Roberto
Della Rocca,
rabbino
|
Tra
le cause che portano alla distruzione del Santuario e al conseguente
esilio, riportate nel Talmud, c’è quella dell’umiliazione pubblica
causata a Bar Kamtza (convenuto a un banchetto a cui era stato invitato
per sbaglio) avvenuta nel silenzio di tutti i presenti (Ghittin, 57 a).
In molti casi il silenzio non è una virtù ma, piuttosto, è indice di
opportunismo e di una mancanza di sensibilità.
|
|
Leggi
|
Dario
Calimani,
Università di Venezia
|
Mi
colpisce sempre il fatto che per ciò che i Romani hanno voluto
celebrare e fissare nella monumentalità inamovibile e indiscutibile
dell'Arco di Tito, noi ebrei tutt'ora piangiamo cocciuti, anno dopo
anno, con il digiuno di Tish'a beAv. Non si tratta solo della
drammatica distruzione del Tempio di Salomone. Dei morti straziati e
massacrati, uomini, donne e bambini, stanati e sgozzati casa per casa,
ci ricordiamo solo noi.
|
|
Leggi
|
|
|
il bimbo curato a holon
Da Israele all'Afghanistan, in rete
per salvare una piccola vita
Non
si erano mai incontrati, ma erano amici su Facebook. Connessi
attraverso migliaia di chilometri grazie al social network. Insieme, un
giovane insegnante di inglese di Jalalabad, in Afghanistan, e un
pensionato, ex funzionario del Dipartimento di Stato di Haifa, in
Israele, hanno collaborato per salvare un bambino in Pakistan con
problemi cardiaci congeniti e potenzialmente letali.
Yehia, ora di 14 mesi di età, era nato con le due arterie principali
invertite, racconta il New York Times, e due fori nel cuore. I suoi
genitori, afghani che abitano a Peshawar, in Pakistan, hanno trovato
uno specialista locale che poteva eseguire l'intervento chirurgico
necessario, ma il prezzo per l'operazione era di 7.000 dollari. Troppo
per la famiglia. E così è nata una rete che dal Pakistan ha portato il
piccolo paziente fino a Holon, dove uno staff di medici israeliani l'ha
operato per otto ore, riuscendo a salvargli la vita.
(Foto di Uriel Sinai per il New York Times) Leggi
|
rio 2016 - il ritorno sul podio dopo 16 anni
Anthony e la redenzione in vasca Un oro per il "vecchio" del nuoto
A
16 da quell'oro strappato in vasca a Sidney 2000, l'americano Anthony
Ervin, il ribelle del nuoto, è tornato ancora sul primo scalino del
podio. La seconda volta in pochi giorni ma questa ha un sapore diverso,
perché conquistata da solo (la prima ai Giochi di Rio l'ha vinta nella
staffetta 4x100), in quella che era la sua gara: i 50 stile libero. Ora
è lui il più anziano nuotatore ad aver vinto un oro alle Olimpiadi, con
i suoi 35 anni e una vita fatta di eccessi e una redenzione in pieno
stile “american dream”, come scrivono i quotidiani Usa. Di lui la
rivista Rolling Stones scriveva nel 2012 che è un “mezzo nero, mezzo
ebreo, con la sindrome di Tourette che ha una storia di allucinogeni,
tabacco, motociclette e rock&roll”. Origini ashkenazite per parte
di madre, Ervin era salito agli onori delle cronache sportive nel 2000
quando in Australia era riuscito a mettere la mano davanti a tutti e
conquistare la medaglia olimpica più preziosa. Leggi
|
dafdaf agosto
La filosofia della prospettiva
Oggi vi voglio raccontare una storia tutta da ridere, una storia un po’ strana.
C’era una volta un bambino che viveva in un paesino di campagna. Ogni
mattina andava a scuola in una grande città non lontana da casa sua e
siccome la sua vista non era un granché, portava con sé un paio di
occhiali che inforcava solo una volta arrivato, che lo aiutavano in
quelle ore per leggere e scrivere.
Quando entrava a scuola, però, c’era una cosa che non mancava di colpirlo ogni volta: erano tutti tremendamente sporchi.
I bambini in particolare, indossavano magliette con enormi ed evidenti
chiazze sudicie, ma anche le maestre sembravano non lavarsi da un
eternità. Per non parlare del mobilio, dei banchi, della cattedra,
ricoperti da scure macchie di sporco. I corridoi, le aule e il
pavimento erano tutti segnati da tracce di unto; ogni singolo spazio di
quella scuola sembrava non essere mai stato pulito!
Non che lui fosse un maniaco della pulizia, eppure non poteva fare a
meno di storcere il naso per il sudiciume di quel posto. Da un luogo
come la scuola ci si aspettava che fosse perlomeno presentabile.
Possibile che invece in quella scuola nessuno si lavasse? Leggi
|
Maschio e femmina, Dio li creò |
Mi
sono reso conto di non averne mai parlato in oltre sei anni di
collaborazione. Dalla primavera 2010, infatti, scrivo ogni settimana
per moked.it, cercando di ridurre al minimo defezioni e castronerie. In
tutto questo tempo - a spanne stiamo parlando di circa 300 articoli, e
capita a volte di non avere alcuna ispirazione - nel mio piccolo mi
sono occupato tante volte dei diritti degli "ultimi": immigrati,
profughi, carcerati, rom, omosessuali.
Ma mai, in un intervallo così lungo, ritengo di aver scritto di
violenza sulle donne, di sessismo e femminicidio, di subcultura
maschilista e dei molti casi di cronaca nera che purtroppo vedono
vittima l'altra metà del cielo.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
Leggi
|
|
|