Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

15 maggio 2016 - 7  Iyar 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
Chiesero a Rabbi Menachem Mendel di Worki di che  cosa è fatto un vero ebreo. Egli disse: "Ci caratterizzano tre cose: inginocchiarsi in piedi, gridare in silenzio e danzare immobili"
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
In una piazza affollata di Trieste, il 4 novembre 1954, il giorno in cui la città torna all’Italia, lo sguardo di una donna sopravvissuta al Lager si fissa sugli orecchini di una donna sua coetanea anch’essa travolta da un dolore privato, ma non meno lacerante. C’è stato un tempo in cui erano amiche, poi la storia, le ha divise fino a non riconoscersi. “Si può tornare indietro” (Astoria) di Ada Murolo è un racconto carico di rabbia, soprusi, dolore, rimpianto, inquietudine, oppressione e sconfitte in cui, improvvisamente, convergono in un giorno e in un luogo le storie e le tragedie del Novecento e allo stesso tempo si apre uno spiraglio. Nella storia c’è sempre la possibilità di una seconda volta.
Il dibattito sulle adozioni
I giudici e la step-child
Ampio spazio sui quotidiani di oggi al dibattito sull'applicazione della legge Cirinnà e le adozioni. Le prime pagine di Corriere e Repubblica riportano le parole del ministro Ncd Enrico Costa: “in tema di step-child adoption (istituto giuridico che consente di adottare il figlio del convivente) fino ad oggi la giurisprudenza ha dato delle interpretazioni colmando un vuoto normativo”. Ora, afferma il ministro, quel vuoto non c'è più, “c'è una norma chiara che esclude la step-child”, per cui i giudici non possono “farla rientrare dalla finestra” con “sentenze creative”. “L'affondo del ministro Ncd – scrive il Corriere - è rivolto a quei presidenti di tribunale che nelle ultime settimane hanno di fatto concesso l'adozione al partner dello stesso sesso del genitore naturale”. A rispondere a Costa, la prima firmataria della legge sulle Unioni civili, Monica Cirinnà: “Non c'è alcuna giurisprudenza creativa, c'è la giurisprudenza che ritiene punto di partenza la tutela del minore. Così, davanti alla scelta del legislatore di non decidere, si continua ad applicare la norma esistente che è la legge sulle adozioni”. Intanto, i neofascisti di Forza Nuova hanno contestato Cirinnà durante un convegno a Gaeta e a Roma hanno attaccato un circolo gay. Ieri invece, sempre nella Capitale, raid dei centri sociali a un banchetto di CasaPound.

 
Leggi

  davar
i lavori dell'assise dell'ebraismo italiano
Consiglio, la sessione conclusiva
Un messaggio per le sfide future

Un lungo, caloroso applauso dei Consiglieri dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha accolto la relazione conclusiva del presidente UCEI Renzo Gattegna in occasione dell’ultima riunione di Consiglio della massima assise dell’ebraismo italiano.
Nell’intervento che ha concluso un decennato di impegno alla guida dell’Unione, Gattegna ha preferito evitare la rivendicazione dei tanti traguardi raggiunti per lasciare piuttosto all’ebraismo italiano un bilancio dei grandi temi affrontati nell’ambito della sua lunga esperienza e soprattutto delle sfide che attendono nel futuro le realtà ebraiche italiane.
“Sarebbe – ha affermato fra l’altro il Presidente - un’illusione antistorica, un errore fatale, la perdita di un'occasione unica, e forse irripetibile, se ci sottraessimo all’apertura e al confronto che, si badi bene, sono cose ben diverse, anzi opposte, all’assimilazione; sono infatti prove di fiducia in noi stessi e stimoli al rafforzamento della nostra cultura e della nostra identità per poter essere all’altezza di qualsiasi sfida o confronto e in tal modo sconfiggere, una volta per tutte, quell’insegnamento del disprezzo che non è ancora completamente debellato.
Per noi è opportuno e necessario uscire dai porti, solo apparentemente sicuri, staccarci dagli ormeggi fissi e statici e affrontare coraggiosamente il mare aperto guidati con prudenza e con saggezza dai nostri Maestri; navigare nel mare aperto può sempre comportare rischi e riservare sorprese, ma non esistono alternative se si vuole continuare a partecipare e contribuire, come protagonisti, all’evoluzione della civiltà contemporanea e al tempo stesso riscoprire continuamente la nostra forza interiore”.
“Estremismo e demagogia – ha aggiunto Gattegna - sono figli della paura e si nutrono di banali, arbitrarie e volgari semplificazioni, alterano le relazioni umane, inducono al pregiudizio e all’odio nei confronti del diverso, stimolano alla continua e perenne ricerca di nemici veri o immaginari, alla diffidenza verso gli amici, all’alterata visione di una realtà sempre e solo bianca o nera, senza sfumature.
Leggi

I lavori dell'assise dell'ebraismo italiano
"Orgoglioso del lavoro svolto,
l'ebraismo sia sempre d'esempio"

Cari Consiglieri, cari amici,
 siamo giunti al termine del mandato che è iniziato nel giugno del 2012 e questa è l’ultima riunione del Consiglio; siamo il primo Consiglio che ha sperimentato e collaudato gli effetti della riforma dello Statuto del 2010.
Su questa riforma, che ha creato il nostro piccolo Parlamento, ho ascoltato e ho letto le opinioni più disparate, sia positive che negative.
La mia valutazione è fortemente positiva perché ci ha dato la possibilità di vedere, per la prima volta, un ebraismo italiano unito e solidale, costantemente collegato e non solo nel corso degli incontri tra le ventuno Comunità in occasione dei Congressi.
Si compie tra pochi giorni il decimo anno della mia presidenza dell’Unione e voglio rendervi partecipi di alcune mie riflessioni e valutazioni di questi ultimi mesi, partendo da una breve introduzione di carattere personale.
Ho vissuto come un grande onore poter ricoprire per un periodo così lungo questa carica prestigiosa, significativa e coinvolgente per una persona come me che, per circa sessanta anni, ha lavorato per l’ebraismo e per le sue istituzioni, iniziando con le organizzazioni giovanili e proseguendo con il Consiglio della Comunità di Roma.
Ringrazio voi che avete onorato l’impegno assunto, voi che avete ricoperto attivamente, fino ad oggi, la carica alla quale siete stati eletti, per la possibilità che mi avete dato, accordandomi la vostra fiducia, di vivere questa esperienza entusiasmante, senza mai lasciarmi solo, ma condividendo tutte le responsabilità, anche e soprattutto nei momenti più difficili; rivolgo quindi un sentito ringraziamento a tutti voi Consiglieri, membri di Giunta e professionali, che ci avete affiancato.
Attraverso le riflessioni di questi ultimi mesi sono giunto anche alla conclusione che tutti conoscete, perché non ne ho mai fatto mistero, di non ripresentare la mia candidatura per le prossime elezioni del 19 giugno 2016.
Non sono né stanco né deluso, al contrario sono sereno e orgoglioso del lavoro svolto, ma sono certo che sia giunto il momento migliore per facilitare e assecondare un tranquillo e democratico ricambio al vertice dell’Unione e ritengo che abbia un preciso e positivo significato che il ricambio non avvenga sotto la pressione di fattori esterni, ma per una mia precisa scelta di chiudere una stagione della mia vita, favorendo un avvicendamento nella continuità e anteponendo così il bene dell’Unione e dell’ebraismo italiano a qualsiasi altra considerazione.
Nel redigere questa relazione conclusiva ho pensato che fosse utile una sintetica trattazione dei temi che considero attuali nel periodo storico che stiamo attraversando.
Tutte le Costituzioni degli Stati democratici sono ispirate e contengono il principio della laicità, inteso come netta separazione tra lo Stato e le Istituzioni e le organizzazioni confessionali.
In ogni caso una netta distinzione tra leggi civili e regole religiose, storicamente, si è sempre rivelata la più forte garanzia per il rispetto dei principi di libertà ed eguaglianza, soprattutto per le minoranze, in quanto nessuna ideologia o religione può essere privilegiata o sfavorita.
Viene spontaneo domandarci se queste concezioni della democrazia e della laicità siano ancora attuali di fronte alle grandi sfide che l’umanità si trova a fronteggiare e che derivano dalla coesistenza all’interno delle stesse entità nazionali e sovranazionali, di identità, etnie e religioni che si riconoscono in principi e valori tra loro contrastanti.
Se ogni comunità esistente all’interno dello stesso contesto sociale pretendesse di rimanere chiusa in sé stessa e tesa a realizzare al proprio interno una totale omogeneità di idee e di comportamenti, sarebbe inevitabile un progressivo irrigidimento delle posizioni e un’accentuazione dei contrasti e dei rischi di conflitto.
È necessario che nelle società contemporanee si proceda a un aggiornamento di questi principi; non sembra più sufficiente che gli Stati garantiscano la libertà e l’eguaglianza fra i cittadini, si sente la necessità che si fissino anche le regole e si garantisca la possibilità che tra le varie componenti si svolga un pacifico e produttivo scambio culturale.
Nel secolo scorso milioni di ebrei sono emigrati o fuggiti verso l’Europa occidentale, le Americhe ed Israele divenendo parte integrante e costitutiva di società nelle quali è certo indispensabile conservare la propria identità, ma anche uscire fisicamente e psicologicamente dai ghetti, imparare a convivere, comunicare, integrarsi in società libere e aperte nelle quali, in senso non retorico e non teorico, la varietà è vera ricchezza e le diverse ideologie, teologie e tradizioni convivono in pace, con pari dignità e reciproco rispetto.
L’ebraismo deve conservare le sue caratteristiche originarie di rifiuto di qualsiasi forma di idolatria e di conciliare rigore e flessibilità, lasciando, come il Talmud insegna, ampi spazi alla dissertazione filosofica, alla ricerca scientifica e alla libertà di interpretare e sviluppare il dibattito come valore positivo e irrinunciabile, rispettando le diverse correnti di pensiero, ma conservando sempre la capacità di riportare tutto all’unità.
Le forme di chiusura e ripiegamento in se stessi, adottate nei secoli scorsi dai nostri antenati per autodifesa, appaiono superate, inutili e dannose in un mondo globale nel quale confini e barriere si sono fortemente affievoliti e non esistono più microcosmi impenetrabili e incontaminabili.
Un futuro dell’ebraismo che sia degno dei suoi valori universali e delle sue gloriose e plurimillenarie tradizioni non potrà esistere senza l’uscita da qualsiasi forma di isolamento, uscita alla quale siamo insistentemente chiamati dalle società contemporanee e democratiche nelle quali viviamo e delle quali siamo parte integrante.
Sarebbe un’illusione antistorica, un errore fatale, la perdita di un’occasione unica, e forse irripetibile, se ci sottraessimo all’apertura e al confronto che, si badi bene, sono cose ben diverse, anzi opposte, all’assimilazione; sono infatti prove di fiducia in noi stessi e stimoli al rafforzamento della nostra cultura e della nostra identità per poter essere all’altezza di qualsiasi sfida o confronto e in tal modo sconfiggere, una volta per tutte, quell’insegnamento del disprezzo che non è ancora completamente debellato.
Per noi è opportuno e necessario uscire dai porti, solo apparentemente sicuri, staccarci dagli ormeggi fissi e statici e affrontare coraggiosamente il mare aperto guidati con prudenza e con saggezza dai nostri Maestri; navigare nel mare aperto può sempre comportare rischi e riservare sorprese, ma non esistono alternative se si vuole continuare a partecipare e contribuire, come protagonisti, all’evoluzione della civiltà contemporanea e al tempo stesso riscoprire continuamente la nostra forza interiore.
La nostra forza dovrà esprimersi, d’ora in avanti, indirizzando il nostro popolo fuori e lontano dai ruoli contraddittori che chi non ci ama tende da secoli ad attribuirci, di vittime, di sfruttatori, di arroganti e spietati usurpatori.
Noi ebrei, anche sulla base della nostra esperienza storica, dovremmo rifuggire da qualsiasi tentazione all’estremismo, alla faziosità, alla chiusura in noi stessi, all’isolamento culturale, al verbo unico, ai dogmi; dovremmo combattere il fascino insidioso della demagogia ideologica e verbale, sia teorica che pratica.
Estremismo e demagogia sono figli della paura e si nutrono di banali, arbitrarie e volgari semplificazioni, alterano le relazioni umane, inducono al pregiudizio e all’odio nei confronti del diverso, stimolano alla continua e perenne ricerca di nemici veri o immaginari, alla diffidenza verso gli amici, all’alterata visione di una realtà sempre e solo bianca o nera, senza sfumature.
L’estremismo del linguaggio, l’uso sconsiderato di provocazioni verbali, non toccano solo aspetti di pura forma perché producono effetti traumatici e danni reali e concreti, sviluppano la tendenza a demonizzare non solo gli avversari, ma spesso anche gli amici se chiedono uno spazio per il dialogo o una maggiore apertura.
Se un simile degrado si presentasse fra noi dovrebbe essere duramente contrastato ricordandoci che, secondo le Legge ebraica, nessuno ha il diritto di affermare di essere un’autorità suprema depositaria della verità e che nessuno è titolare del potere assoluto e indiscutibile di accogliere o di escludere chiunque.
Fondamentalismo e integralismo non sono termini equivalenti, anche se frequentemente vengono abbinati e confusi.
La differenza emerge chiaramente se si risale alla loro origine storica ed etimologica.
Nonostante le differenze, sia il fondamentalismo che l’integralismo, aspirano alla costruzione di società e di stati teocratici nei quali tutti i poteri, legislativo, esecutivo e giurisdizionale siano ispirati e sottomessi a un solo potere religioso.
Appare ogni giorno più evidente quali siano le drammatiche conseguenze che derivano dal rifiuto dei principi di democrazia e di laicità dello Stato, i soli che possono assicurare parità di diritti e dignità fra maggioranze e minoranze, fra credenti e non credenti, fra cittadini e stranieri.
Non ho la pretesa di aver esaurito gli importanti argomenti che ho appena accennato ma il mio compito era oggi di sottoporvi una relazione che contenesse una sintesi delle linee guida che hanno ispirato la mia e la nostra azione negli ultimi quattro o dieci anni e che fossero, a mio giudizio, ancora validi e attuali per l’immediato futuro.
Grazie per l’attenzione e la pazienza con le quali mi avete ascoltato.

Renzo Gattegna, Presidente UCEI
Leggi

al salone del libro con pagine ebraiche
Teheran, Tel Aviv, Torino
Il viaggio di Payam Feili

È ormai tradizionale l'appuntamento di Pagine Ebraiche con il Salone del Libro di Torino, che quest'anno invece di scegliere un paese ospite si concentra sulla cultura dei paesi arabi. Anche la redazione andrà dunque a fondo del tema, attraverso l'incontro intitolato “Teheran-Tel Aviv solo andata. Volevo una poesia, ho trovato la libertà”. Sarà infatti Payam Feili, il poeta iraniano che ha chiesto asilo in Israele ed è stato protagonista della grande intervista pubblicata sul numero di aprile di Pagine Ebraiche ad incontrare il pubblico insieme a Daniela Fubini, dopo un’introduzione del direttore della redazione dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Vitale domani alle 13.00 nello Spazio Autori. Oltre ai vari appuntamenti, ai tanti visitatori del Salone viene distribuito l'ultimo numero del giornale, che contiene il dossier Lingue e linguaggi, curato da Ada Treves e dedicato al mondo delle traduzioni.

(Disegno di Giorgio Albertini) 

al salone del libro con pagine ebraiche
Talmud, la sfida è solo all'inizio
Si chiude con un breve ma suggestivo itinerario per “entrare nella mente di Dio, o almeno provarci”, condotto dal rav Gianfranco Di Segni, la presentazione del progetto di traduzione del Talmud babilonese in italiano.
Grande folla nella Sala Blu del Salone del Libro, dove i primi risultati ottenuti nel solco del protocollo d’intesa siglato nel 2011 da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Miur, il Cnr, e l’UCEI sono stati illustrati, oltre che dal rav Di Segni, coordinatore della traduzione, portata nelle librerie dalla casa editrice Giuntina, dalla direttrice del progetto Clelia Piperno e dallo storico Alberto Melloni. A introdurre i lavori Armando Massacranti del Sole 24 Ore, che nel dare la parola ai relatori ha voluto soffermarsi sulla ricchezza di spunti che emergono da un “testo aperto” quale è il Talmud.
Leggi

al salone del libro con pagine ebraiche
"La musica, l'ultima speranza"
La discriminazione, persecuzione, prigionia, deportazione e uccisione di migliaia di musicisti durante la Shoah per ragioni pseudo-razziali, politiche, sociali o connesse allo status bellico costituisce un evento epocale per la cultura, l’arte e la civiltà contemporanea. E come tale va studiato, approfondito e divulgato.
A ricordarlo è l’Antologia Musicale Concentrazionaria (ed. Rotas), curata dal violinista Francesco Lotoro e presentata oggi nello stand della Regione Puglia dallo stesso Lotoro insieme a Maria Teresa Milano.
Leggi

qui milano
Insieme, per Yom HaAtzmaut
Una giornata festa, incontri culturali e momenti conviviali, spettacoli e lezioni di Krav Maga, concerti e danze, quella promossa in occasione di Yom HaAtzmaut alla Società Umanitaria di Milano. Il pubblico ha così potuto, camminando tra i chiostri e partecipando alle varie iniziative, celebrare l’indipendenza dello Stato d’Israele, proclamata a Tel Aviv proprio il 14 maggio del 1948. La mattinata si è aperta con una lezione dello studioso di ermeneutica biblica Haim Baharier, intitolata “Israele o il disinnamoramento dell’Occidente”, un racconto attraverso le fonti della tradizione del rapporto tra il popolo ebraico e la terra di Israele.
Leggi

sorgente di vita
Shoah, quel colpevole alla sbarra
“Doveva dire di più. Doveva raccontare alle generazioni di oggi quello che succedeva ad Auschwitz” : dice con amarezza  Leon Schwarzbaum, sopravvissuto alla Shoah, dopo l’ultima udienza del processo  al criminale nazista Reinhold Hanning, accusato  di concorso in omicidio di migliaia di ebrei. La testimonianza dell’ex deportato e il silenzio dell’imputato nel servizio di Rino Pellino, corrispondente della Rai da Berlino, che apre la puntata di Sorgente di vita di domenica 15 maggio.
Leggi

pilpul

Ritorno al radicalismo islamista
Prima che una nuova ondata di violenze in Europa, che auspichiamo non abbia a ripetersi ma che non è per nulla scontato che non trovi l’occasione per manifestarsi, possa di nuovo occupare la scena pubblica (tra ondate di sdegno alle quali si alterna la sostanziale indifferenza dei più, esauritosi il primo momento di identificazione emotiva), è buona cosa tornare a ragionare ancora una volta su cos’è il radicalismo islamista e a cosa corrispondono i processi di “radicalizzazione”, laddove individui in origine sostanzialmente estranei alla lotta armata e al terrorismo propendono e poi optano, dopo un breve periodo di indottrinamento, all’una e all’altro. Basti comunque ricordare che nel novero delle vittime, secondo le stime degli operatori e delle agenzie che monitorano l’islamismo radicale, più di nove decimi di esse (per l’esattezza il 97,2%) è di fede o comunque origine musulmana.

Claudio Vercelli
Leggi

Il settimanAle - Macroeconomics
4635   - 4695  - 4755  - 3890
19665 - 22550 - 29635 - 35665
4,24  -   4,80     - 6,23   - 9,17
1985  - 1995  - 2005  -   2014 

La prima riga indica il reddito medio netto mensile (in shekel) delle famiglie nel 10% più povero della popolazione israeliana, e la seconda di quelle nel 10% più ricco, secondo un grafico riportato nel giornale economico The Marker alla vigilia di Yom HaAzmauth, e tratto dai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica. Come si vede nella terza riga, il rapporto fra le due, che è un indice della disuguaglianza fra le fasce sociali, è cresciuto negli ultimi 30 anni, con una vera e propria impennata negli ultimi nove, quando i ricchi sono diventati più ricchi, ed i poveri più poveri.


Alessandro Treves, neuroscienziato
Leggi

Un intervento controverso
e la libertà d'espressione
Un recente scritto apparso la scorsa domenica su questo notiziario quotidiano e firmato dal neuroscienziato Alessandro Treves ha suscitato in alcuni lettori reazioni contrastanti e anche un misto di perplessità e fastidio. Nel notiziario appaiono gli interventi del collaboratore Daniel Funaro, del gruppo Benè Binah, dei Consiglieri UCEI Victor Magiar e Raffaele Turiel e di Daniele Massimo Regard, oltre ad alcune considerazioni del direttore della redazione giornalistica dell’Unione, ma anche la documentazione completa evocata da Treves nel suo controverso intervento.

Leggi



moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.