L’ULTIMA PROVA DI MAURO COVACICH
Trieste, i passaggi obbligati della città interiore
Mauro Covacich / LA CITTÀ INTERIORE / La nave di Teseo
Ma Trieste, dove sta, che genere di città è davvero? Mauro Covacich con
il suo recentissimo “La città interiore” (La Nave di Teseo edizioni)
ripete l’eterno interrogativo e cerca di svelare almeno qualcuno degli
interrogativi che cela l’enigmatica, sfuggente città adriatica. Ne sa
qualcosa chi ha tentato di portare in giro per le strade triestine la
nuova direttrice del Museo e del parco di Miramare, incarico di punta
per la politica culturale italiana, luogo mitico e meta ambita dei
visitatori provenienti da tutta Europa, appena arrivata dalla
complessità di Gerusalemme e subito piombata in tutt’altri,
inestricabili labirinti.
Covacich è un triestino che ha deciso di navigare nel mare grande. Non
si è accontentato di cullarsi nella rassicurante vita culturale ed
editoriale sempre rinchiusa nell’area di quel Golfo che apre alle Alpi
la scena del Mediterraneo. Si tratta ormai di un autore affermato e
maturo, che ha affrontato le proprie prove su scala nazionale e
internazionale, che è riconosciuto da tanti lettori sparsi per il mondo.
Della sua città non ha bisogno per scrivere, e in definitiva le sue
scelte di vita da Trieste lo hanno portato distante. Eppure Trieste è
un vizio assurdo, ci si ricasca continuamente, soprattutto quando si
cerca di voltarle le spalle.
E il motivo è semplice: Trieste non è una città. È molto di meno, e
contemporaneamente molto di più. Un caleidoscopio di identità e di
storie, e non solo un suggestivo fenomeno ambientale e naturalistico.
Covacich cade proprio nel vortice di questo caleidoscopio, dando spazio
a un monologo interiore che parte dalle memorie familiari e si espande
progressivamente fino a richiamare tutte le genti, tutti i destini
d’Europa e tutti i fantasmi che negli ultimi tre secoli a Trieste hanno
preso la consuetudine di darsi appuntamento.
Così, fra romanzo, racconto storico, storie piccole e grandi di vita
vissuta, ferite personali e drammi collettivi, il libro si espande nel
tentativo di assaggiare la vita vera della gente di Trieste. Capitale
di tutte le minoranze, teatro di ogni lacerazione, Trieste è anche la
città che non riesce mai a scindere i propri pensieri dai destini
ebraici. E fra le pagine emerge continuamente anche questo
inestricabile legame.
Difficile dire se “La città interiore” possa essere considerato una
prova letteraria riuscita, soprattutto quando si richiama in massa
sulla scena affollata i protagonisti di mezza letteratura europea del
Novecento. Ma certo resta una memorabile antiguida del visitatore. Ma
certo è un libro vivo, a tratti palpitante di commozione e di passione.
Un viaggio tutto da leggere su questa città mai a proprio agio sulle
carte geografiche eppure luogo incessantemente necessario nei percorsi
della mente.
gv
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