Jonathan Sacks,
rabbino
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È
altamente ironico che ci sia chi definisce Israele una potenza
imperialista. Quella ebraica infatti è l'unica nazione ad aver
governato la terra negli ultimi 4mila anni che non sia stata un impero
e che non abbia mai avuto l'ambizione di esserlo.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Si
può imparare molto da due ragazze che raccontano il senso della parashà
che hai appena letto e riflettono sulla qualità del Cohen Gadol,
dialogando tra loro davanti a un pubblico adulto. Si può imparare un
modo di leggere, un modo di raccontare, un modo di lavorare insieme. È
successo ieri al Beth haKnesset Yoseph ve Eliahu, a Milano, il mio Beth
haKnesset.
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Austria, spetto ultradestra
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Ultradestra
favorita in Austra, dove oggi si tornerà a votare. È dal 2000 che il
paese non attirava tanta attenzione su di sé, scrive Tonia Mastrobuoni
su Repubblica. E cioè da quando Haider andò al governo col cancelliere
Schüssel, “e l’Europa la sanzionò”. Per rintracciare un’elezione del
presidente della Repubblica che abbia fatto altrettanto rumore, si
legge ancora, “bisogna andare indietro persino di 30 anni, quando Kurt
Waldheim, uomo dall’oscuro passato nazista, divenne capo dello Stato”.
Polemiche a Milano per l’elogio che il candidato sindaco del
centrosinistra Giuseppe Sala ha fatto di Niccolò Mardegan, candidato in
una lista di destra che schiera alcuni elementi di CasaPound. “Se fossi
stato a destra non mi sarei perso uno come lui” ha detto Sala. Nessuna
campagna acquisti comunque, “ma solo simpatia personale nei confronti
di un giovane candidato dell’altro fronte” (Andrea Senesi, Corriere
Milano).
Sabato ad alta tensione a Roma. “Prima i cortei per le strade del
centro con l’assalto a un’auto da parte degli antagonisti. Quindi il
concerto nazi-rock nel cuore della Capitale all’insegna dei saluti
romani” scrive Repubblica (Viola Giannoli).
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PAGINE EBRAICHE MAGGIO 2016 I due cani e la rete avvelenata
Talvolta
una vignetta, soprattutto se appare sul prestigioso settimanale The New
Yorker, fa la storia. E quando si parla di demenza digitale e di
schiavitù digitale, così come la redazione del giornale dell’ebraismo
italiano Pagine Ebraiche si è ripromessa di fare aprendo l’ultima
giornata in programma del festival èStoria di Gorizia, c’è da
riflettere.
Un
cane, nella vignetta di Peter Steiner che apparve sul numero del 5
luglio 1993, quando il web era appena ai suoi inizi, si piazza davanti
a un personal computer dotato di connessione e commenta tutto fiero a
un altro cane che lo osserva incredulo: “In Internet nessuno può sapere
che sei un cane”.
Nelle
classifiche stilate solo pochi anni fa la vignetta di Steiner risultava
la più riprodotta in assoluto fra quelle pubblicate dal giornale e
aveva fruttato al fortunato autore oltre 50 mila euro di diritti. Lo
stesso autore raccontò in seguito stupito che all’inizio la sua
vignetta non aveva attirato grandi attenzioni, ma che con il passare
del tempo la sua popolarità era enormemente cresciuta, tanto da essere
citata, studiata e considerata una pietra miliare da più parti. Il
fatto è che la vignetta di Steiner colse, per un caso o per
un’intuizione, l’attimo dell’entrata del web nella vita comune.
Terreno
di caccia esclusivo degli ingegneri informatici delle agenzie
governative e delle istituzioni accademiche, il world wide web
cominciava a divenire oggetto dell’interesse e del dibattito generale
per l’opinione pubblica. Certo, nelle case di molti di noi un pc doveva
ancora fare il suo ingresso e le connessioni, tutte immancabilmente
affidate ai gracidanti modem di un tempo e alle linee telefoniche
analogiche, erano ancora estremamente precarie e difficoltose, ma c’è
sempre un momento in cui una mutazione sociale diviene irreversibile, e
il momento fu quello. Il fondatore di Lotus Software e precoce
attivista della rete Mitch Kapor avvertì con un editoriale apparso sul
Time magazine qualche settimana dopo l’uscita della vignetta che
l’interesse generale per quello che stava avvenendo sulla rete aveva
ormai raggiunto la massa critica e il punto di non ritorno e che questo
era testimoniato dall’apparizione della vignetta dei due cani.
Ma qual era il significato effettivamente attribuito alla vignetta? Leggi
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CORDOGLIO NEL MONDO EBRAICO Nella Fortis Polacco (1931-2016)
Grande
cordoglio nel mondo ebraico per la scomparsa a Livorno di Nella Fortis
(1931-2016), vedova dell’ex rabbino capo della città labronica Bruno
Polacco. Pluridecennale la sua attività nelle comunità ebraiche in cui
ha vissuto e operato: Venezia, Ferrara e Livorno. Forte il suo impegno,
anche con incarichi di presidenza, nell’Associazione Donne Ebree
d’Italia. “Valorosa e assidua componente della nostra associazione,
anzi una delle sue colonne portanti per molti decenni, oltre che
maestra di numerosissime generazioni di giovani ebrei livornesi che la
ricordano con grande nostalgia e affetto” si legge in una nota diffusa
dall’Adei.
Nella giunse a Livorno nel 1960 quando il marito venne chiamato dal
rabbino Alfredo Shabbetai Toaff (zl) per affiancarlo nella conduzione
religiosa della Comunità (diverrà rabbino capo nel 1963, dopo la
scomparsa del primo).
Tra le sue attività anche molti anni di direzione di colonie per la gioventù dell’Organizzazione Sanitaria Ebraica (OSE).
Il figlio maggiore, Daniele, è Consigliere della Comunità ebraica,
mentre il secondogenito Gadi è ora alla guida del Benè Berith toscano
nonchè esponente liberale.
Nella riposerà nel cimitero ebraico di Venezia, al Lido, accanto al marito prematuramente scomparso nel 1967.
A Gadi e a tutti i suoi familiari la vicinanza e il cordoglio della
redazione del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e Pagine
Ebraiche
(Nella foto del 1962 rav Bruno Polacco e Nella Fortis insieme durante una festa di Purim). Leggi
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Un arrivederci
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Dunque
la vita di Marco Pannella si è spenta. Il suo approssimarsi all’ultimo,
definitivo transito è avvenuto con dignità e consapevolezza, due
qualità che oggi sembrano invece difettare ai molti. Non di meno, come
già era capitato per persone che si erano riconosciute nelle battaglie
del suo partito, quando ha registrato che per lui i “dadi erano tratti”
una volta per sempre, ha deciso di rendere pubblico il suo progressivo
approssimarsi vero l’altra riva. Lo ha fatto congedandosi da amici e
compagni di lotta, da avversari leali e da interlocutori abituali. Per
una parte del piccolo, vivacissimo, composito universo di lottatori
civili, anche la propria morte può essere la circostanza, invero
suprema, per rendere omaggio a quei principi ai quali si sono
dichiarati fedeli. Ciò facendo, quasi a volere suggellare il
presupposto insindacabile che prescrive che le esistenze possono
transitare ma alcuni valori sono destinati ad inverarsi a prescindere
da chi li fa propri, partendo il più delle volte da posizioni di
assoluta minoranza.
Claudio Vercelli
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Il settimanAle - Spigolature
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“C’è
oggi un paese nel quale i ‘programmi’ sono stati sostituiti dalla
parola di un singolo…l’Italia; il sistema si chiama fascismo: per
conferire un titolo al loro profeta, hanno coniato un nuovo termine –
‘Duce’ – che traduce quell’assurda parola inglese – ‘leader’. Sono i
bisonti che seguono un leader. Un uomo civile non ha duci”.
Vladimir Ze’ev Jabotinsky, in The Zionist (London) del 25 giugno 1926.
Alessandro Treves, neuroscienziato
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Il messaggio di Marco
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Il
2 gennaio 2008 Pannella volle visitare il Tempio Ebraico di Firenze ed
ebbi l’onore di accompagnarlo insieme ai dirigenti della nostra
Comunità. Quel giorno, lanciò “il manifesto della sinagoga di Firenze”.
Un documento e un appello inedito, per un futuro di pace in Medio
Oriente tra Israele, palestinesi e arabi e per l’ingresso di Israele
nell’Unione Europea. Nella logica del Partito Radicale, e nella sua
impostazione politica e ideologica,
Pannella prefigurava una prospettiva futura per la soluzione del
conflitto tra Israele e il mondo arabo-palestinese nell’assunzione da
parte dell’Unione di una responsabilità in questo senso.
Rileggiamo oggi questo appello che partì dalla nostra sinagoga, per
Israele e la pace in Medio Oriente, e riflettiamo sull’importanza di
quel messaggio. In ricordo di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita
a grande battaglie di civiltà e avanzamento sociale.
Perché se oggi la nostra società ha conquistato tanti diritti lo dobbiamo anche al suo impegno.
Renzo Funaro, presidente Opera del Tempio ebraico
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