Ephraim Mirvis, Rabbino capo di Gran Bretagna
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Il
rabbino Eliezer Askari, cabalista vissuto nel XVI secolo, è autore del
poema Yedid Nefesh. Ha anche scritto un’altra bellissima poesia,
Bilvavi, e in essa ha scritto: “Bilvavi Mishkan Evneh l’hadar k’vodo” –
“Nel mio cuore, costruirò un Mishkan, per riflettere la gloria di
Hashem”.
Questa è l’essenza di ciò che il Mishkan ha rappresentato; attraverso
le nostre esperienze al suo interno, ci ha ispirato a portare nel cuore
quel piccolo Mishkan, a portare con noi la presenza di Hashem ovunque
andassimo.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Sono
cadute le ideologie, ma sono venute meno anche le idee, e il risultato
di queste votazioni lo dimostra. Non si è votato un progetto politico o
economico. Si sono votate le battute televisive e qualche frammentario
slogan ideologico: ‘immigrati sì, immigrati no’, ‘vi abbassiamo le
tasse’, ‘Fornero sì, Fornero no’, ‘fuori dall’Europa’, ‘no all’euro’.
Nessun progetto in base al quale fondare la politica di un paese, il
che consentirà, ancor più del solito, di non doversi attenere ad alcuna
linea coerente. Si è scelto di raccattare voti solleticando la pancia
della massa. Il tutto reso possibile dal personalismo e dal
disfacimento della sinistra.
Quel che è peggio, poi, è che sia caduto il concetto di verità.
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Israele verso le elezioni
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Nonostante
gli appelli all’unità del Primo ministro Benjamin Netanyahu alla sua
colazione, l’opzione elezioni anticipate sembra sempre più probabile in
Israele. Secondo i media locali, la frattura tra partiti religiosi e il
ministro della Difesa Avigdor Lieberman sulla legge che prevede
l’esenzione dalla leva obbligatoria per gli studenti delle yeshivot
difficilmente sarà ricomposta. Questo pomeriggio, il Comitato
Ministeriale per la Legislazione ascolterà un appello del Ministro
dell’Immigrazione Sofa Landver di Yisrael Beytenu – partito di
Lieberman – contro la controversa norma. E intanto Lieberman ha
minacciato di togliere il suo appoggio all’esecutivo se la legge
dovesse passare, il che porterebbe Netanyahu ad avere una maggioranza
alla Knesset che si regge su un solo seggio. Da qui, il possibile
ritorno alle urne. “Se ci saranno elezioni, vincerò ancora”, il
virgolettato di Netanyahu riportato oggi dal quotidiano cattolico
Avvenire.
Gli ebrei e la storia italiana. Sul Corriere della Sera Paolo Mieli
dedica un’ampia analisi al libro dello storico Giacomo Todeschini, Gli
ebrei nell’Italia medievale, che sta per essere pubblicato da Carocci.
Secondo Todeschini, ripreso da Mieli, “per decenni abbiamo introiettato
uno stereotipo storiografico mai esplicitamente dichiarato, che può
essere riassunto nell’idea ‘alquanto divulgata della storia degli ebrei
nell’Italia medievale come storia di una convivenza felice,
repentinamente interrotta dalle polemiche antiebraiche del Quattrocento
culminate nell’età dei ghetti’. Un’idea – sottolinea Mieli – che ci
porta fuori strada”. “Gli ebrei per secoli non furono ‘né tollerati, né
sistematicamente avversati’, dal momento che ‘l’inesistenza di una
maggioranza forte dal punto di vista politico-religioso’ e ‘la natura
ancora elitaria e ristretta a circoli aristocratici decisamente
acculturati della religione imperiale cristiana’ facevano dell’Italia
ostrogota, romana e longobarda ‘un arcipelago di usanze e di norme, di
pratiche religiose e di abitudini rituali, nell’ambito delle quali la
specificità ebraica non spiccava particolarmente’”.
Parolin: “Gerusalemme? Siamo per lo status quo”. Intervistato da
Repubblica sul lavoro diplomatico del Vaticano a livello internazionale
da quando al soglio pontificio c’è Bergoglio, il cardinale Pietro
Parolin interviene sul riconoscimento del presidente Usa Trump di
Gerusalemme come capitale d’Israele. “È un tema molto sensibile, sia
per l’aspetto politico, che deve essere oggetto di negoziati tra
israeliani e palestinesi, sia per il suo simbolismo religioso, legato
alla sua identità di Città sacra per le tre grandi religioni monoteiste
e patrimonio dell’umanità. Le Nazioni Unite hanno votato varie
Risoluzioni. La posizione della Santa Sede – afferma Parolin – è in
linea con quella espressa dalla Comunità internazionale e, oggi più che
mai, sottolinea l’importanza dell’osservanza dello status quo della
Città e della tutela della sua identità attraverso uno Statuto
internazionalmente garantito. Le prese di posizione ‘unilaterali’ che
si pongono contro le Risoluzioni Onu, rischiano di destabilizzare il
già precario equilibrio mediorientale, introducendo nuovi elementi di
tensione”.
Putin e le interferenze russe nelle elezioni Usa. Il Fatto in una breve
riporta la frase pronunciata dal presidente russo Vladimir Putin,
impegnato in campagna elettorale, secondo cui i responsabili delle
interferenze nelle Presidenziali Usa – conclusesi con la vittoria di
Trump – “forse non sono neppure russi, forse sono ucraini, tatari,
ebrei, che hanno solo la cittadinanza russa”. Parole che sembrano
suggerire che un ebreo russo non sia veramente un russo e che hanno
sollevato le critiche di associazioni ebraiche e parlamentari Usa.
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il seminario europeo a roma "Comunicazione, facciamo rete"
Costruite
le premesse, attivato un confronto che ha coinvolto figure
professionali che operano nella comunicazione di enti e associazioni
ebraiche di 16 diversi paesi europei, la sfida è quella di dare
continuità a un progetto che possa durare nel tempo. Di implementare
una rete ancor più solida di scambio di informazioni ed esperienze.
“How we can be more connected?”. Era questa, non a caso, la domanda che
ci si è posti al termine del seminario in tre giornate “First European
Jewish Media Professionals Encounter” svoltosi a Roma su iniziativa
dello European Council of Jewish Communities, con il sostegno di
American Jewish Joint Distribution Committee e con il patrocinio
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Le pratiche per una buona comunicazione, i diversi strumenti a
disposizione e i diversi target da raggiungere, al centro dei
molteplici approfondimenti che hanno segnato il seminario. Feedback in
genere positivi per un’esperienza che ha analizzato – tra i tanti temi
– le potenzialità dello storytelling, il ruolo dei social media, la
differenza di linguaggio nella comunicazione verso un pubblico interno
e verso uno esterno.
“È fondamentale che da questa esperienza nasca una rete, un sentire
condiviso” dicono in coro il direttore dei programmi ECJC Mariano
Shlimovich e il direttore dei programmi pan-europei di JDC Mario
Izcovich, i due principali animatori dell’iniziativa.
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qui milano - tempo di libri
"Talmud, pilastro dell'identità"
“Tutto
ciò che gli ebrei sono oggi, sta nelle pagine di questo testo. Come e
perché osserviamo le feste, lo Shabbat, la Kashrut, tutte le altre
norme. La base dell’osservanza è nel Talmud, pilastro imprescindibile
dell’identità ebraica” spiegava a Pagine Ebraiche (Dossier Talmud,
gennaio 2018) rav Gianfranco Di Segni, coordinatore del Collegio
rabbinico italiano e curatore della traduzione in italiano del Trattato
Berakhot (edizioni Giuntina). E proprio il Trattato Berakhot è stato
presentato da rav Di Segni, assieme allo studioso Stefano Levi Della
Torre, al pubblico milanese in occasione di questa edizione di Tempo di
Libri. “Nove i capitoli in cui è suddiviso Berakhot. I primi tre – ha
spiegato il rav – si occupano della lettura dello Shemà’ e delle
berakhòt associate alla sua lettura”.
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qui
milano - il convegno
De
Benedetti, ricordo a più voci
Da
motzè shabbat a domenica sera si è tenuto a Milano un convegno di
studio e approfondimento della complessa figura del biblista e filosofo
astigiano Paolo De Benedetti (1927-2016) incentrato sul suo pensiero
religioso. L’incontro è stato promosso da Biblia, Associazione laica di
cultura biblica, di cui De Benedetti è stato a lungo vice-presidente e
presidente onorario nonché ‘maestro’, e oggi presieduta da Agnese Cini.
Dopo una carriera nel mondo editoriale in Bompiani e Garzanti, è stato
a lungo docente di giudaismo alla facoltà di Teologia dell’Italia
settentrionale a Milano e negli istituti (non ecclesiatici) di Scienze
religiose a Trento e Urbino. Chi scrive ne ha presentato la complessa
identità a partire dalle radici familiari, dalla sua formazione
filologica e filosofica nella Milano degli anni Cinquanta e
dall’impatto con l’amico, filosofo cattolico della religione, Italo
Mancini nella scoperta di Bonheoffer e Dostoevskij, e parallelamente di
Agnon, Buber, Wiesel, Petuchowski, Neher e altri esponenti del pensiero
ebraico, che De Benedetti contribuì a far tradurre e pubblicare in
Italia.
Massimo Giuliani
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Politics & Literature
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I
giuristi ben conoscono l’indirizzo Law & Literature, coi suoi
rispettivi guru, epigoni, gregari e artisti di strada. Dall’altra parte
dello spettro, troviamo i politologi, che provano, con esiti alterni, a
cimentarsi nelle classificazioni, fra le quali s’impone, da ultimo,
quella che fa ricorso alla categoria del populismo, il cui massimo
esponente sarebbe stato l’argentino Juan Domingo Perón. La differenza
col marxismo è netta; un conto è rivolgersi al proletariato, classe che
interpreta un ruolo salvifico nella narrazione classica, meglio se
guidato da borghesi, ottimo se condotto da aristocratici, altro è il
riferimento indifferenziato al popolo, presunta monade connotata dal
suo carattere alquanto sfuggente. Tuttavia, per quanto sfuggente, il
popolo è un’entità eterna, mentre il proletariato, quanto meno nella
sua accezione classica, è stato sostituito dalla cibernetica,
dall’informatica e, soprattutto, dalla delocalizzazione.
Emanuele Calò, giurista
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