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22 maggio 2016 - 14  Iyar 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Jonathan Sacks,
rabbino
È altamente ironico che ci sia chi definisce Israele una potenza imperialista. Quella ebraica infatti è l'unica nazione ad aver governato la terra negli ultimi 4mila anni che non sia stata un impero e che non abbia mai avuto l'ambizione di esserlo. 
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Si può imparare molto da due ragazze che raccontano il senso della parashà che hai appena letto e riflettono sulla qualità del Cohen Gadol, dialogando tra loro davanti a un pubblico adulto. Si può imparare un modo di leggere, un modo di raccontare, un modo di lavorare insieme. È successo ieri al Beth haKnesset Yoseph ve Eliahu, a Milano, il mio Beth haKnesset.
Austria, spetto ultradestra
Ultradestra favorita in Austra, dove oggi si tornerà a votare. È dal 2000 che il paese non attirava tanta attenzione su di sé, scrive Tonia Mastrobuoni su Repubblica. E cioè da quando Haider andò al governo col cancelliere Schüssel, “e l’Europa la sanzionò”. Per rintracciare un’elezione del presidente della Repubblica che abbia fatto altrettanto rumore, si legge ancora, “bisogna andare indietro persino di 30 anni, quando Kurt Waldheim, uomo dall’oscuro passato nazista, divenne capo dello Stato”.
Polemiche a Milano per l’elogio che il candidato sindaco del centrosinistra Giuseppe Sala ha fatto di Niccolò Mardegan, candidato in una lista di destra che schiera alcuni elementi di CasaPound. “Se fossi stato a destra non mi sarei perso uno come lui” ha detto Sala. Nessuna campagna acquisti comunque, “ma solo simpatia personale nei confronti di un giovane candidato dell’altro fronte” (Andrea Senesi, Corriere Milano).
Sabato ad alta tensione a Roma. “Prima i cortei per le strade del centro con l’assalto a un’auto da parte degli antagonisti. Quindi il concerto nazi-rock nel cuore della Capitale all’insegna dei saluti romani” scrive Repubblica (Viola Giannoli).
 
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  davar
qui gorizia - la redazione ucei protagonista
A èStoria con Pagine Ebraiche

"La nuova schiavitù è digitale"
I temi della schiavitù digitale e della demenza digitale, i grandi rivolgimenti sociali che la diffusione massiccia della rete e delle nuove tecnologie comportano, sono stati al centro dell’apertura dell’ultima giornata del Festival internazionale èStoria di Gorizia che ha richiamato nella città isontina storici, ricercatori e studiosi impegnati quest’anno a riflettere sulle libertà civili e sulle loro devastanti negazioni. La redazione del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche è stata protagonista con un dibattito dedicato agli effetti e ai veleni che rete e nuove tecnologie stanno producendo nelle mutazioni sociali di cui siamo testimoni. Accogliendo gli ospiti del dibattito, il direttore della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Guido Vitale ha ricordato come la diffusione dell’odio in rete sia ormai divenuta uno strumento di costruzione del consenso sociale e politico e ha sottolineato come le intemperanze di improbabili candidati nelle più recenti consultazioni elettorali, con i loro segnali che richiamano negazione della Memoria e del rispetto della persona, abbia messo in luce una pericolosa carenza immunitaria della società civile cui è urgente porre riparo. L’utilizzo della rete e dei social network in attività distorta e strumentale attraversa ormai trasversalmente l’intera società e non vede immuni nemmeno le culture di minoranza che pure dovrebbero percepire come una forte minaccia l’utilizzo della demenza digitale e la costruzione del consenso di massa. La sala piena è stata la prima dimostrazione del grande interesse suscitato dall’incontro, organizzato in collaborazione con ASSID, Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche e Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia.
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PAGINE EBRAICHE MAGGIO 2016
I due cani e la rete avvelenata
Talvolta una vignetta, soprattutto se appare sul prestigioso settimanale The New Yorker, fa la storia. E quando si parla di demenza digitale e di schiavitù digitale, così come la redazione del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche si è ripromessa di fare aprendo l’ultima giornata in programma del festival èStoria di Gorizia, c’è da riflettere.

Un cane, nella vignetta di Peter Steiner che apparve sul numero del 5 luglio 1993, quando il web era appena ai suoi inizi, si piazza davanti a un personal computer dotato di connessione e commenta tutto fiero a un altro cane che lo osserva incredulo: “In Internet nessuno può sapere che sei un cane”.
Nelle classifiche stilate solo pochi anni fa la vignetta di Steiner risultava la più riprodotta in assoluto fra quelle pubblicate dal giornale e aveva fruttato al fortunato autore oltre 50 mila euro di diritti. Lo stesso autore raccontò in seguito stupito che all’inizio la sua vignetta non aveva attirato grandi attenzioni, ma che con il passare del tempo la sua popolarità era enormemente cresciuta, tanto da essere citata, studiata e considerata una pietra miliare da più parti. Il fatto è che la vignetta di Steiner colse, per un caso o per un’intuizione, l’attimo dell’entrata del web nella vita comune.
Terreno di caccia esclusivo degli ingegneri informatici delle agenzie governative e delle istituzioni accademiche, il world wide web cominciava a divenire oggetto dell’interesse e del dibattito generale per l’opinione pubblica. Certo, nelle case di molti di noi un pc doveva ancora fare il suo ingresso e le connessioni, tutte immancabilmente affidate ai gracidanti modem di un tempo e alle linee telefoniche analogiche, erano ancora estremamente precarie e difficoltose, ma c’è sempre un momento in cui una mutazione sociale diviene irreversibile, e il momento fu quello. Il fondatore di Lotus Software e precoce attivista della rete Mitch Kapor avvertì con un editoriale apparso sul Time magazine qualche settimana dopo l’uscita della vignetta che l’interesse generale per quello che stava avvenendo sulla rete aveva ormai raggiunto la massa critica e il punto di non ritorno e che questo era testimoniato dall’apparizione della vignetta dei due cani.
Ma qual era il significato effettivamente attribuito alla vignetta?
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FONDAZIONE BENI CULTURALI EBRAICI IN ITALIA
Quale futuro per Sciesopoli? Nuove idee per la Memoria
È Valeria Dani, dottoranda in Studi Romanzi alla Cornell University (NY), la vincitrice del bando promosso dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia per assegnare una borsa di ricerca per il 2016. Il progetto scelto dalla Fondazione è intitolato “Trasformazione dello spazio e creazione di comunità. Sciesopoli e i suoi bambini”, e racconta della vicenda dell’ex colonia fascista a Selvino, vicino a Bergamo, dove tra il 1945 e il 1948 vissero ottocento bambini sotto la cura di esponenti della Comunità ebraica di Milano e della Brigata Ebraica, amichevolmente accolti dalla popolazione locale (che ancora oggi li ricorda).
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qui firenze - IL LIMMUD PER RAV SCIUNNACH
La Comunità ricorda il Morè 

Quanto il messaggio del rav Umberto Sciunnach (1935-2015) sia ancora vivo è la sua Comunità, in tutte le sue anime, a testimoniarlo una volta. Una sala gremita, anziani, adulti, giovani e giovanissimi, ha infatti assistito alla commemorazione organizzata in ricordo dell’indimenticabile rabbino capo nelle sale comunitarie di via Farini con il sostegno dell’Area Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che insieme alla Comunità ha dato vita nel corso dell’anno a un ciclo di incontri nel suo nome – rivolto agli studenti e con la partecipazione di molti rabbini – che si è rivelato stimolante e ricco di contenuti. Numerosi i Maestri che hanno voluto rendere omaggio alla memoria del rav, nato a Roma ma arrivata giovanissimo in riva all’Arno dove è stato anche chazan e shochet. E con i rabbini anche i vertici della Comunità ebraica di Firenze e di quella romana, oltre alla figlia Chiara e alle ragazze e ai ragazzi che hanno preso parte al ciclo di incontri.
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CORDOGLIO NEL MONDO EBRAICO
Nella Fortis Polacco (1931-2016)
Grande cordoglio nel mondo ebraico per la scomparsa a Livorno di Nella Fortis (1931-2016), vedova dell’ex rabbino capo della città labronica Bruno Polacco. Pluridecennale la sua attività nelle comunità ebraiche in cui ha vissuto e operato: Venezia, Ferrara e Livorno. Forte il suo impegno, anche con incarichi di presidenza, nell’Associazione Donne Ebree d’Italia. “Valorosa e assidua componente della nostra associazione, anzi una delle sue colonne portanti per molti decenni, oltre che maestra di numerosissime generazioni di giovani ebrei livornesi che la ricordano con grande nostalgia e affetto” si legge in una nota diffusa dall’Adei.
Nella giunse a Livorno nel 1960 quando il marito venne chiamato dal rabbino Alfredo Shabbetai Toaff (zl) per affiancarlo nella conduzione religiosa della Comunità (diverrà rabbino capo nel 1963, dopo la scomparsa del primo).
Tra le sue attività anche molti anni di direzione di colonie per la gioventù dell’Organizzazione Sanitaria Ebraica (OSE).
Il figlio maggiore, Daniele, è Consigliere della Comunità ebraica, mentre il secondogenito Gadi è ora alla guida del Benè Berith toscano nonchè esponente liberale.
Nella riposerà nel cimitero ebraico di Venezia, al Lido, accanto al marito prematuramente scomparso nel 1967.
A Gadi e a tutti i suoi familiari la vicinanza e il cordoglio della redazione del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e Pagine Ebraiche

(Nella foto del 1962 rav Bruno Polacco e Nella Fortis insieme durante una festa di Purim).
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pilpul

Un arrivederci
Dunque la vita di Marco Pannella si è spenta. Il suo approssimarsi all’ultimo, definitivo transito è avvenuto con dignità e consapevolezza, due qualità che oggi sembrano invece difettare ai molti. Non di meno, come già era capitato per persone che si erano riconosciute nelle battaglie del suo partito, quando ha registrato che per lui i “dadi erano tratti” una volta per sempre, ha deciso di rendere pubblico il suo progressivo approssimarsi vero l’altra riva. Lo ha fatto congedandosi da amici e compagni di lotta, da avversari leali e da interlocutori abituali. Per una parte del piccolo, vivacissimo, composito universo di lottatori civili, anche la propria morte può essere la circostanza, invero suprema, per rendere omaggio a quei principi ai quali si sono dichiarati fedeli. Ciò facendo, quasi a volere suggellare il presupposto insindacabile che prescrive che le esistenze possono transitare ma alcuni valori sono destinati ad inverarsi a prescindere da chi li fa propri, partendo il più delle volte da posizioni di assoluta minoranza.

Claudio Vercelli
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Il settimanAle - Spigolature
“C’è oggi un paese nel quale i ‘programmi’ sono stati sostituiti dalla parola di un singolo…l’Italia; il sistema si chiama fascismo: per conferire un titolo al loro profeta, hanno coniato un nuovo termine – ‘Duce’ – che traduce quell’assurda parola inglese – ‘leader’. Sono i bisonti che seguono un leader. Un uomo civile non ha duci”.
Vladimir Ze’ev Jabotinsky, in The Zionist (London) del 25 giugno 1926.


Alessandro Treves, neuroscienziato
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Il messaggio di Marco
Il 2 gennaio 2008 Pannella volle visitare il Tempio Ebraico di Firenze ed ebbi l’onore di accompagnarlo insieme ai dirigenti della nostra Comunità. Quel giorno, lanciò “il manifesto della sinagoga di Firenze”.
Un documento e un appello inedito, per un futuro di pace in Medio Oriente tra Israele, palestinesi e arabi e per l’ingresso di Israele nell’Unione Europea. Nella logica del Partito Radicale, e nella sua impostazione politica e ideologica,
Pannella prefigurava una prospettiva futura per la soluzione‎ del conflitto tra Israele e il mondo arabo-palestinese nell’assunzione da parte dell’Unione di una responsabilità in questo senso.
Rileggiamo oggi questo appello che partì dalla nostra sinagoga, per Israele e la pace in Medio Oriente, e riflettiamo sull’importanza di quel messaggio. In ricordo di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a grande battaglie di civiltà e avanzamento sociale.
Perché se oggi la nostra società ha conquistato tanti diritti lo dobbiamo anche al suo impegno.

Renzo Funaro, presidente Opera del Tempio ebraico

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