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17 dicembre 2015 -5 Tevet 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Per gentile richiesta, questa settimana ci occupiamo di un personaggio che in tutta la Torah non compare se non in un elenco genealogico (tra l’altro, non in questa Parashah), ma che in base al Midràsh è fondamentale. Si tratta di Sérach, figlia di Ashèr e quindi nipote di Ya’aqòv.
La Torah dice che quando i figli di Ya’aqòv sono tornati con la notizia che Yosèf era vivo, e vicerè d’Egitto, e richiedeva la ricongiunzione della famiglia in Egitto, Ya’aqòv rimase freddo ed incredulo; solo successivamente, vedendo i segni che gli aveva inviato Yosèf, “sentì rivivere il suo spirito”. È vero che anche al momento della sparizione di Yosèf il padre aveva avuto qualche sospetto sul ruolo avuto dagli altri figli, anche se erano passati tanti anni, ma i segnali mandati da Yosèf li aveva visti subito.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
Alle elezioni regionali in Francia il Front National non ne ha conquistata nemmeno una, pur avendo ottenuto al primo turno il primo posto in sei delle dodici regioni sul continente e il 28% del voto a livello nazionale. La Francia offre una chiara prova di quanto la legge elettorale possa determinare il risultato finale. Non è solamente una questione di metodo, è una fondamentale questione di contenuto. Ricordiamo che al secondo turno passavano i candidati alla presidenza regionale che avevano ottenuto almeno il 15% al primo turno. L’astensionismo è stato del 50% al primo turno e del 40% al secondo. In tre regioni – tutte di frontiera – il Front National ha superato il 40%, e il centrodestra ha potuto prevalere al secondo turno solo grazie alla rinuncia dei socialisti a concorrere. In diverse regioni dunque non ci sarà nessun deputato socialista, anche se i socialisti esistono numerosi. Nei parlamenti regionali il partito vincitore si aggiudica un premio del 25% e il restante 75% viene distribuito proporzionalmente fra i partiti, incluso il vincitore, secondo il risultato del secondo turno. Il metodo garantisce assoluta governabilità a spese della rappresentatività degli elettori. Due significati della democrazia in rotta di collisione.
 
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“Lotta al terrore,
Italia concreta”
“Non ci preoccupiamo delle esibizioni muscolari, ma di cose concrete” dice il premier Matteo Renzi facendo riferimento ai 450 militari che il governo invierà in Iraq con l’obiettivo di proteggere i lavori di ristrutturazione di una diga a nord di Mosul, il cui appalto è stato vinto dall’azienda Trevi. Sul Corriere, Lorenzo Cremonesi descrive i principali problemi. Di tipo politico e militare oltre che strutturale, in particolare legati alla preponderanza di popolazioni filo-Isis e di una guerriglia che si sviluppa “strada per strada, casa per casa”. Dal web arrivano intanto le prime intimidazioni di stampo jihadista, anche se non è ancora possibile ricondurle a miliziani islamisti e dunque considerarle una minaccia autentica.

Il veleno della retorica. “Marine Le Pen e Marion Maréchal-Le Pen ricopiano la retorica di Vichy. Quando si fanno differenze tra francesi e si parla di lotta contro i musulmani, si creano le condizioni dell’insicurezza nazionale e di una guerra civile. Il Fn vuole dividere il Paese”. Così Jean-Christophe Cambadélis, segretario del Partito socialista, che racconta in un’intervista a Repubblica il lancio a febbraio di una nuova “Alleanza popolare” in chiave anti-Fn in vista della corsa all’Eliseo del 2017. Nel frattempo Marine Le Pen torna indagata dalla procura di Nanterre per “diffusione di immagini violente” per la pubblicazione sui social di alcune foto tratte dai video più cruenti di propaganda del’Isis come risposta all’equiparazione di Front national e jihadismo fatta del politologo Gilles Kepel (Corriere).

Accoltellò Graff, ecco l’identikit. Alto 1,80 cm, magro, carnagione chiara, occhi e capelli chiari, naso sottile: la polizia scientifica ha elaborato e diffuso l’identikit del presunto autore dell’aggressione avvenuta il 12 novembre scorso a Milano ai danni di Nathan Graff. Come riportano i quotidiani milanesi, la vittima non avrebbe trovato somiglianze con persone che conosce.
 
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  davar
qui firenze - memoria
Gina, una partigiana tra i Giusti 
Chi sono i Giusti? Esistono caratteristiche comuni che permettono una loro più semplice identificazione? Queste le domande che si è posto Sergio Della Pergola, illustre demografo e storico collaboratore delle nostre testate. Per una volta non davanti a una platea di studenti o all’attento pubblico di un suo convegno, ma nella più emozionante delle circostanze: la consegna della medaglia dello Yad Vashem ai discendenti della donna, la partigiana valdese Gina Silvestri, che lo salvò piccolissimo dalle grinfie degli aguzzini assieme ai genitori – il noto giornalista sportivo Massimo Della Pergola e sua moglie Adelina. “La risposta è molto difficile. E questo perché, alla luce delle pratiche analizzate a Gerusalemme, ceto e stato sociale non sono elementi decisivi. E nemmeno la convinzione religiosa. Di certo c’è che i Giusti sono persone straordinarie. E Gina merita di farne parte” ha affermato Della Pergola nel corso della solenne cerimonia svoltasi questa mattina nella sinagoga di Firenze. Commovente l’abbraccio con Federico Sabatini, un nipote della Giusta, cui si unisce la sorella Mara. E profonda la gratitudine espressa anche negli interventi del ministro consigliere dell’ambasciata israeliana Rafael Erdreich, dell’assessore comunale Sara Funaro e della presidente della Comunità ebraica fiorentina Sara Cividalli.

(Nell’immagine Sara Cividalli, Rafael Erdreich, Sergio Della Pergola, Federico Sabatini e Mara Della Pergola)
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qui venezia
Ghetto verso il Cinquecentenario
La sfida della comunicazione

Riunione di coordinamento a Venezia di giornalisti e comunicatori degli enti coinvolti nell'organizzazione delle iniziative per il Cinquecentenario del Ghetto. Presenti all'incontro Paolo Navarro e Gaia Ravà, consiglieri della Comunità ebraica di Venezia; Michael Calimani, ufficio stampa della Comunità; Marcella Ansaldi, curatrice del museo ebraico cittadino; Michela Zanon, direttrice del museo; Roberta Favia, responsabile dei servizi educativi.
In rappresentanza del Comitato per i 500 anni del Ghetto erano presenti il coordinatore Shaul Bassi e Barbara Del Mercato per la segreteria organizzativa.
Erano inoltre presenti Toto Bergamo Rossi, direttore della fondazione Venetian Heritage; Mara Vittori, responsabile ufficio comunicazione e business development Muve - Fondazione Musei Civici di Venezia; Alessandro Paolinelli, promozione, ideazione grafiche e digitali MUVE; Barbara Montagner, ufficio stampa del teatro La Fenice e Lucas Christ della segreteria artistica del Teatro La Fenice; Vincenzo Monaco, direttore generale di Vela spa; Fabrizio D'Oria, direzione comunicazione ed eventi per Vela spa; Riccardo Gelli di Ava - Live Venice; Ornella Naccari, marketing e comunicazione di AVA e Micaela Scapin, ufficio stampa di Ava - Associazione Veneziana Albergatori; Paola Vescovi, Servizio Comunicazione e Relazioni con il Pubblico dell'Università Ca' Foscari.
Per l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane il direttore della redazione giornalistica Guido Vitale e i giornalisti Ada Treves e Adam Smulevich.

Michael Calimani

l'associazione medica israeliana
“Tutti i pazienti sono uguali,
che siano vittime o terroristi”

Sulla scena di un attentato terroristico medici e paramedici israeliani dovranno prestare soccorso ai feriti in base alla gravità delle loro condizioni, anche se ciò potrebbe significare trattare prima il terrorista rispetto alle sue vittime. Ad affermarlo è la Commissione etica dell'Associazione medica israeliana (Ima) che con una recente direttiva ha modificato in modo significativo le linee guida vigenti. Fino ad oggi infatti il principio seguito era quello del “charity begins at home”, ovvero si dava priorità alle vittime dell'attentato anche nel caso in cui il ferito più grave fosse l'attentatore. “I dottori non sono giudici - la posizione del capo della Commissione etica dell'Ima Tammy Karni - Mantenere la direttiva precedente significava che i medici dovevano indagare su chi fosse responsabile e punirlo non fornendo il trattamento”. Un portavoce del Maghen Davi Adom, il servizio di pronto soccorso israeliano, parlando con l'agenzia di stampa Jta ha sottolineato che l'organizzazione ha sempre curato i pazienti sollo sulla base della gravità delle ferite.
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il ritorno di jewish & the city
Milano, una festa per tutti
“Sarà una lunga festa“ quest’anno Jewish & the city, il festival milanese di cultura ebraica ormai alla sua terza edizione, che sarà interamente dedicata a celebrare la ricorrenza del centocinquantesimo anniversario della Comunità ebraica della città. Lo annuncia il vice assessore alla cultura con delega al festival Gadi Schoenheit al termine della prima riunione organizzativa in cui sono stati coinvolti tutti gli enti e le associazioni ebraiche del territorio. La manifestazione si svolgerà dal 29 al 31 maggio e “coinvolgerà la cittadinanza raccontando la storia della nostra Comunità e i suoi valori“. Un’occasione, ha affermato in apertura dei lavori il rav Roberto Della Rocca, direttore scientifico dell’iniziativa, “per parlare della specificità della realtà milanese, che con la sua eterogeneità unica in Italia costituisce un grande melting pot di culture“.

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segnalibro - non luogo a procedere
Magris e la verità sulla Risiera 
Il nuovo libro di Claudio Magris, Non luogo a procedere, edito da (Garzanti editore), ha due protagonisti: il bizzarro collezionista triestino Diego de Henriquez, che raccoglie con un’ossessione maniacale reperti di guerra e si mormora dorma in una bara, e Luisa, figlia di due esili, quello ebraico e quello africano, incaricata di costruire il museo che ospiterà l’eredità di de Henriquez.
“Indovinate quale persona è realmente esistita e quale è stata inventata – esordisce il giornalista Marino Sinibaldi, durante la presentazione del libro di Magris al Teatro Eliseo di Roma, in compagnia di Eugenio Scalfari e dell’autore – Luisa, eroe quotidiano, o lo stravagante Diego de Henriquez? Beh, vi sorprenderà sapere che ad essersi realmente mosso per le strade della Trieste del dopoguerra sia stato proprio lo stralunato de Henriquez”.
L’opera, protagonista di un ampio approfondimento sul
numero di novembre di Pagine Ebraiche, ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento ed è stata premiata come Libro dell’anno 2015 nella classifica di Qualità stilata dalla redazione della Lettura, l’inserto culturale del Corriere della sera.

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segnalibro - qui torino
Sulle note della tradizione
È stato presentato ieri sera nel centro sociale della comunità di Torino il volume Musiche della tradizione ebraica in Piemonte. Le registrazioni di Leo Levi (1954), a cura di Franco Segre (ed Squilibri). Il libro, che contiene anche un CD, presenta 42 degli oltre novecento brani registrati nel 1954 da Leo Levi e raccolti negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che offrono un campione di canti di diverse località piemontesi (Acqui, Alessandria, Asti, Casale, Cuneo Fossano, Moncalvo e Torino). Dopo gli interventi introduttivi di Benedetto De Benedetti, Presidente dell’Archivio Terracini (promotore della serata) e dell’ex Presidente Marco Luzzati, la figura di Leo Levi è stata ricordata in una commovente testimonianza dalla figlia, venuta da Israele.
 
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melamed - Qui trieste 
Memoria, un nuovo approccio 
Prosegue a Trieste il Corso di formazione “Prima, durante e dopo la Shoah: un percorso di didattica della storia”. Ieri pomeriggio Stefano Fattorini ha affrontato con l’abituale competenza il tema della “Geografia culturale dello sterminio”, una disciplina sviluppatasi a partire dagli anni ’80 del secolo passato, che analizza l’aspetto socioculturale degli eventi storici con particolare attenzione alla loro localizzazione. Il suo intervento ha avuto, come punto focale, le modalità per suscitare l’attenzione e l’interesse degli studenti, anche sollecitando la loro intelligenza emotiva. Così, oltre alle numerosissime fonti, ha suggerito un approccio in cui la discussione sul modo completamente nuovo di pensare ai monumenti realizzati (dal memoriale di Budapest sulla riva del Danubio, alle Stolpersteinen, a quello di Lipsia per citarne soltanto alcuni) sia centrale per stimolare la discussione e la riflessione, come pure il favorire la consapevolezza attraverso la localizzazione dei campi di concentramento e sterminio in Europa e il diverso modo di “viverli”, nel corso dei decenni, da parte di chi vi abitava vicino.

Paola Pini
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spotlight
JCiak - Sapore di Oscar
La corsa all’Oscar entra nel vivo, con una raffica di temi legati al mondo ebraico. A fare la parte del leone sono, su questo fronte, i candidati a miglior film in lingua non inglese. Primo fra tutti Il figlio di Saul (Ungheria) di László Nemes, vincitore del gran Prix speciale della giuria a Cannes, il film di cui in questi giorni si parla come del possibile vincitore. Da poco nominato ai Golden Globe, i premi assegnati dell’associazione della stampa straniera di Hollywood che spesso riescono ad anticipare gli Oscar, Il figlio di Saul narra del disperato tentativo di Saul Auslander, Sonderkommando a Auschwitz, di dare sepoltura al corpo del figlio. Rigoroso e claustrofobico, l’ultimo lavoro di Nemes ci sprofonda nell’inferno del campo di sterminio tra angoscia e ambiguità. Il tema è potente, la regia notevole come l’interpretazione Géza Röhrig, alle spalle studi alla Chassidic yeshiva di New York e al Jewish Theological Seminary, nella parte di Saul.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Le tenebre, i sogni
Domenica sera abbiamo acceso l’ultimo lume della chanukkiah. Auguro a tutti noi che quella luce diradi a lungo e sconfigga – per sempre – le tenebre che cupe e minacciose cercano di avvolgerci e di farci perdere l’orientamento.
Auguro a tutti noi che il miracolo di Chanukkah persista dunque – credo che i miracoli vengano ‘chiamati’ dagli uomini, chi con la preghiera, chi con la volontà, l’impegno, il coraggio. Ci aiuti a ricacciare indietro le tenebre contro cui lottiamo, le tenebre che ci portano paura, insicurezza e con queste il riflesso quasi pavloviano della chiusura in se stessi, dell’arroccamento, della perdita di speranza, del rifiuto di ogni dialogo, dell’uccisione dei sogni. 


Stefano Jesurum, giornalista

 In ascolto - Giora Feidman
“Chi beve vodka fino a 120 anni vive a lungo”, è solito dire un signore a me caro, un israeliano di origine polacca, che oggi ha 82 anni. Non potrei mettere la mano sul fuoco per quel che riguarda la vodka, ma di certo mi sento di garantire per la musica: chi canta e suona fino a 90 anni vive a lungo e vive bene. Alice Herz Sommer, pianista cecoslovacca di grande talento, una delle grandi interpreti musicali del ghetto di Terezin, è mancata a 110 anni nel 2014; dopo una vita dedicata alla musica; Arkady Gendler, 92 anni, una delle figure più importanti del repertorio yiddish, fino a qualche tempo fa ha tenuto concerti e la sua voce è sempre rimasta salda, intonata e pulita come quella di un quarantenne; Esther Bejarano, fisarmonicista nell’orchestra femminile di Auschwitz, a 90 anni gira ancora con il gruppo rap tedesco Microphone Mafia per raccontare gli orrori della guerra e invitare i giovani a prendere coscienza di ciò che è stato.

Maria Teresa Milano
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Time out - Capire il malessere
Il risultato della Le Pen in Francia, arginato al secondo turno dal fronte repubblicano, non può essere giustificato con gli attentati di Parigi. È lo stesso errore che si fa in Italia nel ritenere che movimenti populisti prendano piede esclusivamente per ragioni di pancia e mai per un malessere più diffuso e male interpretato su cui i partiti politici non sono in grado di prendere posizione. Forse sbagliamo anche nel considerare questi movimenti populisti con atteggiamento presuntuoso poiché si finisce esattamente per ottenere il risultato opposto, cioè far capire che si ritiene la gente che si affida a questi movimenti come incapace di esprimere un giudizio adeguato.

Daniel Funaro
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I capelli rossi di Harold Roux 
Aaron Benham è in pericolo. Il Professor Benham insegna in una buona università della costa est degli Stati Uniti, ma “è stanco di spiegare”. Così si è preso un anno sabbatico per scrivere il suo romanzo. È solo in casa, ha un buon titolo e già intravede le sagome, le ombre dei personaggi. Forse ce la farà, pensa: se scriverà si salverà. Ma suona il telefono. La realtà irrompe, la vita quotidiana chiama e Aaron non sa non rispondere. Sa anche che esploderà, però, se non riuscirà a scrivere il suo romanzo. Ragion per cui – pur occupato ad aiutare una coppia di amici, a ritrovare uno studente ribelle, a dar una qualche apparenza di felicità alla vita di famiglia – Aaron non smette di pensare a I capelli di Harold Roux, titolo sia del romanzo scritto da Thomas Williams, e recentemente pubblicato da Fazi Editore, sia del suo, necessariamente incompiuto.


Valerio Fiandra
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Resistenza
Quando Antioco IV Epifane tentò di distruggere Am Israel, fece quello che avrebbero fatto poi i romani: ben più efficace, nel lungo periodo, dello sterminio, sarebbe stato infatti il progetto dell’indebolimento identitario mediante politiche assimilatorie. Il sovrano cercò quindi di imporre al popolo ebraico la cultura ellenistica costringendo gli ebrei all’idolatria ed allontanandoli dalla Torah: furono così proibiti la celebrazione del Capomese, l’osservanza dello Shabbat e la Milà dei bambini. A fronte di quelli che sposarono la cultura greca, vi furono però anche dei ribelli, guidati dagli Hasmonaim figli del Kohen Gadol Matithyau, come vi furono i bambini che fingendo di giocare con i sevivonim, in realtà studiavano di nascosto la Torah. Anche questa è resistenza.

Sara Valentina Di Palma
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