
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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È
tempo che si aprano le arrubòt hanichum, le cateratte del cordoglio, ma
anche tempo che si aprano le arrubòt hamechilà, le cateratte del
perdono.
In molte comunità al momento della sepoltura la Chevrà Kadishà, i
presenti, i membri della famiglia e gli amici chiedono mechilà,
perdono, al defunto per le eventuali offese che ognuno di loro ha
potuto arrecargli in nome del proprio ruolo o della propria relazione
con lui.
Dopo questa richiesta si augura a chi lascia questa vita di andare via
in pace, beshalom, e di riposare in pace, beshalom, e che ci sia pace e
vita serena per la famiglia in lutto, i presenti e per tutto il popolo
ebraico.
È tempo che si aprano le arrubòt hanichum, le cateratte del cordoglio,
ma anche tempo che si aprano le arrubòt hamchilà, le cateratte del
perdono.
Un grande Maestro dell’ebraismo italiano ci ha lasciati ed a noi resta
il dovere delle scuse e di dare un senso ai suoi insegnamenti.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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È
uscito un bel libro che raccoglie alcuni testi originali di Walter
Benjamin a fianco a saggi di Hannah Arendt e ad alcune sue lettere che
tentano di fare giustizia dell’eredità del pensiero del filosofo ebreo
berlinese (Hannah Arendt e Walter Benjamin, L’angelo della storia.
Testi lettere documenti, Giuntina, Firenze 2017). Il quadro teorico nel
quale si inscrive la riflessione di Benjamin si confronta con una
pratica delle discipline storiche e una sua teorizzazione che
nell’Europa dell’inizio Novecento ruotava in varia misura attorno ad
alcuni capisaldi fondamentali:
Idea di progresso, legata a una concezione lineare del tempo: un’idea
cioè che vede la storia umana come un continuo movimento di
perfezionamento ed evoluzione progressiva verso una meta data.
Storia oggettiva, sulla quale lo studioso deve intervenire come uno
scienziato neutrale senza potersi permettere giudizi di valore.
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Israele-Arabia Saudita, intesa sempre più forte
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È
sempre più forte l’intesa tra Israele e Arabia Saudita in chiave
anti-Iran. La conferma, sottolinea Repubblica, in una intervista
concessa dal Capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano a un
giornale saudita (è la prima volta che questo accade). “L’Iran – ha
spiegato il generale Gadi Eisenkot – è la più grande e reale minaccia
della regione. Quando si parla dell’asse iraniano, c’è un’intesa totale
tra noi e l’Arabia Saudita”. Ma Eisenkot è andato oltre: e ha detto che
Israele è pronta a “scambiare informazioni, comprese quelle
d’intelligence, con i Paesi arabi moderati per affrontare l’Iran”.
Intanto ieri nella base di Ovda, nel deserto del Negev, si è conclusa
l’esercitazione aerea Blue Flag 2017. Per la prima volta in Israele, si
legge sempre su Repubblica, sono volati aerei da caccia delle
aeronautiche dei paesi più importanti d’Europa, con quelli degli Stati
Uniti. L’Italia partecipa da anni, “ma questa volta c’erano anche la
Francia, la Germania e dall’Asia è arrivata l’India”.
C’è tanta Italia nella Israel Cycling Academy, la prima squadra
professionistica israeliana di ciclismo che punta ad avere la wild card
per il prossimo Giro d’Italia con partenza da Gerusalemme. Bici della
storica azienda produttrice De Rosa, un corridore italiano (Kristian
Sbaragli) tra gli atleti di punta, il coinvolgimento dell’ambasciatore
Gianluigi Benedetti, l’idea che fare sport sia anche difendere e
trasmettere valori positivi. In prima istanza nel nome di Gino Bartali,
il campione “Giusto” cui l’altro giorno sono andati a rendere omaggio
allo Yad Vashem. Esperienze per cui la squadra ha voluto coinvolgere
nuovamente la redazione di Pagine Ebraiche, protagonista in passato di
molte iniziative con la Academy, e che sono oggi raccontate anche sulla
Gazzetta dello Sport.
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qui milano - l'incontro internazionale Gariwo, una rete per i Giusti
Si
è svolto al Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano il primo
incontro internazionale per il lancio di GariwoNetwork, rete che si
propone di unire tutti i soggetti impegnati nella diffusione del
messaggio dei Giusti.
Da qui si è partiti alla presenza dei sindaci della città – Albertini,
Moratti, Pisapia – che da allora fino a oggi hanno condiviso questo
impegno.
All’incontro hanno partecipato promotori dei Giardini, insegnanti,
ambasciatori, consoli, deputati, sindaci e ospiti delle istituzioni e
da Polonia, Israele, Rwanda, Tunisia.
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Giustizia, non cinismo
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“Gli uomini dimenticano piuttosto la morte del padre che la perdita del patrimonio"
(Machiavelli, Il Principe, XVII).
Mi sorprende un po’ lo scandalo che accompagna, persino sui libri di
testo, questa frase, vista come il massimo esempio del pessimismo
machiavelliano. A mio parere Machiavelli afferma una cosa vera e per
nulla scandalosa se consideriamo che rifiutarsi di “dimenticare”
significa pretendere che sia fatta giustizia. Un torto deve essere
riparato nella misura in cui è possibile farlo. Ad una morte non si può
porre rimedio: si potrà (anzi, si dovrà) cercare la punizione del
colpevole, ma non sarà mai possibile restaurare la condizione
precedente. Ma perché non si dovrebbe rimediare a ciò che è
rimediabile? Perché non si dovrebbe continuare a pretendere che un
torto subito venga riparato? Perché non si dovrebbe insistere a
chiedere giustizia quando c’è la possibilità di fare giustizia?
Anna Segre, insegnante
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Tra nazionalisti e populisti
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L’Europa
si è risvegliata. Ricorda un po’ il film “Nell’anno del Signore” del
1969 di Luigi Magni, i due carbonari Leonida Montanari e Angelo
Targhini prima di essere condotti al patibolo, sentono il vociare del
popolo che sembra sollevarsi per liberarli e compiere l’attesa rivolta
contro il papato, quando in realtà il popolo si era svegliato sì, ma
per accorrere in festa alla loro esecuzione in Piazza del Popolo. A
Varsavia a destarsi è l’Europa bianca, quella cristiana e non di sangue
misto s’intende, quella che grida contro gli “ebrei al potere”, i neri,
gli arabi e tutto ciò che è altro. C’era anche Forza Nuova, Casa Pound
no, troppo impegnata probabilmente nei dibattiti televisivi e a darsi
“sembianze democratiche” prima delle elezioni, per il manganello e le
ronde c’è tutto il tempo dopo
Francesco Moises Bassano
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