Menahem Recanati /
II COMMENTO ALLE PREGHIERE / II Prato
Tra gli animali teologici, la cavalletta può vantare successi di tutto
rispetto. Da giovane, ai tempi della lotta tra Faraone e Mosè, ha
combattuto con valore. In nugoli fitti come pece, ha divorato,
devastato, umiliato, piaga mandata dal cielo per debellare l'alterigia
dei persecutori. In versione gastronomica, è poi servita a saziare la
fame di Giovanni Battista. Basta condire un pugno di locuste con un po'
di miele selvatico, ed eccovi un piatto degno d'un asceta. Dall'Egitto
al deserto della Giudea, si dirà, il volo none così lungo. Se
necessario, il sobrio insetto sa dislocarsi nel tempo e nello spazio.
Nel Medioevo lo troviamo nella nostra penisola, al servizio dei
cabbalisti. Anzi, del più grande mistico ebreo italiano di tutti i
tempi, Menahem da Recanati. Nell'introduzione al suo Commento alle
preghiere, che ora appare in versione italiana, Menahem usa proprio la
cavalletta per una sorprendente similitudine.
Giulio Busi
Il Sole 24 Ore Domenica 16 aprile 2017
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