Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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"Guarda,
io pongo di fronte a voi la benedizione e la maledizione" (inizio della
parashà di Re'eh): singolare e plurale nella stessa frase. Ciascuno,
individualmente, può essere responsabile del bene e del male di tutto
l'universo.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Nella
discussione pubblica la vignetta di Charlie Hebdo dedicata al terremoto
del 24 agosto ha colpito ‘basso’. “Je suis Charlie” è diventato uno
slogan del passato come un tempo si sarebbe gridato “Tutto il potere ai
soviet”. Charlie Hebdo è tornato nella sua solitudine. Per Laurent
Sourisseau e i suoi non è una sconfitta. È positivo che la satira non
stimoli né solidarietà né unanimismo (che 18 mesi fa erano figli della
pietà non della condivisione del pensiero). È ciò che la distingue
dalla predica. Per sua e per nostra fortuna.
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Bruxelles, torna l’incubo attentato a due poliziotte
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Sarà
un test significativo, più che altro simbolico, quello di oggi in
Meclemburgo-Pomerania, il Land più agricolo della Germania, che va alle
urne con sondaggi che preoccupano la cancelliera Angela Merkel, che ha
il suo collegio elettorale qui. La Alternative für Deutschland, partito
di destra populista capeggiata da Frauke Petry, infatti è data al 23
per cento nei sondaggi. Ha superato la Cdu di Merkel, ed è a un filo
dalla Spd. Secondo alcuni, potrebbe diventare il primo partito. “Non è
minimamente un test di valore nazionale. - scrive il Corriere della
Sera - Ciò nonostante, i media tedeschi e internazionali lo stanno
gonfiando. E, in effetti, qualcosa racconta: che la questione rifugiati
è al top delle ansie della Germania persino dove i rifugiati sono
praticamente assenti. E che la signora Merkel è ritenuta l'origine del
flusso di profughi”. Intanto in Francia, Marine Le Pen, del populista
Front National, torna a parlare e lancia lo slogan per la sua campagna
per le presidenziali: “La Francia pacificata”.” Basta buonismi io
salverò la Francia”, dichiara la leader dell'ultradestra, che parla di
frontiere da chiudere e soffia sulla paura del terrorismo islamista.
Israele e la guerra all'Isis. Sergio Romano sul Corriere risponde a un
lettore che si chiede perché Israele stia combattendo direttamente
l'Isis. “Gli israeliani sanno che una eventuale azione militare contro
l'Isis – spiega Romano, riprendendo anche esempi del passato -
consentirebbe al 'Califfo' di proclamare la 'guerra santa' contro lo
Stato ebraico e di mettere in imbarazzo alcuni Paesi musulmani. Gli
Stati Uniti e altri Paesi occidentali ne sono consapevoli e non mi
risulta che facciano pressioni sul governo di Gerusalemme per
coinvolgerlo”.
Festa del Libro Ebraico protagonista a Ferrara. Dopo la grande
partecipazione ieri sera al concerto d'apertura con l'Avishai Cohen
Quartet, preceduto dagli interventi di autorità e istituzioni, tra cui
quello della presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Noemi Di Segni, la Festa del Libro ebraico di Ferrara sarà protagonista
anche oggi in città. Ad aprire la giornata, ricorda Repubblica Bologna,
“alle 9.30 il dialogo sugli 'Stampatori ebrei a Ferrara', a cui
parteciperanno il rabbino capo di Ferrara, Luciano Caro, e il direttore
della testata Pagine Ebraiche, Guido Vitale, seguito alle 10.30 dalla
tavola rotonda "La partecipazione degli ebrei italiani alla Prima
guerra mondiale" con Alberto Cavaglion, Carlotta Ferrara degli Uberti,
Gadi Luzzatto Voghera e Anna Quarz. Anche La Stampa e Libero
sottolineano i tanti incontri di rilievo organizzati nella cornice
della Festa.
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Parole e note, aspettando il Meis
“Il
nostro pensiero va a tutti i nostri concittadini nelle tende dopo il
sisma. La vita continua ma non dobbiamo dimenticare chi soffre”. Con un
pensiero alle migliaia di persone colpite dal terribile terremoto nel
Centro Italia è iniziata questa edizione della Festa del Libro ebraico
di Ferrara. A parlare, il direttore del Museo Nazionale dell'Ebraismo
Italiano e della Shoah – istituzione che organizza la Festa – Simonetta
Della Seta, che inaugurando la manifestazione ha dedicato un pensiero
anche ad Alberta Levi Temin, scomparsa di recente a Napoli ma nata e
cresciuta a Ferrara: “sfuggita al nazismo in modo rocambolesco, ha
amato tanto questa città e mi piace ricordare il suo impegno civile”.
Parlando del Meis, invece, Della Seta ha spiegato che i lavori
proseguono a ritmo serrato, sottolineando come il museo sia al contempo
un cantiere reale quanto un cantiere delle idee. E a riguardo ha
parlato la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Noemi Di Segni, intervenendo all'inaugurazione e ponendo il quesito su
quale sia la missione di un museo ebraico. “Una domanda centrale
nell’elaborazione di strategie vive di didattica, educazione, di
comunicazione e coinvolgimento delle molte migliaia di persone che
guardano con attesa e trepidazione a questo impegno. - ha detto
Di Segni - E forse ancora di più: un museo che è il riflesso di un
percorso che sta compiendo l’ebraismo italiano. Forse visitando e
partecipando il museo capiremo dove stiamo andando”. Una grande
responsabilità richiamata anche dal presidente della Fondazione Meis
Dario Disegni, che ha parlato del museo come “un polo internazionale di
cultura e di studio”. Disegni ha poi sottolineato come questa edizione
della Festa del Libro ebraico sia l'occasione per annunciare l'apertura
della prima parte del Meis nel 2017.
A differenza delle altre edizioni inoltre, la Festa si tiene a Palazzo
Roverella, un tempo intitolata al suo primo proprietario, Federico
Zamorani. “Zamorani – ha spiegato Disegni - è stato costretto a vendere
al Circolo dei Negozianti prima delle leggi razziste che lo avrebbero
costretto a consegnarlo al regime fascista”. “Sarebbe un doveroso
riconoscimento restituire il nome di Zamorani a questo edificio”, la
proposta del presidente del Meis.
Tornando alla Festa, a parlare sul palco il sindaco di Ferrara Tiziano
Tagliani, che parlando della Festa l'ha definita come “un momento di
grande soddisfazione per Ferrara e vorrei diventasse un incontro sulla
storia e la cultura, fatto da una grande famiglia”. “Il Meis e le sue
attività ci riportano al periodo degli Estensi in cui la nostra
comunità ha contribuito a rendere splendida la città” il commento di
Andrea Pesaro, presidente della comunità ebraica di Ferrara, che,
parlando di futuro, ha annunciato che “nei prossimi giorni grazie ai
fondi regionali proseguiranno i lavori alla Sinagoga e su tutta la zona
del ghetto”. E per la regione Emilia Romagna ha parlato
l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti, che ha rilevato,
in riferimento alla realizzazione del Meis, come “l'ebraismo sia stato
fondamentale per la formazione della nostra cultura nazionale e per
questo il museo ha un valore per tutto il Paese”.
“Grazie a governo e parlamento il museo sarà completato nel 2020 – ha
spiegato poi Daniele Ravenna, in rappresentanza del ministero della
Cultura -. Vorrei si collocasse in una costellazione di rapporti che
vanno dalla città di Ferrara, alla comunità e mondo ebraico in generale
ma anche di un più ampio dialogo rivolto ai non ebrei”.
Poi a prendere la scena, la musica a cui è stato affidato il compito di
inaugurare la Festa dopo i saluti delle autorità: a salire sul palco i
jazzisti dell'Avishai Cohen Quartet (nell'immagine), con il
trombettista Avishai Cohen a dare spettacolo, lui che è uno dei più
apprezzai musicisti della nuova generazione. Leggi
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
"Meis, un museo fondamentale
per capire il nostro futuro"
In occasione dell’inaugurazione della Festa del Libro ebraico di
Ferrara, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Noemi Di Segni ha dichiarato:
È un onore essere a Ferrara in queste ore così importanti e significative.
Una nuova Festa del Libro Ebraico, evento che è ormai un’apprezzata
consuetudine nel panorama culturale regionale e nazionale. Ma anche
l’intensificazione del lavoro dedicato al nascente Museo Nazionale
dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, che è oggi un doppio cantiere:
quello che sta portando alla costruzione fisica del grande polo di via
Piangipane, grazie anche al fondamentale sostegno del governo;
il cantiere e il laboratorio delle idee dedicato alla sua
organizzazione e all’elaborazione del messaggio che si vorrà diffondere
all’intera società italiana; e forse anche un terzo – quello della
creazione di una rete sinergica di tutti i musei ebraici – quelli che
hanno già messo radici e quelli che si stanno completando e quelli che
comunque pensano al loro rinnovamento.
Allora come muoversi? Vorrei condividere questo punto interrogativo con
un pensiero di Amos Oz, forse provocatorio ma a mio avviso efficace:
“C’è
una distorsione in ogni tradizione e animo al cui centro viene posta
un’opera di “preservazione”. non siamo gli eredi di un museo e non
siamo venuti al mondo per togliere con pazienza la polvere da un
oggetto o per lucidare le vetrine e portare orde di visitatori che
camminano sulla punta dei piedi da un tesoro all’altro. Non esistiamo
solo per “preservare” la tradizione dei padri o i miracoli della
natura, ricordi dell’infanzia o oggetti di culto, pena le nostre vite
diventino vite dedicate al ritualismo puro. Il mondo non è un museo,
non lo è neanche la natura, e non lo è neanche la cultura. E’ permesso
toccare, smuovere, avvicinare, allontanare, cambiare ed imprimere il
nostro essere. Tocca la pietra, Tocca ciò che è vivo, Tocca gli altri
esseri umani" (Amos Oz).
La Festa del Libro, iniziativa cui l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane è orgogliosa di contribuire, costituisce un’occasione
imperdibile per mettere a fuoco gli obiettivi del MEIS in un’ottica di
sempre più stretta collaborazione e cooperazione con i musei ebraici
italiani e con i più importanti musei ebraici internazionali.
Quale la missione di un museo ebraico? Una domanda centrale
nell’elaborazione di strategie vive di didattica, educazione, di
comunicazione e coinvolgimento delle molte migliaia di persone che
guardano con attesa e trepidazione a questo impegno.
E forse ancora di più: un museo che è il riflesso di un percorso che
sta compiendo l’ebraismo italiano. Forse visitando e partecipando il
museo capiremo dove stiamo andando.
Una dialettica intensa che nel tempo si è evoluta con riguardo a tutti
i musei, quali istituzioni formatrici e non solo, appunto,
conservatrici di cultura. Contenitore e contenuto: in quale spazio
inserire quali contenuti e far vivere lo spessore del tempo e dei
millenni trascorsi; contenuti che hanno valore intrinseco o simbolico –
materiali e immateriali, concetti, personaggi e drammi che hanno
popolato la nostra storia.
È il tema dell’importante tavola rotonda che avrà luogo domenica (4
settembre) e che costituisce senz’altro una delle tappe più
significative, sia della Festa che di questo intenso lavoro di
approfondimento che coinvolge su vari piani istituzioni, enti ebraici e
il fior fiore della cultura italiana.
Quindi la nostra macro sfida è quella di conoscere e sapere per “essere”.
Una sfida nostra ebraica come minoranza.
Nostra come italiani.
Nostra come Europa già lacerata.
In questi tempi difficili in cui l’esistenza fisica e culturale
dell’Europa è minacciata da forti e violenti attacchi la cultura e la
condivisione della plurimillenaria storia ebraica in questo paese,
segnata da alterni destini, ma comunque sempre radicata nel territorio,
rappresenta un bene (o il più) prezioso per l’intera società italiana e
fondamentale presidio contro ogni forma di dilagante odio, violenza e
divisione.
È traendo forza da un’antica storia e profonde radici che si è convinti
di poter trasmettere così tanto e lanciare un museo – dei musei – che
guardano al futuro.
A tutti coloro che sono assieme a me, e a noi tutti, convinti di questo
progetto sin dall’inizio, e a tutti coloro che si sono adoperati per
questo Museo va il nostro ringraziamento.
A chi lo ha da sempre seguito come UCEI – Renzo Gattegna, al Presidente
Dario Disegni, al neo direttore Simonetta della Seta, a tutti i membri
del Consiglio di amministrazione, all’Architetto De Francesco, agli
esperti e lo staff scientifico e certamente al Governo italiano e al
Ministro Franceschini.
Continuiamo quindi sempre su questa strada, facendo del MEIS e di
questa Festa del Libro un punto di riferimento sempre più
imprescindibile per tutti quei cittadini che condividono l’importanza
di valori universali quali cultura, memoria e dialogo.
Noemi Di Segni
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA Il coraggio degli stampatori ebrei
segna una lezione di libertà
Le
vicende appassionanti degli stampatori ebrei di Ferrara hanno aperto,
nei giardini di palazzo Zamorani della città estense, la giornata della
Festa del libro ebraico con il colloquio fra il rabbino capo di Ferrara
Luciano Caro e Guido Vitale, che è direttore della Comunicazione e
responsabile della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane.
Una scelta, ha ricordato in apertura la direttrice del nascente Museo
dell’ebraismo italiano Simonetta Della Seta, compiuta non a caso, ma
volta a sottolineare l’importanza della stampa per gli ebrei italiani e
gli ebrei ferraresi.
Il rav Caro ha illustrato una lunga panoramica delle prime edizioni a
stampa con caratteri ebraici, che presero avvio a Ferrara già nel 1476,
immediatamente dopo la rivoluzione dell’invenzione della stampa a
caratteri mobili.
Di grande fascino l’evocazione di edizioni rarissime che dimostrano
come il governo estense abbia fatto di Ferrara per lungo tempo luogo di
accoglienza e di crescita culturale, incentivando la presenza di ebrei
e di marrani provenienti da tutto il Mediterraneo.
Una
lezione, ha sottolineato Vitale, che dimostra ancora una volta come
pubblicare sia un atto rivoluzionario, come costituisce una inevitabile
assunzione di responsabilità civile, come sia una possibilità di
recupero identitario come dimostra il caso degli stampatori marrani che
attraverso il loro pionieristico lavoro recuperavano l’identità
originaria a loro strappata dalle persecuzioni. Una lezione che
ricorda, come nel caso della coraggiosa edizione del 1556 che denuncia
il pogrom degli ebrei di Ancona avvenuto solo pochi mesi prima grazie
alla propaganda dello stato della Chiesa, come per pubblicare sia
necessario e importante talvolta affrontare i rischi della stampa
clandestina.
Ma soprattutto, ha aggiunto Vitale, una lezione per i tempi nostri,
perché lascia vedere come la capacità di accoglienza e di regolare, di
progettare politicamente l’accoglienza sia la base dello sviluppo e del
progresso.
Un’icona emozionante, il frontespizio della Bibbia spagnola stampata a
Ferrara nel 1553, è stata mostrata dagli oratori per rappresentare il
mondo degli stampatori ferraresi. Una caravella, fortemente evocativa
di quelle che simboleggiano i viaggi di quegli anni verso il Nuovo
mondo, attraversa acque tempestose. Emergono dai flutti mostri marini.
L’albero maestro è spezzato. Ma la nave prosegue a solcare la sua
rotta. La rotta tormentata e lunghissima che segna le vicende
bimillenarie dell’ebraismo italiano. Leggi
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Gli ebrei e la Grande guerra
“La
ricerca è appena iniziata”. È con questa consapevolezza che si è
conclusa nelle scorse ore la tavola rotonda dedicata alla
partecipazione degli ebrei alla Prima guerra mondiale, evento parte
dell'intenso programma della Festa del libro ebraico di Ferrara,
organizzata dal Museo Nazionale dell'Ebraismo italiano e della Shoah. A
confrontarsi sul palco del giardino di Palazzo Roverella, alcuni ospiti
d'eccezione: Alberto Cavaglion, dell'Università di Firenze, Gadi
Luzzatto Voghera, neo direttore del Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea, e Carlotta Ferrara degli Uberti, dell'University College
di Londra. A coordinare questo spazio dedicato all'analisi delle
caratteristiche e dei risvolti storici del contributo ebraico alla
Grande guerra, Anna Quarzi, dell'Istituto Storia Contemporanea di
Ferrara, che ha organizzato assieme al Meis l'incontro. Un appuntamento
concluso dai risultati del lavoro degli studenti del Liceo Scientifico
“Roiti” di Ferrara, presentati dal professor Giorgio Rizzoni.
A emergere con forza dalla tavola rotonda, la necessità di aprire una
nuova pagina dedicata all'approfondimento del ruolo degli ebrei durante
la Prima guerra mondiale sia sul versante italiano sia su quello
internazionale: un intreccio a cui il Meis di Ferrara e il Cdec di
Milano stanno lavorando insieme per realizzare una mostra e un momento
di studio, ha spiegato Gadi Luzzatto Voghera. Leggi
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QUI FERRARA – LIBRO EBRAICO IN FESTA
Dal Talmud alla luna, lo sguardo
per approfondire l'Ebraismo
Nel
giardino di Palazzo Roverella la Festa del libro Ebraico si è aperta
con un pubblico numeroso già di prima mattina, per l’incontro dedicato
agli “Stampatori ebrei a Ferrara”, subito seguito da una tavola rotonda
sulla “Partecipazione degli ebrei italiani alla Prima guerra mondiale”.
Nel frattempo una partecipazione altrettanto forte registrano nella
Sala Estense dello stesso storico Palazzo gli “Incontri con l’autore”,
a partire dalla presentazione della poderosa Storia degli ebrei
italiani di Riccardo Calimani (Mondadori), che ha esordito ricordando
come gli ebrei siano in Italia da almeno 22 secoli. “Sono sempre stati
una minoranza molto piccola ma con un ruolo rilevante. Una minoranza
non abbastanza studiata”. Dopo il dialogo del direttore uscente del
museo dell’Ebraismo Italiano de della Shoah con la storica Anna Foa
(Università La Sapienza) e con Shulim Vogelmann (La Giuntina) la Sala
Estense ha accolto la presentazione del volume di rav Roberto Della
Rocca Con lo sguardo alla luna (La Giuntina), presentato da Elena
Loewenthal. “Si tratta di un libro che non risparmia al lettore nulla
della complessità dell’ebraismo, un libro che ci aiuta a interrogarci,
con domande che rivolgiamo al mondo ma soprattutto a noi stessi”, ha
aperto Loewenthal, che da quasi un anno è addetto culturale presso
l’ambasciata d’Italia in Israele.
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pagine ebraiche - il dossier di settembre
Musei, memoria per il futuro
La
tavola rotonda “Una memoria per il futuro: la missione dei musei
ebraici” patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
e del Turismo, tra gli eventi più attesi del ricco programma della
Festa del Libro Ebraico di Ferrara coordinata da Meis, vedrà oggi
confrontarsi i direttori di alcuni dei principali musei ebraici.
Introdotti dal presidente della Fondazione del Museo dell’Ebraismo
Italiano e della Shoah Dario Disegni e moderati dal direttore de La
Stampa Maurizio Molinari, i relatori sono Paul Salmona, direttore del
Museo d’Arte e di Storia dell’Ebraismo di Parigi, Emile Schrijver,
direttore generale del Museo Ebraico di Amsterdam, Orit Shaham Gover,
responsabile del Museo delle Diaspore di Tel Aviv e Dariusz Stola,
direttore di Polin, il Museo di storia degli Ebrei Polacchi di
Varsavia, insieme alla padrona di casa, il direttore del Meis Simonetta
Della Seta. Polin e il Joods Historisch Museum di Amsterdam sono tra i
protagonisti del dossier “Musei”, attualmente in distribuzione con il
numero di settembre di Pagine Ebraiche, riproponiamo qui gli articoli
che li riguardano.
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MONDIALI 2018, VERSO ISRAELE - ITALIA
Tel Aviv, il sogno dei tifosi:
“Antognoni, vieni da noi”
Non
è uomo da conflitti e lacerazioni profonde. E la recente stretta di
mano con Andrea Della Valle è un chiaro segnale. Così, per l’Unico 10,
potrebbe esserci presto nuova contrapposizione, decisamente più
complessa, da sanare.
È ancora una suggestione, un progetto cui dare concretezza, ma tra i
soci del Viola Club Tel Aviv “Giancarlo Antognoni”, da cui parte, ha
suscitato consenso unanime. E l’intenzione di fare sul serio,
proponendo al fuoriclasse di Marsciano un piano all’altezza, c’è tutta.
Ma ecco l’idea: fare di Antognoni l’uomo immagine di un progetto la
pace che abbia eco internazionale e che porti a sfidarsi sul campo, in
modo amichevole, giovani calciatori israeliani e palestinesi.
Un’occasione di incontro che non si limiti a quella circostanza ma che,
viene spiegato, dia avvio a un percorso di reciproca conoscenza.
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MONDIALI 2018, VERSO ISRAELE - ITALIA
Lior, da Firenze alla nazionale
“Zahavi la nostra speranza”
“Un
nuovo allenatore, un nuovo staff, tanti nuovi giocatori. Per Israele
sarà dura, ma cercheremo comunque di vender cara la pelle”
Alla vigilia dell’atteso incontro di qualificazione ai Mondiali del
2018 tra Israele e Italia, in programma domani ad Haifa, una vecchia
conoscenza del nostro calcio racconta al portale dell’ebraismo
italiano, e molto da vicino, l’attesa e le aspettative della nazionale
guidata da Elisha Levy.
Perché quelli che per gli Azzurri di Ventura sono undici avversari quasi sconosciuti, per Lior Many sono lavoro quotidiano.
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Storia nazionale o nazionalista |
Le
cronache ci informano che il governo polacco in carica, per il pensiero
e la voce della premier, la signora Beata Szydło, intende ricorrere
alle vie di fatto rispetto all’inveterata abitudine di definire
Auschwitz (il cui nome in polacco è Oświęcim, tanto per mettere le cose
al loro posto, anche se Lager e municipalità sono sempre state due cose
molto diverse) in quanto “campo polacco”. Si tratta, per l’appunto, di
una fastidiosa, ambigua se non perniciosa prassi, spesso abitualmente
utilizzata nel linguaggio di senso comune. L’associazione diretta e la
sovrapposizione immediata tra collocazione geografica dei siti (in
nessun modo casuale, essendo stata accuratamente scelta dalle autorità
naziste a partire dal 1940, nel mentre andava definendosi, passo dopo
passo, la natura della “soluzione finale della questione ebraica” al
pari del trattamento da riservare ai territori dell’Est europeo in via
di occupazione militare da parte delle armate di Hitler) e il disegno
politico dello sterminio, rischia di rinnovare diffusi cortocircuiti
mentali e di giudizio. Segnatamente, la stessa Szydło, vicepresidente
del partito Diritto e Giustizia, che ha vinto le elezioni politiche
dell’ottobre del 2015, è originaria di Oświęcim. Forse è un particolare
irrilevante, forse no. Sta di fatto che l’attuale esecutivo ha
presentato in Parlamento una bozza di legge che giunge a punire
severamente, anche con la traduzione in carcere, chi dovesse fare
ancora ricorso pubblico a tale dizione. La cui erroneità, a detta dei
ricorrenti, non è solo storica ma anche politica e morale. In tutta
probabilità il disegno di legge governativo sarà approvato con relativa
facilità e a breve.
Claudio Vercelli
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