
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Iniziamo
il libro del Levítico tra una chiamata di Moshe da parte di Dio, una
piccola aleph che ci ricorda l’umiltà e le regole sui sacrifici che in
ebraico hanno la stessa radice della parola che indica la vicinanza.
Siamo vicini all’altro se ascoltiamo la sua chiamata e se impariamo a
chiamare con umiltà sacrificando parte di un ego inutile.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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Di
fronte alle macerie della periferia di Damasco e alle file di profughi
in fuga o sentendo dell'assedio impietoso della città kurda di Afrin,
si ha la netta impressione che i giorni della memoria, le riflessioni
sui giusti, le manifestazioni che celebrano lontane pacificazioni siano
solo dei vani esercizi di retorica. L'incapacità - quando non la
mancanza di volontà - di attivare strategie politiche efficaci e quando
serve interventi militari e assistenziali che mettano fine a disastri
umani e morali irreparabili è un segno allarmante del degrado morale in
cui ci stiamo inoltrando.
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Hariri alla Farnesina
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Lo
scorso gennaio il capo di Stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot ha
avvertito che il movimento terroristico libanese di Hezbollah sta
implementando la sua capacità militare, infrangendo le risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma secondo il Primo
ministro libanese Saad Hariri, intervenuto ieri alla Farnesina, la
principale minaccia per il suo paese sarebbe Israele, non i terroristi
di Hezbollah che erodono il suo potere. Davanti ai rappresentanti di 40
nazioni, del segretario dell’Onu Guterres e dei membri della Lega Araba
arrivati a Roma per partecipare alla seconda conferenza ministeriale di
Roma per il sostegno alle forze di sicurezza di Beirut, Hariri ha
sostenuto che i finanziamenti stanziati per il Libano non finiranno
nella mani di Hezbollah. “Non succederà mai. La storia del Libano
dimostra che gli aiuti stranieri alle nostre forze di sicurezza sono
sempre arrivate a destinazione, non abbiamo mai perduto armi e mai
succederà. Chi mette in giro queste voci è Israele, ma si tratta di
propaganda contro di noi”, la teoria di Hariri. “II ministro degli
esteri Alfano – scrive La Stampa – non aggiunge altro e sottolinea
invece l’importanza della Conferenza ai fini di ‘un più ampio sostegno
istituzionale alla politica di dissociamento del Libano dalle crisi
regionali’”.
Russia-Gran Bretagna, crisi internazionale. Dopo la decisione del Primo
ministro britannico Theresa May di espellere 23 diplomatici russi dal
Regno Unito come ritorsione per l’avvelenamento dell’ex spia russa
Sergei Skripal e di sua figlia, è arrivata la risposta dal Cremlino: il
ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato che espellerà a
sua volta dei diplomatici britannici dal paese. Mossa prevedibile,
riportano i quotidiani, con i rapporti tra Londra e Mosca sempre più
tesi dopo i diversi casi di avvelenamento di russi in territorio
britannico. Tra questi casi, racconta Repubblica, c’è quello di Georgy
Shuppe, il genero del defunto oligarca nemico di Putin, Boris
Berezovsky. Il quotidiano intervista a riguardo un amico di Shuppe,
Mikhail Nekrich, “ingegnere minerario nato nell’ex Unione Sovietica e
oggi titolare di due passaporti, svizzero e israeliano”. Secondo
Nekrich i presunti avvelenamenti non sono necessariamente frutto di un
diretto ordine del Cremlino. “Putin è vicino al quarto mandato e
attorno a lui c’è chi non ha bisogno di ordini, così, appena capisce
che qualcuno non è gradito all’imperatore, si muove per colpirlo.
D’altra parte, anche se non c’è più il comunismo questa è la tradizione
sovietica dai tempi di Trotsky. Colpire i nemici anche all’esterno per
ingraziarsi i capi, destabilizzare gli Stati esteri e terrorizzare i
dissidenti interni”.
“Oggi, i razzisti non si nascondono”. Sulle pagine bolognesi di
Corriere della Sera e Repubblica due ampi resoconti dell’incontro ieri
in città tra la senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre
e circa mille ragazzi di scuole superiori e medie. “Razzisti e
antisemiti sono sempre esistiti, solo che dopo la guerra stavano
coperti, si vergognavano. Adesso hanno perduto ogni pudore, commettono
l’oscenità di riparlare”, il monito di Segre, che poi, nel raccontare
la sua testimonianza, afferma di sperare “che almeno uno su mille” dei
tantissimi ragazzi incontrati sino ad oggi “preserverà questa memoria.
Però non mi illudo, il rischio è che la Shoah diventi una riga nei
libri di storia quando noi sopravvissuti non ci saremo più”.
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la minaccia dei terroristi di hezbollah
Israele-Libano, tensione al nord
Il
27 febbraio scorso, di ritorno da una visita con un delegazione del
Congresso americano in Medio Oriente, il senatore repubblicano Lindsey
Graham ha annunciato che il Libano meridionale sarà il teatro della
“prossima guerra”. Parlando con i giornalisti Graham, senatore della
Carolina del Sud, ha spiegato che i funzionari israeliani hanno messo
in luce che Israele è pronta a colpire il movimento terroristico
libanese Hezbollah e le sue fabbriche di missili. “Ci hanno detto senza
mezzi termini che se questa minaccia continua, saranno costretti a
intervenire”, ha detto Graham. E i terroristi di Hezbollah,
rileva l'analista franco-libanese Moni Alami, sembrano essere pronti a
questa possibilità. Il movimento “sta affinando le sue competenze e
svolgendo un ruolo poliedrico in Siria, dove ha anche conseguito
diversi importanti obiettivi, secondo uno dei suoi militanti e secondo
fonti vicine al gruppo libanese”, scrive Alami. A confermarlo le parole
rilasciate a Reuters del vice segretario generale di Hezbollah, lo
sceicco Naim Qassem, secondo cui il movimento terroristico “è pronto ad
affrontare un'aggressione se dovesse avvenire, o se Israele dovesse
decidere di intraprendere qualche azione folle”. “Ma – ha aggiunto
Qassem - non sembra che le circostanze siano favorevoli per una
decisione israeliana verso una guerra". Leggi
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gli incontri a torino, bologna, milano, roma
Cristiani, drusi, beduini d'Israele Le minoranze si raccontano
L'immagine
d'Israele attraverso una prospettiva diversa, quella delle sue
minoranze: a raccontare cosa significa essere cristiani, musulmani e
drusi in Israele saranno tre giovani invitati in Italia dall'ambasciata
israeliana a Roma. Quattro le città coinvolte, Torino, Milano, Bologna
e Roma in cui Jonathan Nizar Elkhoury, Muhammad Ka’biya,
Lorene Khateeb porteranno la loro testimonianza su realtà meno
conosciute ma importanti della società israeliana. Jonathan Nizar
Elkhoury, è coordinatore minoranze dell'organizzazione no profit
“Reservists on Duty (nell'immagine a sinistra, al suo fianco Kabiya e
altri membri dell'associazione)”: di origine libanese, Jonathan è
arrivato in Israele come rifugiato assieme alla famiglia nel 2001. Di
famiglia cristiana, collabora a diversi progetti per l’integrazione dei
cristiani nella società israeliana e in passato è stato portavoce del
Christian Empowerment Forum. Muhammad Ka’biya, rappresenterà invece la
comunità israeliana beduina: cresciuto nel villaggio Kabiya (dal nome
della sua famigila), nel nord di Israele, Muhammad ha fatto servizio
militare nell’aeronautica come soldato speciale nelle operazioni di
salvataggio. E infine, Lorene Khateeb, ragazza drusa del villaggio
di Smea in Galilea. Studentessa di sociologia e antropologia
all’Università di Haifa, Lorene è un’attivista nella comunità drusa e
in particolare lavora con i giovani. Ha partecipato al National Project
UNICEF e con l’organizzazione Open Door, che lavora con famiglie e
minoranze. Leggi
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qui roma - la festa dedicata a purim
“Asili ebraici, il nostro futuro”
Un
palco gremito di bambini, protagonisti dal primo all’ultimo minuto. E
in sala, ad assistere alla prova, un pubblico folto e appassionato.
Una serata di autentica partecipazione in tutti i sensi quella che ha
portato negli scorsi giorni il calore di una intera Comunità alla
recita di Purim degli Asili infantili israelitici di Roma.
Non nasconde la soddisfazione il presidente degli Asili, Gino Moscati,
e non manca di ringraziare i tanti che si sono prodigati per il buon
esito dell’iniziativa. La direttrice Judith Di Porto, le insegnanti, il
personale.
“È stata una serata davvero significativa – afferma – anche per la
presenza dei tanti amici che ci sono venuti a sostenere. Cito tra gli
altri la presidente UCEI Noemi Di Segni, la presidente della Comunità
romana Ruth Dureghello, le assessore Giordana Moscati e Daniela Debach,
il rav Roberto Colombo, il Consigliere dell’Unione Giacomo Moscati”. Leggi
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qui torino
Nizza, una storia ebraica
La
“Nazione Ebrea” di Nizza. Popolazioni, istituzioni, usi e costumi
(1814-1860), questo il libro presentato nei locali della Comunità
Ebraica di Torino, pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, con il
contributo della Fondazione Guglielmo De Lévy.
In apertura i saluti di Giuseppe Pichetto, presidente del Centro Studi
Piemontesi e di Emanuele Menotti Chieli, console onorario della
Repubblica francese a Torino. A mettere in luce le peculiarità del
lavoro di ricerca archivistica e di ricostruzione storica, sono gli
interventi di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di
Torino e curatore della prefazione; di Marco Carassi, già direttore
dell’Archivio di Stato di Torino e di Rosanna Roccia, direttore “Studi
Piemontesi”. A dialogare con i relatori, l’autrice Simonetta
Tombaccini, archivista presso l’Archivio dipartimentale delle Alpi
Marittime. Leggi
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la raccolta curata dall'ucei
Dalla difesa della razza,
alla difesa dei diritti
Dallo
Statuto Albertino, che sancì l’Emancipazione degli ebrei sotto i
Savoia, al tradimento delle Leggi razziste del 1938, fino alla
Costituzione italiana. Sono alcuni delle norme che fanno parte della
raccolta di provvedimenti curata dall’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane sotto al titolo “Dalla difesa della razza alla difesa dei
diritti” (clicca qui
per consultare la raccolta) e realizzata in occasione della
rappresentazione “Il processo, a 80 anni dalla firma delle leggi per la
difesa della razza”. “Questa pubblicazione riporta un’antologia di
provvedimenti legislativi, relativi a tre fasi – spiega
nell’introduzione della raccolta nata da un’idea di Nando Tagliacozzo,
la Presidente UCEI Noemi Di Segni – che rappresentano un percorso:
dalla legittimazione dell’odio e vessazione anti ebraica alla tutela
contro ogni forma di odio e violenza". Leggi
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Come un bicchiere di vino |
Qualcuno mi definirà un’incosciente digitale. O forse un’ingenua digitale.
Non ho paura per la mia privacy perché sono convinta che i fatti miei
non interessino a nessuno. Non mi dà fastidio che gli allievi cerchino
informazioni su internet - anche se so bene che la probabilità di
incappare in siti del tutto inattendibili è elevatissima - perché
sospetto che in molti casi le fonti cartacee di cui dispongono siano
altrettanto inattendibili, e per di più datate. Non mi scandalizza
vedere persone sul treno o in metropolitana con gli occhi rivolti
esclusivamente allo schermo dello smartphone, e a volte io stessa sono
una di queste. Non mi cancello mai dai gruppi whatsapp in cui mi trovo
inserita.
Anna Segre, insegnante
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Il lavoro di Erdogan |
"Via
da Afrin soltanto quando il lavoro sarà finito” ha esordito il
presidente turco Recep Erdogan in risposta alla richiesta da parte
dell'Europarlamento di ritirare le proprie truppe dall'enclave curda.
Quel “lavoro” di cui parla Erdogan, ha procurato fino ad oggi la morte
di almeno 4.000 persone in poco più di un mese, il bombardamento di
ospedali e altri luoghi civili, e migliaia di sfollati che in questa
area avevano trovato rifugio dopo la fuga dalle altre zone siriane
sotto il controllo di Assad, di Daesh e dei “ribelli”. L'obiettivo per
il regime turco non è la difesa dei propri confini "minacciati”, ma
quello di “liberare” e mettere in un modo o nell'altro sotto il proprio
controllo la regione curda del Rojava che si estende sino ai confini
dell'Iraq.
Francesco Moises Bassano
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