1 febbraio 2017 - 5 Shevat 5777 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Giuseppe Momigliano e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion, Francesco Lucrezi e Francesco Lotoro.
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Anna Ahronheim @AAhronheim 1 febbraio
#Amona eviction set to start soon. Activists are setting fires at
the entrance and throwing stones at journalists to stop us from filming
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#PE24BreakingNews
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Aggiornamenti regolari e notizie provenienti dal mondo ebraico, sulla homepage del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it oppure seguendo il link diretto http://bit.ly/1uQoBHo
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Canada, chi era l'attentatore
Xenofobo
e misogino, così i quotidiani descrivono Alexander Bissonnette,
l'attentatore che ha attaccato la moschea di Sainte-Foy, a Québec City,
uccidendo sei persone. Secondo il Corriere, l'uomo in un primo
interrogatorio ha ammesso di essere contro i musulmani. “Alcuni –
prosegue il giornale - sostengono che si è radicalizzato, nel 2016,
dopo la visita nella regione di Marine Le Pen, la leader del Fronte
nazionale francese. Altri sminuiscono l'impegno politico. Particolare
da verificare. Alexandre, però, non ha mai nascosto il suo sostegno per
idee razziste o comunque anti stranieri. Seguiva la propaganda di
Generation Nationale, movimento che si batte contro il
multiculturalismo. Inoltre avrebbe preso di mira la pagina web di
un'associazione che aiuta i rifugiati. Un disturbatore della Rete
pronto a intavolare discussioni con i colleghi di università e che ha
più volte espresso giudizi offensivi verso le donne. Le chiamava le
'femminaziste'”. E secondo Repubblica, potenziale obiettivo
dell'attentatore anche nella moschea erano proprio le donne: “Una volta
entrato in moschea, si sarebbe infatti diretto inizialmente al secondo
piano, la zona della preghiera femminile che però a quell'ora era
vuota. Soltanto allora era ridisceso al primo piano e aperto il fuoco
sugli uomini in preghiera”.
I giovani romani scelgono l'ultradestra.
Secondo i servizi di intelligence italiani a Roma sempre più giovani,
soprattutto legati ai ceto meno abbienti, sono entrati negli ultimi
anni nel circuito dell'ultra destra della Capitale. “Formazioni -
racconta Repubblica Roma - che riescono a reclutare e a ingrossare le
fila attraverso social network e fuori dalle scuole. E al grido di
“fuori gli stranieri dall'Italia” o “i nostri diritti uber alles” ad
attirare nelle sezioni e nelle loro sedi tantissimi seguaci”. Il
successo di questo proselitismo nero, spiegano gli 007 italiani
all'interno di un documento ottenuto da Repubblica, risiede in
particolare nella questione accoglienza dei migranti: “l'aumento
e la presenza di centri di accoglienza per cittadini extracomunitari –
spiegano dall'Intelligence - ha fornito favorevole occasione alla
formazione di aree di destra per inscenare preordinate iniziative di
protesta anche a carattere simbolico o per inserirsi strumentalmente
nelle manifestazioni di piazza organizzate dalle comunità di residenti
e innalzare il livello di conflittualità”.
Francia, l'ipocrisia del processo a Bensoussan.
“Come ha detto un sociologo algerino, Smaïn Laacher, nelle famiglie
arabe in Francia l'antisemitismo viene trasmesso con il latte materno”.
Questa la frase incriminata e costata allo storico francese Georges
Bensoussan un processo per istigazione all'odio razziale iniziato lo
scorso 25 gennaio. Come racconta il Foglio infatti, Bensoussan deve
difendersi in tribunale dalle accuse mosse da alcune associazioni
antirazziste per quelle parole pronunciate in una trasmissione
radiofonica francese e legate al contesto sociale che si è venuto a
creare al di là delle Alpi. "Non ho inventato Mohammed Merah", ha
affermato in aula Bensoussan, ricordando il nome del terrorista
islamista responsabile della strage alla scuola ebraica di Tolosa. "Non
ho inventato i fratelli Kouachi". “Le associazioni antirazziste non
sono più in lotta contro il razzismo, il loro obiettivo è vietare il
pensiero, sottrarre la realtà alle critiche”, la denuncia del noto
intellettuale Alain Finkielkraut.
Cosa vuol dire allenare l'Hapoel Gerusalemme.
Ampia intervista su Repubblica all'attuale allenatore dell'Hapoel
Gerusalemme Simone Pianigiani. “Avevo voglia di lavorare in una realtà
in crescita, in un progetto dove non ti chiedono di vincere una partita
ma di impostare un percorso. - racconta Pianigiani spiegando la scelta
di andare in Israele - A Gerusalemme abbiamo tutto, un'arena nuova che
non ha nulla da invidiare a quelle Nba, 7000 abbonati, una continua
energia a spingerti”. E parlando della Capitale, la definisce “una
città speciale per quello che rappresenta, una società dove convivono
tradizione e passato con una grande modernità. Sei immerso ogni giorno
in qualcosa di molto stimolante da tutti i punti di vista”.
L'ambasciatore Usa in Italia.
Sarà, come già ricordato in precedenza, Lewes Michael Eisenberg a
guidare la rappresentanza diplomatica americana in Italia. Non è ancora
arrivata l'ufficialità, come spiega il Messaggero, perché si attende la
conferma della nomina di Eisenberg – già tesoriere del Partito
repubblicano e soprattutto, dal 1995 al dicembre 2001, capo della Port
Authority di New York e del New Jersey che amministrava le Torri
Gemelle – da parte del Congresso Usa.
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked
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