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19 ottobre 2017 - 29 Tishri 5778
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la rassegna mensile d'israel

Cassuto, l’eredità di un grande Maestro

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L’ultimo numero doppio della Rassegna, curato da Angelo M. Piattelli e da Alexander Rofé, è interamente dedicato all’opera dello storico e biblista Rav Umberto Moshè David Cassuto (Firenze, 1883-Gerusalemme, 1951). Questa raccolta di studi mette a disposizione dei lettori uno strumento ricco di materiali utili per riconsiderare una delle figure più brillanti dell’ebraismo italiano del Novecento e per rivisitare un’esperienza culturale e umana originale e significativa. Offre altresì l’occasione di ripercorrere l’iter scientifico di Cassuto, nonché di tracciare un bilancio del suo contributo. Il primo volume costituisce una raccolta di saggi dedicati ai molteplici aspetti della figura di Umberto Cassuto, promotore degli studi ebraici in Italia. La ricerca moderna sugli ebrei in Italia ebbe inizi nel primo Ottocento all’epoca della Haskalà (Illuminismo ebraico) e si sviluppò sotto gli auspici della Wissenschaft des Judentums. Ebbene, fu proprio Cassuto, tra i pochi in Italia, a raccogliere i propositi di quel movimento, insieme ai compagni di studio presso il Collegio Rabbinico Italiano. Da quell’ambiente culturale Cassuto trasse vigoroso slancio ideale per promuovere indagini e ricerche, prevalentemente storico-letterarie dapprima, bibliche e semitistiche poi, sostenuto da una solida preparazione storico-filologica acquisita al Collegio Rabbinico e all’Istituto di Studi Superiori di Firenze (poi Università di Firenze).

Pagine Ebraiche, ottobre 2017

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la rassegna mensile d'israel

Da oltre novant'anni, un monumento
alla cultura ebraica italiana

img header“La Rassegna Mensile di Israel” è la rivista culturale dell’ebraismo italiano. Fu fondata nel 1925 da Alfonso Pacifici e Dante Lattes come supplemento mensile (da cui il nome della testata) del settimanale “Israel”, che era soprattutto dedicato all’attualità comunitaria, alla cronaca politica di rilevanza ebraica, alla vita in Eretz Israel, al dibattito sul sionismo, ma meno a tematiche culturali vere e proprie, salvo brevi riflessioni sulle feste ebraiche e sulle porzioni settimanali della Torah. Il supplemento mensile era invece dedicato all’approfondimento di argomenti nell’ambito degli studi ebraici nel senso più ampio del termine, dalla storia alla letteratura, dalle tradizioni religiose alla filosofia, dagli studi biblici a quelli talmudici e a molto altro ancora. Come era nei propositi, così è stato: “La Rassegna Mensile di Israel”, con gli oltre ottanta volumi pubblicati, è fin da subito divenuta la più importante sede di dibattito e approfondimento culturale prodotta dall’ebraismo italiano.
Alla direzione della Rassegna, dopo Pacifici e Lattes, subentrò Guido Bedarida fino al ’38, cui seguì la forzata interruzione a causa delle leggi antiebraiche del fascismo e dei successivi eventi bellici. Le pubblicazioni ripresero nel 1948 di nuovo sotto la direzione di Dante Lattes fino al 1965, e successivamente di Yoseph Colombo, rav Giuseppe Laras, Augusto Segre, Guido Fubini, Amos Luzzatto e Giacomo Saban, fino all’attuale comitato direttivo e redazione che ne hanno preso le redini un paio d’anni fa.
Approfittiamo volentieri dell’opportunità che ci viene data di fare il punto sulla recente attività. Il nostro intento è stato inserirci nell’illustre scia che ci ha preceduto, senza modificare l’impostazione di fondo della rivista, ma operando alcune innovazioni e modifiche di natura editoriale che ci sono sembrate importanti e opportune. Per esempio, abbiamo introdotto la rubrica “Dibattito”, in cui mettere a confronto voci diverse sui problemi che maggiormente interessano l’ebraismo italiano, e non solo. Gli argomenti fin qui affrontati sono stati la questione femminile all’interno del mondo ebraico e, nello specifico, la “preghiera delle donne”; le riflessioni attorno al Giorno della Memoria; il confronto Diaspora e Israele. Tutti i contributi di questa rubrica, come anche gli indici e gli editoriali, sono fruibili liberamente online nel sito della RMI ospitato all’interno di moked.it.

Gianfranco Di Segni, direttore  Responsabile “Rassegna Mensile di Israel”

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Identità

Dopo Bereshit, per completare la Creazione

img headerAlfredo Mordechai Rabello riporta nel suo Introduzione al diritto ebraico (Giappichelli, 2002) un midrash ove si racconta di quando rabbi Akiva, incontrando un malato, gli indicò la direzione ove poter trovare un medico, accompagnando a tale informazione una berachah per una pronta guarigione. Un contadino che era presente apostrofò allora rabbi Akiva domandando come mai proprio un maestro interferisse con il volere del Signore, ovverosia operasse affinché una condizione da Lui voluta venisse contrastata con un intervento umano quale la pratica medica. Rabbi Akiva rispose facendo notare al contadino che, se si fosse seguito il suo ragionamento, egli stesso avrebbe dovuto poggiare lo strumento di lavoro che teneva in mano: se Dio avesse voluto farci trovare il prodotto della terra, sarebbe stato in suo potere farlo. Il contadino, dunque, sbagliava e tanto la tecnica adoperata per lavorare la terra quanto quella impiegata per intervenire sul corpo erano da leggere come interventi successivi alla creazione ex nihilo, prerogativa divina, atti a migliorare e completare tale creazione. Con tale midrash si intuisce l’intreccio di presupposti metafisici e aspetti halakhici. Se l’uomo è chiamato a completare e migliorare la creazione, principio sintetizzabile nel concetto di Tikkun Olam, ne viene che la tecnica, che si applichi sulla terra o sul corpo, è non soltanto permessa ma diviene mitzvah da perseguire.

Cosimo Nicolini Coen

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ORIZZONTI  

Quante anime
ha il sionismo   

«Egregio Lord Rothschild, è mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo. Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni. Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista». È il testo della Dichiarazione Balfour, dal nome del ministro degli Esteri dell'impero britannico che la rilascia: il 2 novembre prossimo saranno 100 anni da quel documento. Un testo che per il movimento sionista certifica la legittimità dell'aspirazione a una terra e che dalle organizzazioni politiche palestinesi è invece percepito come l'inizio di una "discesa agli inferi".

David Bidussa,
Il Sole 24 Ore Domenica,
15 ottobre 2017


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orizzonti 

Una nazione specchio
del malessere europeo  

Alla conferenza di pace di Parigi, dopo la Seconda guerra mondiale, mentre De Gasperi diceva, con straordinaria dignità, che sentiva come tutto fosse contro di lui quale rappresentante dell'Italia, l'Austria veniva onorata quale vittima del nazismo e dell'annessione, l'Anschluss. Andreotti se ne sarebbe dichiarato ironicamente stupito, perché diceva di ricordare bene le folle tripudianti, compresi eminenti porporati che avevano accolto l'ingresso di Hitler a Vienna nel marzo 1938. Pure il referendum sull'annessione si concluse con un plebiscito. È sterile evocare la doppia anima dell'Austria, l'affascinante impero plurinazionale, ancorché lacerato da contraddizioni esplosive, con la sua grande e aperta cultura e la torva Austria di molte ringhiose chiusure. Dopo il 1918 e la dissoluzione dell'impero, l'Austria si è trovata a essere una testa amputata del corpo, con una fisiologia politica dissestata che ha vissuto con particolare e disordinata intensità le contraddizioni che laceravano e infettavano l'intera Europa.

Claudio Magris,
Corriere della Sera,
16 ottobre 2017


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Shir shishi - una poesia per erev shabbat

Elegia per Yekutiel

img headerElegia per Yekutiel è una delle composizioni più famose di Shlomo Ben Yehuda Ibn Gabirol, nato in Spagna, nella città di Malaga nel 1020 e morto giovane a Valencia nel 1058. Da piccolo dimostra un interesse particolare per i libri e nonostante sia orfano e povero, si impegna con zelo a studiare ebraico, Talmud, matematica, astronomia e filosofia e scrive centinaia di poesie di carattere sacro e profano. Simbolo del periodo d'oro della cultura ebraica nella Spagna multiculturale antecedente alla grande cacciata, Ibn Gabirol è un personaggio dal carattere non facile ma dotato di una grande abilità intellettuale. A quanto pare non si è mai sposato e a causa della sua litigiosità e del linguaggio pungente verrà cacciato da Saragozza
Ci ha lasciato un patrimonio sapienziale e poetico straordinario. Oggi leggiamo il canto di lutto composto per l'amico Yekutiel Ibn Hassan, notabile ebreo vicino alla corte reale e mecenate del giovane poeta, morto inaspettatamente. Yekutiel viene ammazzato per ordine del re e lascia Ibn Gabirol solo e senza protettore. La poesia dalla rima ripetitiva e semplice, piuttosto difficile da rendere in italiano è un canto sulla natura e sulla breve vita dell'uomo, con citazioni bibliche da Isaia e da Qohelet.

Guarda come il sole rosseggia nella sera
come se di vermiglio si fosse ammantato.
Si distende verso nord e sud
e riveste di porpora la brezza marina.
Eppure lascia spoglia la terra,
che nell'ombra della notte troverà riparo e dimora.
E allora il firmamento si offusca come se fosse di un sacco rivestito,
per la morte di Yekutiel.

Sarah Kaminski, Università di Torino

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