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22 dicembre 2016 - 22 Kislev 5777
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Verso Chanukkah

Diradare le tenebre

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Una coppia di sposi (torinese lei, israeliano lui), dopo aver celebrato il matrimonio a Gerusalemme e aver ivi fissato la propria dimora ha chiesto di poter ricevere una Berakhah nella cornice del Beth haKnesset di Carmagnola, la comunità d’origine degli avi di lei. Feci notare ai due giovani lo splendido Dukhan ottagonale a chiosco del 1766, costruito secondo uno stile attestato anche in altre sinagoghe piemontesi (Torino, Mondovì, Cherasco). Le otto arcate sono sovrastate da altrettanti medaglioni che riportano, una per ciascuno, le otto parole ebraiche tratte dal versetto: “Sono diventato per loro un santuario in miniatura nelle terre alle quali sono giunti” (Ez. 11,16). Commenta il Talmud (Meghillah 29a) a nome di R. Itzchak: “Si tratta dei Battè Kenessyot e Battè Midrashot di Babilonia”. Spiegai che il Profeta Ezechiele (Yechezqel) riferiva l’affermazione del Santo Benedetto allorché si trovava egli stesso esule in Babilonia. Il Santuario di Gerusalemme distrutto sarebbe stato sostituito da un “surrogato”. Non essendo più possibile eseguire i sacrifici come per l’addietro, la sinagoga come istituzione avrebbe preso il suo posto e la “offerta” delle nostre Tefillot e del nostro Studio sarebbe avvenuta in luogo degli animali sull’altare. Dovunque ci saremmo trovati. I nostri Maestri discutono sulla qedushah da attribuire al Beth haKnesset. C’è chi dice che essa deriva direttamente da quella del Beth haMiqdash e dunque ha origine biblica, mentre altri sostengono che la sacralità della sinagoga sussiste solo per disposizione rabbinica in memoria del Santuario distrutto. In ogni caso, dunque, la qedushah del Bet ha- Miqdash non ha pari. Il Talmud, peraltro, cita il versetto di Ezechiele per introdurre la profezia inversa. “R. El’azar ha-Qappar diceva: i Battè Kenessyot e Battè Midrashot di Babilonia saranno un giorno trasferiti nella Terra d’Israel”. Non è altro che un riassunto di quanto Ezechiele stesso scrive subito dopo: “Così dice il Signore Iddio: Io vi radunerò fra i popoli e vi raccoglierò dalle terre in cui siete stati dispersi e ridarò a voi la terra d’Israele. Vi giungeranno e toglieranno via tutti i suoi idoli, e tutti i suoi abomini elimineranno da lei. Darò loro un cuore solo, uno spirito nuovo porrò in loro… affinché seguano i miei statuti e osservino le mie leggi mettendole in pratica” (11, 17-20). Dissi allora agli sposi che essi costituivano la testimonianza vivente della veridicità delle parole dei Profeti. Trasferendosi dal Piemonte in Eretz Israel essi hanno fatto sì che questa particolare diaspora, di cui la Babilonia è solo un illustre esempio, trovasse la propria sublimazione nella Terra dei Padri e con essa la sinagoga di Carmagnola, almeno idealmente. Chi ha scritto quel versetto sul Dukhan del Beth haKnesset è stato profeta a sua volta, senza saperlo. Mi è poi capitato di riflettere sul fatto che le otto parole citate da Ezechiele in ebraico non si limitano ad adattarsi alle arcate del Dukhan in questione. Otto sono i giorni di Chanukkah e ho pensato che debba esistere una qualche relazione fra gli eventi.

Alberto Moshe Somekh, rabbino

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SOCIETà

Numeri, percezioni errate e realtà
La post-verità nelle nostre teste

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I social network ancora non esistevano e l’informazione su internet cominciava appena a prendere piede, ma all’inizio degli anni 2000, suscitò in Italia una certa impressione la notizia che, secondo un sondaggio condotto dall’emittente Radio 2, oltre il 40 per cento degli ascoltatori era convinto che gli appartenenti alle comunità ebraiche nel paese fossero 50, se non 100 volte più numerosi della realtà. Oltre dieci anni dopo, nel tempo dell’affermazione sempre più preponderante della “post-verità”, di quelle situazioni in cui “i fatti oggettivi sono meno capaci di influenzare l’opinione pubblica rispetto al fare leva sulle emozioni o sulle opinioni personali”, le errate percezioni diventano spesso il baricentro dello scontro politico e sociale, oltre ad amplificare paure, rabbia e frustrazioni.
Il Rapporto Globale dell’Anti-Defamation League per il 2015 (pilastro americano della lotta all’antisemitismo e al razzismo) rivelava che quasi un intervistato su cinque è convinto che la popolazione ebraica nel mondo ammonti a oltre 700 milioni (con un dato vero che si aggira intorno ai 14), denunciando come coloro che esprimono questa opinione sono facilmente sostenitori di teorie antisemite.
Uno studio simile su una varietà di argomenti è stato pubblicato negli scorsi giorni dalla società britannica di indagini statistiche Ipsos Mori. Minoranze, benessere economico, appagamento personale, spesa sociale, alcuni degli oggetti del rapporto, che fotografa una frattura profonda tra dati reali e numeri nella testa della società.

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SOCIETà  

"Così invento bufale
e ci guadagno"

Paul Homer ha invaso internet con notizie false «Trump ha vinto grazie a me, ma con lui ho sbagliato» La prima volta «Un tale, Josh Lahti, vince alla lotteria. Ma è un uomo terribile, ex galeotto, picchia la moglie. Per le interviste tv gli diedi il mio volto. Milioni di contatti in poche ore» aul Homer guadagna diecimila dollari al mese con le notizie false e si considera talmente abile nel diffonderle online da aver dichiarato al «Washington Post» che Donald Trump siederà alla Casa Bianca grazie a lui. A 38 anni è il fondatore di alcuni dei siti di notizie false più visitati su internet — newsexaminer.com,cnn.com.de, cbsnews.com.co, nbc.com.co —, i quali, al pari degli articoli che pubblicano, hanno in comune la manipolazione della scarna attenzione del lettore online. Gli indirizzi, la grafica e i caratteri molto simili a quelli di testate «ufficiali» riescono, infatti, a confondere spesso le idee. Dimenticate i gatti con tre teste e il sesso con gli alieni dei bei tempi del web: i contenitori così come i contenuti all'epoca della post-verità sono molto più raffinati, e proprio per questo più pericolosi. Quasi tutte le notizie false diventate virali durante i mesi di campagna elettorale americana vengono dalla squadra di Homer.

Serena Danna, Corriere La Lettura,
18 dicembre 2016


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orizzonti 

Le paure europee
e la crisi delle élite

Sicurezza, immigrazione e crisi economica sono le tre questioni che si aggirano in Europa non come fantasmi ma sotto forma di persone reali e interessi. Il terrorismo importato dal Medio Oriente, dove l'Occidente ha esportato per 15 anni guerre imbecilli (come disse Obama nel 2002), non democrazia, rende il tutto più esasperato. Ma anche immediato con l' "effetto Aleppo": la conquista della città siriana da parte delle truppe di Assad è in realtà una sorta di rivincita della Russia sulla sconfitta subita dall'Unione Sovietica in Afghanistan nel-l'89, anno del crollo del Muro. E evidente che Putin è il personaggio dell'anno, leader di un Paese con un Pil simile a quello dell'Italia e una spesa per la difesa otto volte inferiore a quella americana: è riuscito a risollevare Mosca al rango di superpotenza, se non globale almeno euroasiatica, ergendosi a vincitore dei jihadisti diventati l'incubo degli europei. Putin sollevale simpatie di molti nel continente, certo non in Ucraina, in Polonia o nei Paesi baltici ma in buona parte dell'opinione pubblica e nei movimenti populisti in corsa per le elezioni del 2017 in Francia e Germania. Un tempo Mosca era il faro del comunismo, adesso quello delle destre.

Alberto Negri, Il Sole 24 Ore
22 dicembre 2016


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Shir shishi, una poesia per erev shabbat

Uri

img headerRachel Bluwstein, nata a Saratov, Russia nel 1890 e morta a Tel Aviv nel 1911, è una figura cult per la società israeliana. Le sue liriche fanno parte del programma di studi delle scuole medie e al liceo tutti gli israeliani "pragmatici", che lentamente cancellano la letteratura dagli esami di maturità, volente o nolente, hanno studiato almeno una delle sue poesie. Se non le hanno studiate, - chi sa se non sia il miglior modo per nutrire un pizzico di amore per la poesia? -, sicuramente cantano "Se avessi un figlio", poesia del 1927 meglio nota con il nome "Uri", cantata da Noa.                               
Rachel arriva in Terra di Israele nel 1909, l'anno in cui nasce la città di Tel Aviv e il primo kibbutz Degania. Fedele alla visione pionieristica sionista abbandona l'idea di studiare lettere in Italia e decide di dedicarsi al lavoro agricolo e vivere a contatto con la natura. Studia agronomia in una delle prime scuole-fattorie per ragazze, sulle sponde del lago Kinneret, ideata e costruita dall'attivista e leader sionista Hanna Meisel. Nel 1913 Rachel studia Agronomia a Tolosa e un anno dopo torna in Russia per stare con la famiglia. Durante questa permanenza contrae la tubercolosi e una volta tornata in Palestina, tra i pionieri di Degania, cominciano a rivelarsi i primi sintomi della malattia. I compagni non esitano ad allontanarla dall'insediamento comunitario e lei si trova sola e malata in un piccolo appartamento a Tel Aviv e poi in un ospizio a Ghedera. Rachel conosceva Yosef Klausner, Berl Katzenelzon, Zalman Shazar, ma la sua fine fu segnata da una grande solitudine. Oggi la sua tomba si trova vicino al Lago Kinneret, un punto di pellegrinaggio per una moltitudine di visitatori, giovani e anziani. Alla tomba è legata con una catena la sua raccolta di poesie, per evitare che gli ammiratori più accaniti o i semplici malintenzionati rubino il libro.  

Se avessi un figlio
un bimbo
dai riccioli neri e saggio,
lo terrei per mano e camminerei adagio, adagio lungo i sentieri del giardino.
Un bimbo.
 
Uri lo chiamerò,
Uri mio.
Un nome tenero, cristallino, breve.
Una scheggia lucente
per il mio figlio brunetto.
Uri lo chiamerò,
Uri – mio.
 
Ancora amareggiata come Rachel,
ancora in preghiera come Hanna a Shilò,
ancora lo aspetterò.

Sarah Kaminski, Università di Torino

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