26 luglio 2016 - 20 Tammuz 5776 |

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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Roberto Della
Rocca e di Dario Calimani. Nella sezione pilpul una riflessione di
Tobia Zevi e Mario Avagliano.
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The Times of Israel@TimesofIsrael
25 luglio
Netanyahu not against Gaza port, if Israel has oversight
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#PE24BreakingNews |
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Berlino e la guerra al terrorismo:
"Non diamo la colpa ai profughi"
Aveva
giurato fedeltà all'Isis, Mohammed Deleel, l'attentatore che ad
Anschbach, in Baviera, si è suicidato facendosi esplodere e ferendo 15
persone. Come racconta il Corriere, sono ancora diversi gli
interrogativi aperti sul caso. Secondo le testimonianze Deleel, profugo
siriano, era ossessionato dalla guerra, disprezzava i musulmani poco
osservanti ma faceva uso di alcool. Non si sa quando si sia
radicalizzato ma il 13 luglio aveva ricevuto la notifica di espulsione.
Nella sua stanza è stato trovato materiale per fabbricare altre bombe e
si cercano ora legami con una possibile rete terroristica. La
matrice islamista è presente dunque nell'attacco di Anschbach ma da
tenere in conto, sottolineano le autorità tedesche, anche i problemi
psichiatrici di cui soffriva Deleel, con due tentativi di suicidio alle
spalle
E mentre a Monaco è stato arrestato un presunto complice
dell'attentatore che venerdì scorso, sulla scia della strage di Utoya,
ha ucciso nove persone (Corriere), da Berlino arrivano segnali chiari
contro eventuali derive populiste. “Non possiamo dare la colpa ai
profughi”, ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel, che difende la
sua politica delle porte aperte rispetto all'arrivo dei migranti. Su di
lei però tutta la pressione della destra populista e xenofoba,
sottolinea il Corriere. Secondo lo scrittore tedesco Peter Schneider,
intervistato da Repubblica, l'integrazione degli immigrati è l'unica
arma contro il terrorismo. Sul Sole 24 Ore, l'editoriale di Carlo
Bastasin spiega, pur criticando alcune scelte tedesche, come la scelta
dell'empatia da parte della Merkel sia la strada da percorre per non
cadere in un vortice d'odio.
Jacobson racconta Shylock.
Lo scrittore inglese Howard Jacobson - tra i protagonisti del dossier
di Pagine Ebraiche curato da Ada Treves e dedicato alle iniziative e
riflessioni sui 500 anni del Ghetto di Venezia – racconta, in
un'intervista di Susanna Nirenstein su Repubblica, la sua visione della
celebre opera shakespeariana Il Mercante di Venezia, descritta nel suo ultimo lavoro Il mio nome è Shylock
(in riferimento al celebre mercante ebreo tra i protagonisti del
dramma). Cosa voleva dirci Shakespeare degli ebrei? “Non son sicuro
volesse esprimersi sugli ebrei. - afferma Jacobson - Che non sia una
commedia antisemita non significa che sia filosemita, o che sia frutto
di un qualche studio sul giudaismo. Shakespeare ereditava dal Medioevo
una massa di superstizioni sugli ebrei che non aveva gli elementi per
correggere, forse non conosceva nemmeno un ebreo in carne ed ossa. Ma
riconosceva i pregiudizi, e capiva che questi prendono forza dalla
disumanizzazione dell'oggetto della paura”.
Bauman, contro il fascino dell'uomo forte.
“Di fronte a noi abbiamo sfide di una complessità che sembra
insopportabile. E così aumenta il desiderio di ridurre quella
complessità con misure semplici, istantanee. Questo fa crescere il
fascino di “uomini forti”, che promettono - in modo irresponsabile,
ingannevole, roboante - di trovare quelle misure, di risolvere la
complessità”, così il celebre sociologo Zygmunt Bauman, in una grande
intervista pubblicata oggi sul Corriere sui temi della sicurezza e del
terrorismo. Paure e senso di insicurezza, spiega Bauman, “affondano nel
nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami
interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione
della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla
tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi
di rilevanza più ampia, sociale”.
L'Europa risponda al terrore.
Di paure e della necessità di una risposta unita dell'Europa scrive
anche Marc Lazar su Repubblica. Secondo il politologo francese abbiamo
bisogno di una nuova classe dirigente europea capace e consapevole ma
per formarla servono tempi relativamente lunghi, “mentre i populisti,
al pari dei terroristi, giocano su tempi brevi”. Il Foglio, intanto,
porta come esempio di convivenza sociale il Marocco, in cui la
minoranza ebraica è tutelata.
Lettera a un jihadista.
Le Figaro pubblica una riflessione/appello di Zineb El Rhazoui,
giornalista di Charlie Hebdo sopravvissuta alla strage islamista
compiuta contro la redazione del giornale. El Rhazoui si rivolge “a un
giovane volontario del jihad” per invitarlo ad abbandonare la strada
della violenza: “Quando la smetterai di farti passare per vittima
quando sei tu il persecutore di te stesso, allora potrò dirti come fare
per integrarti in Francia ritrovando infine la tua identità”.
La rinascita della Polonia ebraica. A
pochi giorni dalla visita del papa ad Auschwitz, Barbara Sulek-Kowalska
(Membro del Comitato dell'episcopato di Polonia per il dialogo con
l'ebraismo) racconta sull'Osservatore Romano la recente rinascita
dell'ebraismo polacco e i rapporti con la Chiesa cattolica.
Salvini e l'offesa alla Boldrini.
Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha mostrato in un comizio una
bambola gonfiabile, dichiarando “Ecco la sosia di Laura Boldrini, non
so se sia già stata esibita...”. Un attacco a cui la presidente della
Camera ha risposto in modo chiaro: “Le donne non sono bambole e la
lotta politica si fa con gli argomenti, per chi ne ha” (Repubblica).
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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