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24 luglio 2016 - 18 Tammuz 5776
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tra religione e start up, i nuovi volti del mercato della tecnologia

Haredi 2.0, superare le barriere dell'High Tech

img headerDi recente un gruppo di haredi (noti come ultra-ortodossi) si è presentato alle porte di Facebook a Tel Aviv per una riunione di lavoro ma la guardia di sicurezza ha impedito loro di entrare. “Non riusciva a credere che fossimo lì per una questione d'affari”, ha dichiarato uno dei presenti, aggiungendo che la guardia “pensava fossimo lì per tenere una manifestazione”. A raccontare il curioso quanto emblematico episodio, un articolo dell'Economist dedicato proprio al mondo haredi e alle difficoltà, tra pregiudizi della società e ostacoli interni, di chi in questo mondo sceglie di lavorare nell'high tech. Come sottolinea la rivista inglese, l'alterco tra il gruppo di haredim e la guardia di sicurezza è la dimostrazione di quanto sia raro vedere i primi entrare negli uffici delle aziende che si occupano di high tech, settore per cui Israele è nota in tutto il mondo (sono circa 300mila le persone che vi trovano occupazione, pari all'8 per cento della forza lavoro israeliana).

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demenza digitale -  contrastare chi incita all'odio online

Quando la guerra diventa una questione social

img headerIl 30 giugno scorso un terrorista palestinese si è introdotto nella casa della famiglia Ariel, nell'insediamento di Kiryat Arba, in Cisgiordania. È entrato nella camera da letto di una delle figlie degli Ariel, Hallel, di soli 13 anni, e l'ha accoltellata a morte. Prima di compiere questo efferato crimine, il terrorista, proveniente dal villaggio di Bani Na’im (8 chilometri da Hebron), ha scritto su Facebook di pianificare di “suicidarsi o essere ucciso compiendo un attentato” perché era suo diritto farlo. Si tratta di uno dei tanti casi di attentatori palestinesi che negli scorsi mesi hanno usato i social network come macabro testamento per poi compiere attacchi terroristici contro civili o soldati israeliani. Hallel è stata la trentacinquesima vittima israeliana di questa ondata di violenza iniziata nell'ottobre scorso che ha visto molti attacchi dei cosiddetti “lupi solitari”: terroristi più o meno improvvisati, non direttamente legati a organizzazioni terroristiche, sui cui profili social spesso capeggiavano post in cui piangevano parenti uccisi mentre aggredivano israeliani e post o simili che invocavano il martirio. Da qui l'accusa mossa in particolare a Facebook da alcuni membri del governo israeliano, secondo cui il social network non fa abbastanza per bloccare i profili di chi sulla sua piattaforma istiga all'odio e a compiere attacchi terroristici. Il ministro della pubblica sicurezza Gilad Erdan ha dichiarato che Facebook e il suo fondatore, Mark Zuckerberg, dovrebbero prendersi la responsabilità dei contenuti che appaiono sul social network e lavorare con le autorità israeliane per frenare la violenza e rintracciare le persone che istigano all'uccisione di innocenti.

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cambia il mondo dei religiosi

Hardal, due anime in una

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Il movimento Hardal è in ascesa in Israele. Per chi non fosse familiare col termine, “Hardal” è una crasi di “haredì” e “datì leumì”, cioè nazional religioso, e la parola sta a indicare i cosiddetti “ultra-ortodossi sionisti”, sebbene a me il termine “ultra-ortodossi” non piace a causa dell'accezione negativa che talvolta comporta. Si tratta di una galassia assai sfaccettata composta sia da haredì veri e propri che negli ultimi anni hanno iniziato non solo ad accettare il sionismo (questa non è poi una novità) ma anche a farne un cardine della loro identità, sia da membri del campo nazional- religioso, insomma quelli noti come “datì leumì”, come i Benè Akiva (movimento religioso giovanile), che per una ragione o per l'altra stanno incorporando alcuni elementi della cultura haredì.

Anna Momigliano

(Immagine tratta da Tikkun, film del regista Avishai Sivan)
 
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la nuova apertura al turismo

Essere imprenditrici druse

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Piccole attività domestiche, legate strettamente alla tradizione, dalla cucina ai capi di vestiario tipici. È questa la ricetta di un nuovo turismo che sta lentamente nascendo nei piccoli villaggi drusi in Israele, dove per la prima volta i visitatori si addentrano accolti dalla popolazione locale, con il ruolo delle donne che assume un nuovo rilievo. Un lieve cambiamento che interessa una comunità la quale, sebbene conduca una vita geograficamente circoscritta e con una religione e costumi differenti dal resto della popolazione, si sente pienamente parte della società del paese.
A incentivarlo è anche il ministero del Turismo, che li aiuta offrendo corsi di imprenditoria e una mano nella pubblicità. Una situazione dalla quale entrambi traggono vantaggio, come ha sottolineato la portavoce del ministero Anat Shihor-Aronson.


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la proposta del ministro kahlon

La battaglia è sul credito

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Nelle scorse settimane il Fondo monetario internazionale (FMI) ha criticato aspramente il progetto di riforma del sistema bancario israeliano voluta dal ministro Kahlon, riforma imperniata sulla separazione tra attività bancaria e gestione delle carte di credito. Nonostante tale parere negativo il ministro ha trasmesso la bozza di legge al Parlamento. In cosa consiste la proposta e perché il FMI è preoccupato? La proposta di riforma è scaturita dai lavori di una apposita Commissione (“Strum”) e la legge di riforma è fortemente voluta dal ministro delle Finanze Moshe Kahlon, leader del nuovo partito Kulanu ("tutti noi"), entrato nella Knesset con un programma elettorale di difesa dei consumatori e del "popolo del cottage cheese", quello che nel 2011 aveva manifestato nelle piazze contro l'elevato costo della vita. L’obiettivo della riforma è di aumentare la concorrenza tra le banche israeliane (attualmente le 5 maggiori banche controllano il 95% del mercato), al fine di ridurre il costo del credito bancario per le imprese e le famiglie.
 

Aviram Levy
 
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enel sbarca nella start-up nation

Incubatore di energia

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Enel entra nel mercato israeliano utilizzando una formula innovativa rispetto al passato. La società guidata da Francesco Starace ha annunciato ieri il lancio di hub per l’innovazione nel paese attraverso una partnership con Sosa, una delle community per l’innovazione di maggior successo e fondata da Jonathan Saacks, partner del fondo di venture capital Genesis. Israele interessa al gruppo elettrico – che aveva già cominciato a muovere i primi passi nel paese due anni fa -per la forte possibilità di sviluppare idee innovative tramite le start-up ma anche la forte capacità di connettere tra di loro imprese, università, realtà istituzionali e governative e giovani dalle idee brillanti. L’obiettivo è selezionare fino a 20 start-up ad alto potenziale all’anno. A tal proposito Enel ha individuato alcune figure specializzate che entreranno a far parte del gruppo e saranno nella sede di Sosa a Tel Aviv per implementare il piano: tra questi Eran Levy, che ha già lavorato per un progetto analogo per Atet. Il modello che Enel intende sviluppare è già stato sperimentato in Cile e in Brasile.

Laura Serafini, Il Sole 24 Ore

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