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31 luglio 2016 - 25 Tammuz 5776
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grazie alla dissalazione, il paese ha in mano una risorsa di pace

Quando il mare è la fonte da cui abbeverarsi
Come Israele sta vincendo la sfida dell'acqua

img headerNel suo Idromania (Giuntina) lo scrittore Assaf Gavron immagina un futuro non molto lontano (il 2067) in cui il volto del mondo è stato completamente stravolto. A rivoluzionarlo, i nuovi equilibri legati al dominio sull'acqua: Israele non è più la potenza di un tempo e i suoi cittadini sono in balia di un pugno di multinazionali che hanno il totale controllo dell'oro blu. Uno scenario dalle tinte apocalittiche che non sembra plausibile - almeno questo è l'auspicio – in cui però c'è molto più che un fondo di verità: l'acqua infatti, spiegano gli analisti, è già ora un elemento chiave per l'equilibrio del Medio Oriente e in futuro lo diventerà sempre di più. Ed è per questo che Israele, paese caratterizzato dalla scarsità di risorse idriche, da diversi anni ha investito per evitare di sprecare anche una sola goccia d'acqua, diventando un esempio a livello mondiale mentre molti dei suoi vicini sono in ginocchio a causa di siccità e campi completamente inariditi. Non solo, quasi in modo sorprendente, lo Stato ebraico, grazie soprattutto agli impianti d'avanguardia di dissalazione dell'acqua marina (nell'immagine l'impianto di Hadera), oggi può porsi una domanda fino a poco tempo fa inimmaginabile: cosa fare con tutta l'acqua a disposizione? Il paese infatti ha più risorse idriche rispetto al suo fabbisogno. E questo è un punto di forza importante.

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il successo della silicon wadi

Se l'energia diventa sistema

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A chi credesse ancora che l’economia sia soprattutto una questione di numeri e quantità bisognerebbe controbattere da subito che invece è composta essenzialmente da ambienti e relazioni. Da ciò si originano idee, manufatti e scambi. La stessa parola magica “credito”, che si ricollega, in questo caso, al sostegno finanziario dei processi di produzione, implica il credere in qualcosa e in qualcuno, quindi investire in un processo fiduciario che si basa su aspettative, riscontri e reciprocità. Così nel caso di Enel, la multinazionale italiana dell’energia con 61 milioni di clienti e un fatturato di quasi 76 miliardi all’anno. In queste settimane ha deciso di aprire un hub, uno snodo di raccolta, elaborazione e smistamento di merce-informazione, a Tel Aviv, nel Silicon Wadi, il distretto tecnologico della metropoli che “non dorme mai”, dove esistono e operano almeno 1.200 aziende dell’hi-tech.

Claudio Vercelli
 
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il museo d'arte di tel aviv

Perché andare a una mostra

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Ruth Direktor, lei è curatrice d’arte contemporanea al Museo d’arte di Tel Aviv: mi descrive il suo museo?
“II Museum of Art di Tel Aviv ospita arte moderna e contemporanea ed è stato iI primo a essere allestito in Israele. Fu fondato nel 1932, agli albori della città, e la sua prima sede fu la residenza privata del primo sindaco, Meir Dizengoff. Dizengoff diceva che ogni città degna del nome dovrebbe avere un viale, una piazza e un museo. Non era un esperto d’arte e aveva una visione piuttosto ingenua del museo, ma adorava l’arte. Lui e la moglie non avevano avuto figli e nel testamento scrisse che iI museo era la sua “adorata creatura”. Chiese a Marc Chagall – il più famoso artista ebreo del tempo – di dirigerlo. Chagall non poté accettare l’offerta, ma mantenne i contatti con Dizengoff fu lui a donare il primo dipinto al Museo: “Ebreo con la Torah”, del 1925.

Alain Elkann, La Stampa, 31 luglio 2016


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l'Accademia italiana della cucina

A lezione di gastronomia

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È la curiosità nei confronti di tutte le culture il punto forte degli israeliani, quello che li porta anche a voler scoprire sempre di più anche la cucina italiana. Lo racconta a Pagine Ebraiche Ever Cohen, che la scena gastronomica del paese ha avuto modo di conoscerla a fondo nei dodici anni passati alla guida della delegazione dell'Accademia italiana della cucina, l'istituzione riconosciuta dal ministero dei Beni e delle Attività culturali nata per promuovere l'aspetto culturale del cibo in generale e della cucina italiana in particolare, tutelandone l'autenticità e proponendo varie attività divulgative come convegni, pubblicazioni, ricerche storiche, istituzioni di premi e borse di studio. L'Accademia ha più di duecento delegazioni in tutte le province italiane, ma anche 69 all'estero in cinque continenti, nate per fare sì che la cucina italiana mantenga la sua autenticità anche fuori dai confini nazionali. Cohen spiega infatti che spesso accade che le ricette vengano reinterpretate secondo il gusto locale, "ma i risultati sono spesso incompatibili con il nostro, a causa delle troppe alterazioni".
 

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l'arte marziale israeliana

Tutti fanno Krav maga

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Un biopic su Imre Lichtenfeld non è ancora stato girato ma la crescente attenzione per il krav maga potrebbe presto accendere l'interesse del cinema per l'avventurosa vita di Imi, come gli amici chiamavano il fondatore della disciplina di autodifesa israeliana. Nella Bratislava di fine anni '30 imperversano le persecuzioni naziste. Imi, artista circense, pugile e lottatore, si trova a difendere il quartiere ebraico. Dopo i primi scontri capisce che la lotta di strada è ben diversa dal confronto sportivo e inizia a sviluppare una tecnica mista di arti marziali e combattimento di strada. Non è ancora krav maga. Nel 1940 l'occupazione nazista in Cecoslovacchia spinge Lichtenfeld a fuggire in Palestina. Nel '44 Imi partecipa alla costituzione dell'esercito israeliano addestrando le unità di élite dell'Haganah e del Palmach.  Nel '48 con lo Stato d'Israele nasce l'Idf (Israeli Defence Force), seguita a breve da Shin Bet e Mossad, i leggendari servizi segreti, e il krav maga diventa la disciplina ufficiale di addestramento.


Fabiana Magrì, Pagina 99, 29 luglio 2016

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