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4 luglio 2016 - 28 Sivan 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Paolo Sciunnach,
insegnante
"Rabban Gamliel, figlio di Rabbi Jehuda HaNassih, affermava: esegui la volontà di D-o come se fosse la tua, affinché Egli esegua la tua volontà come se fosse la Sua. Annulla la tua volontà di fronte alla Sua, affinché egli annulli la volontà degli altri di fronte alla tua”.
Così, quando noi non custodiamo ("Lishmor", osservare, custodire) la Sua Torah e non teniamo fede al nostro impegno (Brith, patto, impegno), come può D-o custodire (Lishmor) le nostre anime (e la nostra sorte: Pur)?
 
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Anna
Foa,
storica
A Dacca le donne senza velo, le musulmane come le straniere, sono state sgozzate. A trucidarle, quei ragazzi in posa sorridenti nei selfie prima del massacro, immagini difficili da dimenticare. Agli uomini, per distinguere i fedeli dagli infedeli, è stato imposto di recitare il Corano. Ma uno di quelli che avevano saputo recitarlo ha preferito condividere la sorte delle sue amiche senza velo, scegliendo con la sua morte di rifiutare quella logica. I nazisti, come nel film di Malle, facevano calare i pantaloni alle loro vittime per vedere se fossero circoncisi, per le donne era più difficile decidere immediatamente se fossero o meno ebree, e si ricorreva volentieri al nome.
 
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L'orrore del terrorismo
da Dacca a Baghdad
In Bangladesh si terranno oggi i funerali di Stato per le vittime dell’attentato compiuto da terroristi dell’Isis in un ristorante di Dacca. Tra le 28 persone uccise, nove italiani, per cui in Italia, racconta Repubblica, si valuta se dichiarare il lutto nazionale. Su La Stampa e Repubblica, la terribile testimonianza di Gianni Boschetti, sopravvissuto al massacro al ristorante dove però è stata assassinata la moglie. Del profilo degli assassini parla invece di ragazzi benestanti: “ricchi, belli e colti. Il Bangladesh scopre i volti del terrore”, titola La Stampa, parlando dei terroristi affascinati dall’ideologia di morte dell’Isis. E il terrorismo del movimento islamista nelle scorse ore è tornato a colpire: un Camion bomba è esploso a Baghdad nel quartiere dei negozi frequentato dalle famiglie. 126 morti e almeno 25 erano minori (Corriere della Sera).

Il patto della Rete contro il terrore. Palazzo Chigi si mobilita e chiede l’intervento dei giganti della Rete per bloccare la propaganda online della Jihad. “Nella storia del ‘900 – afferma una fonte di Palazzo Chigi a Repubblica – abbiamo conosciuto un periodo buio della ragione, un cortocircuito dell’umanità che ha portato all’Olocausto. Quella follia si è alimentata della propaganda. Che non a caso era l’ossessione del Terzo Reich. Oggi, ora, quelle immagini di un’umanità letteralmente sventrata, di corpi eviscerati, riversi nel loro sangue e nei loro liquidi biologici, quella minaccia di uccidere nei sogni, le une e le altre affidate alla Rete in tempo reale, ci dicono che siamo di fronte alla stessa sfida. In gioco sono il racconto del Terrore e la sua forza contagiosa”.

Cosa fu l’operazione Entebbe. Quarant’anni fa, tra il 3 e il 4 luglio del 1974, nell’aeroporto ugandese di Entebbe, l’esercito israeliano riuscì a liberare, in un’operazione entrata nella storia del Paese, decine di ostaggi in mano a terroristi, in parte palestinesi in parte tedeschi, che avevano dirottato un aereo. La Stampa, riportando le testimonianze di alcuni dei protagonisti di allora, ricostruisce oggi la vicenda.

Dopo Wiesel, dopo i Testimoni. Sul Mattino Titti Marrone riflette sul futuro della Memoria a partire dalla scomparsa sabato sera di una delle sue voci più preziose, Elie Wiesel. “Che succederà quando non ci sarà più qualcuno a raccontare di aver vissuto sulla propria pelle e visto con i propri occhi l’orrore della Shoah? Se lo è chiesto David Bidussa in un bel libro di qualche anno fa intitolato Dopo l’ultimo testimone (Einaudi 2009). – ricorda Marrone – E ora, dopo la morte di Elie Wiesel, vien da pensare che ci siamo quasi. Che con la fine dello scrittore e premio Nobel per la pace scomparso l’altra notte a 87 anni, con lo spegnersi della sua memoria diretta, vibrante e intensa ma sempre pacata, si fanno sempre più sparute e rare le voci in grado di raccontare e testimoniare l’Olocausto”.

Addio a Marina Jarre. “È mancata ieri a Torino la scrittrice e drammaturga Marina Jarre, nata a Riga in Lettonia nel 1925 da padre ebreo lettone (il suo cognome da nubile era Gersoni) e madre valdese italiana. Arrivata a dieci anni in Italia con la sorella a Torre Pellice, nel Torinese, in seguito alla separazione dei suoi, e allontanatasi dal crogiuolo di lingue di Riga, in cui si intrecciavano lettone, tedesco, russo, polacco e svedese, Jarre imparò l’italiano a scuola e lo usò per scrivere” (Corriere). Da qui, la sua carriera di narratrice in cui raccontò l’epopea dei valdesi (La Stampa).
 
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  davar
noemi di segni alla guida dell'unione 
Nel primo giorno di lavoro
confronto aperto sul futuro

L’apertura immediata di un canale di confronto con il neoeletto Consiglio dell’Assemblea rabbinica italiana. L’avvio delle trattative che dovranno concludersi entro metà mese per presentare il 17 luglio, alla seconda seduta del Consiglio, un’ipotesi di formazione della Giunta che sia la più unitaria e rappresentativa possibile. L’infinita sequela dei messaggi di saluto e di felicitazioni, le prime interviste con i giornali. L’impostazione delle prime settimane di lavoro
Sono trascorse appena poche ore dall’elezione di Noemi Di Segni alla guida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la prima giornata di lavoro è stata intensa già dal suo inizio.
La priorità, ha confermato la Presidente concessa nella notte di domenica e rilanciata anche nelle prime ore di questa mattina in una lunga intervista al primo canale della radio italiana, deve essere riservata alla tutela della componente ebraica nell’ambito del quadro della società italiana di oggi. Una forte affermazione identitaria, un chiaro messaggio, proprio da lei, che durante i lavori di Consiglio aveva rivendicato con orgoglio il suo essere una consapevole cittadina italiana pienamente partecipe dei valori e dei problemi nazionali e una ebrea italiana indissolubilmente legata a Israele, che traccia la strada di quello che potrà essere il lavoro dei prossimi mesi. La lunga esperienza degli ebrei italiani, ha spiegato, costituisce un patrimonio al servizio di tutti gli italiani proprio sui temi più avvertiti oggi dall’opinione pubblica: quelli dell’integrazione fra componenti diverse e quelli della sicurezza. Un fattore non può essere sviluppato e difeso senza tenere conto dell’altro, e se la diversità deve ovviamente essere vista come una ricchezza, si tratta di un’energia da vivere nell’ambito delle regole comuni e del rispetto degli ordinamenti comuni di cui gli ebrei da sempre si fanno carico con onore.
No, dunque, alle aperture senza regole, e nessuna tolleranza per chi attacca i capisaldi del vivere civile, perché la sicurezza per gli ebrei nel mondo e per lo Stato ebraico significa un valore universale posto a tutela della libertà di tutti.
Guardando al fronte interno, in questa stagione di lacerazioni e di grandi dibattiti, per gli ebrei italiani nelle intenzioni della Presidente è venuto il momento di riscoprire la stagione della concordia e dell’unità di intenti. Un processo che non deve appiattire le differenze da sempre esistenti nell’ambito della più antica comunità della Diaspora, ma deve combattere soprattutto la tentazione di escludere, di marginalizzare l’interlocutore.
In un lungo messaggio rivolto subito dopo l’elezione agli ebrei italiani, Noemi Di Segni esprimeva i suoi sentimenti di gratitudine e di impegno per l’incarico che le è stato appena conferito. “Con grande commozione mi avvio a ricoprire il ruolo di Presidente dell’Unione. Un profondo ringraziamento a tutti i Consiglieri che nella giornata di ieri hanno contribuito con i loro interventi a definire gli obiettivi comuni e le nostre responsabilità. Forte il confronto e la dialettica. Giusto che sia così”. La sua lettura di un sofferto processo di voto, che l’ha condotta a conquistare la maggioranza qualificata indicata dallo Statuto (la maggioranza assoluta degli aventi diritto) ha significato per lei anche la consapevolezza di aver raccolto il consenso necessario in tutte le 21 Comunità ebraiche italiane che con i loro rappresentanti formano il Consiglio dell’Unione.
“Per affrontare con efficacia – ha indicato la Presidente - gli obiettivi che abbiamo assieme delineato – Identità e formazione ebraica, Sicurezza, Memoria, Assistenza sociale, rapporto con Israele, è fondamentale che vi sia unità, competenza, tenacia, energia e volontà di agire con onestà e spirito di servizio. In vista della prossima riunione di Consiglio, come ho già affermato, mi adopererò con fermezza per formare una Giunta unitaria ed inclusiva. Senza veti, senza preclusioni: una squadra coesa, che si avvii con autorevolezza sul percorso tracciato”.
Il mio impegno – ha proseguito - è essere punto di riferimento per tutti e condividere con tutti (Consiglieri UCEI, Consiglieri delle Comunità e degli enti ebraici, iscritti alle nostre Comunità) le iniziative ed i progetti che auspichiamo veder realizzati. Con la consapevolezza che la rappresentanza dell’ebraismo intero, i rapporti con le Comunità e le istituzioni richiedono impegno quotidiano, fatica e serietà, pragmatismo abbinato ad una visione di medio lungo termine, e soprattutto con la forza di volontà che ha sempre caratterizzato l’agire del nostro Popolo, sono certa che possiamo fare molto”.
Il sigillo posto a conclusione di queste prime, febbrili ore di lavoro, ancora prima che si levi il nuovo giorno è scandito dalle chiare parole della Mishnà Avot: “Hazman Kazar, veHamelchà Meruba”. "Il tempo è scarso, il lavoro da compiere è molto…”.

gv
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noemi di segni alla guida dell'unione
Dalla Giannini a Grasso, auguri
alla nuova presidente UCEI

Rappresentanti delle istituzioni ai più alti livelli, opinion leader, tanti comuni cittadini. Numerose le reazioni, sia ieri che oggi, alla notizia della nomina di Noemi Di Segni alla presidenza dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
“Auguri e in bocca al lupo a Noemi Di Segni” twitta tra gli altri il presidente del Senato Pietro Grasso.
“Buon lavoro a Noemi Di Segni, nuova presidente UCEI. Ringrazio Gattegna per questi anni di proficua collaborazione” scrive sul proprio profilo il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.
“Buon lavoro!” cinguetta Francesco Nicodemo, assistente alla comunicazione del premier Matteo Renzi.
Scrive in una nota il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “Congratulazioni a Noemi Di Segni per la sua elezione a guida dell’UCEI e auguri per la sua attività che inizia oggi in un momento molto particolare nella storia del mondo”. Zingaretti rivolge inoltre “un caloroso abbraccio” al presidente uscente oltre a un ringraziamento “per il lavoro e il suo impegno a guida delle comunità italiane”.
“Le faccio le mie congratulazioni e i migliori auguri per l’importante incarico, ribadendo la mia disponibilità a portare avanti la collaborazione con le Comunità ebraiche” scrive in un messaggio la senatrice Silvana Amati, prima firmataria della legge sul negazionismo.
Osserva il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini: “Nel lungo cammino per i diritti e la libertà religiosa, valdesi ed ebrei si sono spesso incontrati unendo la loro azione in difesa di fondamentali principi di pluralismo e laicità. Di fronte alle nuove sfide e alle nuove opportunità che si aprono di fronte a noi, sono fiducioso che avremo modo di proseguire e rinnovare questa tradizione di incontri, scambi, collaborazioni”.
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noemi di segni alla guida dell'unione 
Il messaggio rivolto ai media
"Prima di tutto unità e sicurezza"

Grande attenzione sui quotidiani in edicola, dal Corriere a Repubblica, dalla Stampa al Messaggero, ma anche nei principali contenitori di informazione televisiva e radiofonica, per la notizia della nomina di Noemi Di Segni alla presidenza UCEI.
Sul Corriere, Paolo Conti spiega come la sua nomina confermi “una linea moderata e improntata al dialogo” dell’Unione.
“Una donna presidente dell’UCEI”, titola Repubblica. “Una donna alla guida delle comunità ebraiche italiane”, la scelta del Corriere.
Afferma la neo presidente in una intervista al Messaggero, realizzata da Francesca Nunberg: “All’interno è necessario dare un messaggio di unità, l’ebraismo italiano è frastagliato, le comunità sono 21, ma oltre alle maggiori di Roma e Milano ne esistono altre 19 con le quali bisogna definire nuovi modelli di networking per gestire in sinergia i servizi comunitari. I finanziamenti dell’otto per mille andranno rafforzati. Ma bisogna anche affrontare il tema dell’identità ebraica, con la formazione religiosa, la scuola, la socializzazione”.
Sul fronte delle minacce esterne, in un momento storico in cui il terrorismo è sempre più una minaccia globale, Di Segni (che di questi temi ha parlato, tra gli altri, anche con il giornale radio Rai) sottolinea come sia necessario “sviluppare una strategia vincente per difendere le nostre comunità da un antisemitismo che diventa sempre più aggressivo e subdolo. Ma la sicurezza va gestita informando e senza generare panico. Di concerto naturalmente con le forze dell’ordine e l’intelligence”. Rispetto al suo rapporto con Israele, spiega di esserci vissuta fino ai vent’anni e di avere fatto lì il servizio militare.
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ISRAELE - RIVLIn alla festa di fine ramadaN 
"Ebrei e musulmani, serve unità
contro i terroristi e chi li istiga"

“Un futuro di collaborazione, comprensione e rispetto reciproco, e di pace”. È quello auspicato dal presidente israeliano Reuven Rivlin, nell’accogliere ieri nella residenza presidenziale a Gerusalemme alcuni leader comunitari musulmani e diplomatici di Egitto, Giordania, Uzbekistan e Turchia insieme ad alcuni alti ufficiali israeliani per una cena tradizionale dell’Iftar, il pasto serale che rompe il digiuno del Ramadan. Un momento all’insegna del dialogo e della convivenza, durante il quale Rivlin ha incoraggiato l’incremento di progetti condivisi tra ebrei e arabi in Israele, cogliendo l’occasione per fare un appello a far fronte comune contro la minaccia terroristica. “Non possiamo, in quanto leader, ignorare le parole al vetriolo e gli incitamenti all’omicidio, nessuno di noi può rimanere in silenzio o mancare di prendere una posizione inequivocabile”.
Per Rivlin, è necessario che i leader delle comunità ebraica e islamica colgano “ogni opportunità per far sentire la vostra voce unita e netta. Più forte, più coraggiosa e più chiara sarà – ha detto rivolgendosi a loro – maggiore sarà il numero di forze sempre più vitali che si uniranno a esse, dal cuore di entrambe le società. Sulle nostre spalle pesa il compito di continuare a costruire, ogni giorno, la fiducia e i ponti tra noi”.
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Informazione – International Edition 
Venezia, il laboratorio Biennale
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ha un nuovo presidente, Noemi Di Segni, 47 anni, a Roma da oltre 25 ma nata a Gerusalemme. Nell’uscita odierna di Pagine Ebraiche International Edition, il nuovo leader dell’UCEI per il prossimo quadriennio viene presentata ai lettori internazionali. Tra le priorità messe in evidenza da Di Segni, la sicurezza e il contrasto al terrorismo, la lotta contro l’antisemitismo, l’educazione e l’impegno per i giovani, il rafforzamento dell’identità ebraica e del rapporto tra tutte le comunità.
Anche l’Italia, ebraica e non, piange la scomparsa di Elie Wiesel. “Wiesel ha lavorato instancabilmente per mantenere viva la memoria di quell’orrore, per combattere l’indifferenza, la menzogna e le ingiustizie che ancora oggi purtroppo costituiscono mali comuni. Difensore della libertà, a fianco degli oppressi, la sua lezione è destinata a durare. In un momento in cui l’umanità si trova ad affrontare sfide epocali quali la barbarie del terrorismo e il dramma delle migrazioni, il suo esempio ci esorta a non deflettere dal perseguire l’obiettivo di costruire società più libere, giuste ed eque” le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
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pilpul
 Oltremare - Scuola
Scuole chiuse. Bambini e ragazzini di ogni grado, età e livello di simpatia gironzolano per le città con quella avventatezza tutta estiva che noi adulti ci ricordiamo benissimo e perciò temiamo. Ma come negli albi di Asterix, proprio tutte le scuole sono chiuse? No, una piccola scuola ben protetta dall'alta palizzata del Dizengoff Center resiste ancora e sempre all'incalzare dell'estate. È dentro a un negozio di materiale da campeggio e turismo, e insegna i rudimenti dell'avventura: geografia, storia, antropologia, e fondamenti di culinaria esotica. L'israeliano, si sa, prende spesso aerei, non avendo interesse a sconfinare come un europeo qualsiasi in paesi limitrofi. E allora, volare per volare, tanto vale andar lontano. Ma per andar lontano meglio prima decidere dove, e studiarsi un po’ la destinazione prescelta.
Ci sono luoghi, e non solo in India, dove i locali credono che gli israeliani siano un popolo numerosissimo.


Daniela Fubini, Tel Aviv
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