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17 Novembre 2017 - 28 Cheshvan 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
È tempo che si aprano le arrubòt hanichum, le cateratte del cordoglio, ma anche tempo che si aprano le arrubòt hamechilà, le cateratte del perdono.
In molte comunità al momento della sepoltura la Chevrà Kadishà, i presenti, i membri della famiglia e gli amici chiedono mechilà, perdono, al defunto per le eventuali offese che ognuno di loro ha potuto arrecargli in nome del proprio ruolo o della propria relazione con lui.
Dopo questa richiesta si augura a chi lascia questa vita di andare via in pace, beshalom, e di riposare in pace, beshalom, e che ci sia pace e vita serena per la famiglia in lutto, i presenti e per tutto il popolo ebraico.
È tempo che si aprano le arrubòt hanichum, le cateratte del cordoglio, ma anche tempo che si aprano le arrubòt hamchilà, le cateratte del perdono.
Un grande Maestro dell’ebraismo italiano ci ha lasciati ed a noi resta il dovere delle scuse e di dare un senso ai suoi insegnamenti.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
È uscito un bel libro che raccoglie alcuni testi originali di Walter Benjamin a fianco a saggi di Hannah Arendt e ad alcune sue lettere che tentano di fare giustizia dell’eredità del pensiero del filosofo ebreo berlinese (Hannah Arendt e Walter Benjamin, L’angelo della storia. Testi lettere documenti, Giuntina, Firenze 2017). Il quadro teorico nel quale si inscrive la riflessione di Benjamin si confronta con una pratica delle discipline storiche e una sua teorizzazione che nell’Europa dell’inizio Novecento ruotava in varia misura attorno ad alcuni capisaldi fondamentali:
Idea di progresso, legata a una concezione lineare del tempo: un’idea cioè che vede la storia umana come un continuo movimento di perfezionamento ed evoluzione progressiva verso una meta data.
Storia oggettiva, sulla quale lo studioso deve intervenire come uno scienziato neutrale senza potersi permettere giudizi di valore.
 
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Israele-Arabia Saudita, intesa sempre più forte
È sempre più forte l’intesa tra Israele e Arabia Saudita in chiave anti-Iran. La conferma, sottolinea Repubblica, in una intervista concessa dal Capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano a un giornale saudita (è la prima volta che questo accade). “L’Iran – ha spiegato il generale Gadi Eisenkot – è la più grande e reale minaccia della regione. Quando si parla dell’asse iraniano, c’è un’intesa totale tra noi e l’Arabia Saudita”. Ma Eisenkot è andato oltre: e ha detto che Israele è pronta a “scambiare informazioni, comprese quelle d’intelligence, con i Paesi arabi moderati per affrontare l’Iran”.
Intanto ieri nella base di Ovda, nel deserto del Negev, si è conclusa l’esercitazione aerea Blue Flag 2017. Per la prima volta in Israele, si legge sempre su Repubblica, sono volati aerei da caccia delle aeronautiche dei paesi più importanti d’Europa, con quelli degli Stati Uniti. L’Italia partecipa da anni, “ma questa volta c’erano anche la Francia, la Germania e dall’Asia è arrivata l’India”.

C’è tanta Italia nella Israel Cycling Academy, la prima squadra professionistica israeliana di ciclismo che punta ad avere la wild card per il prossimo Giro d’Italia con partenza da Gerusalemme. Bici della storica azienda produttrice De Rosa, un corridore italiano (Kristian Sbaragli) tra gli atleti di punta, il coinvolgimento dell’ambasciatore Gianluigi Benedetti, l’idea che fare sport sia anche difendere e trasmettere valori positivi. In prima istanza nel nome di Gino Bartali, il campione “Giusto” cui l’altro giorno sono andati a rendere omaggio allo Yad Vashem. Esperienze per cui la squadra ha voluto coinvolgere nuovamente la redazione di Pagine Ebraiche, protagonista in passato di molte iniziative con la Academy, e che sono oggi raccontate anche sulla Gazzetta dello Sport.
 
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  davar
l'attesa per il giro e un'alleanza strategica
Israele sogna con il ciclismo

"Tanta Italia nel progetto"
I
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la riunione dei vertici europei a torino
Maccabi, obiettivo Budapest
Tracciare un bilancio dell’ultima Maccabiade, ma anche progettare i prossimi Giochi europei in programma a Budapest nel 2019. Una sfida che entra sempre più nel vivo. Intense ore di lavoro a Torino per il board europeo del Maccabi, che si riunirà nel capoluogo piemontese fino a domenica.
A fare gli onori di casa, insieme al presidente della Comunità ebraica torinese Dario Disegni, la vicepresidente del board continentale Claudia De Benedetti. Molto positiva la sua valutazione del lavoro compiuto, con uno sguardo in prospettiva a quello che resta da fare. “Negli ultimi anni – ha sottolineato De Benedetti – ho trovato ottimi amici in tutta Europa, nei seminari e nei tornei. Dove si riunisce il Maccabi, c’è una comunità. E il nostro lavoro incessante è fondamentale. Anche perché i giovani membri del Maccabi sono quelli il cui coinvolgimento può davvero guidare la nostra crescita e gli sviluppi futuri. Ringiovanire le nostre organizzazioni è un aspetto chiave della missione che ci siamo dati e sarà ancora la principale priorità”. La vicepresidente ha poi ricordato l’ideale sionista che da sempre ispira il Maccabi. Una visione che “mai dovrà mancare, specialmente quest’anno che segna il settantesimo anniversario dello Stato di Israele”.


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conclusi i lavori di ye'ud
L'identità che guarda al futuro
Si è da poco conclusa la settimana che ha visto giovani di diverse Comunità e della comunità ebraica italiana di Gerusalemme impegnati nell’intenso programma del seminario Ye’ud 2017.
Il tema affrontato è stato quello della leadership in relazione alla complessa contemporaneità. E così fin dalla giornata di arrivo sono state messe in luce alcune parole chiave legate a questo concetto, la struttura degli incontri attraverso cui sarebbe stato affrontato, le visite esperienziali in programma e i laboratori sperimentali finalizzati all’elaborazione pratica dei contenuti.


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l'incontro al centro bibliografico ucei
"Talmud, ecco come si studia"
Nell’ambito del ciclo di seminari “Il popolo dei libri. Un viaggio attraverso i testi della tradizione ebraica” al Centro Bibliografico UCEI stimolante incontro con il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni sullo studio del Talmud. Nel corso dell’appuntamento, il gruppo di studenti ha potuto approcciarsi a una pagina del Talmud Babilonese, di cui è in corso la traduzione in italiano grazie al progetto presieduto proprio da rav Di Segni.
Organizzato da Raffaella Di Castro, il ciclo di incontri è pensato per introdurre ai testi fondamentali della tradizione ebraica e fornire strumenti metodologici per dare a ognuno chiavi di orientamento in questa vasta letteratura.


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l'incontro a netanya
"Italia-Israele, legame stretto"
Quale lo stato dei rapporti tra Italia e Israele? È stato il tema di un incontro tenutosi al Bet Chabbad Bene Romì di Netanya. All’incontro, nato in seguito a un’idea di rav Roberto Della Rocca, direttore dell’area Cultura e Formazione dell’UCEI e organizzato dalla Comunità italiana di Netanya in collaborazione con l’Irgun Olei Italia e la Giovane Kehilà, ha partecipato anche l’ambasciatore italiano in Israele Gianluigi Benedetti.

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qui milano - l'incontro internazionale
Gariwo, una rete per i Giusti
Si è svolto al Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano il primo incontro internazionale per il lancio di GariwoNetwork, rete che si propone di unire tutti i soggetti impegnati nella diffusione del messaggio dei Giusti.
Da qui si è partiti alla presenza dei sindaci della città – Albertini, Moratti, Pisapia – che da allora fino a oggi hanno condiviso questo impegno.
All’incontro hanno partecipato promotori dei Giardini, insegnanti, ambasciatori, consoli, deputati, sindaci e ospiti delle istituzioni e da Polonia, Israele, Rwanda, Tunisia.


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pilpul
Giustizia, non cinismo
“Gli uomini dimenticano piuttosto la morte del padre che la perdita del patrimonio"
(Machiavelli, Il Principe, XVII).
Mi sorprende un po’ lo scandalo che accompagna, persino sui libri di testo, questa frase, vista come il massimo esempio del pessimismo machiavelliano. A mio parere Machiavelli afferma una cosa vera e per nulla scandalosa se consideriamo che rifiutarsi di “dimenticare” significa pretendere che sia fatta giustizia. Un torto deve essere riparato nella misura in cui è possibile farlo. Ad una morte non si può porre rimedio: si potrà (anzi, si dovrà) cercare la punizione del colpevole, ma non sarà mai possibile restaurare la condizione precedente. Ma perché non si dovrebbe rimediare a ciò che è rimediabile? Perché non si dovrebbe continuare a pretendere che un torto subito venga riparato? Perché non si dovrebbe insistere a chiedere giustizia quando c’è la possibilità di fare giustizia?


Anna Segre, insegnante
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Tra nazionalisti e populisti
L’Europa si è risvegliata. Ricorda un po’ il film “Nell’anno del Signore” del 1969 di Luigi Magni, i due carbonari Leonida Montanari e Angelo Targhini prima di essere condotti al patibolo, sentono il vociare del popolo che sembra sollevarsi per liberarli e compiere l’attesa rivolta contro il papato, quando in realtà il popolo si era svegliato sì, ma per accorrere in festa alla loro esecuzione in Piazza del Popolo. A Varsavia a destarsi è l’Europa bianca, quella cristiana e non di sangue misto s’intende, quella che grida contro gli “ebrei al potere”, i neri, gli arabi e tutto ciò che è altro. C’era anche Forza Nuova, Casa Pound no, troppo impegnata probabilmente nei dibattiti televisivi e a darsi “sembianze democratiche” prima delle elezioni, per il manganello e le ronde c’è tutto il tempo dopo

Francesco Moises Bassano
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