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19 settembre 2017 - 28 Elul 5777
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festival

Pordenonelegge, un successo per il territorio

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Tutto esaurito a Pordenone nonostante il maltempo, che fra un incontro e un altro ha spinto il pubblico ad affollarsi nelle librerie del festival. La "festa del libro con gli autori" ha mostrato in questa edizione come esista un popolo di lettori in grado si selezionare con cura temi, autori, i strumenti di crescita culturale. In una città a vocazione manifatturiera Pordenonelegge, con le sue ‘prime’ 18 edizioni, si è attestata quale elemento economico prezioso per il suo territorio, un festival a redditività altissima a dimostrazione che la cultura genera economia, dato riconosciuto finalmente anche a livello di governance. L'edizione 2017 si chiude con il 50% di fundraising del settore privato e con oltre 1800 Amici di Pordenonelegge che optato per un crowdfunding a sostegno della cultura.

Ada Treves

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IDENTITÀ

Una lingua per combattere l’esilio

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Norman Manea / CORRIERE DELL’EST / Il Saggiatore

Norman Manea ha dato voce con le sue opere a tre grandi e drammatici temi: la Shoah, la dittatura comunista, l'esilio. Di famiglia ebraica, nato nel 1936 a Suceava, in Romania, da bambino ha vissuto la deportazione in un lager in Transnistria, insieme a gran parte della sua comunità. Sopravvissuto con alcuni membri della sua famiglia e tornato in patria, subì il totalitarismo di stampo stalinista e poi il regime di Ceausescu, dal quale volle allontanarsi, per sfuggire alle pressioni e poter scrivere e pubblicare liberamente, emigrando negli anni ’80 prima a Berlino e poi a New York, dove tutt’ora vive e insegna.
Nell’esilio, Manea ha mantenuto un forte legame con la Romania e con la lingua romena (“il vero luogo in cui vivo è la lingua romena”), scrivendo in romeno opere importanti come Il ritorno dell'huligano e Varianti di un autoritratto. Autore pubblicato e premiato in molti Paesi, è di recente traduzione in italiano il suo Corriere dell’est (Il Saggiatore), una conversazione con il filosofo Edward Kanterian, presentato a Milano, alla Feltrinelli di Piazza Duomo, in un incontro-evento tra l'autore, Ginevra Bompiani e lo stesso Kanterian, ultimo di una serie di appuntamenti in Italia.

Marco Di Porto

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narrativA

Partita a scacchi
nel deserto 

SAGGISTICa

I tre Nobel un po’ razzisti
 

Nathan Englander / DINNER AT THE CENTER OF THE EARTH / Knopf

A volte la letteratura — e la vita — chiudendo una porta ne aprono un'altra: così nello stesso giorno può capitare di leggere con tristezza — in un'intervista di Livia Manera a Philip Roth, pubblicata su «la Lettura» del 3 settembre — che Roth ha davvero smesso di scrivere, che passa le giornate a tenere a bada il mal di schiena e gli orsi che vivono intorno alla sua casa nel verde del Connecticut. Ma, sempre quel giorno, capita di prendere in mano un libro non ancora pubblicato che fa pensare che se davvero non avremo più libri di Philip Roth la lezione del maestro è al sicuro, nelle mani di un allievo da lui molto amato: Nathan Englander.



Matteo Persivale, Corriere La Lettura,
17 settembre 201
7

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Andrea Colombo / I MALEDETTI / Lindau

Come fu possibile che persone di grande ingegno e di altrettanto grande talento artistico si lasciarono sedurre dal fascismo e dal nazionalsocialismo? Nel libro I maledetti. Dalla parte sbagliata della storia (in via di pubblicazione per i tipi delle edizioni Lindau) Andrea Colombo cerca di rispondere a questa domanda esaminando in maniera approfondita i casi di Gottfried Benn, Martin Heidegger, Giovanni Gentile, Emil Cioran, Robert Brasillach, Ezra Pound, Wyndham Lewis, Julius Evola, Adolfo Wildt, Mario Sironi, Louis Ferdinand Céline, Mircea Eliade, Filippo Tommaso Marinetti, Leni Riefenstahl e dei tre premi Nobel che a pieno titolo possono essere inseriti nell'elenco: Knut Hamsun, T.S. Eliot e Konrad Lorenz.

Paolo Mieli,
Corriere della Sera,
19 settembre 201
7

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Sport & storia

Jaffe, Ascarelli, Sacerdoti: memorie riscoperte

img headerRaffaele Jaffe, l’uomo che regalò a Casale un incredibile scudetto alla vigilia della Grande Guerra. Giorgio Ascarelli, il fondatore del Napoli in una stagione segnata da tante felici intuizioni. Renato Sacerdoti, il presidente che per primo fece assaporare ai tifosi della Roma il sogno tricolore. Tre straordinari innovatori del nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenticati. Sono loro i protagonisti di Presidenti, di Adam Smulevich, da oggi in libreria con la casa editrice Giuntina.
Fu il fascismo, e più precisamente furono le Leggi Razziali, a renderli degli indesiderati. Ascarelli era già morto da tempo quando le Leggi entrarono in vigore. Ma ciò non gli evitò una feroce ritorsione postuma. Jaffe e Sacerdoti, pur convertiti al cristianesimo da tempo, furono messi ai margini della società. Il preludio a quello che sarebbe successo di lì a poco. Sacerdoti, in clandestinità, riuscì a scamparla. Jaffe invece, arrestato da militi in camicia nera, terminò la sua vita ad Auschwitz.
Il libro vuole ricostruire le loro storie, non accontentandosi di ripercorrere cronologicamente fatti e situazioni. È uno sguardo d’insieme a una stagione di scelte e responsabilità, in ogni senso. Perché l’orrenda pagina del pregiudizio e della violenza fascista, spiega l’autore, riguarda un po’ tutti.

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