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18 Gennaio 2018 - 2 Shevat 5778


alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Elia Richetti e di Sergio Della Pergola. Nella sezione pilpul una riflessione di Stefano Jesurum, Maria Teresa Milano, Giorgio Berruto e Sara Valentina Di Palma.
 
Reuven Rivlin
@PresidentRuvi
18 Gen

I am proud of all those working in relentless pursuit of the murderers of Rabbi Raziel Shevach. I thank them & all the security forces courageously and heroically taking part in this important operation. Our prayers are with the wounded soldiers & we send them strength and love.
 
 
I proclami di Abu Mazen:
"A Gerusalemme prima noi"
"Noi a Gerusalemme prima degli ebrei”. Questa la posizione sostenuta dal presidente dell’Anp Abu Mazen, intervenuto ieri al Cairo. Parole che arrivano a poche ore dalle gravissime dichiarazioni sul negoziato (“Oslo è morto”).
Osserva La Stampa: “La doppia mossa di Donald Trump ha messo nell’angolo il vecchio raiss. Abu Mazen ha reagito con rabbia. A ogni discorso i toni, da increduli, sono diventati sempre più duri. Un salto indietro di trent’anni, fino alla ricusazione degli accordi di Oslo, del riconoscimento dello Stato ebraico”.

Leggi del '38, ecco il processo. In scena stasera all’Auditorium parco della Musica di Roma “Il Processo”, rappresentazione teatrale dedicata alle Leggi razziste del ’38 che vedrà sul palco giuristi ed esperti di diritto tra i più qualificati. “Un processo al re e al fascismo, ma anche all’Italia di oggi smemorata, distratta, quella che ‘il Duce fece anche cose buone'” scrive tra gli altri Il Fatto Quotidiano. “Vogliamo sfatare la leggenda che le Leggi razziste furono un provvedimento all’acqua di rose” afferma al riguardo la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. “A distanza di ottanta anni, il fatto che questo Paese non abbia fatto i conti con la storia si rivela pericoloso” aggiunge Viviana Kasam, giornalista, scrittrice e curatrice dello spettacolo.
Da registrare anche il patetico intervento dell’Unione Monarchica, un cui rappresentante al Tempo dichiara: “I processi prevedono anche una difesa, invece a noi non è stato chiesto niente”. Per il quotidiano romano, non nuovo a controverse uscite sul tema della Memoria, l’evento di stasera rischia addirittura “di trasformarsi in un caso”.

Il calcio e l'emergenza razzismo. Sulla Gazzetta dello sport si parla di “emergenza razzismo” negli stadi italiani. Un’emergenza per cui le istituzioni preposte si sarebbero finora mosse in modo non adeguato. Si cita ad esempio il caso degli adesivi antisemiti con Anna Frank giallorossa, con una sentenza di primo grado piuttosto mite alle porte. “La richiesta della Procura sarà al massimo di una gara a porte chiuse. E non è scontato – sostiene la Gazzetta – che si arrivi alla condanna”.

L'intervista a Fontana. “Non mi riconosco in quella frase. Da amministratore e da uomo ho sempre mostrato la massima disponibilità e vicinanza a tutti. Non sono mai stato né xenofobo né razzista. Infatti, benché io sia orgogliosamente leghista da sempre, nessuno mi ha mai insultato né tantomeno denunciato per questo”.
È quanto sostiene Attilio Fontana, candidato alla Regione Lombardia per il centrodestra, in una intervista con La Stampa.

L'Italia indifferente. Intervistata da Famiglia Cristiana sul suo ultimo libro, la scrittrice Lia Levi dice a proposito delle Leggi del ’38: “Penso che siano state sottovalutate e che tutte le colpe sono state riversate sui tedeschi. Gli italiani hanno cercato di minimizzare, non si è mai davvero preso coscienza di questa pagina della nostra storia. Tutti gli Stati, compreso il Vaticano, hanno chiesto scusa agli ebrei, l’Italia no”.

Il Libano boicotta Spielberg. Vietata in Libano la proiezione del film The post. “Il comitato di censura l’ha escluso per il boicottaggio di Israele che vige nei Paesi della Lega Araba dai tempi di Adamo ed Eva. La ragione – si legge sul Giornale – è l’odio istituzionale verso l’ebreo più integralmente hollywoodiano che si possa immaginare, Steven Spielberg”. Sul Foglio, in un pezzo in cui si cita il rapporto sulle libertà della ong statunitense Freedom House, si parla di Israele come di “oasi nel deserto”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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