Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Stasera
e domani, ventottesimo giorno del mese di Yiar, festeggiamo il
cinquantesimo anniversario della riunificazione di Gerusalemme dopo la
guerra dei sei giorni del 1967. Il 28 di Yiar è anche il giorno
della prima guerra contro Amalèk (Shemòt, 17; 8- 16) il precursore di
quanti, nei secoli a venire, minacceranno l'esistenza di Israele.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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C'è
qualcosa di strano nell'aria. Strane combinazioni, strane coincidenze.
E mi capitano tutte in questo periodo. Erano forse i primi anni
Settanta e ascoltavo distrattamente alla radio una commedia, mentre
cercavo inutilmente di concentrarmi su un libro. Erano anni di studio
piuttosto tormentato. Il dramma era senza dubbio ambientato in Israele,
e trattava di un operaio che a Tel Aviv perforava la strada con un
martello pneumatico e nessuno capiva perché, e i passanti commentavano
cercando di indovinare che cosa quell'uomo stesse facendo.
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Attentato a Manchester
I siti jihadisti festeggiano
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Si
aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime dell’attacco
terroristico di questa notte a Manchester, al termine del concerto
della popstar Ariana Grande davanti a migliaia di giovanissimi. Secondo
quanto comunicato dalla Greater Manchester Police, si contano al
momento almeno 22 morti. I feriti (alcuni dei quali in gravi
condizioni) sarebbero invece 59.
Come segnala tra gli altri il Corriere in uno spazio sul proprio sito
denominato “Cosa sappiamo finora” siti jihadisti festeggiano
l’attentato, anche se ancora nessun gruppo ha rivendicato la strage. Lo
riporta Site, il sito che monitora l’attività jihadista della galassia
estremista. Secondo Site, sui canali di sostegno all’Isis, circola
anche un video che ritrarrebbe il kamikaze, con il volto coperto,
presunto autore della strage.
La premier britannica Teresa May ha diffuso nella notte un messaggio di
cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime colpite
dall'”orrendo attacco terroristico”.
Al centro dell’attenzione mediatica anche la visita di Donald Trump in
Israele (questa mattina il presidente americano sarà nei Territori, nel
pomeriggio arriverà invece in una Roma blindata).
“Tre presidenti si azzardarono a visitare Israele solo nel secondo
mandato, Clinton e Carter rinviarono i loro viaggi consolidato il
potere. Debuttando nel mondo a Riad e Gerusalemme, Trump – assediato
dalle inchieste in casa, sicuro di sé all’estero – lancia un messaggio
chiaro, l’asse della sua politica seguirà la rotta che ha aperto”
scrive Gianni Riotta su La Stampa. “Luna di miele è dir poco, tra Don e
Bibi è amore torrido. Il presidente degli Stati Uniti riceve in Israele
un’accoglienza trionfale, il premier israeliano lo colma di onori e
attenzioni, sfoggia intimità e ammirazione” racconta Federico Rampini
su Repubblica. L’apoteosi di Trump al suo primo viaggio in Israele,
aggiunge poi, “sottolinea la distanza enorme con Barack Obama, l’odiato
firmatario del patto nucleare con l’Iran”.
“Dopo 15 anni Trump cancella l’idea di esportare la democrazia. I buoni
rapporti con i regimi sunniti avranno la precedenza sull’esercizio
delle libertà” osserva Paolo Mieli sul Corriere, riflettendo anche sui
precedenti incontri a Riad. Sul Messaggero, Fabio Nicolucci parla di
“difficile equilibrio costruito sul nemico Iran”. Mentre Fiamma
Nirenstein, sul Giornale, definisce la preghiera di Trump al Muro
Occidentale “un gesto semplice e rivoluzionario”.
L’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del
patriarcato latino di Gerusalemme, in un’intervista con Andrea
Tornielli de La Stampa afferma: “II fatto che la politica abbia
compreso che il dialogo interreligioso è un tassello importante del
mosaico mediorientale è un passaggio importante e positivo. L’elemento
religioso in passato era messo a parte, perché considerato motivo di
divisione. In parte purtroppo è vero, ma proprio per questo era
significativo includere il contesto religioso, anche se ciò rende tutto
più faticoso”.
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la visita in israele del presidente usa
Gerusalemme, l'appello di Trump
'Per la pace, serve compromesso'
Si
avvia verso la conclusione la prima visita in Israele e nei territori
palestinesi di Donald Trump e il messaggio che il presidente degli
Stati Uniti lascia ai suoi interlocutori mediorientali è: “con il
compromesso, la pace è possibile”. Lo ha ribadito in queste ore
visitando assieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo
Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme. “Chiedo a tutti,
ebrei, cristiani, musulmani, a tutte le fedi e popoli, - l'appello di
Trump - di essere di ispirazione, da questa antica città (Gerusalemme,
ndr), per superare ogni divisione settaria”. Rispetto al conflitto tra
israeliani e palestinesi e il ruolo delle nazioni arabe, il presidente
Usa poco dopo ha affermato che “c'è chi presenta una falsa scelta tra
Israele e i paesi arabi e musulmani, ma è una cosa totalmente sbagliata
da fare. Tutte le persone per bene vogliono vivere in pace”. Il
discorso allo Yad Vashem, arrivato dopo la visita al leader palestinese
Abu Mazen, è stato anche un'occasione per ribadire l'amicizia tra
Israele e Stati Uniti: “La mia amministrazione starà sempre dalla parte
di Israele” ha dichiarato Trump, lanciando poi un messaggio a Teheran:
“I leader dell'Iran chiedono la distruzione di Israele. Non succederà
con Donald Trump”, con la promessa che Teheran “non riuscirà ad avere
la bomba nucleare”. Leggi
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GLI EBREI INGLESI DOPO L'ATTACCO
“Nel grande cuore di Manchester
la migliore risposta all’orrore”
Numerose
le voci a levarsi, nel mondo ebraico inglese, a commento dell’azione
terroristica compiuta nella notte a Manchester dall’Isis.
“Il peggior attacco terroristico nel nostro paese negli ultimi dodici
anni” afferma in una nota l’attuale rabbino capo rav Ephraim Mirvis.
“La devastazione portata da questo tipo di attacchi sta diventando
sempre più familiare, purtroppo. In quest’ora di profondo dolore e di
vicinanza ai familiari delle vittime, ci tengo comunque a sottolineare
la reazione compatta che la città di Manchester sta mostrando al mondo.
Gli hotel che hanno accolto persone a titolo gratuito, i taxi – la sua
riflessione – che hanno fatto lo stesso così da permettere a persone
amate di ricongiungersi”. Questo attacco, ha quindi osservato rav
Mirvis, è “pura crudeltà”. Anche per il fatto di essere stato rivolto
contro “vite giovani e innocenti”. A definire però lo spirito di una
nazione, ha concluso il rabbino capo riallacciandosi al concetto
precedentemente espresso, è proprio la fermezza della reazione. “Quando
siamo attaccati dall’odio, noi rispondiamo con l’amore. Nulla o nessuno
riuscirà a dividerci". Leggi
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yom YERUSHALAIM
Una serata di arte e incontro
per celebrare Gerusalemme
Oltre
il conflitto tra israeliani e palestinesi, al di là della cronaca
politica perennemente incentrata sullo scontro, una Gerusalemme tutta
da scoprire. Una Gerusalemme che parla la lingua della cultura, delle
arti, del dialogo. Una città vibrante che sfida e dimostra che la
convivenza, pur difficile, è non solo possibile ma assolutamente
imprescindibile.
È il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo da Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità ebraica di Roma, Ambasciata
d'Israele in Italia e Chevrat Yehudei Italia per festeggiare il
cinquantesimo anniversario della riunificazione della Capitale di
Israele. “Yom Yerushalaim”, il giorno di Gerusalemme.
Una grande serata ai Mercati di Traiano, in programma a partire dalle
21 (si entra solo su invito o con prenotazione), porterà oggi in scena
i suoni e le luci della città cara alle tre religioni monoteiste in una
cornice inedita, particolarmente stimolante per affermare il
plurimillenario legame tra queste due grandi capitali. Successivi
eventi si focalizzeranno invece su Gerusalemme nel cinema, nella
letteratura, in relazione alle nuove tecnologie. In particolare in
occasione di una intera giornata di approfondimento fissata per
domenica 28 al Centro Ebraico Il Pitigliani.
Nell'immagine una foto delle prove spettacolo "Yerushalaim Golden
Roots" del coreografo Mario Piazza, tra i protagonisti della serata
odierna (foto dell'associazione culturale Fotografiamo).
Sarà possibile seguire la manifestazione in diretta su Facebook, a cura della Comunità ebraica di Roma.
(Foto di Paola Panatta)
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la chiusura della trentesima edizione
Salone del Libro di Torino:
"Un successo di squadra"
Il
prossimo Salone del Libro si terrà a Torino, al Lingotto, dal 10 al 14
maggio 2018. Non c’è più spazio per le discussioni, dopo i cinque
giorni che hanno visto la città riprendersi con forza e con gioia il
suo ruolo. Il successo era nell’aria, le preoccupazioni della vigilia e
le tensioni degli scorsi mesi già cancellate dalla folla costante che
per cinque giorni aveva affollato i padiglioni del Lingotto, ma sono
stati i dati sugli ingressi, alla conferenza stampa di chiusura della
trentesima edizione del Salone del Libro di Torino, a dare la misura
del risultato ottenuto. Con 165.746 visitatori, di cui 140.746 al
Lingotto e oltre 25mila al Salone Off, cifre più tardi definite “della
Questura” da Lagioia, calcolate non solo alle 16 dell’ultimo giorno,
quando ancora molti stavano entrando, ma volutamente al ribasso, per
essere sicuri di non fare il benché minimo errore, non restano dubbi.
Il Salone è Torino, e Torino è il Salone. È stato Massimo Bray,
presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, a
prendere la parola per primo – con la traduzione in linguaggio dei
segni che ha accompagnato tutti gli appuntamenti principali di questi
giorni – ammettendo con grande franchezza di aver iniziato a respirare
solo un’ora prima: “Ho passato queste giornate in apnea, dormendo
pochissimo. Ora posso dirlo, ora siamo felici”.
Ada Treves twitter @ada3ves
(Foto di Laura Portinaro) Leggi
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Il kirpan a casa nostra |
Ha
avuto una grande eco la recente sentenza della Corte di Cassazione, che
ha condannato un indiano di etnia Sikh a pagare una multa di duemila
euro per aver girato con il “kirpan”, coltello tradizionale di questo
popolo. Si tratta di una lunga lama affilata, simbolo di una stirpe di
guerrieri schierati a protezione dei più deboli. Pare infatti che lo
strumento non vada adoperato per ragioni offensive, ma solo per
tutelare l’incolumità di chi è in pericolo.
In Italia il dibattito, anche in sede giuridica, è aperto da alcuni
anni, almeno fin da quando la comunità sikh, proveniente dal Punjab, si
è stabilita in zone del paese come le province di Cremona, Mantova,
Reggio Emilia, Modena e Latina, dedicandosi soprattutto al settore
zootecnico e alla mungitura delle vacche. Vari episodi hanno affollato
procure e testate locali, finendo per interessare anche il Museo per le
armi bianche e le pergamene di Bergamo (ebbene sì, esiste!), chiamato
in passato a misurare l’inoffensività di un surrogato del kirpan, un
pugnale più corto e dalla punta stondata che era stato proposto come
mediazione.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - La mancata insurrezione |
Perché
Roma non si liberò da sola nel giugno del 1944? Si è molto parlato del
ruolo del Vaticano nel consentire un passaggio indolore della capitale
d'Italia dai tedeschi agli Alleati. Ma non tutto è stato scritto e
indagato su questo argomento. Un libro interessante di Franco Maria
Fabrocile, intitolato Il segnale dell’elefante
(edizioni Marlin, pp. 274), rivela particolari inediti della storia
della mancata insurrezione, dall'osservatorio particolare del Partito
d’Azione. Il libro sarà presentato domani, mercoledì 24 maggio, alle
ore 18.00, presso il Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma.
Mario Avagliano
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Non di solo kirpan |
Un
indiano, nel 2013, trovato a Goito dalla polizia in possesso di un
lungo coltello (il pugnale sacro detto Kirpan) , rifiutò di
consegnarlo, adducendone la conformità alla sua fede Sikh. Nel
2015, il tribunale di Mantova, che non ritenne che le ragioni religiose
fossero una valida giustificazione, lo condannò ad un’ammenda di
duemila euro. Sentenza poi confermata in sede di legittimità (Cass.
Sez. I Penale 15 maggio 2017, n. 24084).
La questione più interessante non concerne la dialettica fra norme di
pubblica sicurezza e libertà religiosa, la quale questione è stata
affrontata anche nelle giurisdizioni sovranazionali soprattutto nei
riguardi del velo islamico, bensì negli obiter dicta e finanche in
talune considerazioni palesemente metagiuridiche.
Emanuele Calò, giurista
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