad alta quota. Senza certezze, se non la paura di fare un passo falso. Quello che li avrebbe consegnati al nemico. E poi finalmente la Svizzera, il Canton Ticino, la libertà. Una libertà in parte ancora da conquistare, almeno per Massimo, visto che i soldati elvetici avrebbero voluto rispedirlo oltreconfine. E così sarebbe accaduto se Adelina non si fosse imposta con caparbietà e se da Berna non fosse arrivata una telefonata risolutiva e inaspettata: è Natale, per oggi si può fare un’eccezione. Fateli entrare tutti.

(Nelle immagini un gruppo partigiano, una foto di Maria Adelaide Silvestri Sabatini e il demografo Sergio Della Pergola)

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spotlight - l'eredità ebraica di Star wars
Che la forza sia con noi. Oy vey
Arriverà domani nei cinema, per la gioia di milioni di fan pronti ad esaminare ogni singola scena e accumulare innumerevoli teorie, Star Wars – Il risveglio della forza, il nuovo episodio della saga fantascientifica più celebre e redditizia della storia. E se i gadget fioccano e sono diventati il regalo perfetto per festeggiare l’appena conclusosi Chanukkah 5776 (l’ironica mezuza di Yoda e la kippah personalizzata, in cima), i riferimenti ebraici, anche controversi, non mancano. Per chi fosse vissuto in un eremo solitario negli ultimi trent’anni, è però necessario fare prima un passo indietro e dare qualche piccolo rudimento sulla trama. Star Wars-Guerre Stellari, è stato creato negli anni ’70 da George Lucas ed è ambientato nel misterioso Impero Galattico dove vige la feroce dittatura dell’Imperatore Palpatine assistito dall’inquietante allievo Darth Vader, seguace del Lato Oscuro della Forza (per intenderci il tizio con la maschera nera e l’aspetto poco rassicurante), incaricato di reprimere qualsiasi tentativo di resistenza. Tra le fila della Resistenza, si fa strada la principessa Leila che prima di essere catturata lascia un fondamentale messaggio ai droidi C1-P8 e C3-PO indirizzato a Obi-Wan Kenobi, uno Jedi, ossia uno dei cavalieri che difendono la pace della Repubblica Galattica. I droidi si imbattono però nel giovane Luke Skywalker e proseguono insieme a lui la ricerca. Appreso che suo padre, a sua volta cavaliere Jedi, è stato ucciso dal perfido Darth Vader (ma avrete delle sorprese), Luke insieme ai suoi compagni ingaggia la propria battaglia contro il male. Seguiranno episodi su episodi e un successo planetario. Ma cosa c’è di ebraico in tutto questo? I milioni di spettatori fanatici qualche idea ce l’hanno, a cominciare proprio da Darth Vader che sulla sua iconica tuta-armatura ha delle lettere al contrario appiccicate. Lettere che hanno tutta l’aria di essere prese in prestito dall’alfabeto ebraico e che hanno aperto la strada alle più impreviste interpretazioni: se c’è chi dice che non significherebbero assolutamente nulla, altri sostengono che la proposta di traduzione più accreditata sarebbe “Le sue azioni non saranno perdonate fino a quando non lo meriterà”.

(Nell’immagine, un’interpretazione ‘jewish’ di Star Wars che gioca sulla parola yiddish gvald, che significa forza)

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miss israele tra sport e concorsi
Avigail, la scherma ti fa bella 
Maschera nera, guanti e giubbotto bianchi, una spada in mano. Non somiglia molto alla tenuta sberluccicante che ci si aspetta da una reginetta di bellezza, ma invece nel caso di Avigail Alfatov, meglio conosciuta come Miss Israele 2015, è l’abbigliamento con cui la si incontra più spesso. Avigail infatti è anche campionessa nazionale di scherma, e aspetta il 2020 per compiere il suo debutto olimpico a Tokyo. Intanto però ha di fronte un’altra competizione, quella di Miss Universo, che inizia domani a Las Vegas e la cui finale si svolgerà il 20 dicembre.

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Qui torino - l'assemblea comunitaria
Keillah, la sfida è rimanere uniti 
Un clima sereno e disteso quello che si è respirato a Torino per l’Assemblea ordinaria degli iscritti della Comunità ebraica della città. La presentazione del Bilancio preventivo 2016, che era da poco stato approvato all’unanimità dal Consiglio, non ha suscitato come in passato aspre reazioni ma vi è stato un dibattito civile su diversi punti. Una cinquantina i presenti nel centro sociale per la prima Assemblea del nuovo consiglio, installatosi a marzo 2015. Grande la soddisfazione di Dario Disegni, presidente della Comunità torinese, per i passi avanti fatti nella direzione indicata a inizio mandato, ovvero l’impegno a superare le divisioni per dedicarsi a un lavoro corale e collegiale che vedesse coinvolti tutti i consiglieri. “Vediamo finalmente i risultati del lavoro di una squadra compatta che è riuscita a lasciarsi alle spalle contrapposizioni antiche, che oggi non hanno più alcuna ragione d’essere”.

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chanukkah 5776
Bologna, la festa dei bambini
Grande festa di Chanukkah a Bologna, organizzata dall’Ufficio Giovani Nazionale dell’UCEI. Oltre cento persone tra bambini e adulti, provenienti da Roma, Firenze, Modena, Ferrara e Venezia. Tutti insieme, in un clima di spensieratezza, per celebrare l’ultima accensione della chanukkiah.
Coordinati da Genny Di Consiglio, sei i madrichim che hanno contribuito alla riuscita dell’evento: gli educatori romani Federica Trastulli, Sara Salmoni, Yamit Di Neris, Alberto Moscato e Ariel Di Veroli e la milanese Serena Fiss.

otto giorni otto luci
Il lume svelato e il numero 36
I lumi che accendiamo negli otto giorni della festa sono 36 ed emanano la “luce nascosta” che nel momento della Creazione ha brillato per 36 ore. Nel brano che abbiamo letto per l’ottavo giorno di Chanukkah è scritto (Numeri 8:3): “Aronne waya’as ken – fece così, fece ardere i suoi lumi verso la parte interna della Menorah come l’Eterno aveva ordinato a Mosè”. Il Malbi”m (Rabbi Meir Leibush ben Yechiel Michel, 1809-1879) spiega questo verso secondo lo Zohar e dice che nei sei giorni del Principio le cose create sono accompagnate dall’espressione “wayhy ken – e fu così”. Tranne il primo giorno quando fu creata la luce primordiale. Questo perché il mondo non era idoneo per questa luce, cosicché fu nascosta e destinata per la redenzione finale. Tuttavia, l’accensione nel Santuario della Menorah da parte di Aronne ha permesso che questa luce fosse presente nel mondo e la Torah lo sottolinea con l’espressione “ken-così”, che non aveva messo nel primo giorno della creazione.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova

pilpul
Al sicuro 
Tra i dati del Rapporto annuale dell’Agenzia ONU per lo Sviluppo (UNDP), presentato oggi a Roma, ce n’è uno che spicca: nel 2014 gli italiani che si sentivano “al sicuro” erano il 58% degli intervistati. In un paese, ad esempio, con il tasso di omicidi tra i più bassi al mondo. Al contrario, si percepivano sicuri il 70% dei francesi (prima degli attentati di quest’anno), il 73% degli americani, l’80% dei tedeschi e addirittura l’85% degli spagnoli. E soprattutto – fa davvero impressione! – il 77% degli israeliani. Della serie: il mondo in cui viviamo non ha molto a che vedere con quello che costruiamo nella nostra testa.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

Storie - Febbre all'alba
Vivere dopo il lager, grazie alla forza dell’amore. È la storia autobiografica raccontata da Péter Gárdos nel romanzo Febbre all’alba (Bompiani, pp. 234, €17, traduzione di Andrea Rényi), nel quale il regista ungherese ricostruisce l’innamoramento dei suoi genitori, sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti (il padre era stato deportato nel lager di Bergen Belsen) e trasportati in sanatori in Svezia per curarsi. È il luglio del 1945 quando Miklos, ridotto pelle e ossa e con una brutta malattia polmonare, raggiunge un campo profughi in Svezia. I medici lo avvertono che ha pochi mesi di vita, ma lui compila lo stesso una lista di 117 giovani donne, ungheresi come lui, che hanno trovato asilo in altri campi svedesi e, volendo trovare moglie, invia a ciascuna di loro una lettera.

Mario Avagliano
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