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10 Agosto 2016 - 6 Av 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Haim Korsia, Gran Rabbino di Francia
Di questi tempi serve una presa di coscienza collettiva. Ciascuno deve essere il guardiano del suo prossimo.
 
Davide
Assael,
ricercatore
Più che una prova di forza, l’incontro fra Erdogan e Putin, fino a ieri agli stracci in faccia, mi pare una grande manifestazione di debolezza. Troppe le differenze su moltissimi dossier, troppe le contraddizioni di un Paese della Nato, che si avvicina fino a questo punto ad una Russia in cerca di alleati per prepararsi ad una probabile (ad oggi) presidenza Clinton. Troppa l’ambizione di poter ricattare gli USA e anche questa debolissima UE non è così facile da mettere all’angolo con tutti i legami commerciali da cui la Turchia dipende. Un effetto beffardo, però, questo embrione di alleanza lo sta ottenendo: dopo aver promosso il ritorno dell’Iran nella diplomazia internazionale, Obama rischia di aver favorito un fronte Turchia-Russia e, appunto, Iran, che gli si contrapporrebbe in modo netto.
 
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Da Alba Dorata a Grillo
Il partito "Roba vecchia"
Da una settimana l’attivista grillino Fabrizio Pagliuca è consigliere comunale 5 Stelle a Corsico (Milano), dove è subentrato a una collega dimissionaria. Il settimanale Oggi rivela che alla fine del 2012 fu tra i fondatori di Alba Dorata Italia, che richiamava il partito neonazista greco, e segretario per la Lombardia. “Roba vecchia, Fabrizio era 5Stelle nel 2012, ed è tornato fra noi dopo quella parentesi”, dicono alcuni colleghi pentastellati (Corriere).

Le autorità israeliane hanno arrestato un dipendente dell’Onu, accusato di aver fornito “materiale di aiuto” ad Hamas. Si tratta di Waheed Borsh, che ha lavorato per il Programma di sviluppo delle nazioni Unite fin dal 2003. Borsh, 38 anni e proveniente da Jabaliya nel nord di Gaza, sarebbe stato reclutato da “un esponente autorevole dell’organizzazione terrorista per piegare il lavoro del Programma dell’Onu agli interessi militari di Hamas” (Il Tempo).

“Piccardo dice delle cose folli. Non solo non ho nessuna vicinanza con lui, ma credo che le sue posizioni facciano un grande danno al mondo islamico”. Ferma presa di distanza del sindaco Giuseppe Sala dalle affermazioni dell’esponente dell’Ucoii Hamza Roberto Piccardo, che ritiene che anche “la poligamia sia un diritto civile”. Le esternazioni di Piccardo, ricorda Repubblica Milano, erano arrivate dopo la celebrazione delle prime due unioni civili omosessuali da parte del sindaco, venerdì scorso. Il figlio di Hamza, Davide Piccardo, a Milano guida il Caim, controverso coordinamento delle associazioni islamiche che ha partecipato al bando comunale per costruire una moschea. Ha inoltre affermato il primo cittadino: “Il mondo islamico è fatto, a Milano, di circa 60/70.000 persone. Se c’è qualcuno che pensa che non bisogna cercare un dialogo, secondo me sbaglia. Bisogna trovare le vie giuste per il dialogo perché è un mondo, al suo interno, molto diviso. Quindi, sì al dialogo, ma con gli interlocutori giusti. È una ricerca che si sta facendo. Piccardo non si sta rivelando un interlocutore giusto. Con serenità possiamo dirlo”.
 
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  davar
L'ADESIONE DELLA PRESIDENTE UCEI
Firenze, 72 anni di libertà 

L'agognata libertà arrivo all'alba dell'11 agosto di 72 anni fa. Una mattinata indelebile nella memoria di Firenze, che inizia a festeggiare in queste ore l'affrancamento dal giogo nazifascista dopo quasi un anno di occupazione tedesca. Una celebrazione a porte aperte, che inizia da uno dei luoghi più belli e significativi della città: il Palazzo Medici Riccardi, con la possibilità per cittadini e turisti di visitare liberamente il 'Cortile di Michelozzo' e il 'Giardino degli Aranci'.
A porte aperte perché, come ha sottolineato il sindaco Dario Nardella, "oggi nuovi nemici vorrebbero costringerci a vivere rinchiusi nei palazzi delle istituzioni, ma noi non glielo permetteremo".
Ad unirsi ai festeggiamenti anche la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, che attraverso la Consigliera UCEI Sara Cividalli (nell'immagine) ha rivolto oggi al primo cittadino del capoluogo toscano parole di grande apprezzamento e condivisione. "La aspetto presto a Firenze" il messaggio che il sindaco ha voluto far pervenire alla presidente dell'Unione.
Numerosi gli appuntamenti che avranno luogo in città per l'anniversario. A partire dal tradizionale corteo che da Piazza dell'Unità porterà al Salone dei Cinquecento, dove è prevista la partecipazione di una delegazione della Comunità ebraica e dove interverrà tra gli altri il rabbino capo Joseph Levi.

QUI FIRENZE - 72 ANNI DI LIBERTà
Betty e Jona, quell'unione nata

mentre fuori ancora si sparava
Firenze iniziava ad affrancarsi dall’incubo, ma non era ancora il momento di rilassarsi. Dai tetti della città liberata, in cui già gli Alleati avevano fatto il loro ingresso, i cecchini continuavano a sparare. E Jona Lewin, tra i tanti, era il bersaglio perfetto: sulla divisa inglese, una scritta “Palestine” rendeva chiara a tutti la sua origine e identità. Al pari di tanti correligionari arrivati dalla Palestina mandataria (il futuro Stato di Israele), dove era giunto anni prima dalla Polonia, Lewin aveva scelto di arruolarsi nell’esercito britannico per amore della pace ma anche per vendicare le molte decine di parenti trucidati nella Shoah. Si era fatto due anni in Nord Africa, lo sbarco in Sicilia, la battaglia di Monte Cassino. Combatteva con l’ottava armata, al collo una stella di Davide.
In uno di quei caldi giorni dell’agosto del 1944, con la vicina Fiesole ancora in mano nemica, la mente di Jona era però assorbita da dolci pensieri. La 18enne Betty Canarutto, una affascinante ragazza ebrea fiorentina salvatasi dalla deportazione assieme al fratello Giulio e ai genitori Edgardo e Rosa, era il suo chiodo fisso. Quant’è bella, pensava sfidando i colpi d’arma da fuoco che ancora arrivavano da alcuni stabili, evidentemente non bonificati, per raggiungerla nella casa in cui la famiglia Trenti l’aveva accolta in via del Ponte alle Mosse. Il primo incontro, folgorante, era avvenuto proprio in quell’abitazione al civico 43. A presentarli era stato Giulio, subito colpito dal calore e dalla simpatia dell’esuberante soldato. E la corte a Betty, senza tregua, era partita un minuto dopo.


Adam Smulevich, Corriere Fiorentino
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RIO 2016 - LA PRIMA MEDAGLIA ISRAELIANA
Gerbi, il tatami è di bronzo
È la prima medaglia a Rio, ma anche la prima da otto anni a questa parte. Mentre in Italia si celebrano le tante nuove conquiste nel medagliere olimpico, è grande festa anche in Israele per la vittoria di un bronzo da parte della Judoka Yarden Gerbi, che ha battuto la giapponese Miku Tashiru piazzandosi dietro alla slovena Tina Trstenjak e alla francese Clarisse Agbegnenou nella categoria 63 kg. L’ultima volta che un atleta israeliano era salito sul podio risale a Pechino 2008, quando il surfista Shahar Tzuberi era arrivato terzo nella sua disciplina. “La medaglia è per tutto Israele, per tutti quelli che mi hanno sostenuta e hanno fatto il tifo per me”, ha affermato Gerbi dopo la vittoria. “Sono qui ad aspettare che qualcuno mi svegli. Ho dato la vita, ci ho messo l’anima, e questo mi ha ripagata. Chiunque dica che non si può aver successo in Israele si sbaglia”. E nelle ore successive, Yarden ha anche ricevuto una telefonata dal presidente Reuven Rivlin in persona: “Tutti qua in Israele sono emozionati insieme a te, abbiamo trattenuto il respiro e pregato per il tuo successo”, le ha detto. “Ma alla fine – ha aggiunto – ad avercela fatta sei solo tu, e sei semplicemente la nostra campionessa. Complimenti. Oggi sei la nostra eroina”.
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L'EX DIRETTORE DI CHARLIE HEBDO
"Terrorismo contro gli ebrei,

l'Islam francese apra gli occhi"
“Risposta di un francese non musulmano e non ebreo all’appello dei 41″. Il francese non musulmano e non ebreo è Philippe Val, ex direttore di Charlie Hebdo e del canale radiofonico France Inter. I 41 a cui risponde sono il gruppo di personalità francesi musulmane, facenti parte sia della società civile che delle istituzioni, che hanno firmato un testo pubblicato domenica scorsa sul settimanale Journal du Dimanche, intitolato “Noi, francesi e musulmani, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità”. Una presa di coscienza e un riconoscimento della matrice islamica del terrorismo che nell’ultimo periodo ha tanto violentemente colpito il paese. I firmatari citano gli attentati più recenti, da Charlie Hebdo a Saint-Etienne-du-Rouvray, senza però alcun riferimento all’Hypercacher o all’attacco alla scuola ebraica di Tolosa del 2012. Assenze pesanti, che non sono sfuggite al mondo ebraico, che ha dovuto rispondere duramente ai firmatari dell’appello. Al coro si è unito dunque anche Val, che sulle pagine del numero successivo del JDD li ha accusari di aver “condannato voi stessi e buttato al vento il vostro gesto, fin dalle prime righe del vostro appello. Nella vostra strana lista di vittime del terrorismo, avete omesso gli ebrei, tra i primi obiettivi del terrorismo e ai primi posti tra le vittime da esso designate“. “Amici miei, ci tengo a dirvelo“, scrive quindi Val. “Non accetteremo mai dei tali ‘compromessi’ linguistici, che non sono altro che un muto permesso concesso ai futuri criminali antisemiti“.
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pilpul
Ticketless - Ciao Rimma
La settimana scorsa è mancata Pia Pera, diventata famosa per i suoi libri sui fiori e sui giardini. Sessant’anni appena compiuti. Un successo tardivo che non ha fatto in tempo ad assaporare, ma i suoi libri sono destinati a lunga fortuna, come meritano. Difficile aggiungere qualche cosa al bellissimo ricordo di lei che ha scritto chi l’ha inseguita fino in fondo nel suo tortuoso itinerario di fuga (Francesco Cataluccio). Impossibile non affezionarsi a lei. Parlava poco, ma dietro quel poco s’intravedevano orizzonti larghi e una trasparenza cristallina. Quando l’ho conosciuta, nei primi anni di “Linea d’Ombra”, coltivava interessi per l’anima conventuale russa, per il socialismo religioso e conosceva la letteratura ebraico-orientale come pochi altri. Le sue traduzioni sono oggi facilmente accessibili in cataloghi editoriali prestigiosi. La Polonia e soprattutto la Russia erano per lei il luogo del disincanto.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Capire il sionismo
Ho avuto il grande onore di essere coinvolto, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in un bellissimo progetto culturale, venendo chiamato a organizzare due corsi di studio e approfondimento sul tema del sionismo, presso le Comunità ebraiche di Firenze e di Napoli (quest’ultimo, con la collaborazione di Daniele Coppin e Nico Pirozzi). I corsi, rivolti a un pubblico vario, prevalentemente di non ebrei (altri si svolgono e si svolgeranno in diverse altre città), si prefiggono il compito di ragionare insieme sulla nascita, le ragioni, l’evoluzione storica, il significato giuridico, politico, nazionale, identitario, religioso di un fenomeno che, da studioso, al di là di ogni mia personale simpatia personale, ritengo di straordinario fascino e interesse, innanzitutto per la sua assoluta unicità. Il sionismo, piaccia o non piaccia, è qualcosa di unico, non ha equivalenti e neanche somiglianze, nella storia, con nessun altro fenomeno politico o culturale, e, chiunque voglia fermarsi a conoscerlo e comprenderlo, in modo appena un po’ meno superficiale, dovrebbe, a mio avviso, partire innanzitutto da questa constatazione, prima di esprimere giudizi sul suo valore o disvalore.

Francesco Lucrezi, storico
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