
Elia Richetti,
rabbino
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Per
gentile richiesta, questa settimana ci occupiamo di un personaggio che
in tutta la Torah non compare se non in un elenco genealogico (tra
l’altro, non in questa Parashah), ma che in base al Midràsh è
fondamentale. Si tratta di Sérach, figlia di Ashèr e quindi nipote di
Ya’aqòv.
La Torah dice che quando i figli di Ya’aqòv sono tornati con la notizia
che Yosèf era vivo, e vicerè d’Egitto, e richiedeva la ricongiunzione
della famiglia in Egitto, Ya’aqòv rimase freddo ed incredulo; solo
successivamente, vedendo i segni che gli aveva inviato Yosèf, “sentì
rivivere il suo spirito”. È vero che anche al momento della sparizione
di Yosèf il padre aveva avuto qualche sospetto sul ruolo avuto dagli
altri figli, anche se erano passati tanti anni, ma i segnali mandati da
Yosèf li aveva visti subito.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Alle
elezioni regionali in Francia il Front National non ne ha conquistata
nemmeno una, pur avendo ottenuto al primo turno il primo posto in sei
delle dodici regioni sul continente e il 28% del voto a livello
nazionale. La Francia offre una chiara prova di quanto la legge
elettorale possa determinare il risultato finale. Non è solamente una
questione di metodo, è una fondamentale questione di contenuto.
Ricordiamo che al secondo turno passavano i candidati alla presidenza
regionale che avevano ottenuto almeno il 15% al primo turno.
L’astensionismo è stato del 50% al primo turno e del 40% al secondo. In
tre regioni – tutte di frontiera – il Front National ha superato il
40%, e il centrodestra ha potuto prevalere al secondo turno solo grazie
alla rinuncia dei socialisti a concorrere. In diverse regioni dunque
non ci sarà nessun deputato socialista, anche se i socialisti esistono
numerosi. Nei parlamenti regionali il partito vincitore si aggiudica un
premio del 25% e il restante 75% viene distribuito proporzionalmente
fra i partiti, incluso il vincitore, secondo il risultato del secondo
turno. Il metodo garantisce assoluta governabilità a spese della
rappresentatività degli elettori. Due significati della democrazia in
rotta di collisione.
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“Lotta al terrore,
Italia concreta” |
“Non
ci preoccupiamo delle esibizioni muscolari, ma di cose concrete” dice
il premier Matteo Renzi facendo riferimento ai 450 militari che il
governo invierà in Iraq con l’obiettivo di proteggere i lavori di
ristrutturazione di una diga a nord di Mosul, il cui appalto è stato
vinto dall’azienda Trevi. Sul Corriere, Lorenzo Cremonesi descrive i
principali problemi. Di tipo politico e militare oltre che strutturale,
in particolare legati alla preponderanza di popolazioni filo-Isis e di
una guerriglia che si sviluppa “strada per strada, casa per casa”. Dal
web arrivano intanto le prime intimidazioni di stampo jihadista, anche
se non è ancora possibile ricondurle a miliziani islamisti e dunque
considerarle una minaccia autentica.
Il veleno della retorica. “Marine
Le Pen e Marion Maréchal-Le Pen ricopiano la retorica di Vichy. Quando
si fanno differenze tra francesi e si parla di lotta contro i
musulmani, si creano le condizioni dell’insicurezza nazionale e di una
guerra civile. Il Fn vuole dividere il Paese”. Così Jean-Christophe
Cambadélis, segretario del Partito socialista, che racconta in
un’intervista a Repubblica il lancio a febbraio di una nuova “Alleanza
popolare” in chiave anti-Fn in vista della corsa all’Eliseo del 2017.
Nel frattempo Marine Le Pen torna indagata dalla procura di Nanterre
per “diffusione di immagini violente” per la pubblicazione sui social
di alcune foto tratte dai video più cruenti di propaganda del’Isis come
risposta all’equiparazione di Front national e jihadismo fatta del
politologo Gilles Kepel (Corriere).
Accoltellò Graff, ecco l’identikit.
Alto 1,80 cm, magro, carnagione chiara, occhi e capelli chiari, naso
sottile: la polizia scientifica ha elaborato e diffuso l’identikit del
presunto autore dell’aggressione avvenuta il 12 novembre scorso a
Milano ai danni di Nathan Graff. Come riportano i quotidiani milanesi,
la vittima non avrebbe trovato somiglianze con persone che conosce.
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qui firenze - memoria
Gina, una partigiana tra i Giusti
Chi
sono i Giusti? Esistono caratteristiche comuni che permettono una loro
più semplice identificazione? Queste le domande che si è posto Sergio
Della Pergola, illustre demografo e storico collaboratore delle nostre
testate. Per una volta non davanti a una platea di studenti o
all’attento pubblico di un suo convegno, ma nella più emozionante delle
circostanze: la consegna della medaglia dello Yad Vashem ai discendenti
della donna, la partigiana valdese Gina Silvestri, che lo salvò
piccolissimo dalle grinfie degli aguzzini assieme ai genitori – il noto
giornalista sportivo Massimo Della Pergola e sua moglie Adelina. “La
risposta è molto difficile. E questo perché, alla luce delle pratiche
analizzate a Gerusalemme, ceto e stato sociale non sono elementi
decisivi. E nemmeno la convinzione religiosa. Di certo c’è che i Giusti
sono persone straordinarie. E Gina merita di farne parte” ha affermato
Della Pergola nel corso della solenne cerimonia svoltasi questa mattina
nella sinagoga di Firenze. Commovente l’abbraccio con Federico
Sabatini, un nipote della Giusta, cui si unisce la sorella Mara. E
profonda la gratitudine espressa anche negli interventi del ministro
consigliere dell’ambasciata israeliana Rafael Erdreich, dell’assessore
comunale Sara Funaro e della presidente della Comunità ebraica
fiorentina Sara Cividalli.
(Nell’immagine Sara Cividalli, Rafael Erdreich, Sergio Della Pergola, Federico Sabatini e Mara Della Pergola)
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qui venezia
Ghetto verso il Cinquecentenario
La sfida della comunicazione
Riunione
di coordinamento a Venezia di giornalisti e comunicatori degli enti
coinvolti nell'organizzazione delle iniziative per il Cinquecentenario
del Ghetto. Presenti all'incontro Paolo Navarro e Gaia Ravà,
consiglieri della Comunità ebraica di Venezia; Michael Calimani,
ufficio stampa della Comunità; Marcella Ansaldi, curatrice del museo
ebraico cittadino; Michela Zanon, direttrice del museo; Roberta Favia,
responsabile dei servizi educativi.
In rappresentanza del Comitato per i 500 anni del Ghetto erano presenti
il coordinatore Shaul Bassi e Barbara Del Mercato per la segreteria
organizzativa.
Erano inoltre presenti Toto Bergamo Rossi, direttore della fondazione
Venetian Heritage; Mara Vittori, responsabile ufficio comunicazione e
business development Muve - Fondazione Musei Civici di Venezia;
Alessandro Paolinelli, promozione, ideazione grafiche e digitali MUVE;
Barbara Montagner, ufficio stampa del teatro La Fenice e Lucas Christ
della segreteria artistica del Teatro La Fenice; Vincenzo Monaco,
direttore generale di Vela spa; Fabrizio D'Oria, direzione
comunicazione ed eventi per Vela spa; Riccardo Gelli di Ava - Live
Venice; Ornella Naccari, marketing e comunicazione di AVA e Micaela
Scapin, ufficio stampa di Ava - Associazione Veneziana Albergatori;
Paola Vescovi, Servizio Comunicazione e Relazioni con il Pubblico
dell'Università Ca' Foscari.
Per l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane il direttore della
redazione giornalistica Guido Vitale e i giornalisti Ada Treves e Adam
Smulevich.
Michael Calimani
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segnalibro - non luogo a procedere
Magris e la verità sulla Risiera
Il nuovo libro di Claudio Magris, Non luogo a procedere,
edito da (Garzanti editore), ha due protagonisti: il bizzarro
collezionista triestino Diego de Henriquez, che raccoglie con
un’ossessione maniacale reperti di guerra e si mormora dorma in una
bara, e Luisa, figlia di due esili, quello ebraico e quello africano,
incaricata di costruire il museo che ospiterà l’eredità di de Henriquez.
“Indovinate quale persona è realmente esistita e quale è stata
inventata – esordisce il giornalista Marino Sinibaldi, durante la
presentazione del libro di Magris al Teatro Eliseo di Roma, in
compagnia di Eugenio Scalfari e dell’autore – Luisa, eroe quotidiano, o
lo stravagante Diego de Henriquez? Beh, vi sorprenderà sapere che ad
essersi realmente mosso per le strade della Trieste del dopoguerra sia
stato proprio lo stralunato de Henriquez”.
L’opera, protagonista di un ampio approfondimento sul numero di novembre di Pagine Ebraiche,
ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento ed è stata
premiata come Libro dell’anno 2015 nella classifica di Qualità stilata
dalla redazione della Lettura, l’inserto culturale del Corriere della
sera.
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segnalibro - qui torino Sulle note della tradizione
È stato presentato ieri sera nel centro sociale della comunità di Torino il volume Musiche della tradizione ebraica in Piemonte. Le registrazioni di Leo Levi (1954),
a cura di Franco Segre (ed Squilibri). Il libro, che contiene anche un
CD, presenta 42 degli oltre novecento brani registrati nel 1954 da Leo
Levi e raccolti negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia, che offrono un campione di canti di diverse
località piemontesi (Acqui, Alessandria, Asti, Casale, Cuneo Fossano,
Moncalvo e Torino). Dopo gli interventi introduttivi di Benedetto De
Benedetti, Presidente dell’Archivio Terracini (promotore della serata)
e dell’ex Presidente Marco Luzzati, la figura di Leo Levi è stata
ricordata in una commovente testimonianza dalla figlia, venuta da
Israele.
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melamed - Qui trieste Memoria, un nuovo approccio
Prosegue
a Trieste il Corso di formazione “Prima, durante e dopo la Shoah: un
percorso di didattica della storia”. Ieri pomeriggio Stefano Fattorini
ha affrontato con l’abituale competenza il tema della “Geografia
culturale dello sterminio”, una disciplina sviluppatasi a partire dagli
anni ’80 del secolo passato, che analizza l’aspetto socioculturale
degli eventi storici con particolare attenzione alla loro
localizzazione. Il suo intervento ha avuto, come punto focale, le
modalità per suscitare l’attenzione e l’interesse degli studenti, anche
sollecitando la loro intelligenza emotiva. Così, oltre alle
numerosissime fonti, ha suggerito un approccio in cui la discussione
sul modo completamente nuovo di pensare ai monumenti realizzati (dal
memoriale di Budapest sulla riva del Danubio, alle Stolpersteinen, a
quello di Lipsia per citarne soltanto alcuni) sia centrale per
stimolare la discussione e la riflessione, come pure il favorire la
consapevolezza attraverso la localizzazione dei campi di concentramento
e sterminio in Europa e il diverso modo di “viverli”, nel corso dei
decenni, da parte di chi vi abitava vicino.
Paola Pini Leggi
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spotlight
JCiak - Sapore di Oscar
La
corsa all’Oscar entra nel vivo, con una raffica di temi legati al mondo
ebraico. A fare la parte del leone sono, su questo fronte, i candidati
a miglior film in lingua non inglese. Primo fra tutti Il figlio di Saul (Ungheria)
di László Nemes, vincitore del gran Prix speciale della giuria a
Cannes, il film di cui in questi giorni si parla come del possibile
vincitore. Da poco nominato ai Golden Globe, i premi assegnati
dell’associazione della stampa straniera di Hollywood che spesso
riescono ad anticipare gli Oscar, Il figlio di Saul narra del disperato
tentativo di Saul Auslander, Sonderkommando a Auschwitz, di dare
sepoltura al corpo del figlio. Rigoroso e claustrofobico, l’ultimo
lavoro di Nemes ci sprofonda nell’inferno del campo di sterminio tra
angoscia e ambiguità. Il tema è potente, la regia notevole come
l’interpretazione Géza Röhrig, alle spalle studi alla Chassidic yeshiva
di New York e al Jewish Theological Seminary, nella parte di Saul.
Daniela Gross
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Setirot
- Le tenebre, i sogni
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Domenica
sera abbiamo acceso l’ultimo lume della chanukkiah. Auguro a tutti noi
che quella luce diradi a lungo e sconfigga – per sempre – le tenebre
che cupe e minacciose cercano di avvolgerci e di farci perdere
l’orientamento.
Auguro a tutti noi che il miracolo di Chanukkah persista dunque – credo
che i miracoli vengano ‘chiamati’ dagli uomini, chi con la preghiera,
chi con la volontà, l’impegno, il coraggio. Ci aiuti a ricacciare
indietro le tenebre contro cui lottiamo, le tenebre che ci portano
paura, insicurezza e con queste il riflesso quasi pavloviano della
chiusura in se stessi, dell’arroccamento, della perdita di speranza,
del rifiuto di ogni dialogo, dell’uccisione dei sogni.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Giora Feidman
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“Chi
beve vodka fino a 120 anni vive a lungo”, è solito dire un signore a me
caro, un israeliano di origine polacca, che oggi ha 82 anni. Non potrei
mettere la mano sul fuoco per quel che riguarda la vodka, ma di certo
mi sento di garantire per la musica: chi canta e suona fino a 90 anni
vive a lungo e vive bene. Alice Herz Sommer, pianista cecoslovacca di
grande talento, una delle grandi interpreti musicali del ghetto di
Terezin, è mancata a 110 anni nel 2014; dopo una vita dedicata alla
musica; Arkady Gendler, 92 anni, una delle figure più importanti del
repertorio yiddish, fino a qualche tempo fa ha tenuto concerti e la sua
voce è sempre rimasta salda, intonata e pulita come quella di un
quarantenne; Esther Bejarano, fisarmonicista nell’orchestra femminile
di Auschwitz, a 90 anni gira ancora con il gruppo rap tedesco
Microphone Mafia per raccontare gli orrori della guerra e invitare i
giovani a prendere coscienza di ciò che è stato.
Maria Teresa Milano
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Time out - Capire il malessere |
Il
risultato della Le Pen in Francia, arginato al secondo turno dal fronte
repubblicano, non può essere giustificato con gli attentati di Parigi.
È lo stesso errore che si fa in Italia nel ritenere che movimenti
populisti prendano piede esclusivamente per ragioni di pancia e mai per
un malessere più diffuso e male interpretato su cui i partiti politici
non sono in grado di prendere posizione. Forse sbagliamo anche nel
considerare questi movimenti populisti con atteggiamento presuntuoso
poiché si finisce esattamente per ottenere il risultato opposto, cioè
far capire che si ritiene la gente che si affida a questi movimenti
come incapace di esprimere un giudizio adeguato.
Daniel Funaro
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I capelli rossi di Harold Roux |
Aaron
Benham è in pericolo. Il Professor Benham insegna in una buona
università della costa est degli Stati Uniti, ma “è stanco di
spiegare”. Così si è preso un anno sabbatico per scrivere il suo
romanzo. È solo in casa, ha un buon titolo e già intravede le sagome,
le ombre dei personaggi. Forse ce la farà, pensa: se scriverà si
salverà. Ma suona il telefono. La realtà irrompe, la vita quotidiana
chiama e Aaron non sa non rispondere. Sa anche che esploderà,
però, se non riuscirà a scrivere il suo romanzo. Ragion per cui – pur
occupato ad aiutare una coppia di amici, a ritrovare uno studente
ribelle, a dar una qualche apparenza di felicità alla vita di famiglia
– Aaron non smette di pensare a I capelli di Harold Roux,
titolo sia del romanzo scritto da Thomas Williams, e recentemente
pubblicato da Fazi Editore, sia del suo, necessariamente incompiuto.
Valerio Fiandra
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Resistenza |
Quando
Antioco IV Epifane tentò di distruggere Am Israel, fece quello che
avrebbero fatto poi i romani: ben più efficace, nel lungo periodo,
dello sterminio, sarebbe stato infatti il progetto dell’indebolimento
identitario mediante politiche assimilatorie. Il sovrano cercò quindi
di imporre al popolo ebraico la cultura ellenistica costringendo gli
ebrei all’idolatria ed allontanandoli dalla Torah: furono così proibiti
la celebrazione del Capomese, l’osservanza dello Shabbat e la Milà dei
bambini. A fronte di quelli che sposarono la cultura greca, vi furono
però anche dei ribelli, guidati dagli Hasmonaim figli del Kohen Gadol
Matithyau, come vi furono i bambini che fingendo di giocare con i
sevivonim, in realtà studiavano di nascosto la Torah. Anche questa è
resistenza.
Sara Valentina Di Palma
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