23 novembre 2017 - 5 Kislev 5778
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Elia Richetti e di
Sergio Della Pergola. Nella sezione pilpul una riflessione di Stefano
Jesurum, Maria Teresa Milano, Giorgio Berruto e Sara Valentina Di Palma.
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The Jerusalem Post
@Jerusalem_Post
23 novembre
#BREAKING: Netanyahu condemns Hotovely's 'offensive remarks' toward American Jews http://dlvr.it/Q2R1D0
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Giustizia per Srebrenica,
condannato il boia Mladic
"Imputato
Ratko Mladic, il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite la
condanna all'ergastolo per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini
di guerra". Dopo la lunga lettura dei capi d'accusa, il presidente del
Tribunale penale internazionale dell'Aia Aphons Orie ha letto la
sentenza che condanna all'ergastolo il generale Ratko Mladic per il suo
ruolo nella guerra in Bosnia negli anni Novanta, e in particolare nel
massacro di Srebrenica e nell’assedio di Sarajevo. “Carcere a vita per
una serie di reati che sono il concentrato del male: - scrive il
Corriere della Sera - crimini contro l'umanità, crimini di guerra.
Soprattutto il genocidio consumato a Srebrenica l'l1 luglio del 1995,
27 anni fa, 8372 morti accertati (12000 secondo i musulmani), gettati
nelle fosse comuni con i bulldozer con un colpo alla nuca. II più grave
massacro in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, perpetrato con
metodi simili a quelli nazisti”. Mladic, ricorda Repubblica, “toccò
quel giorno l'apice della potenza e l'inizio del declino. Nell'enclave
che doveva essere protetta dalle Nazioni Unite trattava da sudditi i
caschi blu olandesi, muti testimoni e dunque complici della
carneficina, come un dio feroce separava i sommersi (tutti i maschi dai
14 anni in su) dai salvati (donne, vecchi, bambini)”. Il boia di
Srebrenica in patria però non è visto da tutti come il criminale che è:
anni fa, in un sondaggio, un serbo su due ammise che con Mladic avrebbe
bevuto volentieri una grappa e la principale tv belgradese, Pink, oggi
parla di sentenza “vergognosa”.
Russia, Iran e Turchia, sodalizio sul futuro siriano.
Putin, Erdogan e Rohani si sono riuniti ieri a Sochi per discutere del
futuro del Paese mediorientale e trovare un compromesso che li
soddisfi, racconta tra gli altri La Stampa. Il Cremlino lavora
all'avvio del Congresso del popolo siriano, una conferenza di pace che
dovrebbe stabilire le linee politiche e la Costituzione della Siria
post guerra civile. A parteciparvi, il dittatore Bashar al Assad,
tenuto in sella fino a qui da Mosca e dai bombardamenti a tappeto dei
russi. Come scrive Paola Peduzzi sul Foglio, è utile ricordare che la
guerra in Siria è iniziata “con una rivolta del popolo siriano contro
il suo dittatore sull'onda delle primavere arabe” per poi essere stata
“scandita da molti paradossi e immense ipocrisie: la vittoria scippata
all'America è il gran finale”. “Mentre gli americani investivano
uomini, risorse, capitale politico per 'distruggere' lo Stato islamico
- infine riuscendoci - gli altri lavoravano per distruggere i nemici
interni di Assad e per allargare le proprie aree di influenza in Siria
e nella regione. - l'analisi di Peduzzi - Questa è la vittoria che oggi
rivendicano Putin e i suoi alleati, questa è la vittoria che permette
loro di riunire altri leader per decidere insieme del Muro della Siria
e di concedere all'America (e a Israele) soltanto una telefonata -
lunga però, tutti lo sottolineano per mitigare l'effetto contentino -
di ricognizione”.
Contro il boicottaggio del Giro in Israele.
Sul Corriere della Sera il giornalista Paolo Lepri interviene contro
l'appello di movimenti propal che chiedono di spostare da Israele le
prime tappe del Giro d'Italia. Le iniziative di boicottaggio, scrive
Lepri, “stabiliscono una 'regola dell'isolamento' che viene applicata
unicamente nei confronti di Israele, radicalizzando tra l'altro
posizioni contrarie al riavvio del negoziato. In questo caso più che
mai, inoltre, il boicottaggio è uno strumento sbagliato, di cui si
percepisce il sapore velenoso. Solo la convivenza apre le menti, crea
ponti la cui costruzione era inimmaginabile”.
Libano, il ritorno di Hariri.
L'Odissea di Saad Hariri si è conclusa, ieri, con il ritorno in patria
del premier libanese, ma la crisi che egli stesso ha innescato
annunciando le dimissioni, il 4 novembre, da Riad, sembra solo
rinviata, sottolinea Repubblica. Il passo indietro di Hariri, accolto
da centinaia di sostenitori in Libano, per il momento allenta la
tensione nel paese ma i problemi rimangano sul tavolo: da Riad, Hariri
aveva accusato Teheran e Hezbollah di stare cercando di destabilizzare
il suo paese e annunciando per questo le dimissioni. Una scelta,
spiegavano i quotidiani internazionali, dovuta a sua volta
dall'interferenza saudita, che cerca di combattere l'influenza
dell'Iran e del suo braccio armato Hezbollah. “La vera via di uscita da
questa situazione è il disarmo di Hezbollah.- afferma a La Stampa
Moustafa Allouche, consigliere di Hariri - Sono 17 anni che se ne
parla, da quando è finita l'occupazione israeliana nel Sud. Non si è
fatto un solo passo in avanti. Il presidente Aoun deve molto a
Hezbollah, difficilmente farà grosse concessioni su questo punto”.
Germania, monumento alla Memoria nel giardino dell'antisemita.
Il collettivo di artisti tedeschi del “Centro per la bellezza
politica” ha realizzato una versione mini del monumento berlinese alla
Shoah a Bornholm, davanti alla residenza di Bjoern Hoecke, leader
dell'Afd in Turingia noto per le sue esternazioni antisemite e per aver
definito il monumento berlinese "una vergogna". La richiesta del
collettivo è che Hoecke chieda scusa per gli orrori commessi dai
nazisti (Repubblica).
Elezioni palestinesi.
Entro il 2018 nuove elezioni presidenziali e legislative saranno tenute
in Cisgiordania e a Gaza, assieme al rinnovo del Consiglio nazionale
palestinese. A stabilire la data esatta sarà il presidente Abu Mazen,
almeno secondo quanto deciso nelle trattative in corso al Cairo tra
Fatah e il movimento terroristico di Hamas. A proposito di terrorismo,
a Napoli è stata invitata a parlare Leila Khaled, ex militante del
Fronte popolare per la liberazione della Palestina, responsabile del
dirottamento di due aerei negli anni '70. Il sindaco De Magistris è
stato invitato all'iniziativa prevista per il 4 dicembre ma, scrive il
Corriere del Mezzogiorno, non è chiaro se parteciperà.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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