Roberto
Della Rocca,
rabbino
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"...E
questi sono i viaggi dei figli di Israele… Moshè, per ordine
dell’Eterno, registrò i luoghi delle loro partenze, viaggio per
viaggio; e questi sono i loro viaggi, luogo per luogo….” (Bemidbàr, 33;
1- 2).
In questo stesso verso la Torà inverte l’ordine delle parole, la prima
volta anticipa i luoghi di sosta ai viaggi, mentre la seconda volta si
parla prima dei viaggi e poi dei luoghi di sosta.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Il
dibattito sullo ius soli, oltre ad accendere gli animi, ha messo in
movimento menti e cuori non adusi al pensiero onesto e all’empatia. Se
ne van dicendo e scrivendo di ogni sorta, in pubblico e in privato.
L’immaginario di chi legge si alimenta di fandonie e di catastrofiche
previsioni. I nostri figli verranno sopraffatti dalle orde di
immigranti che sottrarranno loro ogni possibilità di lavoro e
metteranno a repentaglio la loro sicurezza personale. Per non parlare
della contaminazione razziale che guasterà la purezza delle loro future
generazioni. Il dibattito si arricchisce di immagini e mostri che sono
un insulto all’intelligenza e ti fanno vergognare di appartenere alla
stessa umanità.
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Via i metal detector
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Avrebbe
potuto aprire una crisi profonda nei rapporti tra Israele e Giordania
la vicenda dell’ambasciata israeliana ad Amman. E invece si è risolta
ieri sera grazie a un intenso lavoro diplomatico: i giordani non
volevano far partire l’agente di sicurezza dell’ambasciata che, dopo
essere stato attaccato e ferito con un cacciavite, domenica sera aveva
aperto il fuoco e ucciso il suo aggressore e un’altra persona. “Siamo
in contatto con responsabili governativi e di sicurezza ad Amman, a
tutti i livelli, per porre fine a questo incidente il più presto
possibile”, aveva annunciato il Premier israeliano Netanyahu. Alla fine
l’agente, assieme a tutto il corpo diplomatico – richiamati per paura
di ritorsioni e attacchi contro l’ambasciata -, è tornato a casa
(Avvenire). Nel frattempo Gerusalemme ha deciso di rimuovere
dall’ingresso al Monte del Tempio i contestati metal detector e
sostituirli con telecamere a riconoscimento facciale. “I palestinesi e
il Wafq, l’organismo religioso che amministra la Spianata, hanno
proclamato di non voler accettare soluzioni imposte, – riporta il
Corriere – da quasi due settimane pregano per strada perché si
rifiutano di passare attraverso i varchi elettronici, installati dopo
l’attentato in cui sono stati ammazzati due poliziotti. Presentare la
rimozione dei metal detector come il risultato della mediazione di re
Abdallah potrebbe adesso risolvere la crisi”.
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l'incontro con il ministro della giustizia
Francia, il caso Halimi all'Eliseo
Continua
a tenere banco il caso di Sarah Halimi, l’anziana donna parigina uccisa
in aprile nella sua casa di Belleville da un giovane mariano musulmano,
accusato di aver picchiato brutalmente la sua vittima e di averla poi
gettata dal terzo piano. Per i familiari, per la Comunità ebraica e per
un numero significativo di intellettuali, da Bensoussan a Finkielkraut,
non può esserci alcun dubbio: si tratta di un episodio di
antisemitismo. Di diverso parere la procura, che sta indagando per
omicidio volontario senza prendere in considerazione la premeditazione
né l’elemento antisemita.
Il caso Halimi è arrivato in queste ore nei palazzi del governo
francese grazie all’iniziativa del presidente del Conseil représentatif
des institutions juives de France Francis Kalifat, che ha incontrato la
ministra della Giustizia Nicole Belloubet per un confronto incentrato
su questa vicenda.
Nell’esprimere la propria vicinanza ai familiari, la ministra ha però
sottolineato la sua impossibilità ad intervenire direttamente nel caso
a causa della separazione dei poteri. Tuttavia, ha aggiunto, è sua
intenzione seguire con cura l’evoluzione delle indagini. Leggi
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Una pericolosa inerzia
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Sono
piccoli segnali, certo. Marginali e talora persino macchiettistici.
Eppure, messi in fila uno dopo l’altro, un po’ di impressione la fanno:
prima la notizia della spiaggia fascista di Chioggia, che da anni
esibisce simboli del Ventennio oltre a cartelli misogini e
intolleranti; poi un deputato della Repubblica, Massimo Corsaro, che
per polemizzare con il collega Emanuele Fiano scherza in modo greve
sulla sua circoncisione e dunque sulla sua appartenenza religiosa;
infine il simpatico oste di Tropea, in Calabria, che a una coppia di
omosessuali in cerca di una stanza risponde candidamente – per iscritto
– di non accettare animali e gay nella sua struttura.
Intendiamoci, si tratta di un quadro a macchia di leopardo.
Recentemente mi è capitato un episodio interessante in un ristorante di
una media provincia italiana: l’avventore accanto al mio tavolo ripete
un paio di volte al cameriere di “non fare il giudeo, non fare il
rabbino”; alla seconda volta interveniamo con gli altri commensali e ne
nasce un piccolo diverbio, accolto dalla condanna unanime della battuta
antisemita da parte degli altri clienti e dello stesso ristoratore. Il
giorno dopo un amico non ebreo incontra per caso il proprietario per
strada, ed è quest’ultimo a raccontargli la brutta figura, sinceramente
mortificato. Tutto sommato, un sentimento non scontato.
In generale, la mia sensazione è questa: nella società sono cambiati
profondamente i modi di pensare, e in larghi strati della popolazione,
non solo quelli più colti, si considerano ingiustificabili
atteggiamenti intolleranti, razzisti, antisemiti, discriminatori. Allo
stesso tempo – probabilmente per l’esplosione del dibattito
sull’immigrazione e per il messaggio di molti “cattivi maestri” – la
capacità di reazione, il moto di indignazione si sono fatti più lenti
sino a sfociare nell’inerzia. Insomma, non bisogna ingigantire me
neanche minimizzare. Il fascismo è prima di tutto ciò che ci accade
nella vita di tutti i giorni, e ciò che lasciamo crescere dentro di noi
senza combattere.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Rimozioni
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Chi
amasse Franz Kafka dovrebbe pure temerlo. In un convegno assai
risalente, con la partecipazione di Anthony T. Kronman e di Pietro
Rescigno, richiamai il rapporto fra le leggi ignote del Processo e il
Führerprinzip, hitleriano; quasi una premonizione, purtroppo. Anche gli
Accordi di Oslo rimandano a Kafka, tant’è che la loro lettura è resa
spiacevole dal senso di mestizia provocato dallo scarto fra le
intenzioni e gli ulteriori riscontri. È difficile rimuovere le parole
di Giacomo Debenedetti: “contrariamente all’opinione diffusa, gli ebrei
non sono diffidenti. Per meglio dire: sono diffidenti, allo stesso modo
che sono astuti, nelle cose piccole, ma creduli e disastrosamente
ingenui in quelle grandi” (16 Ottobre 1943, Torino, ed. 2001, p. 7,
prima pubblicazione nel dicembre 1944).
Emanuele Calò
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