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23 aprile 2017 - 27 Nissan 5777
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yom hashoah -  la relazione del supervisore dello stato

"Il governo non dimentichi i sopravvissuti,
servono aiuti per chi vive in difficoltà"

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Cade in queste ore Yom HaShoah, il giorno in cui Israele e il mondo ebraico commemorano le vittime del genocidio compiuto dai nazisti e dai loro collaboratori fascisti in tutta Europa. Poche ore prima del suono della tradizionale sirena che suona per ricordare quella tragedia (nell'immagine di Afp, il momento in cui gli israeliani si fermano per rispettare il minuto di silenzio), il supervisore dei conti Yosef Shapira ha reso pubblica una dura relazione riguardo alla situazione dei sopravvissuti alla Shoah in Israele. Nel documento Shapira punta il dito contro il governo rispetto all'aiuto messo in campo a favore di questa realtà: “più di 70 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, i sopravvissuti vivono oggi in Israele in condizioni che non sono degne o le loro varie esigenze non trovano risposte soddisfacenti”, l'accusa di Shapira. Secondo i dati riportati da diversi media israeliani, nel Paese vivono circa 180mila anziani sopravvissuti alla Shoah  di cui un quarto vive sotto la soglia di povertà. Una situazione preoccupante che ha portato mesi fa la no profit Spring for Holocaust Survivors a lanciare una campagna per fare in modo di aiutare i sopravvissuti a confrontarsi con la burocrazia e ottenere i sussidi statali necessari ma anche a proteste organizzate da per chiedere al governo maggiore attenzione. “A causa dei ritardi nell'approvazione dei programmi e allo stanziamento dei fondi, ai sopravvissuti è di fatto impedito di ottenere servizi che potrebbero migliorare il loro benessere, compresi i pasti caldi, i trattamenti sanitari e soprattutto attività sociali che potrebbero ridurre la loro sensazione di solitudine”, ha scritto Shapiro.

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il premio conferito dal presidente reuven rivlin

Dall’Italia a Israele, la scelta di Micol  “medaglia d'eccellenza” di Tsahal

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E’ tra i migliori soldati dell’esercito israeliano e sarà premiata con la “medaglia d’eccellenza” dal presidente dello Stato d’Israele Reuven Rivlin. Ha 25 anni Micol Debash, che dall’Italia è andata a vivere in Israele per fare un’esperienza professionale. Poi ha deciso di restarci e di arruolarsi nell’esercito. Oggi è caporale e da ordini a cinque soldati della sua unità. 
 Così il 2 maggio, data in cui si festeggia il giorno dell’Indipendenza dello Stato d’Israele, Micol Debash sarà nella residenza di Rivlin assieme ad altri 120 ufficiali scelti come i più meritevoli per il loro contributo all’esercito e al Paese. Alla cerimonia saranno presenti anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della difesa Avigdor Lieberman, e il capo di Stato maggiore Gadi Eizenkot. "Mi hanno detto del premio il giorno del mio compleanno – dice la caporale –, non me lo aspettavo ed invece mi è arrivato questo regalo". L’unità della Debash si occupa di relazioni internazionali nelle accademie militari. Nell’Israel National Defence College ogni anno arrivano a studiare alti ufficiali, esponenti del ministero degli esteri, della finanza e della difesa.

Ariela Piattelli, 21 aprile 2017



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la visita del segretario mattis

"Iran, minaccia per tutti"

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato negli scorsi giorni il Segretario americano alla Difesa James Mattis in visita ufficiale in Israele. Si tratta del primo funzionario dell’amministrazione americana a recarsi in Israele. “C‘è stato un grande cambio nella direzione politica americana: abbiamo ascoltato le parole molto chiare e sincere del Segretario sull’Iran. Già il presidente Trump si è espresso in maniera molto determinata contro l’uso di armi chimiche da parte della Siria”, ha detto Benjamin Netanyahu.
Il Segretario americano alla Difesa James Mattis ha avvertito che “l’Iran continua a minacciare Israele con i suoi missili balistici”. “Penso sia importante ricordare che se le persone buone non si uniscono, allora quelle cattive possono fare molti danni. Noi siamo impegnati a fermare questo e fare tutto quello che serve per assicurare la pace e la libertà alla prossima generazione”, ha detto James Mattis.
Non ci sono dubbi nella comunità internazionale rispetto al fatto che la Siria abbia conservato armi chimiche, in violazione degli accordi, ha sottolineato inoltre James Mattis nel corso dell’incontro avuto con il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman.


il gruppo terrorista si rafforza

Come cambia Hezbollah

Tra i pochi vincitori delle guerre che si stanno combattendo in Siria c’è Hezbollah, un gruppo sciita libanese alleato dell’Iran e del regime del presidente siriano Bashar al Assad. Non succede spesso che si parli di Hezbollah in relazione alla guerra siriana. Nei trent’anni precedenti all’inizio del conflitto, nel 2011, Hezbollah era conosciuto soprattutto per la sua aperta ostilità verso Israele, ma la sua capacità di agire fuori dai confini nazionali era sempre stata piuttosto limitata. La guerra in Siria ha cambiato tutto: per Hezbollah – così come per altri gruppi, come lo Stato Islamico – la guerra è stata un’incredibile opportunità per rafforzarsi: per esempio gli ha permesso di formare la sua prima alleanza con una potenza globale, la Russia, e di mettersi a capo di una milizia in grado di fare operazioni militari all’estero. La trasformazione di Hezbollah, che è una delle conseguenze più importanti della guerra in Siria, è stata raccontata in un articolo sul Wall Street Journal della giornalista Maria Abi-Habib.
Hezbollah, che significa il “Partito di Dio”, nacque all’inizio degli anni Ottanta per combattere l’occupazione israeliana del Libano, che era cominciata dopo che alcuni militanti palestinesi provenienti dal Libano avevano compiuto degli attacchi in territorio israeliano.

Il Post 

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