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23 maggio 2017 - 27 Iyar 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Stasera e domani, ventottesimo giorno del mese di Yiar, festeggiamo il cinquantesimo anniversario della riunificazione di Gerusalemme dopo la guerra dei sei giorni del 1967.  Il 28 di Yiar è anche il giorno della prima guerra contro Amalèk (Shemòt, 17; 8- 16) il precursore di quanti, nei secoli  a venire, minacceranno l'esistenza di Israele.
 
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
C'è qualcosa di strano nell'aria. Strane combinazioni, strane coincidenze. E mi capitano tutte in questo periodo. Erano forse i primi anni Settanta e ascoltavo distrattamente alla radio una commedia, mentre cercavo inutilmente di concentrarmi su un libro. Erano anni di studio piuttosto tormentato. Il dramma era senza dubbio ambientato in Israele, e trattava di un operaio che a Tel Aviv perforava la strada con un martello pneumatico e nessuno capiva perché, e i passanti commentavano cercando di indovinare che cosa quell'uomo stesse facendo.
 
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Attentato a Manchester
I siti jihadisti festeggiano
Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime dell’attacco terroristico di questa notte a Manchester, al termine del concerto della popstar Ariana Grande davanti a migliaia di giovanissimi. Secondo quanto comunicato dalla Greater Manchester Police, si contano al momento almeno 22 morti. I feriti (alcuni dei quali in gravi condizioni) sarebbero invece 59.
Come segnala tra gli altri il Corriere in uno spazio sul proprio sito denominato “Cosa sappiamo finora” siti jihadisti festeggiano l’attentato, anche se ancora nessun gruppo ha rivendicato la strage. Lo riporta Site, il sito che monitora l’attività jihadista della galassia estremista. Secondo Site, sui canali di sostegno all’Isis, circola anche un video che ritrarrebbe il kamikaze, con il volto coperto, presunto autore della strage.
La premier britannica Teresa May ha diffuso nella notte un messaggio di cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime colpite dall'”orrendo attacco terroristico”.

Al centro dell’attenzione mediatica anche la visita di Donald Trump in Israele (questa mattina il presidente americano sarà nei Territori, nel pomeriggio arriverà invece in una Roma blindata).
“Tre presidenti si azzardarono a visitare Israele solo nel secondo mandato, Clinton e Carter rinviarono i loro viaggi consolidato il potere. Debuttando nel mondo a Riad e Gerusalemme, Trump – assediato dalle inchieste in casa, sicuro di sé all’estero – lancia un messaggio chiaro, l’asse della sua politica seguirà la rotta che ha aperto” scrive Gianni Riotta su La Stampa. “Luna di miele è dir poco, tra Don e Bibi è amore torrido. Il presidente degli Stati Uniti riceve in Israele un’accoglienza trionfale, il premier israeliano lo colma di onori e attenzioni, sfoggia intimità e ammirazione” racconta Federico Rampini su Repubblica. L’apoteosi di Trump al suo primo viaggio in Israele, aggiunge poi, “sottolinea la distanza enorme con Barack Obama, l’odiato firmatario del patto nucleare con l’Iran”.
“Dopo 15 anni Trump cancella l’idea di esportare la democrazia. I buoni rapporti con i regimi sunniti avranno la precedenza sull’esercizio delle libertà” osserva Paolo Mieli sul Corriere, riflettendo anche sui precedenti incontri a Riad. Sul Messaggero, Fabio Nicolucci parla di “difficile equilibrio costruito sul nemico Iran”. Mentre Fiamma Nirenstein, sul Giornale, definisce la preghiera di Trump al Muro Occidentale “un gesto semplice e rivoluzionario”.
L’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, in un’intervista con Andrea Tornielli de La Stampa afferma: “II fatto che la politica abbia compreso che il dialogo interreligioso è un tassello importante del mosaico mediorientale è un passaggio importante e positivo. L’elemento religioso in passato era messo a parte, perché considerato motivo di divisione. In parte purtroppo è vero, ma proprio per questo era significativo includere il contesto religioso, anche se ciò rende tutto più faticoso”.
 
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  davar
la visita in israele del presidente usa
Gerusalemme, l'appello di Trump
'Per la pace, serve compromesso'

Si avvia verso la conclusione la prima visita in Israele e nei territori palestinesi di Donald Trump e il messaggio che il presidente degli Stati Uniti lascia ai suoi interlocutori mediorientali è: “con il compromesso, la pace è possibile”. Lo ha ribadito in queste ore visitando assieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme. “Chiedo a tutti, ebrei, cristiani, musulmani, a tutte le fedi e popoli, - l'appello di Trump - di essere di ispirazione, da questa antica città (Gerusalemme, ndr), per superare ogni divisione settaria”. Rispetto al conflitto tra israeliani e palestinesi e il ruolo delle nazioni arabe, il presidente Usa poco dopo ha affermato che “c'è chi presenta una falsa scelta tra Israele e i paesi arabi e musulmani, ma è una cosa totalmente sbagliata da fare. Tutte le persone per bene vogliono vivere in pace”. Il discorso allo Yad Vashem, arrivato dopo la visita al leader palestinese Abu Mazen, è stato anche un'occasione per ribadire l'amicizia tra Israele e Stati Uniti: “La mia amministrazione starà sempre dalla parte di Israele” ha dichiarato Trump, lanciando poi un messaggio a Teheran: “I leader dell'Iran chiedono la distruzione di Israele. Non succederà con Donald Trump”, con la promessa che Teheran “non riuscirà ad avere la bomba nucleare”.
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GLI EBREI INGLESI DOPO L'ATTACCO
“Nel grande cuore di Manchester
la migliore risposta all’orrore”

Numerose le voci a levarsi, nel mondo ebraico inglese, a commento dell’azione terroristica compiuta nella notte a Manchester dall’Isis.
“Il peggior attacco terroristico nel nostro paese negli ultimi dodici anni” afferma in una nota l’attuale rabbino capo rav Ephraim Mirvis. “La devastazione portata da questo tipo di attacchi sta diventando sempre più familiare, purtroppo. In quest’ora di profondo dolore e di vicinanza ai familiari delle vittime, ci tengo comunque a sottolineare la reazione compatta che la città di Manchester sta mostrando al mondo. Gli hotel che hanno accolto persone a titolo gratuito, i taxi – la sua riflessione – che hanno fatto lo stesso così da permettere a persone amate di ricongiungersi”. Questo attacco, ha quindi osservato rav Mirvis, è “pura crudeltà”. Anche per il fatto di essere stato rivolto contro “vite giovani e innocenti”. A definire però lo spirito di una nazione, ha concluso il rabbino capo riallacciandosi al concetto precedentemente espresso, è proprio la fermezza della reazione. “Quando siamo attaccati dall’odio, noi rispondiamo con l’amore. Nulla o nessuno riuscirà a dividerci".
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yom YERUSHALAIM
Una serata di arte e incontro
per celebrare Gerusalemme

Oltre il conflitto tra israeliani e palestinesi, al di là della cronaca politica perennemente incentrata sullo scontro, una Gerusalemme tutta da scoprire. Una Gerusalemme che parla la lingua della cultura, delle arti, del dialogo. Una città vibrante che sfida e dimostra che la convivenza, pur difficile, è non solo possibile ma assolutamente imprescindibile.
È il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo da Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità ebraica di Roma, Ambasciata d'Israele in Italia e Chevrat Yehudei Italia per festeggiare il cinquantesimo anniversario della riunificazione della Capitale di Israele. “Yom Yerushalaim”, il giorno di Gerusalemme.
Una grande serata ai Mercati di Traiano, in programma a partire dalle 21 (si entra solo su invito o con prenotazione), porterà oggi in scena i suoni e le luci della città cara alle tre religioni monoteiste in una cornice inedita, particolarmente stimolante per affermare il plurimillenario legame tra queste due grandi capitali. Successivi eventi si focalizzeranno invece su Gerusalemme nel cinema, nella letteratura, in relazione alle nuove tecnologie. In particolare in occasione di una intera giornata di approfondimento fissata per domenica 28 al Centro Ebraico Il Pitigliani.
Nell'immagine una foto delle prove spettacolo "Yerushalaim Golden Roots" del coreografo Mario Piazza, tra i protagonisti della serata odierna (foto dell'associazione culturale Fotografiamo).
Sarà possibile seguire la manifestazione in diretta su Facebook, a cura della Comunità ebraica di Roma.

(Foto di Paola Panatta)
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la chiusura della trentesima edizione
Salone del Libro di Torino:
"Un successo di squadra"

Il prossimo Salone del Libro si terrà a Torino, al Lingotto, dal 10 al 14 maggio 2018. Non c’è più spazio per le discussioni, dopo i cinque giorni che hanno visto la città riprendersi con forza e con gioia il suo ruolo. Il successo era nell’aria, le preoccupazioni della vigilia e le tensioni degli scorsi mesi già cancellate dalla folla costante che per cinque giorni aveva affollato i padiglioni del Lingotto, ma sono stati i dati sugli ingressi, alla conferenza stampa di chiusura della trentesima edizione del Salone del Libro di Torino, a dare la misura del risultato ottenuto. Con 165.746 visitatori, di cui 140.746 al Lingotto e oltre 25mila al Salone Off, cifre più tardi definite “della Questura” da Lagioia, calcolate non solo alle 16 dell’ultimo giorno, quando ancora molti stavano entrando, ma volutamente al ribasso, per essere sicuri di non fare il benché minimo errore, non restano dubbi. Il Salone è Torino, e Torino è il Salone. È stato Massimo Bray, presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, a prendere la parola per primo – con la traduzione in linguaggio dei segni che ha accompagnato tutti gli appuntamenti principali di questi giorni – ammettendo con grande franchezza di aver iniziato a respirare solo un’ora prima: “Ho passato queste giornate in apnea, dormendo pochissimo. Ora posso dirlo, ora siamo felici”.

Ada Treves twitter @ada3ves

(Foto di Laura Portinaro)
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QUI ROMA - L'INCONTRO
'Io e la mia bici, per la Memoria'
Da Sciesopoli di Selvino alle coste di Israele. Dall’ex colonia fascista in provincia di Bergamo che nel dopoguerra fu luogo di accoglienza per centinaia di bambini ebrei sfuggiti alla Shoah al luogo del ricordo più alto: il Memoriale dello Yad Vashem, sulle colline vicino a Gerusalemme.
Un lungo viaggio a pedali, che tra marzo e aprile Giovanni Bloisi ha affrontato toccando alcune tappe della Memoria italiana particolarmente significative. Luoghi segnati dal dolore, ma anche dalla ricerca di speranza e rinascita.
Giovanni, un ex dirigente Enel in pensione, l’ha ripercorso con la mente questa mattina, accolto dall’ambasciatore israeliano Ofer Sachs nella sua residenza. Un bentornato in Italia caloroso e informale, organizzato assieme all’onorevole Angelo Senaldi e all’Associazione Interparlamentare di Amicizia Italia-Israele (a guidare la delegazione il presidente Maurizio Bernardo).
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pilpul
Il kirpan a casa nostra
Ha avuto una grande eco la recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha condannato un indiano di etnia Sikh a pagare una multa di duemila euro per aver girato con il “kirpan”, coltello tradizionale di questo popolo. Si tratta di una lunga lama affilata, simbolo di una stirpe di guerrieri schierati a protezione dei più deboli. Pare infatti che lo strumento non vada adoperato per ragioni offensive, ma solo per tutelare l’incolumità di chi è in pericolo.
In Italia il dibattito, anche in sede giuridica, è aperto da alcuni anni, almeno fin da quando la comunità sikh, proveniente dal Punjab, si è stabilita in zone del paese come le province di Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Modena e Latina, dedicandosi soprattutto al settore zootecnico e alla mungitura delle vacche. Vari episodi hanno affollato procure e testate locali, finendo per interessare anche il Museo per le armi bianche e le pergamene di Bergamo (ebbene sì, esiste!), chiamato in passato a misurare l’inoffensività di un surrogato del kirpan, un pugnale più corto e dalla punta stondata che era stato proposto come mediazione. 


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - La mancata insurrezione
Perché Roma non si liberò da sola nel giugno del 1944? Si è molto parlato del ruolo del Vaticano nel consentire un passaggio indolore della capitale d'Italia dai tedeschi agli Alleati. Ma non tutto è stato scritto e indagato su questo argomento. Un libro interessante di Franco Maria Fabrocile, intitolato Il segnale dell’elefante (edizioni Marlin, pp. 274), rivela particolari inediti della storia della mancata insurrezione, dall'osservatorio particolare del Partito d’Azione. Il libro sarà presentato domani, mercoledì 24 maggio, alle ore 18.00, presso il Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma.

Mario Avagliano
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Non di solo kirpan
Un indiano, nel 2013, trovato a Goito dalla polizia in possesso di un lungo coltello (il pugnale sacro detto Kirpan) , rifiutò di consegnarlo, adducendone la conformità alla sua fede Sikh.  Nel 2015, il tribunale di Mantova, che non ritenne che le ragioni religiose fossero una valida giustificazione, lo condannò ad un’ammenda di duemila euro. Sentenza poi confermata in sede di legittimità (Cass. Sez. I Penale 15 maggio 2017, n. 24084).
La questione più interessante non concerne la dialettica fra norme di pubblica sicurezza e libertà religiosa, la quale questione è stata affrontata anche nelle giurisdizioni sovranazionali soprattutto nei riguardi del velo islamico, bensì negli obiter dicta e finanche in talune considerazioni palesemente metagiuridiche.


Emanuele Calò, giurista
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