il giacimento a largo di ashkelon
Tamar, risorsa da sfruttare
Vista
dall’alto sembra un enorme fenicottero. Con la gru che si protende
verso il cielo, 80 metri sopra la superficie del mare, i piloni
d’acciaio che sprofondano nell’acqua, fino a 300 metri di profondità.
Un corpo fatto di tubi grigi e rossi, ringhiere gialle. E come coda la
pedana dove si posa l’elicottero. La piattaforma Tamar, a 27 chilometri
al largo di Ashkelon, è la centralina del gas di Israele. Da qui passa
il metano estratto a 150 chilometri di distanza: viene scaldato,
filtrato, ripulito e inviato nel centro di stoccaggio sulla terraferma.
E qui ci sono le manopole che regolano il flusso, a seconda della
domanda di energia. Ma la Tamar, a metà strada fra Libano, Cipro,
l’Egitto, è anche al centro della battaglia energetica nel Mediterraneo
orientale. Una gara ad arrivare primi nello sfruttamento dei giacimenti
che vengono scoperti uno dopo l’altro, e stanno facendo di questo
spicchio di mare un nuovo Golfo del Messico. Israele ha, assieme
all’Egitto, le maggiori potenzialità. È partita per prima ma rischia di
rimanere indietro.
Giordano Stabile, La
Stampa 17 maggio 2015
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