Società
Alla ricerca dei “veri ebrei”
Keith Kahn-Harris / UNCIVIL WAR: THE ISRAEL CONFLICT
ON THE JEWISH COMMUNITY / David Paul
Se mi incontraste per strada, se trovaste una mia foto su internet,
cosa vedreste? A volte potreste vedere un uomo di mezza età, un po’
hipster, ma senza crederci troppo: la mia barba incolta ricorda
Shoreditch, il resto invece è più ordinario. Altre volte potreste
trovare qualche tratto da metallaro: capelli neri lunghi, radi sulla
fronte, abbigliamento scuro e pantaloni mimetici, aspetto perfetto per
un concerto dei Sunn O))). Altre volte ancora sono semplicemente un
comune quarantaseienne, ordinario nei miei vestiti comprati in una
catena di negozi di abbigliamento e con la pancia flaccida. Vedete
qualcosa che vi dica che sono ebreo? Se indossassi il mio Tribly nero
(un regalo di mia moglie per il mio ultimo compleanno) o una giacca
nera, se la mia barba fosse particolarmente curata, forse mi
guardereste una seconda volta e pensereste “è uno di… loro?”. Sì, uno
di quegli ebrei, quelli che si vestono di nero e hanno la barba lunga,
quelli che vivono a Stamford Hill e a Gerusalemme. Hassidici li
chiamano, no? No, non sono uno di loro, e senza la barba e il cappello
non sareste nemmeno caduti nell’errore.
Keith Kahn-Harris, Boundless
Traduzione di Ilaria Vozza,
studentessa della Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori
dell’Università di Trieste, tirocinante presso la redazione
giornalistica UCEI - versione integrale su www.moked.it
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