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17 aprile 2018 -  2 Iyar 5778
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scienzA

Lungo i sentieri del genere umano 

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img headerGuido Barbujani, Andrea Brunelli / IL GIRO DEL MONDO
IN SEI MILIONI DI ANNI / Mulino

“Non si sa quanti anni abbia esattamente Esumim. Quando, socchiudendo gli occhi, ne dichiara tre milioni, oppure sei, tutti scuotono la testa, ma appena appena perché, comunque sia, un’età venerabile ce l’ha, e non si vorrebbe offenderlo; l’unica incertezza è se sia il caso di celare del tutto lo scetticismo, o invece di manifestarlo in qualche modo, ogni volta che la spara grossa, il che capita di frequente. Ma poi si rimette a raccontare le sue storie, la gente bislacca che frequentava, i posti che ha visto, e senza volerlo si finisce per credergli, almeno un po’. A volergli credere fino in fondo, Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità, fin dalla prima a sentir lui, fin da quando stavamo sugli alberi, con un cervellino grande su per giù come quello degli scimpanzé. Difficile fare obiezioni, chiedergli come mai la sappia così lunga anche su posti in cui non si capisce come possa essere stato”. Si apre così il nuovo libro del genetista Guido Barbujani, scritto a quattro mani con il ricercatore Andrea Brunelli, e dedicato al tema delle migrazioni: Il giro del mondo in sei milioni di anni (Il Mulino), il titolo del volume che da voce a un testimone immaginario, Esunim (acronimo di Esseri umani in movimento), attraverso cui il lettore è accompagnato in un viaggio nella storia dell'umanità.

Pagine Ebraiche, aprile 2018
 

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NARRATIVA

Il racconto di Yehonatan

img headerYishai Sarid / IL TERZO TEMPIO / Giuntina

In un futuro allucinato, in una cella buia dove giunge solo il rumore del mare, è imprigionato il figlio del Re d’Israele, il giovane Yehonatan, intento a scrivere la storia di suo padre Yehoaz, dopo gli incredibili avvenimenti degli ultimi anni.
Suo padre infatti aveva risollevato la terra d’Israele dalle ceneri della distruzione avvenuta nelle dissolute città costiere, devastate da un attacco nucleare arabo. Guidato dalla voce di Dio, Yehoaz aveva creato un nuovo regno ebraico, ritrovato l’Arca dell’Alleanza e fatto costruire il Terzo Tempio.
È questa la premessa catastrofista e disturbante del romanzo di Yishai Sarid “Il Terzo Tempio”, edito da Giuntina, all’uscita in Israele balzato in breve tempo in vetta alle classifiche.

mdp 

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filosofiA

Revisionismo biblico,
il primo fu Mosè

narrativa

Il nazifantasma
delle Catacombe

Micah Goodman / L’ULTIMO DISCORSO
DI MOSÈ
/ Giuntina

Mosè, il primo revisionista storico. Ossia, il primo ad aver riscritto la storia dell'uscita dall'Egitto e della rivelazione al Sinai. Per attenuare la tesi, il filosofo israeliano Micah Goodman parla anche di Mosè come il primo commentatore della Bibbia, nel senso che i suoi discorsi nel Deuteronomio, il quinto libro della Torah, a ben leggerli sono dei commenti agli altri quattro, con lo scopo di stabilire le priorità della vita dei figli di Israele una volta giunti a vivere nel luogo della promessa divina, nella terra di Israele. In effetti è così: il Deuteronomio non è una semplice ripetizione delle cose già dette in precedenza, non è una "duplicazione" o una "seconda" Legge, come sembra suggerire il nome greco (in ebraico infatti il nome di questo libro biblico è Devarim, Parole). Persino i Dieci comandamenti, dati una prima volta in Esodo, qui arrivano leggermente modificati.

Massimo Giuliani, Avvenire, 11 aprile 2018


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Maurizio De Benedictis / UN FILO DI CORALLO ROSSO / Avagliano

Nonostante le benemerite "giornate della memoria", va purtroppo riconosciuto che la mancata conoscenza della Storia, e in particolare della Storia contemporanea, da parte dei giovani è una vera e propria emergenza educativa. Che si traduce in un'emergenza civile. Una gran parte di quel fenomeno che si designa con l'eufemismo di "populismo", cresciuto nelle politiche e negli elettorati di mezza Europa (compresa la Germania), dipende dall'attitudine verso l'immigrato, considerato quasi nuovo homo sacer (come nel diritto romano arcaico si designava chiunque si potesse uccidere senza commettere omicidio), cioè senza diritti civili e in pratica umani. "Vite non meritevoli di essere vissute", come recitavano i signori in nero delle SS a proposito degli ebrei e degli altri "diversi" di allora.




Roberto Carnero,
Il Sole 24 Ore Domenica, 15 aprile 2018


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