Giuseppe Momigliano,
rabbino
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La
Haftarà di Shabbat Ha-gadol, il sabato che precede Pesach, si conclude
con il confortante annuncio del tempo, preconizzato dal profeta
Malakhì, in cui il Signore invierà nuovamente il Profeta Elia, con il
compito di ristabilire armonia, pace e pienezza di fede nel popolo
d’Israele, riportando “il cuore dei padri ( verso il Signore) per mezzo
dei figli e il cuore dei figli (verso il Signore) per mezzi dei padri.”
( Malakhì 3,23). Fino ad allora però le cose non saranno così semplici,
e l’idillio della condivisione tra padri e figli, tra una generazione e
l’altra, sarà spesso ben lontano dal trovare realizzazione, come ben ci
testimonia il famoso brano della Haggadà di Pesach in cui si parla di “
quattro figli”.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Vladimir
Putin ha vinto le elezioni. Niente che non si sapesse già, anche se
bisogna ammette che l’ondata di astensionismo tanto auspicata
dall’opposizione (in cima dal blogger dissidente Navalnij) non si è
verificata. Putin ha vinto col pieno sostegno popolare e con la più
importante percentuale mai riscossa durante la sua lunga vita politica.
Cosa dice a noi questo risultato assai atteso? Mentre tutti discutono
di fake news, di dati rubati, di influenze dall’Est sulle campagne
elettorali dell’Ovest, sembra passare inosservato il dato ai miei occhi
più rilevante: nel mondo si sta consolidando un potere verticistico che
pare più adatto a gestire le complesse dinamiche del mondo globalizzato.
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I veleni di Abu Mazen
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L’esercito
israeliano ha ammesso per la prima volta di aver attaccato e distrutto
un reattore siriano all’inizio del settembre 2007. È la prima volta che
il Paese si assume la responsabilità dell’attacco. “Tra il 5 e il 6
settembre 2007 la nostra aviazione ha colpito e distrutto un reattore
nucleare in fase avanzata di costruzione a Deir ez-Zor, 450 chilometri
a nord di Damasco” si legge in un comunicato.
Mahmoud Abbas, veleni prima dell’addio. Il presidente palestinese
Mahmoud Abbas ha insultato l’ambasciatore americano in Israele, David
Friedman, definendolo “figlio di un cane”. “Tre giovani israeliani sono
stati assassinati a sangue freddo nel weekend e dall’Autorità nazionale
palestinese non è arrivata nessuna condanna, un silenzio assordante. E
qual è stata la risposta di Abu Mazen. L’ho vista sul mio smartphone:
mi ha definito un figlio di un cane. E’ un discorso politico o
antisemitismo? Decidete voi”, la replica dell’ambasciatore Friedman al
leader palestinese da tempo in declino e che presto dovrebbe lasciare
la leadership dell’Anp. “Abu Mazen – scrive Fiamma Nirenstein sul
Giornale – sembra la frustrazione impersonificata: con gli americani
rifiuta di parlare mentre essi stanno per presentare il loro progetto
di pace, ha dichiarato il suo disprezzo per l’Egitto che non sa
garantire l’accordo con Hamas, e l’Arabia Saudita perché ha interessi
in comune con Israele contro l’Iran”.
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Ticketless - Le elezioni e il Nord
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Le
elezioni hanno posto all’ordine del giorno anche una questione
settentrionale. Non le richieste affannose del reddito di cittadinanza,
che si sono viste al Sud. È la parola “lavoro” che ha perso la funzione
etica di un tempo. Questa settimana ho rivisto un vecchio amico che
vive nei paesi del Nord Europa; il Welfare lo conosce per diretta
esperienza e così, scherzando, ma non troppo, anzi, con quel filo di
perfidia tipico di chi da tempo, senza pentirsene, si è allontanato
dall’Italia, mi ha confidato che quando in campagna elettorale sentiva
Salvini urlare “Aboliremo la Fornero!” gli sembrava che dicesse
“Abbasso la squola!”. Sia ben chiaro. Nessuno pensa che la legge
Fornero sia una meraviglia: splende per le sue contraddizioni, ma
chiederne l’abolizione tout court è sogno di Bengodi, ogni politico
serio dovrebbe saperlo.
Il nord ebraico ha offerto al neonato Stato italiano esempi
straordinari di attaccamento al lavoro, da Levi teorizzato nella
“Chiave a stella”. Ve li vedete Faussone o Marcovaldo difendere le baby
pensioni o ricorrere all’Ape social? Gli esempi più significativi
risalgono al riformismo socialista d’inizio novecento: Camillo e poi
Adriano Olivetti ad Ivrea, le scuole professionali seminate da ebrei in
tutta la Padania. La Società Umanitaria di Augusto Osimo ne sosteneva
parecchie. Alzerebbe gli occhi al cielo, la buonanima di Osimo di
fronte alla “alternanza scuola-lavoro”. Una legge giusta, sia ben
chiaro, diventata una babele burocratica, che si crogiola nella
retorica del “saper fare”, ma ha perso ogni contatto con il reale
significato della parola “lavoro”.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Via Fani
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Come
tutte le celebrazioni, tutte le commemorazioni, tutti gli anniversari
di qualsiasi avvenimento tragico e doloroso, di ogni vicenda di dolore,
morte, riscatto, segnata da lacrime, sangue, lutto, che abbia segnato
la storia del nostro Paese, in nome della quale gli uomini sarebbero
chiamati a unirsi in un momento di raccoglimento, di silenzio, di
memoria, di solidarietà, di compassione – dalla liberazione di
Auschwitz alla strage di Bologna, da Marzabotto al 25 aprile, dalle
Fosse Ardeatine alle Torri Gemelle -, anche il quarantennale
dell’eccidio di via Fani ha offerto l’occasione, puntualmente, ad
alcuni nauseabondi ectoplasmi che infestano i bassifondi delle nostre
città di ricordarci che esistono, che ci sono ancora, e non hanno
alcuna intenzione di ritirarsi, di andare in pensione.
Francesco Lucrezi, storico
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