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7 marzo 2017 - 9 Adar 5777
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gialli

Torto marcio ben confezionato

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Alessandro Robecchi / TORTO MARCIO / Sellerio

Cercare di “capire Bob Dylan” è un esercizio utile ma sciocco: Robert Zimmermann era imprendibile già quando non aveva scelto per suo nome d’arte quello con il quale è noto, ma che non è il suo unico. Ed è proprio per questa ragione che cercare di intendere a cosa allude nelle canzoni e tramite la sua stessa vita è - meglio: potrebbe essere - utile per comprendere qualcosa di noi, che ingenuamente crediamo di avere un nome soltanto.
img header Infatti la Dylanologia impazza, e si studiano le sue parole ed i suoi gesti come se fossero formule magiche che, se pronunciate correttamente, aprirebbero le porte della verità, mentre sono - cosa molto più importante! - spiragli per la percezione.
Anche nel quasi nuovo ‘noir’ di Alessandro Robecchi, “Torto Marcio” ( Sellerio, 15 euro ), Carlo Monterossi - cercando invano di risolvere il Caso Dylan - contribuisce a far luce sui delitti che mettono a rumore Milano. Tre uomini vengono uccisi, un sasso come firma. Sotto la psicosi del terrorismo islamico pilotata dai giornali e in trasmissioni televisive cannibali, incontriamo uno zoo di capitalisti spregiudicati, ricettatori provetti, assassini rancorosi, poveri diavoli e agiati demòni, donne fatali e quiete casalinghe. 
La squadra di poliziotti di Carella e Ghezzi, già protagonisti dei precedenti libri del giornalista, viene sacrificata alla ragion politica ma indaga in parallelo a quella ministeriale, guidata dal consulente profiler israeliano noleggiato per l’occasione. La trama si sviluppa in un testacoda fra il nostro presente confuso e volgare e il recente passato italiano, quello della contestazione e dei suoi sanguinosi seguenti anni.

Valerio Fiandra

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festival e letteratura

Jewish Book Week, la storia di un successo
A Londra, da sessantacinque anni, carta canta

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Non basta più la decina di giorni previsti a contenere la girandola di occasioni di incontro con la cultura ebraica che la Jewish Book Week (JBW) offre ai londinesi così come ai tanti appassionati per i quali, di anno in anno il Festival internazionale del libro ebraico di Londra è un appuntamento imperdibile. La sessantacinquesima edizione, appena conclusa, è stata più ricca che mai, a riprova di un percorso di crescita e di successo che non ha avuto interruzioni sin da quando, nel novembre del 1952, il Jewish Book Council (JBC) presieduto da George Webber organizzò quattro giorni dedicati al libro ebraico. Sotto la guida dell'ebraista, appassionato di libri, che ha saputo intuire che successo avrebbe potuto avere una serie di incontri con relatori di rilievo, unita alla possibilità di acquistare libri a tema ebraico, venne così ripresa quell'occasione di incontro e di confronto che già si era tenuta nel 1937, a Glasgow, e nel 1938 a Manchester.
La Book Week che si tenne a Londra nel 1949, invece, venne promossa dal Central Jewish Lecture Committee, come iniziativa una tantum, ma già nel 1947 Webber aveva fondato, insieme a un gruppo di persone con cui sentiva una forte affinità di intenti, il Jewish Book Council, che negli anni del primo dopoguerra di concentrò soprattutto nella promozione di diversi Jewish Book Circles, che organizzavano il lancio di libri, o letture pubbliche, ponendo così le basi per un rapporto fruttuoso con il Jewish Memorial Council e con la sua libreria.

Ada Treves

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memoria

Edmond che visse nella foresta

img headerAharon Appelfeld / IL PARTIGIANO EDMOND / Guanda

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il giovanissimo Edmond riesce a fuggire da un campo di sterminio e a raggiungere alcuni partigiani ebrei che tentano di resistere all'esercito tedesco nascondendosi nella foresta ucraina.
Sotto il comando del loro leader, Kamil, questo gruppo di uomini, donne e bambini lotta contro il freddo e l'estrema miseria, organizzando agguati ai danni dell'esercito tedesco e deragliamenti di treni. Perché il loro scopo non è solo quello di sopravvivere, ma è anche, e soprattutto, quello di salvare il proprio popolo e raggiungere “la vetta”, il luogo tanto geografico quanto spirituale della loro realizzazione.
È questa la trama dell’ultimo romanzo di Aharon Appelfeld, “Il partigiano Edmond”, che riecheggia alcune delle tematiche già narrate dall’autore nei suoi libri precedenti, e in particolare in “Storia di una vita": Appelfeld infatti, a dieci anni, nell’autunno del 1942, trovò la maniera di evadere da un campo di concentramento in Moldavia e lungamente visse alla macchia, nelle foreste, tra gruppi di marginali e bande di criminali.

mdp

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saggistica

Guardare in faccia l'industria della carne

img headerGiulia Innocenzi / TRITACARNE / Rizzoli

Nel suo bel libro “Tritacarne”, la giornalista Giulia Innocenzi racconta la realtà spesso orribile degli allevamenti intensivi e del ciclo industriale della carne (già il fatto di parlare di “industria” è indicativo: si parla sempre di esseri viventi!). Spiega e descrive le contraddizioni di questo settore, la condizione agghiacciante degli animali, la parzialità o l’assenza dei controlli (altro che dieta mediterranea!), i danni per l’ambiente e i rischi giganteschi per la salute attraverso l’acqua che beviamo o l’aria che respiriamo.
Alla fine del testo, in un’appassionata difesa delle ragioni del vegetarianismo, Innocenzi confessa anche le proprie contraddizioni, che sono poi quelle di ognuno di noi. Il sottoscritto è vegetariano da circa nove anni ma, come ho sempre dichiarato, non sempre riesco a essere praticante; e quando leggo le sofferenze animali nascoste dietro al latte, al formaggio e alla mozzarella di bufala, mi impaurisco pensando di dover rinunciare anche a questi alimenti così gustosi.
Poiché però siamo esseri umani, e la perfezione non è di questo mondo, il volume si conclude con due proposte concrete: etichettatura efficace dei prodotti, in modo che il consumatore possa conoscere sempre da dove proviene l’animale che mangia e come questo ha vissuto; telecamere nei macelli, come già stabilito in Francia, per evitare inutili e vergognose torture agli animali che stanno per essere uccisi (ma perché non negli allevamenti?).

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

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memoria

Il viaggio, l’eroismo,
le anime del Pentcho

memoria

Gli anni bui del Sudtirolo

E. Tromba, S.N. Sincroni, A. Sorrenti / IL VIAGGIO DEL PENTCHO / Edizioni Prometeo

Il 29 settembre scorso il Presidente della Repubblica Slovacca, Andrej Kiska, ha concesso la medaglia commemorativa in memoriam al capo nocchiere Carlo Orlandi. Il marinaio napoletano è stato insignito di questa importante onorificenza grazie agli sforzi dell’ambasciata slovacca che lo ha riconosciuto degno di tale onorificenza per l’opera di salvataggio che l’Orlandi svolse nell’ottobre del 1940. Principale motore per questo riconoscimento è stata la pubblicazione del volume Il viaggio del Pentcho - Le anime salvate (di E. Tromba - S.N. Sincroni - A. Sorrenti). Il volume, curato dal centro studi ebraici Beth Midrash e presentato nella primavera dello scorso anno presso l’Ambasciata slovacca in Roma, racconta la storia di oltre 500 ebrei dell’Europa centrale che, per sfuggire alle persecuzioni naziste, affrontarono un viaggio in battello per giungere in Palestina, nella terra dei Padri.

Giacomo Moscati, Consigliere UCEI
Pagine Ebraiche, febbraio 201
7

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Joachim Innerhofer, Sabine Mayr / QUANDO LA PATRIA UCCIDE / Raetia

Ruth Eckstein, Ilse Eckstein, Adalgisa Ascoli, Isidor Schlaf, Anna Blums, Riccardo Luzzato, Alfred Bermann, John Gittermann, Alfred Russo, Malwine Lehmann, Clemens Fraenkel, Alfred Gruen, Charlotte Landau, Felicitas Landau sono soltanto alcuni degli ebrei residenti in Alto Adige vittime della Shoah. La lunga lista, con la storia di ciascuno di loro, l’hanno ricostruita la storica Sabine Mayr e il giornalista, oggi direttore del Museo ebraico di Merano, Joachim Innerhofer, entrambi sudtirolesi; ne è risultato un volume di impressionanti dimensioni, ora tradotto in italiano (da Antonella Tiburzi) con il titolo Quando la patria uccide (Raetia).













Isabella Bossi Fedrigotti,
Corriere della Sera,
3 marzo 201
7

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STORIa

Ragazzi di Salò anche in Sicilia

img headerMario Avagliano e Marco Palmieri / L’ITALIA DI SALÒ 1943-1945 / Il Mulino

Nei prossimi giorni, uscirà per Il Mulino, “L’Italia di Salò”, nuova opera di Mario Avagliano, storico e collaboratore di Pagine Ebraiche, che firma il volume insieme a Marco Palmieri. Di seguito ne proponiamo la recensione che al libro ha dedicato il Corriere della Sera.

La repubblica fascista che Benito Mussolini guidò, per volontà di Adolf Hitler, negli ultimi venti mesi della Seconda guerra mondiale è stata ben analizzata in molti volumi tra i quali sono da menzionare la prima Storia della Repubblica di Salò di William Deakin (Einaudi), L’amministrazione tedesca nell’Italia occupata di Enzo Collotti (Lerici), La guerra civile, ultimo volume della biografia mussoliniana di Renzo De Felice (Einaudi), La storia della Repubblica di Mussolini di Aurelio Lepre (Mondadori), L’occupazione tedesca in Italia di Lutz Klinkhammer (Bollati Boringhieri ), La repubblica delle camicie nere di Luigi Ganapini (Garzanti), Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza di Claudio Pavone (Bollati Boringhieri), L’ultimo fascismo di Roberto Chiarini (Marsilio). Oltre a quelli assai ben scritti di Indro Montanelli e Mario Cervi, Giampaolo Pansa, Giorgio Bocca, Silvio Bertoldi e, sul versante reducistico, Giorgio Pisanò. Eppure ci sono ancora infiniti aspetti che meritano di essere approfonditi, tante questioni apparentemente marginali su cui è utile entrare nel merito, come dimostra un documentatissimo libro di Mario Avagliano e Marco Palmieri, L’Italia di Salò 1943-1945, che sta per essere pubblicato dal Mulino
.

Paolo Mieli, Corriere della Sera, 7 marzo 2017

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