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25 Luglio 2017 - 2 Av 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
"...E questi sono i viaggi dei figli di Israele… Moshè, per ordine dell’Eterno, registrò i luoghi delle loro partenze, viaggio per viaggio; e questi sono i loro viaggi, luogo per luogo….” (Bemidbàr, 33; 1- 2).
In questo stesso verso la Torà inverte l’ordine delle parole, la prima volta anticipa i luoghi di sosta ai viaggi, mentre la seconda volta si parla prima dei viaggi e poi dei luoghi di sosta.
 
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
Il dibattito sullo ius soli, oltre ad accendere gli animi, ha messo in movimento menti e cuori non adusi al pensiero onesto e all’empatia. Se ne van dicendo e scrivendo di ogni sorta, in pubblico e in privato. L’immaginario di chi legge si alimenta di fandonie e di catastrofiche previsioni. I nostri figli verranno sopraffatti dalle orde di immigranti che sottrarranno loro ogni possibilità di lavoro e metteranno a repentaglio la loro sicurezza personale. Per non parlare della contaminazione razziale che guasterà la purezza delle loro future generazioni. Il dibattito si arricchisce di immagini e mostri che sono un insulto all’intelligenza e ti fanno vergognare di appartenere alla stessa umanità.

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Via i metal detector
Avrebbe potuto aprire una crisi profonda nei rapporti tra Israele e Giordania la vicenda dell’ambasciata israeliana ad Amman. E invece si è risolta ieri sera grazie a un intenso lavoro diplomatico: i giordani non volevano far partire l’agente di sicurezza dell’ambasciata che, dopo essere stato attaccato e ferito con un cacciavite, domenica sera aveva aperto il fuoco e ucciso il suo aggressore e un’altra persona. “Siamo in contatto con responsabili governativi e di sicurezza ad Amman, a tutti i livelli, per porre fine a questo incidente il più presto possibile”, aveva annunciato il Premier israeliano Netanyahu. Alla fine l’agente, assieme a tutto il corpo diplomatico – richiamati per paura di ritorsioni e attacchi contro l’ambasciata -, è tornato a casa (Avvenire). Nel frattempo Gerusalemme ha deciso di rimuovere dall’ingresso al Monte del Tempio i contestati metal detector e sostituirli con telecamere a riconoscimento facciale. “I palestinesi e il Wafq, l’organismo religioso che amministra la Spianata, hanno proclamato di non voler accettare soluzioni imposte, – riporta il Corriere – da quasi due settimane pregano per strada perché si rifiutano di passare attraverso i varchi elettronici, installati dopo l’attentato in cui sono stati ammazzati due poliziotti. Presentare la rimozione dei metal detector come il risultato della mediazione di re Abdallah potrebbe adesso risolvere la crisi”.
 
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  davar
israele
Gerusalemme, Bibi ci ripensa
Rimossi i metal detector

Due le notizie principali arrivate da Israele nelle ultime 24 ore: il ritorno a Gerusalemme del corpo diplomatico israeliano in Giordania dopo i fatti di Amman e la rimozione dei metal detector all’ingresso del Monte del Tempio. La prima vicenda è stata accolta dal governo con soddisfazione: il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha spiegato che la crisi – scoppiata dopo l’aggressione di un agente di sicurezza dell’ambasciata israeliana che, ferito da un ragazzo giordano, ha aperto il fuoco uccidendo l’aggressore e un’altra persona – è rientrata grazie alla stretta collaborazione tra Israele e Giordania (nell’immagine il Premier a colloquio telefonico con l’ambasciatrice in Giordania Einat Schlein). Il capo dello Shin Bet, Nadal Argaman, si era recato ad Amman per velocizzare la soluzione della vicenda e il trasferimento dell’intero personale israeliano, possibile obiettivo di ritorsioni. Nelle stesse ore il governo di Gerusalemme si era riunito per decidere cosa fare con la questione sicurezza al Monte del Tempio, luogo di scontro con i palestinesi da una settimana. Dopo due lunghe riunioni finite a tarda sera, l’esecutivo ha deciso la rimozione dei metal detector, spiegando di aver contemporaneamente stanziato nuovi fondi per migliorare i controlli dell’area.
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l'incontro con il ministro della giustizia 
Francia, il caso Halimi all'Eliseo
Continua a tenere banco il caso di Sarah Halimi, l’anziana donna parigina uccisa in aprile nella sua casa di Belleville da un giovane mariano musulmano, accusato di aver picchiato brutalmente la sua vittima e di averla poi gettata dal terzo piano. Per i familiari, per la Comunità ebraica e per un numero significativo di intellettuali, da Bensoussan a Finkielkraut, non può esserci alcun dubbio: si tratta di un episodio di antisemitismo. Di diverso parere la procura, che sta indagando per omicidio volontario senza prendere in considerazione la premeditazione né l’elemento antisemita.
Il caso Halimi è arrivato in queste ore nei palazzi del governo francese grazie all’iniziativa del presidente del Conseil représentatif des institutions juives de France Francis Kalifat, che ha incontrato la ministra della Giustizia Nicole Belloubet per un confronto incentrato su questa vicenda.
Nell’esprimere la propria vicinanza ai familiari, la ministra ha però sottolineato la sua impossibilità ad intervenire direttamente nel caso a causa della separazione dei poteri. Tuttavia, ha aggiunto, è sua intenzione seguire con cura l’evoluzione delle indagini.
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qui casale - il concerto
Sefarad, un viaggio nei suoni
Un concerto unico, per tanti buoni motivi, quello che ha chiuso la stagione estiva dalla Comunità ebraica di Casale Monferrato domenica. Intanto perché è stato l’unico concerto in Italia della cantante statunitense Susan Gaeta, considerata una delle più grandi interpreti a livello mondiale della musica sefardita. Unico come l’opportunità che l’ha generato: “Amici degli amici hanno coinvolto quest’artista che era in Italia per motivi personali” celia Elio Carmi presentando il concerto.
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pilpul
Una pericolosa inerzia
Sono piccoli segnali, certo. Marginali e talora persino macchiettistici. Eppure, messi in fila uno dopo l’altro, un po’ di impressione la fanno: prima la notizia della spiaggia fascista di Chioggia, che da anni esibisce simboli del Ventennio oltre a cartelli misogini e intolleranti; poi un deputato della Repubblica, Massimo Corsaro, che per polemizzare con il collega Emanuele Fiano scherza in modo greve sulla sua circoncisione e dunque sulla sua appartenenza religiosa; infine il simpatico oste di Tropea, in Calabria, che a una coppia di omosessuali in cerca di una stanza risponde candidamente – per iscritto – di non accettare animali e gay nella sua struttura.
Intendiamoci, si tratta di un quadro a macchia di leopardo. Recentemente mi è capitato un episodio interessante in un ristorante di una media provincia italiana: l’avventore accanto al mio tavolo ripete un paio di volte al cameriere di “non fare il giudeo, non fare il rabbino”; alla seconda volta interveniamo con gli altri commensali e ne nasce un piccolo diverbio, accolto dalla condanna unanime della battuta antisemita da parte degli altri clienti e dello stesso ristoratore. Il giorno dopo un amico non ebreo incontra per caso il proprietario per strada, ed è quest’ultimo a raccontargli la brutta figura, sinceramente mortificato. Tutto sommato, un sentimento non scontato.
In generale, la mia sensazione è questa: nella società sono cambiati profondamente i modi di pensare, e in larghi strati della popolazione, non solo quelli più colti, si considerano ingiustificabili atteggiamenti intolleranti, razzisti, antisemiti, discriminatori. Allo stesso tempo – probabilmente per l’esplosione del dibattito sull’immigrazione e per il messaggio di molti “cattivi maestri” – la capacità di reazione, il moto di indignazione si sono fatti più lenti sino a sfociare nell’inerzia. Insomma, non bisogna ingigantire me neanche minimizzare. Il fascismo è prima di tutto ciò che ci accade nella vita di tutti i giorni, e ciò che lasciamo crescere dentro di noi senza combattere.


Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas


Rimozioni
Chi amasse Franz Kafka dovrebbe pure temerlo. In un convegno assai risalente, con la partecipazione di Anthony T. Kronman e di Pietro Rescigno, richiamai il rapporto fra le leggi ignote del Processo e il Führerprinzip, hitleriano; quasi una premonizione, purtroppo. Anche gli Accordi di Oslo rimandano a Kafka, tant’è che la loro lettura è resa spiacevole dal senso di mestizia provocato dallo scarto fra le intenzioni e gli ulteriori riscontri. È difficile rimuovere le parole di Giacomo Debenedetti: “contrariamente all’opinione diffusa, gli ebrei non sono diffidenti. Per meglio dire: sono diffidenti, allo stesso modo che sono astuti, nelle cose piccole, ma creduli e disastrosamente ingenui in quelle grandi” (16 Ottobre 1943, Torino, ed. 2001, p. 7, prima pubblicazione nel dicembre 1944).

Emanuele Calò
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