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Qui Roma – Il Festival di letteratura ebraica
Ebraismo e scienza a confronto

img_20160911_210658Far dialogare mondi che spesso sembrano non comunicare, e invece hanno molto più in comune di quanto non sembri. È questo l’esperimento del Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica, organizzato in questi giorni dalla Comunità ebraica di Roma nel quartiere dell’ex ghetto. Lo ha affermato Shulim Vogelmann – uno dei quattro curatori insieme ad Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Marco Panella – all’inizio dell’incontro intitolato “Emozioni e neuroni allo specchio”, svoltosi ieri al Palazzo della cultura. Una serata che ha costituito l’esempio più concreto di questa volontà di creare confronti insoliti, grazie ai suoi protagonisti: un neuroscienziato, Giacomo Rizzolatti, che ha dedicato la sua vita all’indagine, attraverso il cervello, dei misteri delle relazioni umani, e una scrittrice, la statunitense Jami Attenberg, che proprio attraverso le relazioni umane nei suoi romanzi riesce a dar vita a una letteratura quasi poetica. Ad accomunarli il concetto di empatia, la capacità propria dell’uomo di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, le teorie sulla quale hanno trovato grande impulso grazie alla scoperta, da parte di Rizzolatti e del suo team, dei neuroni a specchio, particolari aree del cervello che si attivano per dar vita a questo meccanismo, fino a poco tempo fa ancora misterioso. Ma l’empatia è anche uno strumento letterario indispensabile per Attenberg, che ne fa uso per delineare i suoi personaggi in modo particolarmente vivido. Un trait d’union che la scrittrice Nadia Terranova, chiamata a moderare l’incontro, ha definito focale sia per un uomo di scienza sia per una sua collega, “che indossa i suoi personaggi, ma deve anche fare in modo che siano abitabili anche da altri, dai suoi lettori”.
In realtà, ha specificato Terranova, “la grande funzione della letteratura è anche quella di identificarsi in maniera sotterranea, clandestina, con la parte peggiore di noi”, e per questo è necessario stare in guardia dagli equivoci che identificano sempre più spesso l’empatia come una forma di eccessivo buonismo. Una visione condivisa anche da Rizzolatti, che al pubblico ha spiegato la vera natura del fenomeno, illustrando la sua scoperta dei neuroni a specchio, che si attivano nel cervello nel momento in cui l’uomo vede svolgere un’azione o provare un’emozione che conosce, facendo sì che non solo la comprenda, ma se ne senta partecipe, si immedesimi . “In pratica – le sue parole – i neuroni a specchio ci hanno portati a svelare che abbiamo due maniere di capire, una di tipo logico, o una di tipo fenomenologico, e cioè empatico”.
“Sono felice di sapere che esiste questo meccanismo, ma a dire la verità senza conoscerlo lo usavo già tutti i giorni”, la risposta scherzosa di Attenberg, che all’attivo ha cinque romanzi. In Italia ne sono usciti per ora solo due, I Middlestein (2014) e Santa Mazie (2016), entrambi editi da Giuntina. L’empatia ha avuto un ruolo fondamentale per lei in particolare nella scrittura di Santa Mazie, basato sulla storia vera di una donna che ha dedicato la sua vita ad aiutare i senzatetto e i poveri del suo quartiere. “L’ho scoperta leggendone sul New Yorker il ritratto di Joseph Mitchell, che per scrivere passava mesi o addirittura anni con le persone al fine di entrarvi in un contatto profondo”, ha raccontato Attenberg. “Mi ha colpito il senso di intimità, che ha generato in me sicuramente empatia, ma anche compassione e ammirazione. Così ho voluto conoscerla anche io – le sue parole – ho pensato che sarei diventata una persona migliore. E laddove c’erano domande a cui non poteva rispondere, inventavo. È questo il bello di scrivere un romanzo!”.
Il confronto e il dialogo tra figure appartenenti a campi diversi è protagonista al Festival anche nella serata di oggi, aperta da quello tra Massimo Moretti, amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, uno dei partner della rassegna, e tre giovani della Comunità ebraica – Edoardo Amati, Gianluca Pontecorvo, consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e Daniel Funaro, consigliere della Kehillah romana – intitolato “Guardare il futuro”. A seguire l’incontro “Vedere oltre. Scienza e religione, dialogo possibile”, con l’ingegnere del Technion di Haifa Rafi Nave, tra gli sviluppatori del celebre processore Intel, e il preside della Scuola ebraica di Roma Benedetto Carucci Viterbi, che discuteranno su come la tradizione ebraica sia in grado di favorire e stimolare la mente e la creatività nel campo della ricerca scientifica. In tête-à-tête con un rav sarà poi anche un giurista, Lorenzo D’Avack, che con il rabbino capo della Capitale Riccardo Di Segni affronterà i temi dell’etica e della bioetica e del loro rapporto con la religione nell’incontro intitolato “Etica e bioetica: visioni e confini”. A chiudere la serata la proiezione di Pecore in Erba, film d’esordio del regista Alberto Caviglia, il quale dialogherà con Shulim Vogelmann.

f.m. twitter @fmatalonmoked

(12 settembre 2016)