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16 agosto 2016 - 12 Av 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Tra le cause che portano alla distruzione del Santuario e al conseguente esilio, riportate nel Talmud, c’è quella dell’umiliazione pubblica causata a Bar Kamtza (convenuto a un banchetto a cui era stato invitato per sbaglio) avvenuta nel silenzio di tutti i presenti (Ghittin, 57 a). In molti casi il silenzio non è una virtù ma, piuttosto, è indice di opportunismo e di una mancanza di sensibilità.
 
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
Mi colpisce sempre il fatto che per ciò che i Romani hanno voluto celebrare e fissare nella monumentalità inamovibile e indiscutibile dell'Arco di Tito, noi ebrei tutt'ora piangiamo cocciuti, anno dopo anno, con il digiuno di Tish'a beAv. Non si tratta solo della drammatica distruzione del Tempio di Salomone. Dei morti straziati e massacrati, uomini, donne e bambini, stanati e sgozzati casa per casa, ci ricordiamo solo noi.
 
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  davar
il bimbo curato a holon 
Da Israele all'Afghanistan, in rete
per salvare una piccola vita

Non si erano mai incontrati, ma erano amici su Facebook. Connessi attraverso migliaia di chilometri grazie al social network. Insieme, un giovane insegnante di inglese di Jalalabad, in Afghanistan, e un pensionato, ex funzionario del Dipartimento di Stato di Haifa, in Israele, hanno collaborato per salvare un bambino in Pakistan con problemi cardiaci congeniti e potenzialmente letali.
Yehia, ora di 14 mesi di età, era nato con le due arterie principali invertite, racconta il New York Times, e due fori nel cuore. I suoi genitori, afghani che abitano a Peshawar, in Pakistan, hanno trovato uno specialista locale che poteva eseguire l'intervento chirurgico necessario, ma il prezzo per l'operazione era di 7.000 dollari. Troppo per la famiglia. E così è nata una rete che dal Pakistan ha portato il piccolo paziente fino a Holon, dove uno staff di medici israeliani l'ha operato per otto ore, riuscendo a salvargli la vita.

(Foto di Uriel Sinai per il New York Times)
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rio 2016 - il ritorno sul podio dopo 16 anni
Anthony e la redenzione in vasca Un oro per il "vecchio" del nuoto
A 16 da quell'oro strappato in vasca a Sidney 2000, l'americano Anthony Ervin, il ribelle del nuoto, è tornato ancora sul primo scalino del podio. La seconda volta in pochi giorni ma questa ha un sapore diverso, perché conquistata da solo (la prima ai Giochi di Rio l'ha vinta nella staffetta 4x100), in quella che era la sua gara: i 50 stile libero. Ora è lui il più anziano nuotatore ad aver vinto un oro alle Olimpiadi, con i suoi 35 anni e una vita fatta di eccessi e una redenzione in pieno stile “american dream”, come scrivono i quotidiani Usa. Di lui la rivista Rolling Stones scriveva nel 2012 che è un “mezzo nero, mezzo ebreo, con la sindrome di Tourette che ha una storia di allucinogeni, tabacco, motociclette e rock&roll”. Origini ashkenazite per parte di madre, Ervin era salito agli onori delle cronache sportive nel 2000 quando in Australia era riuscito a mettere la mano davanti a tutti e conquistare la medaglia olimpica più preziosa.
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la giornalista che ha creato eretz acheret 
Bambi Sheleg (1958-2016)
“Moglie di spirito e di azione, instancabilmente nel promuovere il dialogo e la cooperazione tra i vari gruppi nella società israeliana. La sua morte prematura è una perdita dolorosa per tutti noi. Le sue parole saranno il nostro principio guida. Che la sua memoria sia di benedizione”, con queste parole il presidente d'Israele Reuven Rivlin ha dato il suo ultimo saluto a Bambi Sheleg, giornalista israeliana impegnata nel far dialogare le varie anime del paese attraverso i suoi scritti e al progetto editoriale Eretz Acheret. Sheleg, malata da tempo di cancro, è scomparsa ieri all'età di 58 anni.
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dafdaf agosto
La filosofia della prospettiva
Oggi vi voglio raccontare una storia tutta da ridere, una storia un po’ strana.
C’era una volta un bambino che viveva in un paesino di campagna. Ogni mattina andava a scuola in una grande città non lontana da casa sua e siccome la sua vista non era un granché, portava con sé un paio di occhiali che inforcava solo una volta arrivato, che lo aiutavano in quelle ore per leggere e scrivere.
Quando entrava a scuola, però, c’era una cosa che non mancava di colpirlo ogni volta: erano tutti tremendamente sporchi.
I bambini in particolare, indossavano magliette con enormi ed evidenti chiazze sudicie, ma anche le maestre sembravano non lavarsi da un eternità. Per non parlare del mobilio, dei banchi, della cattedra, ricoperti da scure macchie di sporco. I corridoi, le aule e il pavimento erano tutti segnati da tracce di unto; ogni singolo spazio di quella scuola sembrava non essere mai stato pulito!
Non che lui fosse un maniaco della pulizia, eppure non poteva fare a meno di storcere il naso per il sudiciume di quel posto. Da un luogo come la scuola ci si aspettava che fosse perlomeno presentabile. Possibile che invece in quella scuola nessuno si lavasse?
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pilpul
Maschio e femmina, Dio li creò
Mi sono reso conto di non averne mai parlato in oltre sei anni di collaborazione. Dalla primavera 2010, infatti, scrivo ogni settimana per moked.it, cercando di ridurre al minimo defezioni e castronerie. In tutto questo tempo - a spanne stiamo parlando di circa 300 articoli, e capita a volte di non avere alcuna ispirazione - nel mio piccolo mi sono occupato tante volte dei diritti degli "ultimi": immigrati, profughi, carcerati, rom, omosessuali.
Ma mai, in un intervallo così lungo, ritengo di aver scritto di violenza sulle donne, di sessismo e femminicidio, di subcultura maschilista e dei molti casi di cronaca nera che purtroppo vedono vittima l'altra metà del cielo. 


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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