10 luglio 2016 - 4 Tammuz 5776 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Benedetto Carucci
Viterbi e di David Bidussa. Nella sezione pilpul una riflessione di
Claudio Vercelli.
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AJC @AJCGlobal
10 luglio
#Iran seeks missile + WMD technology in Europe, + boasts of 100k
missiles to destroy #Israel. This is the post-JCPOA "moderate" regime?.
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#PE24BreakingNews
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Di Maio: "Governo a 5 Stelle
riconoscerà lo Stato palestinese"
Da
Hebron in Cisgiordania, la delegazione Cinque Stelle – impegnata in una
visita nella regione – per bocca di Luigi Di Maio, vicepresidente della
Camera, dichiara che “con noi al governo, l'Italia riconoscerà lo Stato
palestinese”. Un riconoscimento che“si deve basare sui confini del 1967
e deve comportare anche il ritiro dal Golan. - affermano i 5 Stelle -
Bisogna partire da lì per arrivare a un eventuale scambio di terre
basato su accordi locali”. Una posizione, affermano, che fa riferimento
alla posizione dell'Onu e non tiene conto di quanto più volte espresso
dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu: la pace con i palestinesi è
possibile solo con i negoziati diretti, non con riconoscimenti terzi.
Per Di Maio - che con il viaggio in Israele, spiegano i media italiani,
prepara la sua candidatura a Primo ministro – i problemi tra israeliani
e palestinesi si risolveranno “se si riconosceranno due popoli e due
Stati e la Ue dovrebbe avviare negoziati come Ue e non con i soliti
attori” (intervista sul Corriere della Sera).
Israele, come rispondere al terrorismo. Sul
Corriere un articolo prende Israele come modello rispetto alla capacità
di rispondere alla minaccia terroristica. “L'abitudine a convivere con
il terrorismo, seppure al prezzo di dolore e sforzi, non ha impedito
alla società dello Stato ebraico di ottenere risultati positivi. Tra il
2004 e il 2013 – riporta il quotidiano - Israele ha avuto una media di
sviluppo economico di circa il 5% all’anno. Anche quando tensioni
internazionali lo h anno contratto, il tasso di crescita è stato
migliore del nostro: nel 2015, il 2,5%. Le vittime sarebbero state di
più se la prevenzione non fosse stata di alto livello”.
Ebraismo polacco.
Il libro di Wlodek Goldkorn Il bambino nella neve (Feltrinelli) è lo
spunto per lo storico David Bidussa per riflettere, in un articolo
pubblicato sul domenicale del Sole 24 Ore, sulla storia del mondo
ebraico polacco, in particolare dopo la fine della Second guerra
mondiale. “Sulla falsa riga di ricostruire la storia della sua famiglia
– scrive Bidussa - ciò che Goldkorn propone è un viaggio inquieto in
quel mondo ebraico-polacco di tradizione non sionista, laico, che ha
investito speranze nel progetto bundista, il movimento socialista
ebraico antisionista, che ha rinnovato la sua speranza di libertà e di
emancipazione nella Polonia del secondo dopoguerra”.
Progetti di Islam moderato.
Su Repubblica Milano, l'assessore alla Cultura della Comunità ebraica
milanese Davide Romano racconta l'esperienza del progetto Yalla Italia,
che vedeva “una redazione composta da ragazzi di seconda generazione di
origine arabo-islamica”. Iniziativa lodevole, afferma Romano, ma che si
è chiusa per mancanza di fondi e “nel contempo altre realtà del mondo
islamico godevano di finanziamenti sostanzialmente illimitati, da parte
di Paesi che vogliono promuovere le proprie visioni
radicali”. Altro esempio positivo citato nel pezzo, un progetto
avviato con l'amministrazione penitenziaria lombarda in collaborazione
con la Caritas, la Comunita ebraica, e quella islamica Partita per
l'educazione alla diversità diretta agli agenti penitenziari.
Sefer ha-Zohar, “Il libro dello splendore”.
“È stato per secoli, per alcuni è ancora, uno specchio fatto di parole.
È il più famoso e influente capolavoro del misticismo ebraico, ma è
anche una superficie misteriosa, capace di riflettere il volto gioioso
e quello tragico della diaspora”. Così Giulio Busi sul domenicale del
Sole 24 Ore presenta lo Zohar, in occasione dell'uscita del decimo
volume dell'immensa opera di traduzione in inglese curata da Nathan
Wolski (The Zohar, Pritzker Edition).
Keret racconta Keret.
“Della mia storia personale si può parlare come di una storia di
guerra continua. Chi racconta storie ha però un privilegio: può
decidere quali aspetti della propria vita sono importanti e quali
tengono insieme stagioni tra loro diverse. È vero: sono nato nella
guerra del '67, per quella del '73 andavo alle Elementari, facevo le
Superiori con la guerra del Libano e la mia vita avanza tra una guerra
e l'altra”. Questo l'incipit di un lungo racconto di Etgar Keret,
scrittore israeliano, pubblicato oggi dal Corriere Lettura.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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