la ricerca di intesa san paolo
Porti israeliani, nuova via
per collegare i mercati
Israele
registra una crescita media annua del 4% nelle merci che transitano per
i suoi porti, investimenti da quattro miliardi di dollari per la
costruzione di nuovi terminal container, un forte protagonismo sia per
i collegamenti marittimi che terrestri nella strategia cinese "One Belt
One Road". Sono queste le principali linee che emergono dall'analisi di
Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, del gruppo Intesa San Paolo)
che ha dedicato al Paese un focus nel suo rapporto annuale
sull'economia marittima. Israele è totalmente dipendente dai traffici
marittimi visto che il 99% del volume del suo import-export passa per
il mare e che il commercio estero rappresenta il 63% del Pil. Il
trasporto marittimo nel Paese vale 157 miliardi di dollari l'anno. Una
svolta nell'efficienza dei trasporti marittimi si è avuta, sottolineano
gli analisti, dal 2005, quando il Paese ha avviato un programma di
riforma portuale per incoraggiare il libero mercato. Il programma ha
dato un'ulteriore spinta alla crescita del traffico merci nel Paese che
nel 2016 ha raggiunto i 57 milioni di tonnellate (+6% rispetto all'anno
precedente). In grande sviluppo i principali porti a partire da Haifa,
il principale scalo, che movimenta 28 milioni di tonnellate di merci
l'anno, il 51% del totale del Paese, seguito da Ashdod a quota 24
milioni di tonnellate: nel 2016 Ashdod ha registrato una crescita del
10,3%, mentre Haifa del 4,2%. Su container, i due principali scali
israeliani movimentano attualmente 2,7 milioni di Teu l'anno e puntano
a raggiungere quota 3,5 milioni entro il 2021, quando saranno finiti i
lavori di potenziamento che li porteranno a ospitare navi fino a
18-19.000 teus.
Ansa
Leggi
tutto
|
i consigli dalla silicon wadi
"Innovazione, finanziarla
è compito dello Stato"
Da
un lato c’è la cara, vecchia la Silicon Valley statunitense - ovvero
l’esempio principe di cosa sia e di quale valore possa generare un
vero, efficiente ecosistema dell’innovazione. Dall’altro c’è Israele,
quella “startup nation” ormai riconosciuta da tutti come la
dimostrazione che un simile “miracolo” possa essere replicato anche
altrove, a patto che si disponga di sufficiente determinazione, spirito
imprenditoriale e supporto istituzionale, ma anche e soprattutto di una
visione a lungo termine basata su una sana collaborazione tra pubblico
e privato.
Ce lo conferma Ahron Ahron, direttore dell’Autorità per l’Innovazione
dello Stato d’Israele: “Servono invece anni di duro lavoro
quotidiano organizzati secondo strategie di ampio respiro”. Fresco di
nomina, una lunga carriera nella technology industry alle spalle, Ahron
raccoglie la pesante eredità dell’Office of the Chief Scientist.
Nota anche come OCS, questa è stata l’organizzazione afferente al
ministero dell’Economia israeliano che per oltre 45 anni ha sostenuto e
di fatto reso possibile la trasformazione del Paese in un ecosistema
dell’innovazione che oggi in molti studiano e vorrebbero esportare in
giro per il mondo, Italia compresa. A Roma per partecipare a un nuovo
incontro della Commissione Mista di Cooperazione industriale,
scientifica e tecnologica tra Italia ed Israele (attiva ormai da 15
anni), Ahron incontra i giornalisti per raccontare lo stato dell’arte
della startup nation, così come per descrivere le sfide che attendono
lui e i suoi collaboratori
Alessio Jacona
Leggi
tutto
|