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22 Agosto 2016 - 18 Av 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Paolo Sciunnach,
insegnante
Dovrebbe stupirmi e lasciarmi sgomento il fatto che coloro che criticano il burkini poi magari sono proprio gli stessi che dicono che l’aggressore col coltello di un ebreo per strada sia opera di un “depresso”, tuttavia la cosa non mi stupisce affatto. L’antisemitismo è ormai diventato completamente politically correct.
 
Anna
Foa,
storica
Un post messo in rete dal segretario della neonata Università islamica di Lecce Raffaello Yazal Abdallah Villani è rimbalzato in Israele e ha suscitato le vivaci proteste tanto dell’Unione delle Comunità ebraiche che dell’Ambasciata di Israele in Italia. In questo post, subito cancellato, si invocava una “soluzione finale” per i sionisti. Il post era in realtà di difficile lettura, si parlava di sterminio solo per i sionisti, mentre gli “ebrei reali” erano considerati innocenti. Ma forse che i sionisti sono ebrei immaginari? Dal responsabile di una segreteria universitaria ci si aspetterebbe un maggiore rispetto della lingua italiana.
La gravità dell’accaduto è evidente. Nata come progetto l’anno scorso e non ancora approvata dal Miur, si tratta di un’Università creata soprattutto da convertiti italiani all’Islam (come appunto il Villani e il presidente dell’Università Paladini), volta non esclusivamente a formare iman (teoricamente è aperta alle donne). Sarebbe la prima università islamica italiana. L’Università vuole presentarsi come un luogo rivolto a far conoscere la cultura islamica, a combattere il fondamentalismo, ad incrementare il dialogo. Nulla in contrario a questi obiettivi, ma certo almeno una cosa possiamo dirla, che si è partiti molto male. Il progetto, con questi amici, non ha davvero bisogno di nemici.
 
Il Sultano tira dritto
Aveva tra i 12 e i 14 anni il kamikaze che si è fatto esplodere a Gazientep, durante una festa di matrimonio. In centinaia ieri, durante i funerali delle vittime, hanno urlato slogan contro il presidente Erdogan e contro la delegazione del partito conservatore Akp. “Cinquantuno bare, cinquantuno morti, tra cui donne e bambini, uccisi da un esplosione durante la festa per le nozze di un esponente del partito filo curdo Hp. Ma il Sultano, ancora impegnato nelle purghe dopo il fallito golpe, tira dritto. Mentre si contano i morti e i feriti, di cui 17 gravi, punta il dito contro l’Isis” (Corriere).

Nuova giornata di sangue ad Aleppo, dove ieri jet di Assad e dei russi hanno causato almeno 25 vittime, tra cui due bambini. Già cinquanta, segnala il Corriere, i minori ricoverati all’orfanotrofio della città.

Colpi di artiglieria e raid aerei israeliani contro due postazioni dei miliziani palestinesi di Hamas a Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza. È la risposta di Israele, scrive tra gli altri La Stampa, al lancio di un razzo dalla Striscia che è caduto a Sderot, nel sud del Paese. Curiosamente, non pochi giornali mettono in testa la reazione israeliana rispetto all’azione che l’ha provocata.
 
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  davar
gli islamici e l'integrazione
L'Italia e il dibattito sul burkini, voci rabbiniche a confronto
È il tema del momento: burkini sì/burkini no. E mette in gioco diversi valori e piani di confronto: il diritto alla libertà religiosa, la dignità della donna, il rispetto delle leggi dello Stato. E ancora la sicurezza di tutti i cittadini che lo abitano. Un tema quindi complesso, che fa discutere anche all’interno dell’ebraismo italiano e del suo rabbinato. Che non presenta in materia una posizione univoca. Ne abbiamo parlato con rav Alberto Somekh, già rabbino capo a Torino, e rav Pierpaolo Pinhas Punturello, napoletano, attivo nell’organizzazione Shavei Israel.
“È un problema che esiste e che va affrontato” sottolinea rav Somekh, riconoscendo l’urgenza di un approfondimento che vada oltre la superficialità dimostrata in questi giorni dall’opinione pubblica italiana. “Essendo il tema della sicurezza fondamentale, soprattutto di questi tempi, è evidente che ci si deve sforzare di trovare delle soluzioni. Anche a costo – sostiene il rav – di rinunciare a qualcosa”. L’idea proposta è quella di riproporre un modello separato di fruizione dei luoghi privati di svago, come ad esempio le piscine. “Anche nel mondo dell’ortodossia ebraica, d’altronde, esistono piscine che offrono orari diversi per uomini e per donne. Nessuna costrizione fisica, libertà di muoversi nel rispetto dei valori della modestia ebraica. Forse – dice rav Somekh – si potrebbe pensare di agire in questa direzione, così da permettere alle donne islamiche di evitare l’impiego del burkini: orari per soli uomini, orari per sole donne e una fascia più ampia per le persone che non sono interessate a questo tipo di separazione”.
Diversa prospettiva invece per il rav Punturello. “Come ci insegna l’Halakhah, la Legge ebraica, di fronte alle leggi dello Stato l’Halakhah stessa deve fare un passo indietro. ‘Dina de-malkhuta dina’, ci viene detto. E in questo senso dobbiamo agire, anche oggi. Perché – afferma il rav – è fuorviante pensare che la libertà religiosa sia assoluta”. A parlare, spiega il nostro interlocutore, è non solo il rabbino “ma anche il cittadino”. Rav Punturello tiene a far riflettere su un fatto: se è vero che da una parte la libertà della donna a coprirsi va riconosciuta come “sacrosanta”, dall’altra è un fatto noto che questa libertà “spesso nasca da alcuni condizionamenti, che non vanno taciuti”.
Fuori luogo quindi gli accostamenti che alcuni in questi giorni hanno espresso tra le regole della tzniut, la modestia ebraica, e pratiche islamiche come quella del burkini. Perché, oltre ad essere diverse concettualmente, le pratiche (se abbandonate) hanno pure diverse conseguenze. “Se un’ebrea ortodossa sceglie di secolarizzarsi, nel peggiore dei casi potrà perdere qualcuna delle sue amicizie. In molte società islamiche, come noto – conclude il rav – le conseguenze potrebbero invece essere ben peggiori”.

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nel giorno del vertice italo-franco-tedesco
Ventotene e l'eredità di Colorni
Torna d’attualità il messaggio di Eugenio Colorni, tra gli autori del celebre Manifesto di Ventotene. Un grande personaggio del Novecento, più volte evocato in queste ore, nella giornata dell’importante vertice italo-franco-tedesco in svolgimento sull’isola in cui nacque l’Europa e in cui oggi ci si confronta per elaborare nuove strategie e nuovi impegni comuni.
Le idee di Colorni, sempre attuali, avevano anche segnato fortemente l’avventura del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche il cui primo numero, nel novembre del 2009, apriva le pagine culturali proprio con un ritratto dell’intellettuale e antifascista milanese, ucciso appena 35enne per mano di un gruppo di militi fascisti.


Dai primi anni Trenta Eugenio Colorni diventa un «ebreo suo malgrado». Nel senso che tale «appartenenza» gli verrà imputata dall’esterno, come una colpa, in almeno due circostanze. La prima coinvolge colui che fino a quel momento era stato uno dei suoi migliori amici, lo scrittore Guido Piovene. Questi, a partire dal 1° giugno del ‘31, cominciò a pubblicare sull’Ambrosiano una rubrica quotidiana intitolata “Biglietto del mattino”, con una cinquantina di rapide puntate. Piovene immaginava di scrivere dei messaggi a un’ipotetica signora ebrea, Edvige Salomon di Amburgo (che ha «l’enfasi patetica della sua razza»), informandola sarcasticamente sugli amici, sugli ambienti milanesi da lui frequentati, sulle proprie avventure e disavventure, vere o fasulle. Il tutto a comporre un vivace feuilletton, non sempre felice nello stile, ma curioso, e soprattutto malizioso. Perché, come sempre, Piovene traeva ispirazione da realtà a lui ben conosciute, alterando solo qualche dettaglio per fuorviare gli ignari lettori. Ma non le persone interessate, come Eugenio Colorni.

Sandro Gerbi, Pagine Ebraiche
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IL NOTIZIARIO SPECIALE
Giornata della Cultura Ebraica, un nuovo spazio di informazione
Si avvicina l’appuntamento con la 17esima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema “Lingue e dialetti ebraici”. Settantaquattro le località coinvolte in tutto il paese per l’evento, che cadrà domenica 18 settembre. Ai temi e alle sfide della Giornata, che avrà come capofila per l’Italia la Comunità ebraica di Milano, è dedicata una newsletter speciale, a cadenza settimanale, che accompagnerà da oggi, ogni lunedì, i nostri lettori. Programmi, obiettivi, approfondimenti. Una pluralità di opinioni per raccontare, da diverse prospettiva, un argomento ricco di fascino e sfaccettature.
Perché, come sottolinea la presidente UCEI Noemi Di Segni nel suo intervento che apre il notiziario odierno, nel periodo storico estremamente complesso e difficile quale è quello che stiamo vivendo “è importante continuare a proporre iniziative positive, che stimolino la costruzione di legami e ponti all’interno di una società inclusiva e attenta ai diritti di tutti, nel segno del rispetto di ogni componente del caleidoscopio culturale del nostro tempo”.
La Giornata Europea della Cultura Ebraica diventa così una occasione per condividere tale idea di mondo. Un mondo, viene spiegato, “in cui si possa convivere serenamente nelle pur indispensabili e anzi feconde diversità, portatrici di un valore aggiunto per tutti”.

pilpul
 
Oltremare - Spettacoli 
Prendiamo un giorno qualsiasi di fine estate, le giornate che impercettibilmente già si accorciano, l’acqua del mare al picco della sua temperatura annuale dopo una intera estate di sole intenso, i turisti che cominciano a contare a ritroso quanti giorni quante cene, quante porzioni di falafel o di shwarma restano da godersi prima della partenza. In città si rivedono i bambini, che escono da centri commerciali sorridenti o piangenti a seconda che abbiano ottenuto o meno lo zainetto con il supereroe o principessa o mostro simpatico, o meno. Nelle piazze o nei giardini si tengono spettacoli e concerti, finalmente baciati da una brezza leggera che ci eravamo tutti dimenticati potesse alzarsi.
Ora prendiamo uno di questi spettacoli, con la musica e gli amplificatori e il presentatore imperlato di sudore sul palco. Tutto secondo la norma. A parte un dettaglio sonoro: esplosioni e colpi di artiglieria in lontananza, rumore di aerei militari a bassa quota. Pausa. E di nuovo: bum bum. Non fa parte della produzione ma non fa scappare nessuno degli spettatori, comprese famiglie con bambini piccoli ed anziani. Tutti placidi e con lo sguardo molto, fin troppo concentrato sul palco.
Ed ecco a voi, signore e signori, un normale giorno di fine estate a Sderot. Un missile fatto in casa, in una casa di Gaza, che piomba in mezzo al pomeriggio con involontaria precisione esattamente fra due case israeliane, abitate da gente che ne ha viste di peggio – la casa subito più in là è stata colpita in pieno un paio di anni fa. E in risposta in serata, all’ora dello spettacolo in piazza, il risuonare di operazioni militari che si ripetono ormai da quindici anni, con risultati sempre temporanei, e sempre solo temporaneamente calmanti.


Daniela Fubini, Tel Aviv
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Confronto aperto nella tradizione
Le recenti elezioni dell’UCEI, come pure quelle della CER che le hanno anticipate, hanno evidenziato l’esistenza di schieramenti ben definiti all’interno del mondo ebraico italiano e allo tempo stesso, però, un’esigenza condivisa di superare la contrapposizione a favore di un’ipotesi polifonica capace di valorizzare le differenze nell’ambito di un progetto pur faticosamente condiviso.
Vanno in questa direzione tutte le iniziative che animano la scena culturale e educativa dell’ebraismo italiano – dalla Giornata della Cultura a Jewish in the City, dal MEIS al Museo della Shoah, per citare soltanto le più visibili – e che mettono sistematicamente a confronto modi anche molto dissimili di intendere la quotidianità ebraica, ciascuna delle quali vissuta però dai protagonisti come legittima ramificazione del grande albero della tradizione giudaica italiana.
Fra queste iniziative i “campeggi” del DAC, poi del DEC e oggi dell’Area Educazione e Cultura dell’UCEI occupano un posto di primo piano soprattutto per il servizio di socializzazione e di quotidianità ebraica offerto in particolare alle piccole Comunità, che per ovvii motivi ne avvertono particolarmente la carenza nelle rispettive sedi.


Luca Zevi
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