Paolo Sciunnach,
insegnante | Dovrebbe
stupirmi e lasciarmi sgomento il fatto che coloro che criticano il
burkini poi magari sono proprio gli stessi che dicono che l’aggressore
col coltello di un ebreo per strada sia opera di un “depresso”,
tuttavia la cosa non mi stupisce affatto. L’antisemitismo è ormai
diventato completamente politically correct.
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Anna
Foa,
storica | Un
post messo in rete dal segretario della neonata Università islamica di
Lecce Raffaello Yazal Abdallah Villani è rimbalzato in Israele e ha
suscitato le vivaci proteste tanto dell’Unione delle Comunità ebraiche
che dell’Ambasciata di Israele in Italia. In questo post, subito
cancellato, si invocava una “soluzione finale” per i sionisti. Il post
era in realtà di difficile lettura, si parlava di sterminio solo per i
sionisti, mentre gli “ebrei reali” erano considerati innocenti. Ma
forse che i sionisti sono ebrei immaginari? Dal responsabile di una
segreteria universitaria ci si aspetterebbe un maggiore rispetto della
lingua italiana.
La gravità dell’accaduto è evidente. Nata come progetto l’anno scorso e
non ancora approvata dal Miur, si tratta di un’Università creata
soprattutto da convertiti italiani all’Islam (come appunto il Villani e
il presidente dell’Università Paladini), volta non esclusivamente a
formare iman (teoricamente è aperta alle donne). Sarebbe la prima
università islamica italiana. L’Università vuole presentarsi come un
luogo rivolto a far conoscere la cultura islamica, a combattere il
fondamentalismo, ad incrementare il dialogo. Nulla in contrario a
questi obiettivi, ma certo almeno una cosa possiamo dirla, che si è
partiti molto male. Il progetto, con questi amici, non ha davvero
bisogno di nemici.
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Il Sultano tira dritto
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Aveva
tra i 12 e i 14 anni il kamikaze che si è fatto esplodere a Gazientep,
durante una festa di matrimonio. In centinaia ieri, durante i funerali
delle vittime, hanno urlato slogan contro il presidente Erdogan e
contro la delegazione del partito conservatore Akp. “Cinquantuno bare,
cinquantuno morti, tra cui donne e bambini, uccisi da un esplosione
durante la festa per le nozze di un esponente del partito filo curdo
Hp. Ma il Sultano, ancora impegnato nelle purghe dopo il fallito golpe,
tira dritto. Mentre si contano i morti e i feriti, di cui 17 gravi,
punta il dito contro l’Isis” (Corriere).
Nuova giornata di sangue ad Aleppo, dove ieri jet di Assad e dei russi
hanno causato almeno 25 vittime, tra cui due bambini. Già cinquanta,
segnala il Corriere, i minori ricoverati all’orfanotrofio della città.
Colpi di artiglieria e raid aerei israeliani contro due postazioni dei
miliziani palestinesi di Hamas a Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza. È
la risposta di Israele, scrive tra gli altri La Stampa, al lancio di un
razzo dalla Striscia che è caduto a Sderot, nel sud del Paese.
Curiosamente, non pochi giornali mettono in testa la reazione
israeliana rispetto all’azione che l’ha provocata.
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gli islamici e l'integrazione L'Italia e il dibattito sul burkini, voci rabbiniche a confronto
È
il tema del momento: burkini sì/burkini no. E mette in gioco diversi
valori e piani di confronto: il diritto alla libertà religiosa, la
dignità della donna, il rispetto delle leggi dello Stato. E ancora la
sicurezza di tutti i cittadini che lo abitano. Un tema quindi
complesso, che fa discutere anche all’interno dell’ebraismo italiano e
del suo rabbinato. Che non presenta in materia una posizione univoca.
Ne abbiamo parlato con rav Alberto Somekh, già rabbino capo a Torino, e
rav Pierpaolo Pinhas Punturello, napoletano, attivo nell’organizzazione
Shavei Israel.
“È un problema che esiste e che va affrontato” sottolinea rav Somekh,
riconoscendo l’urgenza di un approfondimento che vada oltre la
superficialità dimostrata in questi giorni dall’opinione pubblica
italiana. “Essendo il tema della sicurezza fondamentale, soprattutto di
questi tempi, è evidente che ci si deve sforzare di trovare delle
soluzioni. Anche a costo – sostiene il rav – di rinunciare a qualcosa”.
L’idea proposta è quella di riproporre un modello separato di fruizione
dei luoghi privati di svago, come ad esempio le piscine. “Anche nel
mondo dell’ortodossia ebraica, d’altronde, esistono piscine che offrono
orari diversi per uomini e per donne. Nessuna costrizione fisica,
libertà di muoversi nel rispetto dei valori della modestia ebraica.
Forse – dice rav Somekh – si potrebbe pensare di agire in questa
direzione, così da permettere alle donne islamiche di evitare l’impiego
del burkini: orari per soli uomini, orari per sole donne e una fascia
più ampia per le persone che non sono interessate a questo tipo di
separazione”.
Diversa prospettiva invece per il rav Punturello. “Come ci insegna
l’Halakhah, la Legge ebraica, di fronte alle leggi dello Stato
l’Halakhah stessa deve fare un passo indietro. ‘Dina de-malkhuta dina’,
ci viene detto. E in questo senso dobbiamo agire, anche oggi. Perché –
afferma il rav – è fuorviante pensare che la libertà religiosa sia
assoluta”. A parlare, spiega il nostro interlocutore, è non solo il
rabbino “ma anche il cittadino”. Rav Punturello tiene a far riflettere
su un fatto: se è vero che da una parte la libertà della donna a
coprirsi va riconosciuta come “sacrosanta”, dall’altra è un fatto noto
che questa libertà “spesso nasca da alcuni condizionamenti, che non
vanno taciuti”.
Fuori luogo quindi gli accostamenti che alcuni in questi giorni hanno
espresso tra le regole della tzniut, la modestia ebraica, e pratiche
islamiche come quella del burkini. Perché, oltre ad essere diverse
concettualmente, le pratiche (se abbandonate) hanno pure diverse
conseguenze. “Se un’ebrea ortodossa sceglie di secolarizzarsi, nel
peggiore dei casi potrà perdere qualcuna delle sue amicizie. In molte
società islamiche, come noto – conclude il rav – le conseguenze
potrebbero invece essere ben peggiori”.
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nel giorno del vertice italo-franco-tedesco Ventotene e l'eredità di Colorni
Torna
d’attualità il messaggio di Eugenio Colorni, tra gli autori del celebre
Manifesto di Ventotene. Un grande personaggio del Novecento, più volte
evocato in queste ore, nella giornata dell’importante vertice
italo-franco-tedesco in svolgimento sull’isola in cui nacque l’Europa e
in cui oggi ci si confronta per elaborare nuove strategie e nuovi
impegni comuni.
Le idee di Colorni, sempre attuali, avevano anche segnato fortemente
l’avventura del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche il cui
primo numero, nel novembre del 2009, apriva le pagine culturali proprio
con un ritratto dell’intellettuale e antifascista milanese, ucciso
appena 35enne per mano di un gruppo di militi fascisti.
Dai
primi anni Trenta Eugenio Colorni diventa un «ebreo suo malgrado». Nel
senso che tale «appartenenza» gli verrà imputata dall’esterno, come una
colpa, in almeno due circostanze. La prima coinvolge colui che fino a
quel momento era stato uno dei suoi migliori amici, lo scrittore Guido
Piovene. Questi, a partire dal 1° giugno del ‘31, cominciò a pubblicare
sull’Ambrosiano una rubrica quotidiana intitolata “Biglietto del
mattino”, con una cinquantina di rapide puntate. Piovene immaginava di
scrivere dei messaggi a un’ipotetica signora ebrea, Edvige Salomon di
Amburgo (che ha «l’enfasi patetica della sua razza»), informandola
sarcasticamente sugli amici, sugli ambienti milanesi da lui
frequentati, sulle proprie avventure e disavventure, vere o fasulle. Il
tutto a comporre un vivace feuilletton, non sempre felice nello stile,
ma curioso, e soprattutto malizioso. Perché, come sempre, Piovene
traeva ispirazione da realtà a lui ben conosciute, alterando solo
qualche dettaglio per fuorviare gli ignari lettori. Ma non le persone
interessate, come Eugenio Colorni.
Sandro Gerbi, Pagine Ebraiche Leggi
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IL NOTIZIARIO SPECIALE
Giornata della Cultura Ebraica, un nuovo spazio di informazione
Si
avvicina l’appuntamento con la 17esima edizione della Giornata Europea
della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema “Lingue e dialetti
ebraici”. Settantaquattro le località coinvolte in tutto il paese per
l’evento, che cadrà domenica 18 settembre. Ai temi e alle sfide della
Giornata, che avrà come capofila per l’Italia la Comunità ebraica di
Milano, è dedicata una newsletter speciale,
a cadenza settimanale, che accompagnerà da oggi, ogni lunedì, i nostri
lettori. Programmi, obiettivi, approfondimenti. Una pluralità di
opinioni per raccontare, da diverse prospettiva, un argomento ricco di
fascino e sfaccettature.
Perché, come sottolinea la presidente UCEI Noemi Di Segni nel suo
intervento che apre il notiziario odierno, nel periodo storico
estremamente complesso e difficile quale è quello che stiamo vivendo “è
importante continuare a proporre iniziative positive, che stimolino la
costruzione di legami e ponti all’interno di una società inclusiva e
attenta ai diritti di tutti, nel segno del rispetto di ogni componente
del caleidoscopio culturale del nostro tempo”.
La Giornata Europea della Cultura Ebraica diventa così una occasione
per condividere tale idea di mondo. Un mondo, viene spiegato, “in cui
si possa convivere serenamente nelle pur indispensabili e anzi feconde
diversità, portatrici di un valore aggiunto per tutti”.
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Oltremare - Spettacoli |
Prendiamo
un giorno qualsiasi di fine estate, le giornate che impercettibilmente
già si accorciano, l’acqua del mare al picco della sua temperatura
annuale dopo una intera estate di sole intenso, i turisti che
cominciano a contare a ritroso quanti giorni quante cene, quante
porzioni di falafel o di shwarma restano da godersi prima della
partenza. In città si rivedono i bambini, che escono da centri
commerciali sorridenti o piangenti a seconda che abbiano ottenuto o
meno lo zainetto con il supereroe o principessa o mostro simpatico, o
meno. Nelle piazze o nei giardini si tengono spettacoli e concerti,
finalmente baciati da una brezza leggera che ci eravamo tutti
dimenticati potesse alzarsi.
Ora prendiamo uno di questi spettacoli, con la musica e gli
amplificatori e il presentatore imperlato di sudore sul palco. Tutto
secondo la norma. A parte un dettaglio sonoro: esplosioni e colpi di
artiglieria in lontananza, rumore di aerei militari a bassa quota.
Pausa. E di nuovo: bum bum. Non fa parte della produzione ma non fa
scappare nessuno degli spettatori, comprese famiglie con bambini
piccoli ed anziani. Tutti placidi e con lo sguardo molto, fin troppo
concentrato sul palco.
Ed ecco a voi, signore e signori, un normale giorno di fine estate a
Sderot. Un missile fatto in casa, in una casa di Gaza, che piomba in
mezzo al pomeriggio con involontaria precisione esattamente fra due
case israeliane, abitate da gente che ne ha viste di peggio – la casa
subito più in là è stata colpita in pieno un paio di anni fa. E in
risposta in serata, all’ora dello spettacolo in piazza, il risuonare di
operazioni militari che si ripetono ormai da quindici anni, con
risultati sempre temporanei, e sempre solo temporaneamente calmanti.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Confronto aperto nella tradizione
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Le
recenti elezioni dell’UCEI, come pure quelle della CER che le hanno
anticipate, hanno evidenziato l’esistenza di schieramenti ben definiti
all’interno del mondo ebraico italiano e allo tempo stesso, però,
un’esigenza condivisa di superare la contrapposizione a favore di
un’ipotesi polifonica capace di valorizzare le differenze nell’ambito
di un progetto pur faticosamente condiviso.
Vanno in questa direzione tutte le iniziative che animano la scena
culturale e educativa dell’ebraismo italiano – dalla Giornata della
Cultura a Jewish in the City, dal MEIS al Museo della Shoah, per citare
soltanto le più visibili – e che mettono sistematicamente a confronto
modi anche molto dissimili di intendere la quotidianità ebraica,
ciascuna delle quali vissuta però dai protagonisti come legittima
ramificazione del grande albero della tradizione giudaica italiana.
Fra queste iniziative i “campeggi” del DAC, poi del DEC e oggi
dell’Area Educazione e Cultura dell’UCEI occupano un posto di primo
piano soprattutto per il servizio di socializzazione e di quotidianità
ebraica offerto in particolare alle piccole Comunità, che per ovvii
motivi ne avvertono particolarmente la carenza nelle rispettive sedi.
Luca Zevi
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