30 dicembre 2015 - 18 Tevet 5776 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav David Sciunnach e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion e Francesco Lucrezi.
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Raphael Glucksmann @rglucks1 (27 Dicembre) Et au prochain attentat djihadiste, quoi? Peine de mort?
Combattre Daech. Ne pas laisser les fanatiques réécrire nos principes.
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#PE24BreakingNews
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Terrorismo, nuovi raid mirati
È
stato eliminato con un raid aereo in Siria, Charaffe al Mouadan, uno
degli uomini legati alla rete terroristica responsabile della strage di
Parigi dello scorso 13 novembre. Il nome di Mouadan, riporta La Stampa,
è emerso grazie al racconto di due testimoni sopravvissuti
all’attentato al Bataclan. In quei drammatici minuti infatti uno degli
attentatori aveva chiesto all’altro se avesse intenzione di chiamare
“Souleymane”, nome di battaglia di Mouadan. A Damasco i raid russi
hanno inoltre eliminato Zahran Allouche, uno dei leader dei ribelli
anti-Assad e “uomo dei sauditi”, accusato di essere il responsabile di
uno dei massacri in cui furono uccisi decine di alawiti, cristiani,
drusi e ismaeliti.
Lotta al terrorismo anche in Occidente: in Belgio sono stati arrestati
due sospetti jihadisti che avrebbero dovuto colpire a Capodanno, mentre
a Padova è stato espulso un cittadino marocchino che si era dichiarato
pronto “a far esplodere Roma”.
L’Isis e la violenza sulle donne.
Ha fatto il giro del mondo la fatwa dell’Isis che indica i
comportamenti da adottare nei confronti delle donne prigioniere,
regolandone gli stupri e le vessazioni. Il Corriere racconta anche il
coraggio delle soldatesse curde, da tempo in prima linea per combattere
contro lo Stato Islamico. “I nostri nemici – spiegano – sono convinti
che se verranno uccisi da una donna non avranno la dignità di martiri
meritevoli il paradiso, quindi quando ci vedono scappano”.
I jihadisti? Hanno paura di Israele.
Sul Giornale, Fiamma Nirenstein riporta l’analisi del giornalista
tedesco Jürgen Todenhofer che, dopo aver passato dieci giorni dietro le
linee dell’Isis, ha confermato come lo Stato Islamico abbia una paura
vera: quella dell’esercito israeliano. “Sanno infatti che gli
israeliani conoscono ogni segreto e hanno profonda esperienza del
terreno”, scrive Nirenstein.
Olmert condannato a 18 mesi.
L’ex premier israeliano Ehud Olmert è stato condannato a scontare una
pena detentiva di 18 mesi per aver accettato tangenti quando era
sindaco di Gerusalemme. Dopo la sentenza Olmert ha rimarcato di non
essere mai stato corrotto ma di “inchinarsi di fronte alla Corte
Suprema” (Il Messaggero).
Spending review nel Golfo.
Il prezzo del petrolio scende del 50% e l’Arabia Saudita si trova a
dover fare un po’ di spending review. Come spiega Repubblica, il re ha
annunciato un taglio del 14% alle spese statali con conseguente e
immediato aumento del prezzo della benzina.
Varsavia, la democrazia vacilla.
Desta preoccupazioni la deriva autoritaria della Polonia, governata a
braccetto dal nazionalista Jaroslaw Kaczynski e da Beata Szydlo. Ultima
in ordine di tempo, la riforma della Corte costituzionale che limita
l’autorità dei giudici, mettendo a rischio i valori fondanti della
democrazia. Niente, sottolinea il Corriere, hanno potuto le proteste e
la richiesta della Commissione europea di aspettare.
La vergogna della Malesia.
Anche Repubblica riporta l’incresciosa vicenda avvenuta ai Mondiali
giovanili di vela. La Malesia, che ospita il torneo, ha infatti imposto
agli atleti israeliani di rinunciare alla loro bandiera e all’inno, non
avendo rapporti diplomatici con il Paese. Una condizione estrema che ha
spinto Israele a non partecipare.
Chicago, chieste le dimissioni di Emanuel.
Proteste e sollevamenti popolari: gli Stati Uniti sono ancora nello
scompiglio dopo le ultime vicende giudiziarie che coinvolgono il ruolo
della polizia nell’uccisione di giovani ragazzi afroamericani. A
Chicago vengono chieste le dimissioni del sindaco Rahm Emanuel,
obamiano della prima ora (Repubblica).
Stalin e gli ebrei.
Li detestava eppure li sfruttava: così Sergio Romano (Corriere)
descrive la posizione di Stalin nei confronti degli ebrei sovietici. Un
rapporto assai complesso giunto all’apice con la denuncia, poco prima
di morire, “di un fantasioso complotto che sarebbe stato ordito da
medici ebrei per sopprimere il vertice dello Stato”.
Segnalibro. “Un
formidabile gioco di specchi a Tel Aviv”. Il Fatto Quotidiano
recensisce con entusiasmo il secondo giallo dello scrittore israeliano
Dror Mishani, Un’ipotesi di violenza, edito da Guanda. Al centro dell’intreccio, il misterioso ritrovamento di una valigia.
Rachel Silvera twitter @rsilveramoked
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