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Il ritorno di Mussolini

rassegnaContinua a far parlare il film Sono tornato, con Benito Mussolini redivivo, che sarà nelle sale a partire dal primo febbraio. Molto positiva la presentazione di Repubblica: “Il punto – si legge – è che la storia può ripetersi. Il film lo spiega in maniera grottesca e satirica. Come la pellicola che lo ispira uscita nel 2015 in Germania. Lui è tornato, si chiama il film tedesco (su Netflix) e descrive la ricomparsa di Hitler nelle strade di Berlino”. Con una significativa differenza: “Nel film originale si avverte di più il senso di colpa per il nazismo, ma si anticipa anche il sorprendente risultato elettorale di Afd. In Sono tornato il senso di colpa è assente. Al massimo c’è l’indifferenza”. Dice Massimo Popolizio, l’attore che interpreta Mussolini: “Il film mostra con quanta leggerezza la gente sia disposta a credere, alla tv, ai social media o al primo imbonitore, anche quando dice cose tremende contro gli immigrati o contro gli italiani stessi. Nel film è Mussolini, ma potrebbe essere chiunque sappia intortare le persone e usare i media con due o tre slogan a effetto”.

Diserterà le iniziative per il Giorno della Memoria l’assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese Davide Romano. “Molti la leggeranno come una provocazione. E vuole esserlo. So anche che il rischio è alimentare le polemiche. Ma mi dicano che senso ha celebrare una giornata in cui si ricorda il passato se non si guarda al presente” dichiara Romano al dorso locale del Corriere. Il riferimento è alla recente manifestazione di sostegno alla causa palestinese in cui sono stati gridati slogan antisemiti. Afferma Romano: “La storia insegna che gli ebrei non sono mai gli unici, sono solo i primi. E noi registriamo che è la prima volta che si passa dall’odio antisionista ad evocare in una piazza pubblica senza vergogna l’odio per gli ebrei”. Nell’articolo si ricorda il recente intervento del presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia rav Alfonso Arbib, che in una lettera al Corriere aveva sottolineato: “Assistiamo sempre più frequentemente a manifestazioni di antisemitismo che non è mai stato del tutto debellato e che, come un virus, si è mutato in quelle subdole forme di antisionismo che non sembrano provocare le reazioni di indignazione e di scandalo che dovrebbero suscitare”.

“La sinagoga di el-Ghirba è stata per secoli il cuore pulsante di una tra le più fiorenti e attive comunità ebraiche del mondo arabo. Fino al 1967 gli ebrei di Djerba erano circa 110 mila. Oggi sono meno di 1500 in tutta la Tunisia”. È lo sconfortante quadro dell’ebraismo tunisino proposto dalla Stampa, a poche ore dal tentativo di incendio dell’antica sinagoga locale.

A rischio la partecipazione dell’Iran ai prossimi mondiali di calcio. Il motivo è nel comportamento tenuto dalla federazione nei confronti del calciatore Ehsan Hajsafi, che in estate (quando vestiva la maglia del Panionios), prima di un incontro con il Maccabi Tel Aviv, aveva stretto come prassi la mano ai calciatori avversari. Da allora il commissario tecnico non lo ha più convocato in nazionale e ora la Fifa sta monitorando il tutto. Scrive Avvenire: “Se si scoprisse che la scelta del ct iraniano è un’imposizione del governo si configurerebbe una violazione dei regolamenti internazionali”.

Scarso interesse, sui giornali, per la notizia dell’uccisione del rabbino Raziel Shevach da parte di terroristi palestinesi. Un episodio, scrive l’Osservatore Romano, “che s’inquadra in un’escalation delle violenze in atto da diverse settimane in tutta la Cisgiordania”.

Lia Levi, intervistata dal Fatto Quotidiano, presenta il suo nuovo libro Questa sera è già domani. Ispirato alla vita del marito Luciano Tas, racconta la vita di un ragazzino ebreo al tempo delle persecuzioni. Dice la scrittrice: “Mio marito raccontava la sua storia in casa, a episodi, oppure la scriveva su un libretto di appunti, ma dal punto di vista di un saggista, con piglio ironico e divulgativo. Gli episodi che narrava mi hanno sempre stimolato”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(11 gennaio 2018)