Paolo Sciunnach,
insegnante | "Rabban
Gamliel, figlio di Rabbi Jehuda HaNassih, affermava: esegui la volontà
di D-o come se fosse la tua, affinché Egli esegua la tua volontà come
se fosse la Sua. Annulla la tua volontà di fronte alla Sua, affinché
egli annulli la volontà degli altri di fronte alla tua”.
Così, quando noi non custodiamo ("Lishmor", osservare, custodire) la
Sua Torah e non teniamo fede al nostro impegno (Brith, patto, impegno),
come può D-o custodire (Lishmor) le nostre anime (e la nostra sorte:
Pur)?
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Anna
Foa,
storica | A
Dacca le donne senza velo, le musulmane come le straniere, sono state
sgozzate. A trucidarle, quei ragazzi in posa sorridenti nei selfie
prima del massacro, immagini difficili da dimenticare. Agli uomini, per
distinguere i fedeli dagli infedeli, è stato imposto di recitare il
Corano. Ma uno di quelli che avevano saputo recitarlo ha preferito
condividere la sorte delle sue amiche senza velo, scegliendo con la sua
morte di rifiutare quella logica. I nazisti, come nel film di Malle,
facevano calare i pantaloni alle loro vittime per vedere se fossero
circoncisi, per le donne era più difficile decidere immediatamente se
fossero o meno ebree, e si ricorreva volentieri al nome.
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L'orrore del terrorismo
da Dacca a Baghdad
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In
Bangladesh si terranno oggi i funerali di Stato per le vittime
dell’attentato compiuto da terroristi dell’Isis in un ristorante di
Dacca. Tra le 28 persone uccise, nove italiani, per cui in Italia,
racconta Repubblica, si valuta se dichiarare il lutto nazionale. Su La
Stampa e Repubblica, la terribile testimonianza di Gianni Boschetti,
sopravvissuto al massacro al ristorante dove però è stata assassinata
la moglie. Del profilo degli assassini parla invece di ragazzi
benestanti: “ricchi, belli e colti. Il Bangladesh scopre i volti del
terrore”, titola La Stampa, parlando dei terroristi affascinati
dall’ideologia di morte dell’Isis. E il terrorismo del movimento
islamista nelle scorse ore è tornato a colpire: un Camion bomba è
esploso a Baghdad nel quartiere dei negozi frequentato dalle famiglie.
126 morti e almeno 25 erano minori (Corriere della Sera).
Il patto della Rete contro il terrore. Palazzo Chigi si mobilita e
chiede l’intervento dei giganti della Rete per bloccare la propaganda
online della Jihad. “Nella storia del ‘900 – afferma una fonte di
Palazzo Chigi a Repubblica – abbiamo conosciuto un periodo buio della
ragione, un cortocircuito dell’umanità che ha portato all’Olocausto.
Quella follia si è alimentata della propaganda. Che non a caso era
l’ossessione del Terzo Reich. Oggi, ora, quelle immagini di un’umanità
letteralmente sventrata, di corpi eviscerati, riversi nel loro sangue e
nei loro liquidi biologici, quella minaccia di uccidere nei sogni, le
une e le altre affidate alla Rete in tempo reale, ci dicono che siamo
di fronte alla stessa sfida. In gioco sono il racconto del Terrore e la
sua forza contagiosa”.
Cosa fu l’operazione Entebbe. Quarant’anni fa, tra il 3 e il 4 luglio
del 1974, nell’aeroporto ugandese di Entebbe, l’esercito israeliano
riuscì a liberare, in un’operazione entrata nella storia del Paese,
decine di ostaggi in mano a terroristi, in parte palestinesi in parte
tedeschi, che avevano dirottato un aereo. La Stampa, riportando le
testimonianze di alcuni dei protagonisti di allora, ricostruisce oggi
la vicenda.
Dopo Wiesel, dopo i Testimoni. Sul Mattino Titti Marrone riflette sul
futuro della Memoria a partire dalla scomparsa sabato sera di una delle
sue voci più preziose, Elie Wiesel. “Che succederà quando non ci sarà
più qualcuno a raccontare di aver vissuto sulla propria pelle e visto
con i propri occhi l’orrore della Shoah? Se lo è chiesto David Bidussa
in un bel libro di qualche anno fa intitolato Dopo l’ultimo testimone
(Einaudi 2009). – ricorda Marrone – E ora, dopo la morte di Elie
Wiesel, vien da pensare che ci siamo quasi. Che con la fine dello
scrittore e premio Nobel per la pace scomparso l’altra notte a 87 anni,
con lo spegnersi della sua memoria diretta, vibrante e intensa ma
sempre pacata, si fanno sempre più sparute e rare le voci in grado di
raccontare e testimoniare l’Olocausto”.
Addio a Marina Jarre. “È mancata ieri a Torino la scrittrice e
drammaturga Marina Jarre, nata a Riga in Lettonia nel 1925 da padre
ebreo lettone (il suo cognome da nubile era Gersoni) e madre valdese
italiana. Arrivata a dieci anni in Italia con la sorella a Torre
Pellice, nel Torinese, in seguito alla separazione dei suoi, e
allontanatasi dal crogiuolo di lingue di Riga, in cui si intrecciavano
lettone, tedesco, russo, polacco e svedese, Jarre imparò l’italiano a
scuola e lo usò per scrivere” (Corriere). Da qui, la sua carriera di
narratrice in cui raccontò l’epopea dei valdesi (La Stampa).
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noemi di segni alla guida dell'unione
Nel primo giorno di lavoro
confronto aperto sul futuro
L’apertura
immediata di un canale di confronto con il neoeletto Consiglio
dell’Assemblea rabbinica italiana. L’avvio delle trattative che
dovranno concludersi entro metà mese per presentare il 17 luglio, alla
seconda seduta del Consiglio, un’ipotesi di formazione della Giunta che
sia la più unitaria e rappresentativa possibile. L’infinita sequela dei
messaggi di saluto e di felicitazioni, le prime interviste con i
giornali. L’impostazione delle prime settimane di lavoro
Sono trascorse appena poche ore dall’elezione di Noemi Di Segni alla
guida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la prima giornata
di lavoro è stata intensa già dal suo inizio.
La priorità, ha confermato la Presidente concessa nella notte di
domenica e rilanciata anche nelle prime ore di questa mattina in una
lunga intervista al primo canale della radio italiana, deve essere
riservata alla tutela della componente ebraica nell’ambito del quadro
della società italiana di oggi. Una forte affermazione identitaria, un
chiaro messaggio, proprio da lei, che durante i lavori di Consiglio
aveva rivendicato con orgoglio il suo essere una consapevole cittadina
italiana pienamente partecipe dei valori e dei problemi nazionali e una
ebrea italiana indissolubilmente legata a Israele, che traccia la
strada di quello che potrà essere il lavoro dei prossimi mesi. La lunga
esperienza degli ebrei italiani, ha spiegato, costituisce un patrimonio
al servizio di tutti gli italiani proprio sui temi più avvertiti oggi
dall’opinione pubblica: quelli dell’integrazione fra componenti diverse
e quelli della sicurezza. Un fattore non può essere sviluppato e difeso
senza tenere conto dell’altro, e se la diversità deve ovviamente essere
vista come una ricchezza, si tratta di un’energia da vivere nell’ambito
delle regole comuni e del rispetto degli ordinamenti comuni di cui gli
ebrei da sempre si fanno carico con onore.
No, dunque, alle aperture senza regole, e nessuna tolleranza per chi
attacca i capisaldi del vivere civile, perché la sicurezza per gli
ebrei nel mondo e per lo Stato ebraico significa un valore universale
posto a tutela della libertà di tutti.
Guardando al fronte interno, in questa stagione di lacerazioni e di
grandi dibattiti, per gli ebrei italiani nelle intenzioni della
Presidente è venuto il momento di riscoprire la stagione della
concordia e dell’unità di intenti. Un processo che non deve appiattire
le differenze da sempre esistenti nell’ambito della più antica comunità
della Diaspora, ma deve combattere soprattutto la tentazione di
escludere, di marginalizzare l’interlocutore.
In un lungo messaggio rivolto subito dopo l’elezione agli ebrei
italiani, Noemi Di Segni esprimeva i suoi sentimenti di gratitudine e
di impegno per l’incarico che le è stato appena conferito. “Con grande
commozione mi avvio a ricoprire il ruolo di Presidente dell’Unione. Un
profondo ringraziamento a tutti i Consiglieri che nella giornata di
ieri hanno contribuito con i loro interventi a definire gli obiettivi
comuni e le nostre responsabilità. Forte il confronto e la dialettica.
Giusto che sia così”. La sua lettura di un sofferto processo di voto,
che l’ha condotta a conquistare la maggioranza qualificata indicata
dallo Statuto (la maggioranza assoluta degli aventi diritto) ha
significato per lei anche la consapevolezza di aver raccolto il
consenso necessario in tutte le 21 Comunità ebraiche italiane che con i
loro rappresentanti formano il Consiglio dell’Unione.
“Per affrontare con efficacia – ha indicato la Presidente - gli
obiettivi che abbiamo assieme delineato – Identità e formazione
ebraica, Sicurezza, Memoria, Assistenza sociale, rapporto con Israele,
è fondamentale che vi sia unità, competenza, tenacia, energia e volontà
di agire con onestà e spirito di servizio. In vista della prossima
riunione di Consiglio, come ho già affermato, mi adopererò con fermezza
per formare una Giunta unitaria ed inclusiva. Senza veti, senza
preclusioni: una squadra coesa, che si avvii con autorevolezza sul
percorso tracciato”.
Il mio impegno – ha proseguito - è essere punto di riferimento per
tutti e condividere con tutti (Consiglieri UCEI, Consiglieri delle
Comunità e degli enti ebraici, iscritti alle nostre Comunità) le
iniziative ed i progetti che auspichiamo veder realizzati. Con la
consapevolezza che la rappresentanza dell’ebraismo intero, i rapporti
con le Comunità e le istituzioni richiedono impegno quotidiano, fatica
e serietà, pragmatismo abbinato ad una visione di medio lungo termine,
e soprattutto con la forza di volontà che ha sempre caratterizzato
l’agire del nostro Popolo, sono certa che possiamo fare molto”.
Il sigillo posto a conclusione di queste prime, febbrili ore di lavoro,
ancora prima che si levi il nuovo giorno è scandito dalle chiare parole
della Mishnà Avot: “Hazman Kazar, veHamelchà Meruba”. "Il tempo è
scarso, il lavoro da compiere è molto…”.
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noemi di segni alla guida dell'unione
Dalla Giannini a Grasso, auguri
alla nuova presidente UCEI
Rappresentanti
delle istituzioni ai più alti livelli, opinion leader, tanti comuni
cittadini. Numerose le reazioni, sia ieri che oggi, alla notizia della
nomina di Noemi Di Segni alla presidenza dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane.
“Auguri e in bocca al lupo a Noemi Di Segni” twitta tra gli altri il presidente del Senato Pietro Grasso.
“Buon lavoro a Noemi Di Segni, nuova presidente UCEI. Ringrazio
Gattegna per questi anni di proficua collaborazione” scrive sul proprio
profilo il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Stefania Giannini.
“Buon lavoro!” cinguetta Francesco Nicodemo, assistente alla comunicazione del premier Matteo Renzi.
Scrive in una nota il governatore della Regione Lazio Nicola
Zingaretti: “Congratulazioni a Noemi Di Segni per la sua elezione a
guida dell’UCEI e auguri per la sua attività che inizia oggi in un
momento molto particolare nella storia del mondo”. Zingaretti rivolge
inoltre “un caloroso abbraccio” al presidente uscente oltre a un
ringraziamento “per il lavoro e il suo impegno a guida delle comunità
italiane”.
“Le faccio le mie congratulazioni e i migliori auguri per l’importante
incarico, ribadendo la mia disponibilità a portare avanti la
collaborazione con le Comunità ebraiche” scrive in un messaggio la
senatrice Silvana Amati, prima firmataria della legge sul negazionismo.
Osserva il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini: “Nel
lungo cammino per i diritti e la libertà religiosa, valdesi ed ebrei si
sono spesso incontrati unendo la loro azione in difesa di fondamentali
principi di pluralismo e laicità. Di fronte alle nuove sfide e alle
nuove opportunità che si aprono di fronte a noi, sono fiducioso che
avremo modo di proseguire e rinnovare questa tradizione di incontri,
scambi, collaborazioni”. Leggi
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noemi di segni alla guida dell'unione
Il messaggio rivolto ai media
"Prima di tutto unità e sicurezza"
Grande
attenzione sui quotidiani in edicola, dal Corriere a Repubblica, dalla
Stampa al Messaggero, ma anche nei principali contenitori di
informazione televisiva e radiofonica, per la notizia della nomina di
Noemi Di Segni alla presidenza UCEI.
Sul Corriere, Paolo Conti spiega come la sua nomina confermi “una linea moderata e improntata al dialogo” dell’Unione.
“Una donna presidente dell’UCEI”, titola Repubblica. “Una donna alla
guida delle comunità ebraiche italiane”, la scelta del Corriere.
Afferma la neo presidente in una intervista al Messaggero, realizzata
da Francesca Nunberg: “All’interno è necessario dare un messaggio di
unità, l’ebraismo italiano è frastagliato, le comunità sono 21, ma
oltre alle maggiori di Roma e Milano ne esistono altre 19 con le quali
bisogna definire nuovi modelli di networking per gestire in sinergia i
servizi comunitari. I finanziamenti dell’otto per mille andranno
rafforzati. Ma bisogna anche affrontare il tema dell’identità ebraica,
con la formazione religiosa, la scuola, la socializzazione”.
Sul fronte delle minacce esterne, in un momento storico in cui il
terrorismo è sempre più una minaccia globale, Di Segni (che di questi
temi ha parlato, tra gli altri, anche con il giornale radio Rai)
sottolinea come sia necessario “sviluppare una strategia vincente per
difendere le nostre comunità da un antisemitismo che diventa sempre più
aggressivo e subdolo. Ma la sicurezza va gestita informando e senza
generare panico. Di concerto naturalmente con le forze dell’ordine e
l’intelligence”. Rispetto al suo rapporto con Israele, spiega di
esserci vissuta fino ai vent’anni e di avere fatto lì il servizio
militare. Leggi
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ISRAELE - RIVLIn alla festa di fine ramadaN
"Ebrei e musulmani, serve unità
contro i terroristi e chi li istiga"
“Un
futuro di collaborazione, comprensione e rispetto reciproco, e di
pace”. È quello auspicato dal presidente israeliano Reuven Rivlin,
nell’accogliere ieri nella residenza presidenziale a Gerusalemme alcuni
leader comunitari musulmani e diplomatici di Egitto, Giordania,
Uzbekistan e Turchia insieme ad alcuni alti ufficiali israeliani per
una cena tradizionale dell’Iftar, il pasto serale che rompe il digiuno
del Ramadan. Un momento all’insegna del dialogo e della convivenza,
durante il quale Rivlin ha incoraggiato l’incremento di progetti
condivisi tra ebrei e arabi in Israele, cogliendo l’occasione per fare
un appello a far fronte comune contro la minaccia terroristica. “Non
possiamo, in quanto leader, ignorare le parole al vetriolo e gli
incitamenti all’omicidio, nessuno di noi può rimanere in silenzio o
mancare di prendere una posizione inequivocabile”.
Per Rivlin, è necessario che i leader delle comunità ebraica e islamica
colgano “ogni opportunità per far sentire la vostra voce unita e netta.
Più forte, più coraggiosa e più chiara sarà – ha detto rivolgendosi a
loro – maggiore sarà il numero di forze sempre più vitali che si
uniranno a esse, dal cuore di entrambe le società. Sulle nostre spalle
pesa il compito di continuare a costruire, ogni giorno, la fiducia e i
ponti tra noi”. Leggi
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Informazione – International Edition
Venezia, il laboratorio Biennale
L’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane ha un nuovo presidente, Noemi Di
Segni, 47 anni, a Roma da oltre 25 ma nata a Gerusalemme. Nell’uscita
odierna di Pagine Ebraiche International Edition, il nuovo leader
dell’UCEI per il prossimo quadriennio viene presentata ai lettori
internazionali. Tra le priorità messe in evidenza da Di Segni, la
sicurezza e il contrasto al terrorismo, la lotta contro
l’antisemitismo, l’educazione e l’impegno per i giovani, il
rafforzamento dell’identità ebraica e del rapporto tra tutte le
comunità.
Anche l’Italia, ebraica e non, piange la scomparsa di Elie Wiesel.
“Wiesel ha lavorato instancabilmente per mantenere viva la memoria di
quell’orrore, per combattere l’indifferenza, la menzogna e le
ingiustizie che ancora oggi purtroppo costituiscono mali comuni.
Difensore della libertà, a fianco degli oppressi, la sua lezione è
destinata a durare. In un momento in cui l’umanità si trova ad
affrontare sfide epocali quali la barbarie del terrorismo e il dramma
delle migrazioni, il suo esempio ci esorta a non deflettere dal
perseguire l’obiettivo di costruire società più libere, giuste ed eque”
le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Leggi
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Oltremare
- Scuola
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Scuole
chiuse. Bambini e ragazzini di ogni grado, età e livello di simpatia
gironzolano per le città con quella avventatezza tutta estiva che noi
adulti ci ricordiamo benissimo e perciò temiamo. Ma come negli albi di
Asterix, proprio tutte le scuole sono chiuse? No, una piccola scuola
ben protetta dall'alta palizzata del Dizengoff Center resiste ancora e
sempre all'incalzare dell'estate. È dentro a un negozio di materiale da
campeggio e turismo, e insegna i rudimenti dell'avventura: geografia,
storia, antropologia, e fondamenti di culinaria esotica. L'israeliano,
si sa, prende spesso aerei, non avendo interesse a sconfinare come un
europeo qualsiasi in paesi limitrofi. E allora, volare per volare,
tanto vale andar lontano. Ma per andar lontano meglio prima decidere
dove, e studiarsi un po’ la destinazione prescelta.
Ci sono luoghi, e non solo in India, dove i locali credono che gli israeliani siano un popolo numerosissimo.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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