lettera dei 600
Scrivere ancora un tema?
Nell’ampia,
e talora aspra, discussione sul degrado dell’italiano, generata dalla
recente lettera-appello di 600 docenti e germinata in innumerevoli
spin-off che ne hanno esplorato le diverse sottotrame
politico-ideologiche (dalle responsabilità della scuola a quelle del
web, passando per un classico assoluto del revisionismo culturale
italiano, ovvero la demolizione postuma della figura di Don Milani),
aleggiava nelle scorse settimane lo spettro della creatura polimorfa a
cui da un secolo abbondante abbiamo affidato il compito di vigilare
sulla buona lingua dei nostri studenti: il componimento d’italiano.
Il componimento d’italiano, meglio conosciuto come «tema», costituisce
infatti la prova più largamente utilizzata per testare le competenze
linguistiche degli scolari, nonché quella dai contorni didattici più
labili: perché non valuta, appunto, soltanto la cosiddetta forma, ma
anche l’aderenza alla traccia, le conoscenze disciplinari e
interdisciplinari, il saper argomentare e creare collegamenti,
l’attitudine all’analisi e alla sintesi, e più in generale la capacità
di mettere in ordine fatti e pensieri per strutturare un discorso
articolato e coerente su un certo argomento.
Andrea De Benedetti per doppiozero.com
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