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26 Febbraio 2016 - 30 Shevat 5777
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chi sono i nuovi volti del più importante tribunale d'israele

Tempo di grandi cambiamenti per l'Alta Corte
Quattro nuovi giudici salgono in cattedra

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img headerimg headerimg headerUna svolta conservatrice all'interno della Corte Suprema israeliana. Così è stata descritta dai media locali la nomina dei quattro nuovi giudici che andranno a sostituire nella massima rappresentanza giuridica d'Israele i quattro colleghi che a settembre andranno in pensione. David Mintz, Yael Willner, Yosef Elron e George Kara andranno a far parte dei 15 giudici della Corte, dopo essere stati nominati ufficialmente mercoledì scorso dalla Commissione presieduta dal ministro della Giustizia Ayelet Shaked. “Oggi abbiamo fatto la storia. La nomina di questa sera riflette la diversità umana e giuridica così necessaria per la nostra società, una diversità che fino ad ora era stata carente all'interno della nostra Alta Corte”, le parole della Shaked, considerata da molti come la vera vincitrice di questo nuovo round di nomine. Shaked infatti, così come il capo del suo partito Naftali Bennett (leader di HaBayt HaYehudi), non hanno lesinato in passato critiche alla Corte Suprema: in ultimo la recente decisione di imporre lo sgombero dell'insediamento di Amona, definito dai giudici illegale per la legge israeliana. Shaked, Bennett e una parte della destra israeliana hanno attaccato con toni molto accesi la Corte per questa e per altre decisioni simili, accusandola di partigianeria e di andare oltre le proprie competenze, invadendo il campo della politica. Le nomine di mercoledì, nell'ottica del ministro della Giustizia, cambieranno le cose. “Quando abbiamo scelto questi giudici, sapevamo quale fosse la loro visione, e non sto parlando di destra o di sinistra ma di attivismo contro conservatorismo - ha dichiarato Shaked al quotidiano Yedioth Ahronoth – L'obiettivo era promuovere giudici conservatori ed è stato realizzato”. Per il ministro, la Corte – massima espressione del sistema di check and balance tra poteri all'interno della democrazia israeliana - in passato è intervenuta in modo troppo attivo sulle decisioni politiche della Knesset, bocciando alcuni provvedimenti di legge (in molti prevedono che lo che avrà questo destino la recente legge di regolamentazione degli insediamenti, fortemente appoggiata, tra gli altri, dal partito di Shaked e Bennett). 

Daniel Reichel

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il record di presenze dell'ultima maratona di tel aviv

Quarantamila di corsa per la Città Bianca

img headerQuarantamila persone, per lo più con la pettorina azzurra, hanno invaso Tel Aviv venerdì scorso. Erano i corridori della edizione 2017 della maratona della città, vinta in dall'etiope Balata Mekonnen (nell'immagine in basso) con il tempo di 2 ore e 12 minuti. Ma oltre ai risultati sportivi, il sindaco della città Ron Huldai ha sottolineato il numero record di partecipanti: mai infatti si era toccato quota quarantamila. Corridori arrivati da tutto il paese e da oltreconfine per partecipare a quella che gli organizzatori hanno definito una festa. “La città di Tel Aviv-Jaffo è orgogliosa per il significativo aumento del numero dei corridori – aveva detto il sindaco prima della partenza – La maratona è in linea e vuole far parte delle grandi competizioni del mondo”. Un massiccio numero di agenti è stato disposto lungo il percorso per garantire la sicurezza di tutti. La gara ha preso il via alle 7 del mattino a nord della città per poi passare in alcuni luoghi simbolo di Tel Aviv come il Sharona Market o Piazza Rabin.
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i dati di una crescita costante

Il Pil invidiato nell'Ocse

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Investimenti massicci sulla ricerca, una popolazione altamente istruita e un esercito che sforna giovani talenti dell'alta tecnologia. Sono queste le chiavi del successo dell'economia israeliana, che attraversa una nuova stagione di crescita grazie agli investimenti nella Silicon Valley mediorientale e le innovazioni delle sue «start-up». Secondo i dati pubblicati la settimana scorsa dall'Istituto centrale di statistica, nel quarto trimestre del 2016 il Pil israeliano è cresciuto del 6,2 per cento a un tasso annualizzato. E il miglior risultato nell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raccoglie i Paesi occidentali più sviluppati. Su base annua, l'economia israeliana è cresciuta del 4 per cento, mentre la disoccupazione è scesa al 4,3 per cento. Il risultato, che ha superato le previsioni degli esperti, è in parte dovuto all'aumento dei consumi interni e alla crescita del settore edilizio, spiega Jonathan Katz, capo economista di Leader Capital Markets, una delle società finanziarie più importanti del Paese.

Ariel David, La Stampa

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la città e i suoi passaggi segreti

Acco, sulla via dei templari

I templari tornano a far parlare di sé col loro carico di leggende e misteri esoterici. E lo fanno, questa volta, coll’appoggio della scienza, dato che la missione del Servizio delle antichità israeliano ha ritrovato passaggi segreti e resti di cunicoli ancora ben conservati in quelli che furono i sotterranei del castello crociato di San Giovanni d’Acri (oggi Acco), porto nel nord di Israele, non lontano da Haifa. Qui fin dalle prime crociate venne costruita, sui resti di un accampamento romano (“castra”), un’imponente fortezza, punto di sosta per eserciti di cavalieri crociati e per pellegrini attratti dalle vie della fede. Fu una tappa obbligata, un luogo sicuro, ben difeso; e lo fu ancora di più dopo che al suo interno si stabilirono t templari e gli ospedalieri, ordini cristiani nati con le crociate, i primi per la custodia del tempio di Gerusalemme, il secondo per portare soccorso ai crociati feriti nelle sanguinose battaglie contro i saraceni.

Aristide Malnati, Quotidiano Nazionale

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il progetto high tech che ha portato il vino nel sud d'israele

Nel Negev, le vigne ora coprono il deserto

img headerI gialli, gli ocra, i rossi, qua e là le macchie scure degli arbusti. Poi all'improvviso il verde che non ti aspetti, quello tenero e rigoglioso di un vigneto. Il deserto del Negev, che copre l'intero Sud di Israele, ha rappresentato sin dalla nascita dello Stato un incubatore di vita in condizioni difficili. Oggi dai suoi istituti di ricerca arrivano risposte alle sfide dello scombussolamento climatico. Come quella di crescere le vigne in condizioni di siccità. È la specialità di Aaron Fait, biochimico delle piante che, nato e cresciuto tra i monti di Bolzano, è a capo di un laboratorio dell'Istituto Blaustein per le Ricerche del Deserto di Sde Boker, uno dei campus dell'Università di Ben Gurion. A Sde Boker, Fait è arrivato una decina d'anni fa, dopo la laurea a Tel Aviv, il dottorato al prestigioso Weizmann di Rehovot, e il post-dottorato in Germania. «A fare la differenza nel mondo della ricerca israeliana sono la meritocrazia e l'investimento sui giovani, compresa la possibilità di uscire dal Paese, sapendo di avere un posto dove tornare e, magari, che lo Stato ti metterà a disposizione un milione di dollari per creare il tuo laboratorio, come è successo a me». Temperature che superano i 45 gradi, suolo salino, evaporazione media di 2 mila millimetri l'anno a fronte di piogge per meno di 100 sono i principali ostacoli per la viticoltura nel Negev. Per vincerli, Fait e la sua squadra reinventano una saggezza antica, declinandola nell'età dell'high-tech. «La vite è stata centrale nell'economia della regione per millenni grazie ad avanzate tecniche di conservazione dell'acqua - spiega, accogliendoci nel suo ufficio -. Con la conquista musulmana del VII secolo i vigneti sparirono per oltre mille anni. Furono i grandi filantropi del progetto sionista a riportare qui la viticoltura. A essere introdotto fu però il metodo francese, che presuppone u n clima mediterraneo. E così le coltivazioni sorsero a Nord e in collina. Solo di recente si è tornati a guardare al deserto».

Rossella Tercatin, La Stampa - Tutto Scienze 


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