Haim Korsia, Gran Rabbino di Francia
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Di questi tempi serve una presa di coscienza collettiva. Ciascuno deve essere il guardiano del suo prossimo.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Più
che una prova di forza, l’incontro fra Erdogan e Putin, fino a ieri
agli stracci in faccia, mi pare una grande manifestazione di debolezza.
Troppe le differenze su moltissimi dossier, troppe le contraddizioni di
un Paese della Nato, che si avvicina fino a questo punto ad una Russia
in cerca di alleati per prepararsi ad una probabile (ad oggi)
presidenza Clinton. Troppa l’ambizione di poter ricattare gli USA e
anche questa debolissima UE non è così facile da mettere all’angolo con
tutti i legami commerciali da cui la Turchia dipende. Un effetto
beffardo, però, questo embrione di alleanza lo sta ottenendo: dopo aver
promosso il ritorno dell’Iran nella diplomazia internazionale, Obama
rischia di aver favorito un fronte Turchia-Russia e, appunto, Iran, che
gli si contrapporrebbe in modo netto.
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Da Alba Dorata a Grillo
Il partito "Roba vecchia"
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Da
una settimana l’attivista grillino Fabrizio Pagliuca è consigliere
comunale 5 Stelle a Corsico (Milano), dove è subentrato a una collega
dimissionaria. Il settimanale Oggi rivela che alla fine del 2012 fu tra
i fondatori di Alba Dorata Italia, che richiamava il partito neonazista
greco, e segretario per la Lombardia. “Roba vecchia, Fabrizio era
5Stelle nel 2012, ed è tornato fra noi dopo quella parentesi”, dicono
alcuni colleghi pentastellati (Corriere).
Le autorità israeliane hanno arrestato un dipendente dell’Onu, accusato
di aver fornito “materiale di aiuto” ad Hamas. Si tratta di Waheed
Borsh, che ha lavorato per il Programma di sviluppo delle nazioni Unite
fin dal 2003. Borsh, 38 anni e proveniente da Jabaliya nel nord di
Gaza, sarebbe stato reclutato da “un esponente autorevole
dell’organizzazione terrorista per piegare il lavoro del Programma
dell’Onu agli interessi militari di Hamas” (Il Tempo).
“Piccardo dice delle cose folli. Non solo non ho nessuna vicinanza con
lui, ma credo che le sue posizioni facciano un grande danno al mondo
islamico”. Ferma presa di distanza del sindaco Giuseppe Sala dalle
affermazioni dell’esponente dell’Ucoii Hamza Roberto Piccardo, che
ritiene che anche “la poligamia sia un diritto civile”. Le esternazioni
di Piccardo, ricorda Repubblica Milano, erano arrivate dopo la
celebrazione delle prime due unioni civili omosessuali da parte del
sindaco, venerdì scorso. Il figlio di Hamza, Davide Piccardo, a Milano
guida il Caim, controverso coordinamento delle associazioni islamiche
che ha partecipato al bando comunale per costruire una moschea. Ha
inoltre affermato il primo cittadino: “Il mondo islamico è fatto, a
Milano, di circa 60/70.000 persone. Se c’è qualcuno che pensa che non
bisogna cercare un dialogo, secondo me sbaglia. Bisogna trovare le vie
giuste per il dialogo perché è un mondo, al suo interno, molto diviso.
Quindi, sì al dialogo, ma con gli interlocutori giusti. È una ricerca
che si sta facendo. Piccardo non si sta rivelando un interlocutore
giusto. Con serenità possiamo dirlo”.
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L'ADESIONE DELLA PRESIDENTE UCEI
Firenze, 72 anni di libertà
L'agognata
libertà arrivo all'alba dell'11 agosto di 72 anni fa. Una mattinata
indelebile nella memoria di Firenze, che inizia a festeggiare in queste
ore l'affrancamento dal giogo nazifascista dopo quasi un anno di
occupazione tedesca. Una celebrazione a porte aperte, che inizia da uno
dei luoghi più belli e significativi della città: il Palazzo Medici
Riccardi, con la possibilità per cittadini e turisti di visitare
liberamente il 'Cortile di Michelozzo' e il 'Giardino degli Aranci'.
A
porte aperte perché, come ha sottolineato il sindaco Dario Nardella,
"oggi nuovi nemici vorrebbero costringerci a vivere rinchiusi nei
palazzi delle istituzioni, ma noi non glielo permetteremo".
Ad
unirsi ai festeggiamenti anche la presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, che attraverso la Consigliera UCEI
Sara Cividalli (nell'immagine) ha rivolto oggi al primo cittadino del
capoluogo toscano parole di grande apprezzamento e condivisione. "La
aspetto presto a Firenze" il messaggio che il sindaco ha voluto far
pervenire alla presidente dell'Unione.
Numerosi
gli appuntamenti che avranno luogo in città per l'anniversario. A
partire dal tradizionale corteo che da Piazza dell'Unità porterà al
Salone dei Cinquecento, dove è prevista la partecipazione di una
delegazione della Comunità ebraica e dove interverrà tra gli altri il
rabbino capo Joseph Levi.
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QUI FIRENZE - 72 ANNI DI LIBERTà Betty e Jona, quell'unione nata
mentre fuori ancora si sparava
Firenze
iniziava ad affrancarsi dall’incubo, ma non era ancora il momento di
rilassarsi. Dai tetti della città liberata, in cui già gli Alleati
avevano fatto il loro ingresso, i cecchini continuavano a sparare. E
Jona Lewin, tra i tanti, era il bersaglio perfetto: sulla divisa
inglese, una scritta “Palestine” rendeva chiara a tutti la sua origine
e identità. Al pari di tanti correligionari arrivati dalla Palestina
mandataria (il futuro Stato di Israele), dove era giunto anni prima
dalla Polonia, Lewin aveva scelto di arruolarsi nell’esercito
britannico per amore della pace ma anche per vendicare le molte decine
di parenti trucidati nella Shoah. Si era fatto due anni in Nord Africa,
lo sbarco in Sicilia, la battaglia di Monte Cassino. Combatteva con
l’ottava armata, al collo una stella di Davide.
In uno di quei caldi giorni dell’agosto del 1944, con la vicina Fiesole
ancora in mano nemica, la mente di Jona era però assorbita da dolci
pensieri. La 18enne Betty Canarutto, una affascinante ragazza ebrea
fiorentina salvatasi dalla deportazione assieme al fratello Giulio e ai
genitori Edgardo e Rosa, era il suo chiodo fisso. Quant’è bella,
pensava sfidando i colpi d’arma da fuoco che ancora arrivavano da
alcuni stabili, evidentemente non bonificati, per raggiungerla nella
casa in cui la famiglia Trenti l’aveva accolta in via del Ponte alle
Mosse. Il primo incontro, folgorante, era avvenuto proprio in
quell’abitazione al civico 43. A presentarli era stato Giulio, subito
colpito dal calore e dalla simpatia dell’esuberante soldato. E la corte
a Betty, senza tregua, era partita un minuto dopo.
Adam Smulevich, Corriere Fiorentino Leggi
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RIO 2016 - LA PRIMA MEDAGLIA ISRAELIANA Gerbi, il tatami è di bronzo
È
la prima medaglia a Rio, ma anche la prima da otto anni a questa parte.
Mentre in Italia si celebrano le tante nuove conquiste nel medagliere
olimpico, è grande festa anche in Israele per la vittoria di un bronzo
da parte della Judoka Yarden Gerbi, che ha battuto la giapponese Miku
Tashiru piazzandosi dietro alla slovena Tina Trstenjak e alla francese
Clarisse Agbegnenou nella categoria 63 kg. L’ultima volta che un atleta
israeliano era salito sul podio risale a Pechino 2008, quando il
surfista Shahar Tzuberi era arrivato terzo nella sua disciplina. “La
medaglia è per tutto Israele, per tutti quelli che mi hanno sostenuta e
hanno fatto il tifo per me”, ha affermato Gerbi dopo la vittoria. “Sono
qui ad aspettare che qualcuno mi svegli. Ho dato la vita, ci ho messo
l’anima, e questo mi ha ripagata. Chiunque dica che non si può aver
successo in Israele si sbaglia”. E nelle ore successive, Yarden ha
anche ricevuto una telefonata dal presidente Reuven Rivlin in persona:
“Tutti qua in Israele sono emozionati insieme a te, abbiamo trattenuto
il respiro e pregato per il tuo successo”, le ha detto. “Ma alla fine –
ha aggiunto – ad avercela fatta sei solo tu, e sei semplicemente la
nostra campionessa. Complimenti. Oggi sei la nostra eroina”. Leggi
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L'EX DIRETTORE DI CHARLIE HEBDO "Terrorismo contro gli ebrei,
l'Islam francese apra gli occhi"
“Risposta
di un francese non musulmano e non ebreo all’appello dei 41″. Il
francese non musulmano e non ebreo è Philippe Val, ex direttore di
Charlie Hebdo e del canale radiofonico France Inter. I 41 a cui
risponde sono il gruppo di personalità francesi musulmane, facenti
parte sia della società civile che delle istituzioni, che hanno firmato
un testo pubblicato domenica scorsa sul settimanale Journal du
Dimanche, intitolato “Noi, francesi e musulmani, siamo pronti ad
assumerci le nostre responsabilità”. Una presa di coscienza e un
riconoscimento della matrice islamica del terrorismo che nell’ultimo
periodo ha tanto violentemente colpito il paese. I firmatari citano gli
attentati più recenti, da Charlie Hebdo a Saint-Etienne-du-Rouvray,
senza però alcun riferimento all’Hypercacher o all’attacco alla scuola
ebraica di Tolosa del 2012. Assenze pesanti, che non sono sfuggite al
mondo ebraico, che ha dovuto rispondere duramente ai firmatari
dell’appello. Al coro si è unito dunque anche Val, che sulle pagine del
numero successivo del JDD li ha accusari di aver “condannato voi stessi
e buttato al vento il vostro gesto, fin dalle prime righe del vostro
appello. Nella vostra strana lista di vittime del terrorismo, avete
omesso gli ebrei, tra i primi obiettivi del terrorismo e ai primi posti
tra le vittime da esso designate“. “Amici miei, ci tengo a dirvelo“,
scrive quindi Val. “Non accetteremo mai dei tali ‘compromessi’
linguistici, che non sono altro che un muto permesso concesso ai futuri
criminali antisemiti“. Leggi
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Ticketless
- Ciao Rimma
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La
settimana scorsa è mancata Pia Pera, diventata famosa per i suoi libri
sui fiori e sui giardini. Sessant’anni appena compiuti. Un successo
tardivo che non ha fatto in tempo ad assaporare, ma i suoi libri sono
destinati a lunga fortuna, come meritano. Difficile aggiungere qualche
cosa al bellissimo ricordo di lei che ha scritto chi l’ha inseguita
fino in fondo nel suo tortuoso itinerario di fuga (Francesco
Cataluccio). Impossibile non affezionarsi a lei. Parlava poco, ma
dietro quel poco s’intravedevano orizzonti larghi e una trasparenza
cristallina. Quando l’ho conosciuta, nei primi anni di “Linea d’Ombra”,
coltivava interessi per l’anima conventuale russa, per il socialismo
religioso e conosceva la letteratura ebraico-orientale come pochi
altri. Le sue traduzioni sono oggi facilmente accessibili in cataloghi
editoriali prestigiosi. La Polonia e soprattutto la Russia erano per
lei il luogo del disincanto.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Capire il sionismo
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Ho
avuto il grande onore di essere coinvolto, dall’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, in un bellissimo progetto culturale, venendo
chiamato a organizzare due corsi di studio e approfondimento sul tema
del sionismo, presso le Comunità ebraiche di Firenze e di Napoli
(quest’ultimo, con la collaborazione di Daniele Coppin e Nico Pirozzi).
I corsi, rivolti a un pubblico vario, prevalentemente di non ebrei
(altri si svolgono e si svolgeranno in diverse altre città), si
prefiggono il compito di ragionare insieme sulla nascita, le ragioni,
l’evoluzione storica, il significato giuridico, politico, nazionale,
identitario, religioso di un fenomeno che, da studioso, al di là di
ogni mia personale simpatia personale, ritengo di straordinario fascino
e interesse, innanzitutto per la sua assoluta unicità. Il sionismo,
piaccia o non piaccia, è qualcosa di unico, non ha equivalenti e
neanche somiglianze, nella storia, con nessun altro fenomeno politico o
culturale, e, chiunque voglia fermarsi a conoscerlo e comprenderlo, in
modo appena un po’ meno superficiale, dovrebbe, a mio avviso, partire
innanzitutto da questa constatazione, prima di esprimere giudizi sul
suo valore o disvalore.
Francesco Lucrezi, storico
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