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31 ottobre 2016 - 29 Tishri 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach,
insegnante
Shoftim (Giudici) e Shotrim (Funzionari, Guardiani) porrai (nominerai) su di te in ogni una delle tue porte (delle tue Città)”(Deuteronomio 16, 18).
Rashi spiega che i Shoftim sono coloro che stabiliscono le Leggi e i Shotrim sono coloro che le fanno applicare e rispettare: indicano il modo concreto di metterle in pratica. Così come l’architetto progetta il palazzo e il geometra e il capo cantiere lo mettono in opera. Così come un compositore scrive una sinfonia e il direttore e l’orchestra la eseguono in pratica.
 
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Anna
Foa,
storica
I cretini non prosperano solo fra i viceministri israeliani, ce ne sono dappertutto, e come sappiamo il social network offre loro voce. Così, chi attacca il papa per celebrare Lutero invece di appellarsi alla Madonna contro il terremoto (sottintendendo che questo ecumenismo di Francesco può non essere estraneo al terremoto!). E chi invece, dall’altra parte, esulta su FB per le chiese rase al suolo dalle scosse. Ma non è invece che la colpa del terremoto sia dei tanti, troppi dementi che popolano la terra?
 
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Missione italiana in Libia,
la guerra è per il petrolio
Per la prima volta dalla crisi libica del 2011, l'Italia ha deciso di trasferire oltremare un contingente militare: il governo di Roma infatti – in attesa dell'avvallo del Parlamento – presto invierà 100 fra medici e infermieri e un nucleo di protezione di 200 paracadutisti della Folgore per la realizzazione di un ospedale da campo a Misurata, riporta Repubblica. Negli scorsi mesi il governo libico di riconosciuto dall'Onu – quello guidato del presidente Serraj - aveva chiesto all'Italia un aiuto medico-militare per curare i feriti che arrivano dal fronte di Sirte, città un tempo roccaforte dell'Isis e oggi quasi del tutto liberata. La battaglia per cacciare le forze del Califfato non è ancora finita e da qui l'aiuto italiano. Ma la situazione sul terreno sembra ulteriormente complicarsi dopo che un altro dei protagonisti del conflitto, il generale Haftar, ha deciso di attaccare i pozzi petroliferi dell'Est del Paese, contravvenendo agli accordi già siglati dal governo di Serraj. Come spiega il Corriere, la mossa di Haftar potrebbe aprire un nuovo fronte del conflitto, con una ulteriore escalation di violenza nel paese, da tempo in balia della guerra civile.

Roma, l'amministrazione Raggi resta nel caos. Rimane ancora senza un assessore al Bilancio, il sindaco a Cinque Stelle della Capitale Virginia Raggi, che, racconta Repubblica, fatica a trovare una persona che acconsenta a ricoprire l'incarico. La Stampa invece parla di incidente sfiorato tra il sindaco e la comunità ebraica capitolina: non tanto per la sua assenza sabato sera all'inaugurazione del Festival della cultura ebraica – che oggi propone al Museo ebraico di Roma un incontro sul matematico antifascista Vito Volterra (Corriere Roma) - quanto al fatto che “Raggi non abbia trovato il tempo di portare il saluto di Roma, il 6 settembre, al feretro di Enrica Zarfati, l'ultima delle ebree romane sopravvissute all'orrore di Auschwitz-Birkenau. Non c'era lei, ma, fatto ancor più grave, non c'era nessuno del Comune. Una mancanza che è diventata macroscopica agli occhi della comunità del Tempio Maggiore di Lungotevere Cenci perché è venuta subito dopo la gaffe della foto sbagliata di Settimio Piattelli, nel tweet di omaggio di Roma Capitale a uno degli ultimi testimoni dell'Olocausto, scomparso lo scorso 27 agosto a 95 anni”. E intanto, sul fronte dell'impegno del Comune per la Memoria, il presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia ha chiesto un incontro con la sindaca in particolare per parlare di progetti comuni da confermare come i viaggi delle scuole ad Auschwitz.

11 settembre. A Ground Zero, si sono tenute ieri le commemorazioni per ricordare le vittime dell'attentato alle Torri Gemelle, con la presenza del presidente Usa Barack Obama (Corriere). Durante la cerimonia, malore per la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton, a cui i medici venerdì hanno diagnosticato una polmonite. Le sue condizioni di salute, spiega Repubblica, saranno usate (ed è già accaduto in passato) dall'avversario Donald Trump per attaccarla e sostenere che la Clinton non è in grado fisicamente di reggere la presidenza.
 
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  davar
a gerusalemme il vertice tra i due presidenti
Mattarella e l'incontro con Rivlin:
"Italia sempre al fianco d'Israele"

L’autorevolezza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella come ponte per portare un messaggio ai palestinesi: “Israele è pronta a riaprire un discorso di pace”. Ad affermarlo, il Presidente d’Israele Reuven Rivlin che, incontrando nelle scorse ore a Gerusalemme il Capo dello Stato italiano in visita nel Paese, ha chiesto esplicitamente a Mattarella di “portare i miei saluti al presidente palestinesi Mahmoud Abbas”. E con i saluti, la proposta di rimettersi insieme attorno a un tavolo, israeliani e palestinesi, e parlare di pace. “Sappiamo del contributo che ha dato all’Italia come ministro della Difesa e ministro dell’Educazione, dell’influenza che ha sul suo popolo – ha affermato Rivlin parlando con l’omologo italiano – e speriamo che la sua autorevolezza possa aiutare anche qui in Medio Oriente”.
Entrambi hanno ricordato la stretta amicizia che lega Italia e Israele. “Israele, con la sua democrazia così forte e vitale, costituisce un modello di democrazia per tutta la regione – ha sottolineato Mattarella, ospite nella residenza presidenziale israeliana – L’Italia sarà costantemente dalla parte d’Israele ogni volta che il suo diritto a esistere sarà messo in dubbio o minacciato”. Il Presidente italiano ha sottolineato poi come la collaborazione tra le due realtà sia sempre più stretta sul fronte scientifico, economico e culturale. “Sul piano bilaterale abbiamo dei rapporti straordinari”, un elemento che permette di “guardare al futuro con maggiore determinazione”, le parole di Mattarella che ha espresso d’altro canto la sua preoccupazione per lo stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi. Uno stallo che rischia di compromettere la soluzione dei due Stati per due popoli e di produrre “nuove fasi di radicalizzazione di carattere etnico e religioso” nella regione. Per riportare la pace, sono necessari “il dialogo e la reciproca comprensione”, l’appello di Mattarella
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la prolusione del capo dello stato 
'Memoria, altruismo e solidarietà' 
Vi ringrazio molto per le parole di solidarietà rivolte nei confronti dell’Italia, con riferimento al terremoto che in questi giorni ha colpito molti Comuni dell’Italia centrale in diverse Regioni, aggiungendosi a quello che aveva colpito altri Comuni alla fine del mese di agosto.
Sono giorni tristi per l’Italia. Sono stati danneggiati fortemente – in agosto anche con numerose vittime – Comuni con molta storia, con grande fascino architettonico, ricchi di monumenti e di vita quotidiana. Nei prossimi mesi e nei prossimi anni l’Italia è e sarà impegnata a ricostruirli così come erano.

Ringrazio molto il Presidente dell’Università per l’invito rivoltomi ad essere qui oggi con voi, con illustri professori di questa Università, con gli studenti, cui mi rivolgo particolarmente. È un’emozione particolare essere oggi qui con voi a Gerusalemme, in questa straordinaria città.
Desidero per questo ringraziare calorosamente il Presidente e le Autorità dell’Ateneo, per l’invito alla inaugurazione dell’anno accademico di un’Università che costituisce un centro propulsore del sapere scientifico ed umanistico il cui prestigio trascende i confini di questo Paese.
Qui hanno coltivato il loro talento grandi studiosi, accademici e diversi premi Nobel. A tutti loro l’umanità deve il raggiungimento di traguardi del sapere che hanno favorito la crescita, in ogni campo, delle nostre società.
Quasi cento anni fa si posava qui la prima pietra dell’Università Ebraica, con nomi illustri fra i suoi fondatori: Freud, Buber, Bialik.
A testimonianza dell’ammirazione nutrita, lo stesso Albert Einstein decise di donare a questa accademia il suo archivio personale oltre che i diritti di sfruttamento della propria immagine.
Sono molto grato al Professor Ben-Sasson per avermi offerto la possibilità di ammirare alcuni appunti dello scienziato – soprattutto un uomo straordinario – che ci ha condotto a scoperte e conoscenze senza precedenti, tracciando sentieri del pensiero che ancora oggi percorriamo e che ci hanno introdotti in un mondo nel quale tecnologie sino a pochi anni addietro futuristiche sono, ormai, alla portata di tutti.
Le conoscenze che la ricerca scientifica ci ha donato ci permettono di dialogare connettendoci da una parte all’altra del pianeta senza difficoltà; hanno ridotto drasticamente i tassi di mortalità e hanno accresciuto le aspettative di vita.
Al raggiungimento di traguardi scientifici e tecnologici straordinari non sempre ha corrisposto nella storia, in eguale misura, un avanzamento della nostra sensibilità umana e civile.
E’ come se, in concomitanza con l’aumentare degli strumenti a nostra disposizione, fosse in qualche modo avvenuto, talvolta, un progressivo oblìo di alcuni elementi sapienziali che, tra l’altro, avevano contribuito, nei secoli, allo sviluppo positivo della convivenza.
Accadde qualcosa di simile qualche secolo addietro, nella Roma al tramonto dell’Impero, con una regressione impressionante. Emblematico fu un fenomeno che consente di riflettere su quanto quella società – organizzata, complessa, articolata, piuttosto libera, quindi somigliante a molte di quelle di oggi in tante manifestazioni – fosse progredita ma avesse, via via, dissipato il sapere che aveva accumulato e su cui si era fondata la sua affermazione e il suo sviluppo.
I saccheggi, devastanti, cui Roma fu sottoposta, avevano risparmiato le terme, con il loro significato di luoghi di incontro, e i suoi cittadini continuarono a frequentarle. Si trattava di edifici che avevano richiesto, per la loro edificazione e per il loro funzionamento, una sofisticata tecnologia ingegneristica.
Negli anni successivi alla fine dell’Impero, quando le condotte di alimentazione delle terme si deteriorarono, e tutto il sistema delle acque giunse al collasso, i romani scoprirono di non disporre più di competenze in grado di rimetterle in funzione. E un elemento tra i migliori della civiltà dell’epoca venne meno.
La conoscenza alla base del progresso tecnologico si era persa e, con essa, un aspetto non secondario della convivenza.
Era stato commesso l’errore fatale di considerarla una condizione acquisita per sempre.
Sta, forse, accadendo qualcosa di simile anche oggi?
Stiamo dando per acquisite, condizioni, conoscenze, idee, traguardi per i quali la ricerca si è impegnata e per i quali generazioni si sono battute senza che ci rendiamo conto che esse, invece, sono perennemente a rischio?
Vi sono idee, conoscenze e capacità proprie dell’essere umano che in noi stanno perdendo forza?
Il risultato della dissipazione della memoria comporta, per le nuove generazioni, il rischio di ripetere errori talora commessi in passato da quelle precedenti.
Si ha lasensazione che queste domande siano al cuore dei grandi problemi che le nostre società sono chiamate a risolvere.
Il mondo è stato reso piccolo dalla globalizzazione – il suo modo di essere è necessariamente più “in comune” – e questo ha reso le disuguaglianze più evidenti, marcate e, a lungo andare, insostenibili, oltre che moralmente inaccettabili.
Il divario nelle conoscenze tecnico-scientifiche si è trasformato in una barriera difficilmente sormontabile.
E’ diventato assai facile e forse persino luogo comune pensare che tutti possano oggi accedere a livelli di sapere simili. Ma la realtà di tutti i giorni ci insegna che non è così.
Basti ricordare che, oggi, oltre un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’energia elettrica.
Lo straordinario progresso tecnologico di questi ultimi cinquanta anni – di cui tutti, auspicabilmente, dovrebbero usufruire – si è trasformato, sovente, in un ulteriore fattore di divisione, in una nuova faglia che attraversa le nostre società, che separa, suo malgrado, coloro che hanno potuto beneficiare del progresso da quanti sono comunque lasciati indietro.
Si tratta di coloro che, sempre più comunemente, vengono definiti gli “sconfitti” della globalizzazione, ai margini delle società sviluppate e all’interno dei Paesi ancora in via di sviluppo.
E’ una realtà con ampie ripercussioni, e non soltanto nelle società occidentali.
Il nodo delle migrazioni, che ha portato ad un dibattito assai vivace – e tutt’altro che concluso – nell’Unione Europea, spingendo le opinioni pubbliche di alcuni Stati membri su inedite posizioni di chiusura, è indicativo su questo piano.
Siamo chiamati, e lo saremo sempre di più negli anni a venire, a mettere insieme tutte le nostre forze per rispondere alle esigenze di una parte crescente della popolazione mondiale che deve essere posta in condizione di condividere – in un lasso di tempo congruo – il livello di conoscenza e benessere che le nostre società hanno ormai acquisito.
E’ questo il significato profondo della solidarietà che società sviluppate, come le nostre, hanno il dovere di esercitare.
Le tecnologie e la scienza non bastano, da sole, a farci superare l’irrazionale paura dell’altro.
Occorre una adeguata visione dell’uomo e del suo stato.
L’idea di reagire soltanto “chiudendosi” dentro un proprio spazio può forse rassicurarci nel breve periodo, ma non può costituire una strategia a lungo termine. I fenomeni vanno compresi e governati, non affrontati soltanto con misure passive.
Siamo oggi chiamati ad affrontare questa situazione con rinnovato spirito solidale, e a rispondere attraverso quello che si configura come un immenso – ma indifferibile – impegno anche educativo.
A differenza di quanto avviene nel campo delle scienze, dove i progressi di oggi si sommano a quelli già acquisiti, nell’ambito della formazione le possibilità di “accumulazione”, per così dire, sono ben più limitate.
Ogni persona è sempre nuova, così come ciascuna generazione è sempre nuova.
Una generazione può mettere la successiva nelle condizioni di poter ereditare i propri beni e le proprie conoscenze, ma non potrà far conoscere i propri valori se non attraverso un impegno costante, capillare, diffuso.
I valori si trasmettono, naturalmente, soltanto se si continua a viverli, con spirito di dialogo, di responsabilità e di tensione solidale.
Se noi, quindi, crediamo fermamente in quegli stessi valori faticosamente posti alla base delle nostre società – contrassegnate da diritti, garanzie, libertà e doveri, dal rifiuto del bellicismo, del terrorismo e di ogni altra sopraffazione -, se vogliamo che quei valori continuino a costituire l’elemento cardine per far sì che democrazia e dialogo prevalgano, che il rispetto della legge e la pace prendano il sopravvento, dobbiamo allora seriamente impegnarci per la loro salvaguardia dove esistono, e per la loro diffusione dove sono assenti.
Grava su di noi quindi una grande responsabilità.
Una responsabilità che per società antiche – che, come le nostre, affondano le proprie radici in una storia millenaria – è, forse, anche maggiore.
Le idee, gli stili di vita, i modelli normativi, gli orientamenti e le spinte ideali delle nazioni nelle quali viviamo costituiscono un importante catalizzatore che ci può – e ci deve – aiutare a trasmettere alle nuove generazioni così come a condividere con coloro che vengono in contatto con noi, le fondamenta delle società democratiche perché le nuove generazioni possano, appunto, renderle sempre migliori e modellarle con nuovi e crescenti traguardi positivi.
A fronte di queste aspirazioni dobbiamo pensare con responsabilità al tumultuoso fenomeno delle migrazioni, e ai nostri vicini del Mediterraneo e dell’Est, prossimi a noi.
Dobbiamo pensare con allarme ai drammi dei conflitti che stanno insanguinando tutta la regione medio-orientale, con sofferenze indicibili per la popolazione civile.
Nel panorama che ho cercato di tracciare, Israele, con la sua democrazia, ci richiama alla cultura e alla responsabilità della memoria, congiunta a una tensione continua verso la modernità e il progresso. Una memoria che ci parla anzitutto di lotta per l’affermazione della dignità di ogni persona, quale che sia il Paese e la latitudine in cui si trovi a vivere, quale che sia il suo status.
La memoria della Shoah, un valore fondante della società israeliana sospinge in questa direzione. La Shoah è divenuta, anche nel nostro Paese, un tratto costitutivo.
L’Italia repubblicana, nata sulle spoglie di un regime che aveva condotto il Paese e i suoi cittadini nel baratro della guerra. Un regime che aveva ripudiato in modo odioso una componente del suo stesso popolo, quella di origine ebraica, che aveva contribuito – da sempre – alla vita civile del Paese a partire dalla pagina fondante del Risorgimento.
L’Italia vanta oggi fondamenta solide, si è riconciliata con la storia autentica del suo popolo e ha fatto proprio il valore delle parole “mai più”, che costituiscono un monito sempre presente.
E’ questo il senso profondo dell’omaggio silenzioso che, ogni anno, viene reso ai caduti delle Fosse Ardeatine, simbolo doloroso dell’odio e della sopraffazione.
Si tratta del senso di responsabilità di chi intende coltivare la memoria per sviluppare anticorpi contro il ripetersi di uno sconvolgimento così radicale dei valori di convivenza civile, tale da rendere talvolta, ieri come oggi, uno Stato capace di rivoltarsi contro propri cittadini, contro esseri umani inermi.
Il culto della memoria, naturalmente, non deve essere diretto ad alimentare i contrasti, rendendoli eterni.
Al contrario, deve costituire esercizio per il loro superamento in nome della causa dell’umanità e deve rappresentare un elemento sul quale incardinare un impegno e una responsabilità nei confronti delle generazioni future e dei tanti che bussano alle nostre porte.
La convivenza di diverse anime all’interno di una società, la multiculturalità, è un dato di fatto acquisito del nostro mondo, ma le difficoltà poste dalle barriere linguistiche, e più ancora delle differenze di credo e tradizione, continuano ad essere rilevanti e insidiose.
La sapienza di società antiche, come quelle cui apparteniamo, comprende, tuttavia, anche la capacità di cimentarsi con sfide apparentemente impossibili.
Forse anche la nostra epoca è ben descritta dalla descrizione dell'”Angelus Novus” di Paul Klee, resa immortale dalle parole di Walter Benjamin.
Un angelo della storia con lo sguardo rivolto al passato e le spalle al futuro, mentre la tempesta dell’avanzare del mondo sconvolge le sue ali.
Il futuro appare paradossalmente alle spalle, sconosciuto e irto di pericoli.
Il passato si coglie in uno sguardo. E’ davanti ai nostri occhi, lo vediamo, lo meditiamo e, a volte, vi troviamo anche conforto.
Non possiamo però indulgere in questa illusoria serenità.
Il vento della storia spira impetuoso e non sappiamo quanto forte sarà e non sappiamo quanto tempo ci sarà dato per metterci in condizione di governarlo.
La nostra responsabilità primaria è comprendere che in quel futuro ignoto vi sono anche opportunità, possibilità che dobbiamo cogliere per rendere più sicuro, progredito e concorde il mondo nel quale viviamo.
La sfida, tuttavia, non si limita alla capacità di cogliere tali opportunità, ma, soprattutto, nel sapere condividere la loro trasformazione in risultati.

Cari studenti,
apertura al futuro, impegno e responsabilità sono valori profondamente radicati nelle nostre società.
Ed è per questi motivi che i rapporti tra i nostri due Paesi vivono, ad ogni generazione, una nuova stagione di reciproco interesse, amicizia e curiosità.
La curiosità, nelle parole di Einstein, è “una piantina delicata che, a parte gli studi, ha bisogno soprattutto di libertà”.
Quella libertà che caratterizza le nostre società e che dobbiamo saper condividere con gli altri popoli.
Perché la libertà è indivisibile. La si può godere appieno soltanto insieme a tutti gli altri.
E’ la base sulla quale si fonda un rapporto bilaterale solido, profondo, multidimensionale, che vede nella cultura, nella ricerca e nella cooperazione scientifica i suoi punti di eccellenza.
La traduzione in italiano del Talmud curata, d’intesa con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla Presidenza del Consiglio, dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, così come il Museo nazionale dell’Ebraismo e della Shoah, rappresentano una ulteriore dimostrazione dello spessore e dell’intensità del tessuto culturale che lega i nostri Paesi.
Per questa ragione, sono particolarmente lieto di essere a Gerusalemme in coincidenza con la celebrazione del centenario della nascita di due tra i maggiori scrittori di lingua italiana del ‘900, Giorgio Bassani e Natalia Ginzburg.
E’ significativo ricordare come due personalità che così tanto hanno contribuito a determinare i tratti distintivi della letteratura italiana contemporanea siano così profondamente rivelatori della cultura ebraica, nel ritmo del tempo e nella struggente intimità che hanno saputo raccontare.
Memorie, le loro, che non sono puro rimpianto né mere nostalgie. Una memoria che si fa forza attiva nello smuovere le coscienze, nel sollecitare, nell’educare, nel formare una coscienza civile, nel produrre cultura.
Sono esempi dei quali tutti noi, israeliani ed italiani, possiamo andare fieri.

Shalom!

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

(Intervento tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Ebraica di Gerusalemme)
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la comunità degli italkim a mattarella 
"L'Italia sia una guida per tutti
nella difesa e tutela d'Israele"

Sono qui per dimostrare l’amicizia tra Italia e Israele. Un’amicizia rappresentata anche da voi, che siete un legame tra i due paesi”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto alla Comunità ebraica degli Italkim, (gli italiani d’Israele) dopo aver visitato la mostra “La Corte ebraica di Venezia”, allestita al Museo d’Arte ebraica italiana U. Nahon di Gerusalemme, e il Tempio italiano. Quest’ultimo, che accoglie la bellissima sinagoga di Conigliano, è stato preso come esempio da Mattarella – accompagnato nella visita al Tempio e al Museo da David Cassuto e da Jack Arbib – nel suo discorso alla Comunità per sottolineare l’intreccio indissolubile tra l’Italia, la sua cultura, Israele e l’ebraismo. A portare invece il saluto ufficiale degli Italkim a Mattarella – in visita ufficiale in Israele con una delegazione di cui fa parte la Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni - il demografo Sergio Della Pergola (nell'immagine durante il discorso). Di seguito il testo del suo intervento.

Signor Presidente,
con grande piacere e affetto Le rivolgiamo il caloroso benvenuto della comunità degli Italkím – gli ebrei di origine italiana in Israele – qui a Gerusalemme, la capitale eterna del popolo ebraico, capitale dello stato d'Israele, in questa Casa d'Italia nella quale, come Lei ha potuto vedere personalmente, è forte e vivo il retaggio della civiltà, della cultura, e anche dell'estetica italiana, assieme a quello della storia bimillenaria dell'ebraismo italiano.
In primo luogo, Signor Presidente, ci consenta di porgere per il Suo tramite la nostra unanime e affettuosa solidarietà alle popolazioni delle regioni centrali e appenniniche dell'Italia così duramente colpite dagli ultimi funesti eventi sismici. Noi auspichiamo pronta guarigione e ricostruzione a tutte le persone e a tutte le località coinvolte.
La nostra collettività qui è ben memore e grata per due gesti indimenticabili che Lei, Signor Presidente, ha voluto offrire non solo alle comunità ebraiche ma a tutti i cittadini italiani fin dalle prime ore del Suo insediamento nella massima carica dello Stato. Il Suo primo gesto da Presidente è stato quello di recarsi alla Fosse Ardeatine: un atto altamente simbolico, non atteso, commovente, e senza precedenti. E nel Suo discorso di insediamento Lei ha voluto ricordare Stefano Tachè, il bambino ebreo italiano ucciso da terroristi palestinesi di fronte alla Sinagoga Centrale di Roma nel 1982, proprio in questa stagione dell'anno. Questa sera noi vogliamo rinnovarLe il nostro apprezzamento per queste Sue ri-affermazioni della memoria, che non dimenticheremo mai.
Per la collettività degli Italkím – gli immigrati italiani e le loro famiglie – esistono due diversi modelli del vivere in Israele: l'uno, come un gruppo di origine con una propria personalità, lingua e cultura destinato a mantenersi separato e distinto dalla maggioranza della società nei tempi lunghi; l'altro, come un gruppo destinato a fondersi e ad assimilarsi nella corrente centrale della società israeliana nel corso delle generazioni, pur tenendo sempre viva la tradizione ebraica italiana. La realtà sociale ovviamente comprende elementi dell'uno e dell'altro modello, e crediamo che questa Casa d'Italia, dove questa sera  ci troviamo, offra una pregevole sintesi di queste aspirazioni.
In questi ultimi anni la nostra comunità si è molto rinnovata grazie all'arrivo di numerosi nuovi immigrati dall'Italia che cercano di realizzare qui molte delle loro speranze, per sé stessi e per i loro figli. L'anno 2015 ha registrato il massimo numero di arrivi a partire dal 1949. Cogliamo in queste cifre un indicatore di inquietudini che serpeggiano fra gli ebrei in Italia sia sul piano economico sia in un senso più generale di soddisfazione personale. Le pulsioni dell'antisemitismo e della delegittimazione di Israele non sono mai spente, ma di fronte a questo va dato atto al Governo italiano di avere molto aiutato a promuovere la cultura e la memoria ebraica in Italia, per esempio attraverso l'istituzione del Museo MEIS a Ferrara e con la traduzione in italiano dei primi volumi del Talmud.    
L'amicizia e la gratitudine nei Suoi confronti, Signor Presidente, ci inducono ancora a una breve riflessione su quell'episodio di politica internazionale che negli ultimi mesi ha profondamente turbato non solo le comunità ebraiche in Israele e in tutto il mondo, ma anche tutte le persone dotate di coscienza, di onestà civile e di buona volontà. Mi riferisco ovviamente alla provocatoria e vergognosamente erronea votazione del Comitato direttivo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura a proposito dei Luoghi Santi a Gerusalemme, e l'omissione, anzi la negazione, della loro relazione con il popolo ebraico e con lo stato d'Israele che ne è l'indelebile espressione sovrana. Da millenni gli ebrei sono legati al Monte del Tempio a Gerusalemme di cui il Muro del Pianto è solo l'ultimo bastione rimasto a disposizione del nostro raccoglimento e della nostra preghiera. Har HaBayt e molti altri Luoghi Santi in questa terra sono realtà storica, archeologica e simbolo di fede.
Anche se lo Stato d'Israele non esistesse, il Monte del Tempio resterebbe luogo santificato per gli Ebrei, e per estensione anche per i Cristiani di tutto il mondo, luogo unico e certo di consenso sia pure tra le molte diversità che animano la cultura e la politica. E così continuerà sempre ad essere percepito ed amato. In queste contingenze invitiamo anche i nostri confratelli cristiani ad esprimere i loro sentimenti con le loro parole e non con il silenzio.
Finalmente però, dopo tante delusioni, abbiamo molto apprezzato le ultime dichiarazioni del Primo Ministro Matteo Renzi, che ha definito "allucinanti" le votazioni dell'Unesco. Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso in Parlamento la promessa di un diverso atteggiamento dell'Italia di fronte a future mozioni unilaterali e monche. Confidiamo dunque che stia per inaugurarsi un nuovo periodo in cui l'Italia sarà in prima fila e vorrà giocare un ruolo di guida accanto ad altre grandi democrazie nel costruire un futuro migliore che non può prescindere dalle grandi valutazioni etiche e da un'onesta consapevolezza della verità storica. Esprimiamo anche il nostro apprezzamento alla Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche, Noemi Di Segni, per la sua fattiva opera in tale senso.
Signor Presidente, siamo più che certi che Lei saprà ascoltare e interpretare i sentimenti, le preoccupazioni e le speranze che abbiamo qui espresso in tutta franchezza e sincerità. Noi, a nome degli Italiani in Israele, Le auguriamo il massimo successo nella Sua missione oggi qui a Gerusalemme, e per l'intero corso del Suo alto mandato.
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qui gerusalemme - il convegno  
Ricordando Natalia Ginzburg
che Israele imparò ad amare

Celebrare l'importanza del contributo letterario ed etico dell'opera di Natalia Ginzburg, nel centenario dalla nascita, per il pensiero esistenzialista, sociale, femminista ed ebraico. Questo l'obiettivo della giornata di studio in corso all'Istituto Van Leer di Gerusalemme, organizzata in occasione della visita del presidente della Repubblica Mattarella in Israele.
"La specificità del mondo ebraico italiano prima e dopo la Shoah" il tema della prima parte dei lavori, che ha visto gli interventi di Tsippy Levin Byron, Mimmo Cangiano, Sergio Della Pergola, Ariel Rathaus e Manuela Consonni.
È seguito un approfondimento sulle "radici della scrittura di Natalia Ginzburg" con la partecipazione anche di Uzi Shavit, Ariel Hirschfeld e Uri S. Cohen. 

pagine ebraiche a Lucca Comics
La grande arte della coppia
Continua a Lucca l’allegra invasione degli appassionati di fumetto, e non solo, e dopo la giornata di ieri, che ha visto il tutto esaurito con ottantamila biglietti venduti, la programmazione continua ad offrire numerosi appuntamenti imperdibili. La redazione di Pagine Ebraiche, dopo la presentazione del settimo dossier Comics&Jews, curato da Ada Treves e dedicato al rapporto fra fumetto e cultura ebraica, non ha terminato il suo lavoro ma continua a incontrare gli editori e stringere rapporti sempre più stretti con l’organizzazione, oltre ovviamente a raccogliere spunti e a monitorare la distribuzione del numero di novembre di Pagine Ebraiche, che l’organizzazione stessa del festival porta ogni mattina nelle biglietterie e negli infopoint. Grande successo per Frank Miller, matita storica del fumetto americano, che è in questi mesi impegnato in una esplorazione delle radici ebraiche del più classico dei supereroi, e nelle scorse ore ha lasciato l’impronta delle sue mani per la Walk of Fame, che a Lucca si arricchisce ogni anno di nuove stelle. Continua intanto a brillare a Basilea la stella di Robert Crumb, protagonista di una grande mostra al Cartoon Museum, che chiuderà presto e che merita una visita. Riproponiamo qui l’articolo, tratto dal dossier Comics&Jews che ne racconta senso e contenuti.
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qui roma - arte ed ebraismo, il convegno
Il nodo ebraico delle immagini
Una full immersion nel rapporto tra arte ed ebraismo, argomento complesso, fatto di molte sfaccettature. E che sarà affrontato in un’ampia e coinvolgente giornata di studi, dal titolo “Immagini vietate o permesse? Arte ed ebraismo a Roma”, che avrà luogo presso il Centro bibliografico Tullia Zevi dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane il prossimo giovedì 3 novembre.
Ideato e coordinato da Raffaella Di Castro e organizzato in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma, il convegno si propone di illustrare e approfondire l’arte ebraica attraverso numerosi focus, con particolare attenzione ai beni culturali ebraici nel nostro Paese, che vista l’antica e ininterrotta presenza ebraica è un patrimonio diffuso in tutto la penisola, spesso molto antico, e altrettanto spesso di gran pregio. L’ideazione del programma è stata condivisa da un comitato scientifico composto da Fiorella Bassan, Giorgia Calò, Miriam Haiun e Claudio Procaccia.

Marco Di Porto
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qui roma - arte ed ebraismo, il convegno
I divieti e il dovere di bellezza
Arte ed ebraismo sono generalmente posti alla più grande distanza l’uno dall’altra a causa del divieto biblico di immagini. Tale divieto viene identificato con quello di idolatria, invertendo il rapporto di causa-effetto tra i due, come se il primo costituisse il divieto vero e proprio e non una sua applicazione specifica, sia pur particolarmente esemplare. Viene quindi interpretato come un divieto assoluto e aprioristico nei confronti di qualsiasi tipo di immagine e manifestazione artistica, come una separazione estrema e inconciliabile tra sfera etico-religiosa e dimensione estetica.

Raffaella Di Castro
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QUI ROMA - LA SERATA sulle elezioni americane
"Presidenziali Usa, per Israele
la migliore scelta è Hillary"

Un punto mette più o meno tutti d’accordo: da una parte esistono una storia e una solidità politica, dall’altra invece le incognite sono assai più delle certezze.
A pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane, una stimolante serata di approfondimento organizzata dal Benè Berith Giovani ha portato molti temi sul piatto. I diversi programmi dei candidati, la loro idea di futuro, il ruolo che delineano per la politica estera americana nell’intricato calderone mediorientale.
Invitati dall’associazione giovanile ebraica, lo studioso Daniele Fiorentino e i giornalisti Giuliano Ferrara e Maurizio Molinari hanno risposto a molte domande, confrontandosi direttamente con i ragazzi e il folto pubblico presente in sala.
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Qui Casale moferrato
Come raccontare il pregiudizio  
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION 
Un autunno di cultura ebraica 
"Lasciato alle spalle il periodo delle festività solenni, l’Italia ebraica vive settimane di grande intensità, come illustrato dall’odierna uscita di Pagine Ebraiche International Edition. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella vola in Israele e tra i punti salienti della visita c’è anche l’opportunità per riaffermare e raccontare al pubblico il profondo legame del paese con la cultura e la comunità ebraica. Ad accompagnare Mattarella tra gli altri la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
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pilpul
 Oltremare - Cinema
L’espressione “fare un cinema” era parte del mio lessico famigliare di bambina in Italia, e significava fare i capricci o esagerare. Da allora di cinema ne ho visto tanto ma fatto ancora poco, salvo all’interno della metafora. In Israele invece, l’espressione cinematografica più popolare invece è “chai be-seret”, riferita a qualcuno che pensa, dice o fa una cosa senza senso, come se appunto vivesse dentro un film.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Il ritorno del Sefer Torah
Correva l'anno 1986 quando, durante i lavori per la realizzazione della statale 106 Jonica, in un campo nelle vicinanze del paese calabrese di Bova Marina vennero rinvenuti dei mosaici di epoca tardo-romana. La sorpresa divenne ancora maggiore quando si vide che alcuni di questi mosaici riportavano chiaramente dei simboli ebraici: la menorah, lo shofar, il lulav tra gli altri. Era la prova di una presenza ebraica risalente al IV secolo e.V. sulle coste del Sud della Calabria. Il complesso sinagogale di Bova Marina divenne così, dopo quello di Ostia antica, il secondo più antico ad essere scoperto sul suolo europeo.

Davide Saponaro
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