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4 settembre 2016 - 1 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
"Guarda, io pongo di fronte a voi la benedizione e la maledizione" (inizio della parashà di Re'eh): singolare e plurale nella stessa frase. Ciascuno, individualmente, può essere responsabile del bene e del male di tutto l'universo.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Nella discussione pubblica la vignetta di Charlie Hebdo dedicata al terremoto del 24 agosto ha colpito ‘basso’. “Je suis Charlie” è diventato uno slogan del passato come un tempo si sarebbe gridato “Tutto il potere ai soviet”. Charlie Hebdo è tornato nella sua solitudine. Per Laurent Sourisseau e i suoi non è una sconfitta. È positivo che la satira non stimoli né solidarietà né unanimismo (che 18 mesi fa erano figli della pietà non della condivisione del pensiero). È ciò che la distingue dalla predica. Per sua e per nostra fortuna.
Bruxelles, torna l’incubo attentato a due poliziotte
Sarà un test significativo, più che altro simbolico, quello di oggi in Meclemburgo-Pomerania, il Land più agricolo della Germania, che va alle urne con sondaggi che preoccupano la cancelliera Angela Merkel, che ha il suo collegio elettorale qui. La Alternative für Deutschland, partito di destra populista capeggiata da Frauke Petry, infatti è data al 23 per cento nei sondaggi. Ha superato la Cdu di Merkel, ed è a un filo dalla Spd. Secondo alcuni, potrebbe diventare il primo partito. “Non è minimamente un test di valore nazionale. - scrive il Corriere della Sera - Ciò nonostante, i media tedeschi e internazionali lo stanno gonfiando. E, in effetti, qualcosa racconta: che la questione rifugiati è al top delle ansie della Germania persino dove i rifugiati sono praticamente assenti. E che la signora Merkel è ritenuta l'origine del flusso di profughi”. Intanto in Francia, Marine Le Pen, del populista Front National, torna a parlare e lancia lo slogan per la sua campagna per le presidenziali: “La Francia pacificata”.” Basta buonismi io salverò la Francia”, dichiara la leader dell'ultradestra, che parla di frontiere da chiudere e soffia sulla paura del terrorismo islamista.

Israele e la guerra all'Isis. Sergio Romano sul Corriere risponde a un lettore che si chiede perché Israele stia combattendo direttamente l'Isis. “Gli israeliani sanno che una eventuale azione militare contro l'Isis – spiega Romano, riprendendo anche esempi del passato - consentirebbe al 'Califfo' di proclamare la 'guerra santa' contro lo Stato ebraico e di mettere in imbarazzo alcuni Paesi musulmani. Gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali ne sono consapevoli e non mi risulta che facciano pressioni sul governo di Gerusalemme per coinvolgerlo”.

Festa del Libro Ebraico protagonista a Ferrara. Dopo la grande partecipazione ieri sera al concerto d'apertura con l'Avishai Cohen Quartet, preceduto dagli interventi di autorità e istituzioni, tra cui quello della presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, la Festa del Libro ebraico di Ferrara sarà protagonista anche oggi in città. Ad aprire la giornata, ricorda Repubblica Bologna, “alle 9.30 il dialogo sugli 'Stampatori ebrei a Ferrara', a cui parteciperanno il rabbino capo di Ferrara, Luciano Caro, e il direttore della testata Pagine Ebraiche, Guido Vitale, seguito alle 10.30 dalla tavola rotonda "La partecipazione degli ebrei italiani alla Prima guerra mondiale" con Alberto Cavaglion, Carlotta Ferrara degli Uberti, Gadi Luzzatto Voghera e Anna Quarz. Anche La Stampa e Libero sottolineano i tanti incontri di rilievo organizzati nella cornice della Festa.
 
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  davar
QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Parole e note, aspettando il Meis
“Il nostro pensiero va a tutti i nostri concittadini nelle tende dopo il sisma. La vita continua ma non dobbiamo dimenticare chi soffre”. Con un pensiero alle migliaia di persone colpite dal terribile terremoto nel Centro Italia è iniziata questa edizione della Festa del Libro ebraico di Ferrara. A parlare, il direttore del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah – istituzione che organizza la Festa – Simonetta Della Seta, che inaugurando la manifestazione ha dedicato un pensiero anche ad Alberta Levi Temin, scomparsa di recente a Napoli ma nata e cresciuta a Ferrara: “sfuggita al nazismo in modo rocambolesco, ha amato tanto questa città e mi piace ricordare il suo impegno civile”. Parlando del Meis, invece, Della Seta ha spiegato che i lavori proseguono a ritmo serrato, sottolineando come il museo sia al contempo un cantiere reale quanto un cantiere delle idee. E a riguardo ha parlato la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, intervenendo all'inaugurazione e ponendo il quesito su quale sia la missione di un museo ebraico. “Una domanda centrale nell’elaborazione di strategie vive di didattica, educazione, di comunicazione e coinvolgimento delle molte migliaia di persone che guardano con attesa e trepidazione a questo impegno. -  ha detto Di Segni - E forse ancora di più: un museo che è il riflesso di un percorso che sta compiendo l’ebraismo italiano. Forse visitando e partecipando il museo capiremo dove stiamo andando”. Una grande responsabilità richiamata anche dal presidente della Fondazione Meis Dario Disegni, che ha parlato del museo come “un polo internazionale di cultura e di studio”. Disegni ha poi sottolineato come questa edizione della Festa del Libro ebraico sia l'occasione per annunciare l'apertura della prima parte del Meis nel 2017.
A differenza delle altre edizioni inoltre, la Festa si tiene a Palazzo Roverella, un tempo intitolata al suo primo proprietario, Federico Zamorani. “Zamorani – ha spiegato Disegni - è stato costretto a vendere al Circolo dei Negozianti prima delle leggi razziste che lo avrebbero costretto a consegnarlo al regime fascista”. “Sarebbe un doveroso riconoscimento restituire il nome di Zamorani a questo edificio”, la proposta del presidente del Meis.
Tornando alla Festa, a parlare sul palco il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, che parlando della Festa l'ha definita come “un momento di grande soddisfazione per Ferrara e vorrei diventasse un incontro sulla storia e la cultura, fatto da una grande famiglia”. “Il Meis e le sue attività ci riportano al periodo degli Estensi in cui la nostra comunità ha contribuito a rendere splendida la città” il commento di Andrea Pesaro, presidente della comunità ebraica di Ferrara, che, parlando di futuro, ha annunciato che “nei prossimi giorni grazie ai fondi regionali proseguiranno i lavori alla Sinagoga e su tutta la zona del ghetto”. E per la regione Emilia Romagna ha parlato  l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti, che ha rilevato, in riferimento alla realizzazione del Meis, come “l'ebraismo sia stato fondamentale per la formazione della nostra cultura nazionale e per questo il museo ha un valore per tutto il Paese”.
“Grazie a governo e parlamento il museo sarà completato nel 2020 – ha spiegato poi Daniele Ravenna, in rappresentanza del ministero della Cultura -. Vorrei si collocasse in una costellazione di rapporti che vanno dalla città di Ferrara, alla comunità e mondo ebraico in generale ma anche di un più ampio dialogo rivolto ai non ebrei”.
Poi a prendere la scena, la musica a cui è stato affidato il compito di inaugurare la Festa dopo i saluti delle autorità: a salire sul palco i jazzisti dell'Avishai Cohen Quartet (nell'immagine), con il trombettista Avishai Cohen a dare spettacolo, lui che è uno dei più apprezzai musicisti della nuova generazione.
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
"Meis, un museo fondamentale
per capire il nostro futuro"


In occasione dell’inaugurazione della Festa del Libro ebraico di Ferrara, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha dichiarato:


È un onore essere a Ferrara in queste ore così importanti e significative.
Una nuova Festa del Libro Ebraico, evento che è ormai un’apprezzata consuetudine nel panorama culturale regionale e nazionale. Ma anche l’intensificazione del lavoro dedicato al nascente Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, che è oggi un doppio cantiere: quello che sta portando alla costruzione fisica del grande polo di via Piangipane, grazie anche al fondamentale sostegno del governo;
il cantiere e il laboratorio delle idee dedicato alla sua organizzazione e all’elaborazione del messaggio che si vorrà diffondere all’intera società italiana; e forse anche un terzo – quello della creazione di una rete sinergica di tutti i musei ebraici – quelli che hanno già messo radici e quelli che si stanno completando e quelli che comunque pensano al loro rinnovamento.
Allora come muoversi? Vorrei condividere questo punto interrogativo con un pensiero di Amos Oz, forse provocatorio ma a mio avviso efficace:

“C’è una distorsione in ogni tradizione e animo al cui centro viene posta un’opera di “preservazione”. non siamo gli eredi di un museo e non siamo venuti al mondo per togliere con pazienza la polvere da un oggetto o per lucidare le vetrine e portare orde di visitatori che camminano sulla punta dei piedi da un tesoro all’altro. Non esistiamo solo per “preservare” la tradizione dei padri o i miracoli della natura, ricordi dell’infanzia o oggetti di culto, pena le nostre vite diventino vite dedicate al ritualismo puro. Il mondo non è un museo, non lo è neanche la natura, e non lo è neanche la cultura. E’ permesso toccare, smuovere, avvicinare, allontanare, cambiare ed imprimere il nostro essere. Tocca la pietra, Tocca ciò che è vivo, Tocca gli altri esseri umani" (Amos Oz).

La Festa del Libro, iniziativa cui l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è orgogliosa di contribuire, costituisce un’occasione imperdibile per mettere a fuoco gli obiettivi del MEIS in un’ottica di sempre più stretta collaborazione e cooperazione con i musei ebraici italiani e con i più importanti musei ebraici internazionali.
Quale la missione di un museo ebraico? Una domanda centrale nell’elaborazione di strategie vive di didattica, educazione, di comunicazione e coinvolgimento delle molte migliaia di persone che guardano con attesa e trepidazione a questo impegno.
E forse ancora di più: un museo che è il riflesso di un percorso che sta compiendo l’ebraismo italiano. Forse visitando e partecipando il museo capiremo dove stiamo andando.
Una dialettica intensa che nel tempo si è evoluta con riguardo a tutti i musei, quali istituzioni formatrici e non solo, appunto, conservatrici di cultura. Contenitore e contenuto: in quale spazio inserire quali contenuti e far vivere lo spessore del tempo e dei millenni trascorsi; contenuti che hanno valore intrinseco o simbolico – materiali e immateriali, concetti, personaggi e drammi che hanno popolato la nostra storia.
È il tema dell’importante tavola rotonda che avrà luogo domenica (4 settembre) e che costituisce senz’altro una delle tappe più significative, sia della Festa che di questo intenso lavoro di approfondimento che coinvolge su vari piani istituzioni, enti ebraici e il fior fiore della cultura italiana.
Quindi la nostra macro sfida è quella di conoscere e sapere per “essere”.
Una sfida nostra ebraica come minoranza.
Nostra come italiani.
Nostra come Europa già lacerata.
In questi tempi difficili in cui l’esistenza fisica e culturale dell’Europa è minacciata da forti e violenti attacchi la cultura e la condivisione della plurimillenaria storia ebraica in questo paese, segnata da alterni destini, ma comunque sempre radicata nel territorio, rappresenta un bene (o il più) prezioso per l’intera società italiana e fondamentale presidio contro ogni forma di dilagante odio, violenza e divisione.
È traendo forza da un’antica storia e profonde radici che si è convinti di poter trasmettere così tanto e lanciare un museo – dei musei – che guardano al futuro.
A tutti coloro che sono assieme a me, e a noi tutti, convinti di questo progetto sin dall’inizio, e a tutti coloro che si sono adoperati per questo Museo va il nostro ringraziamento.
A chi lo ha da sempre seguito come UCEI – Renzo Gattegna, al Presidente Dario Disegni, al neo direttore Simonetta della Seta, a tutti i membri del Consiglio di amministrazione, all’Architetto De Francesco, agli esperti e lo staff scientifico e certamente al Governo italiano e al Ministro Franceschini.
Continuiamo quindi sempre su questa strada, facendo del MEIS e di questa Festa del Libro un punto di riferimento sempre più imprescindibile per tutti quei cittadini che condividono l’importanza di valori universali quali cultura, memoria e dialogo.

Noemi Di Segni
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane



qui ferrara
I cantieri del futuro e la Keillah
La presidente UCEI al lavoro

Un’intesa giornata di incontri ha contrassegnato la presenza a Ferrara della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. Mentre era in pieno svolgimento il denso programma culturale della Giornata del libro ebraico, la presidente dell’Unione, accompagnata fra gli altri anche dal presidente del Meis Dario Disegni e dal Segretario generale Ucei Gloria Arbib ha partecipato a un sopralluogo nella zona dei cantieri dove sta prendendo forma il museo nazionale dell’ebraismo italiano.
Nelle ore seguenti, nei locali delle sinagoghe, assieme al presidente della Comunità ebraica di Ferrara e Consigliere dell’Unione Andrea Pesaro ha condotto un incontro con il Consiglio e gli iscritti della gloriosa comunità ebraica estense. Nel corso del colloquio la presidente dell’Unione ha preso visione delle aree che saranno interessate, a partire dalle prossime settimane, da una profonda ristrutturazione conservativa e antisismica destinata a restituire a tutta la cittadinanza l’inestimabile richiamo delle preziose sinagoghe ferraresi.
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Il coraggio degli stampatori ebrei
segna una lezione di libertà

Le vicende appassionanti degli stampatori ebrei di Ferrara hanno aperto, nei giardini di palazzo Zamorani della città estense, la giornata della Festa del libro ebraico con il colloquio fra il rabbino capo di Ferrara Luciano Caro e Guido Vitale, che è direttore della Comunicazione e responsabile della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Una scelta, ha ricordato in apertura la direttrice del nascente Museo dell’ebraismo italiano Simonetta Della Seta, compiuta non a caso, ma volta a sottolineare l’importanza della stampa per gli ebrei italiani e gli ebrei ferraresi.
Il rav Caro ha illustrato una lunga panoramica delle prime edizioni a stampa con caratteri ebraici, che presero avvio a Ferrara già nel 1476, immediatamente dopo la rivoluzione dell’invenzione della stampa a caratteri mobili.
Di grande fascino l’evocazione di edizioni rarissime che dimostrano come il governo estense abbia fatto di Ferrara per lungo tempo luogo di accoglienza e di crescita culturale, incentivando la presenza di ebrei e di marrani provenienti da tutto il Mediterraneo.
Una lezione, ha sottolineato Vitale, che dimostra ancora una volta come pubblicare sia un atto rivoluzionario, come costituisce una inevitabile assunzione di responsabilità civile, come sia una possibilità di recupero identitario come dimostra il caso degli stampatori marrani che attraverso il loro pionieristico lavoro recuperavano l’identità originaria a loro strappata dalle persecuzioni. Una lezione che ricorda, come nel caso della coraggiosa edizione del 1556 che denuncia il pogrom degli ebrei di Ancona avvenuto solo pochi mesi prima grazie alla propaganda dello stato della Chiesa, come per pubblicare sia necessario e importante talvolta affrontare i rischi della stampa clandestina.
Ma soprattutto, ha aggiunto Vitale, una lezione per i tempi nostri, perché lascia vedere come la capacità di accoglienza e di regolare, di progettare politicamente l’accoglienza sia la base dello sviluppo e del progresso.
Un’icona emozionante, il frontespizio della Bibbia spagnola stampata a Ferrara nel 1553, è stata mostrata dagli oratori per rappresentare il mondo degli stampatori ferraresi. Una caravella, fortemente evocativa di quelle che simboleggiano i viaggi di quegli anni verso il Nuovo mondo, attraversa acque tempestose. Emergono dai flutti mostri marini. L’albero maestro è spezzato. Ma la nave prosegue a solcare la sua rotta. La rotta tormentata e lunghissima che segna le vicende bimillenarie dell’ebraismo italiano.
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Gli ebrei e la Grande guerra
“La ricerca è appena iniziata”. È con questa consapevolezza che si è conclusa nelle scorse ore la tavola rotonda dedicata alla partecipazione degli ebrei alla Prima guerra mondiale, evento parte dell'intenso programma della Festa del libro ebraico di Ferrara, organizzata dal Museo Nazionale dell'Ebraismo italiano e della Shoah. A confrontarsi sul palco del giardino di Palazzo Roverella, alcuni ospiti d'eccezione: Alberto Cavaglion, dell'Università di Firenze,  Gadi Luzzatto Voghera, neo direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, e Carlotta Ferrara degli Uberti, dell'University College di Londra. A coordinare questo spazio dedicato all'analisi delle caratteristiche e dei risvolti storici del contributo ebraico alla Grande guerra, Anna Quarzi, dell'Istituto Storia Contemporanea di Ferrara, che ha organizzato assieme al Meis l'incontro. Un appuntamento concluso dai risultati del lavoro degli studenti del Liceo Scientifico “Roiti” di Ferrara, presentati dal professor Giorgio Rizzoni.
A emergere con forza dalla tavola rotonda, la necessità di aprire una nuova pagina dedicata all'approfondimento del ruolo degli ebrei durante la Prima guerra mondiale sia sul versante italiano sia su quello internazionale: un intreccio a cui il Meis di Ferrara e il Cdec di Milano stanno lavorando insieme per realizzare una mostra e un momento di studio, ha spiegato Gadi Luzzatto Voghera.
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Dal Talmud alla luna, lo sguardo
per approfondire l'Ebraismo

Nel giardino di Palazzo Roverella la Festa del libro Ebraico si è aperta con un pubblico numeroso già di prima mattina, per l’incontro dedicato agli “Stampatori ebrei a Ferrara”, subito seguito da una tavola rotonda sulla “Partecipazione degli ebrei italiani alla Prima guerra mondiale”. Nel frattempo una partecipazione altrettanto forte registrano nella Sala Estense dello stesso storico Palazzo gli “Incontri con l’autore”, a partire dalla presentazione della poderosa Storia degli ebrei italiani di Riccardo Calimani (Mondadori), che ha esordito ricordando come gli ebrei siano in Italia da almeno 22 secoli. “Sono sempre stati una minoranza molto piccola ma con un ruolo rilevante. Una minoranza non abbastanza studiata”. Dopo il dialogo del direttore uscente del museo dell’Ebraismo Italiano de della Shoah con la storica Anna Foa (Università La Sapienza) e con Shulim Vogelmann (La Giuntina) la Sala Estense ha accolto la presentazione del volume di rav Roberto Della Rocca Con lo sguardo alla luna (La Giuntina), presentato da Elena Loewenthal. “Si tratta di un libro che non risparmia al lettore nulla della complessità dell’ebraismo, un libro che ci aiuta a interrogarci, con domande che rivolgiamo al mondo ma soprattutto a noi stessi”, ha aperto Loewenthal, che da quasi un anno è addetto culturale presso l’ambasciata d’Italia in Israele.
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pagine ebraiche - il dossier di settembre 
Musei, memoria per il futuro
La tavola rotonda “Una memoria per il futuro: la missione dei musei ebraici” patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, tra gli eventi più attesi del ricco programma della Festa del Libro Ebraico di Ferrara coordinata da Meis, vedrà oggi confrontarsi i direttori di alcuni dei principali musei ebraici. Introdotti dal presidente della Fondazione del Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah Dario Disegni e moderati dal direttore de La Stampa Maurizio Molinari, i relatori sono Paul Salmona, direttore del Museo d’Arte e di Storia dell’Ebraismo di Parigi, Emile Schrijver, direttore generale del Museo Ebraico di Amsterdam, Orit Shaham Gover, responsabile del Museo delle Diaspore di Tel Aviv e Dariusz Stola, direttore di Polin, il Museo di storia degli Ebrei Polacchi di Varsavia, insieme alla padrona di casa, il direttore del Meis Simonetta Della Seta. Polin e il Joods Historisch Museum di Amsterdam sono tra i protagonisti del dossier “Musei”, attualmente in distribuzione con il numero di settembre di Pagine Ebraiche, riproponiamo qui gli articoli che li riguardano.
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MONDIALI 2018, VERSO ISRAELE - ITALIA
Tel Aviv, il sogno dei tifosi:
“Antognoni, vieni da noi”

Non è uomo da conflitti e lacerazioni profonde. E la recente stretta di mano con Andrea Della Valle è un chiaro segnale. Così, per l’Unico 10, potrebbe esserci presto nuova contrapposizione, decisamente più complessa, da sanare.
È ancora una suggestione, un progetto cui dare concretezza, ma tra i soci del Viola Club Tel Aviv “Giancarlo Antognoni”, da cui parte, ha suscitato consenso unanime. E l’intenzione di fare sul serio, proponendo al fuoriclasse di Marsciano un piano all’altezza, c’è tutta.
Ma ecco l’idea: fare di Antognoni l’uomo immagine di un progetto la pace che abbia eco internazionale e che porti a sfidarsi sul campo, in modo amichevole, giovani calciatori israeliani e palestinesi. Un’occasione di incontro che non si limiti a quella circostanza ma che, viene spiegato, dia avvio a un percorso di reciproca conoscenza.
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MONDIALI 2018, VERSO ISRAELE - ITALIA
Lior, da Firenze alla nazionale
“Zahavi la nostra speranza”

“Un nuovo allenatore, un nuovo staff, tanti nuovi giocatori. Per Israele sarà dura, ma cercheremo comunque di vender cara la pelle”
Alla vigilia dell’atteso incontro di qualificazione ai Mondiali del 2018 tra Israele e Italia, in programma domani ad Haifa, una vecchia conoscenza del nostro calcio racconta al portale dell’ebraismo italiano, e molto da vicino, l’attesa e le aspettative della nazionale guidata da Elisha Levy.
Perché quelli che per gli Azzurri di Ventura sono undici avversari quasi sconosciuti, per Lior Many sono lavoro quotidiano.

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sorgente di vitA
Venezia vista da Shylock
La storia del mercante di Venezia, messa in scena nel Campo di Ghetto Nuovo, è il servizio di apertura della puntata di Sorgente di vita di domenica 4 settembre. Il personaggio di Shylock rivive nel cuore del più antico quartiere ebraico del mondo, proprio dove Shakespeare l’aveva immaginato. Lo spettacolo è una delle tante iniziative promosse per il 500° anniversario dell’istituzione del primo ghetto d’Europa.
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pilpul

Storia nazionale o nazionalista
Le cronache ci informano che il governo polacco in carica, per il pensiero e la voce della premier, la signora Beata Szydło, intende ricorrere alle vie di fatto rispetto all’inveterata abitudine di definire Auschwitz (il cui nome in polacco è Oświęcim, tanto per mettere le cose al loro posto, anche se Lager e municipalità sono sempre state due cose molto diverse) in quanto “campo polacco”. Si tratta, per l’appunto, di una fastidiosa, ambigua se non perniciosa prassi, spesso abitualmente utilizzata nel linguaggio di senso comune. L’associazione diretta e la sovrapposizione immediata tra collocazione geografica dei siti (in nessun modo casuale, essendo stata accuratamente scelta dalle autorità naziste a partire dal 1940, nel mentre andava definendosi, passo dopo passo, la natura della “soluzione finale della questione ebraica” al pari del trattamento da riservare ai territori dell’Est europeo in via di occupazione militare da parte delle armate di Hitler) e il disegno politico dello sterminio, rischia di rinnovare diffusi cortocircuiti mentali e di giudizio. Segnatamente, la stessa Szydło, vicepresidente del partito Diritto e Giustizia, che ha vinto le elezioni politiche dell’ottobre del 2015, è originaria di Oświęcim. Forse è un particolare irrilevante, forse no. Sta di fatto che l’attuale esecutivo ha presentato in Parlamento una bozza di legge che giunge a punire severamente, anche con la traduzione in carcere, chi dovesse fare ancora ricorso pubblico a tale dizione. La cui erroneità, a detta dei ricorrenti, non è solo storica ma anche politica e morale. In tutta probabilità il disegno di legge governativo sarà approvato con relativa facilità e a breve.

Claudio Vercelli
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