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28 giugno 2018 - 15 Tamuz 5778
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identità

Come esercitare la Memoria  

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Ricordo dai libri d’arte che il Santuario di Vicoforte presso Mondovì, dove lo scorso inverno hanno trovato requie le spoglie mortali del re Vittorio Emanuele III rientrate dall'Egitto, è famoso nella storia dell'architettura per il fatto di sorreggere la cupola ellittica più grande del mondo. Essa fu eseguita nel primo Settecento, pochi anni dopo che il minuscolo Ducato dei Savoia divenne un Regno. L'edificio apre e chiude così la storia di una dinastia accogliendo una figura a sua volta... ellittica, nel senso di "mancante". Fra i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Torino è stato recentemente pubblicato un poema in ebraico e italiano, dedicato da un certo Diodato Segre a Carlo Emanuele I nel 1622. Questo ebreo di corte ebbe a lodare il casato ebraicizzandone il nome in Shevuyah. Pochi avranno allora apprezzato l’ironia. Il termine significa in realtà: "la prigioniera"! A 170 anni dallo Statuto Albertino e a 80 dalle Leggi razziste, il 16 febbraio scorso si è svolto presso la stessa Biblioteca Nazionale un convegno su "Religione e Democrazia", promosso congiuntamente dalle Comunità valdese ed ebraica.

Rav Alberto Moshe Somekh, Pagine Ebraiche, luglio 2018


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MACHSHEVET ISRAEL

La sfida del Decimo Comandamento  

img headerTempo fa ebbi una conversazione con mio figlio Jonah Ariel, dieci anni, sulle aseret ha-dibrot ovvero i Dieci comandamenti. Giunti all’ultimo, il decimo – lo tachmod, non desidererai... – mio figlio se ne uscì con l’esclamazione: ma questo è impossibile! Non mi ero mai soffermato a pensare che il decimo comandamento fosse il più difficile, tanto meno impossibile. In effetti, proibire un’azione o un oggetto è una cosa e probire il desiderio di un’azione o di un oggetto è altra cosa. Le leggi delle civiltà illuminate non sanzionano i desideri delle persone, li possono solo socialmente scoraggiare; e la stessa halakhà, che pure prevede e regola, a volte, la kavvanà, la ‘direzione’ di un certo agire, non si occupa della sfera dei desideri e delle mere intenzioni. Da qui la domanda: è mai possibile comandare il (non) desiderio? Cosa significa desiderare? Ha forse ragione Jonah Ariel nel dire che, di tutti i comandamenti, questo è il meno eseguibile perché – il retropensiero esperienziale è mio – il desiderio è una struttura antropologica imprescindibile, fa parte della natura e del dna psichico degli esseri umani, non solo dei ragazzini che sognano di avere un altro Lego più complesso o un Nerf più grande.
Lo-tisba‘ ‘ain lir’ot ve-lo-timmale ozen mi-shmoa‘, leggiamo in Qohelet 1,8: “Mai l’occhio è sazio di vedere e mai l’orecchio si riempie dell’udire”. Anche quando le parole si esauriscono o si svuotano di ogni significato, sì che “l’uomo non può più usarle”, più forte delle stesse parole è il desiderio umano senza limiti di vedere e udire, l’anelito dell’occhio e dell’orecchio, la cui insaziabilità, ad un tempo meteriale e spirituale, è il segno e la cifra della vita stessa, come una fame e una sete infinite davvero fisiche e metafisiche, indici di qualcosa di in-finito che le genera, le forgia e le condiziona. Da Qohelet a Levinas, passando attraverso Spinoza e Freud, Ernst Bloch e Philip Roth, il tema del desiderio – o conatus –  ha avuto mille declinazioni nel pensiero degli ebrei di ogni tempo e si è personificato, se così posso esprimermi, nella figura del messia, il ‘desiderato più intenso della storia ebraica’ nella misura in cui non è venuto e non verrà, semplicemente perché il ‘venire messianico’ si declina sempre e solo al presente, come Speranza o Desiderio con le maiuscole, come apertura e trascendenza che ripetono a se stesse e al resto del mondo: ‘od lo, non ancora. Tensione verso un al di là, un di più, un altrove.

Massimo Giuliani, docente al Diploma Studi Ebraici, UCEI 

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società      

Contro la retorica
del dubbio  

Se si incomincia a dubitare della propria moglie, si dice in un racconto di Singer — Isaac Bashevis Singer — si finisce per dubitare delle Sacre Scritture. Non è solo una battuta. L'opera del grande narratore yiddish, che ho conosciuto bene — uno dei grandi incontri della mia vita — è una ricerca di verità permeata dal senso profondo della sua forse inattingibile conoscenza, ma anche della sua misteriosa realtà. Molti dei personaggi di Singer sono ricercatori della verità — spesso falliti ma, nel momento estremo di tale fallimento, sono, forse senza saperlo, dinanzi ad essa. Quell'ironica esortazione a non dubitare, smentita da tanti protagonisti dei suoi racconti e romanzi, va presa sul serio. Anzitutto c'è dubbio e dubbio. Ovviamente Singer non ha nulla a che vedere con la presuntuosa pretesa di conoscere e possedere la verità, pretesa madre di tanti dogmatismi e anche di intolleranze e di persecuzioni nei riguardi di chi non la condivide o ne dubita. Ma Singer non ha nulla da spartire con la retorica del dubbio, ora più che mai imperante nelle forme più banali, retoriche e stereotipe. Il dubbio creativo non è ottusa e arrogante indifferenza alla verità, indifferenza che ora sembra obbligatoria per essere considerati evoluti, al passo con i tempi e di mente criticamente aperta.

Claudio Magris, Corriere della Sera,
24 giugno 2018


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orizzonti 

La patente delle saudite che copre i diritti negati 

Ultime al mondo, le donne saudite da poche ore possono fare una delle azioni più banali e comuni al mondo senza rischiare prigione e oltraggio sociale: guidare un'automobile. Dopo mesi di preparazione, il regno ultraconservatore ha dato il via a quella che è stata presentata come una epocale apertura, una rivoluzione gentilmente concessa da Mohammad bin Salman. Il giovane principe ereditario Mbs per meglio fare intendere quale sia la via del nuovo cambiamento nel Paese ha fatto incarcerare poche settimane prima del crollo del divieto le principali attiviste che per decenni hanno lottato per sedersi dietro al volante. Le riforme cosmetiche Nei mesi passati, l'erede al trono su cui oggi siede l'anziano padre, re Salman, ha introdotto alcune concessioni - molto cosmetiche e poco di sostanza - in un mondo in cui la donna è pesantemente discriminata: le saudite possono ora andare a vedere allo stadio una partita di pallone, andare al cinema, dove fino a poco tempo fa non andavano neppure gli uomini, visto che non esistevano proprio sale di proiezione. Risultati più di peso erano arrivati nel 2015, quando le donne avevano potuto presentarsi alle elezioni locali, ed essere elette al Consiglio consultivo.



Rolla Scolari, La Stampa,
26 giugno 2018 


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Shir shishi - una poesia per erev shabbat

Una carovana nel deserto di Ya'akov Fichman

img headerPer l'estate ho pensato di scrivere di una bella canzone degli anni Trenta, scritta da Y. Fichman, un grande poeta e letterato ebreo proveniente dalla Russia, musicata da David Zehavi.
Fichman ha scritto più di 300 libri ed era anche editor, biografo (di Kadya Molodowsky e Avraham Mapu), educatore e pubblicista molto apprezzato. Nel 1957 ha vinto il premio Israele.
Allora, in Terra di Israele, i cammelli erano una bestia da lavoro e da trasporto del tutto comune che ha sempre esercitato un gran fascino sui pittori come N. Guttman e A. Aluil. Il canto è piacevole e si intona, con il ritmo cadenzato, a passo di cammello, creato da Zehavi in pefetta sintonia con l'immaginario orientale allora in auge.
 
A destra e a sinistra, sabbia e sabbia ancora
Ingiallisce il deserto, senza alcun sentiero

Una carovana passa, si muove silenziosa
Come fosse un miraggio, è lì meravigliosa

Un trillo sale e scende cadenzato
Camminano i cammelli in un paesaggio desolato.

Lin – lan, lin – lan, è questo il canto del vagabondare
Tacere e sopportare – tacere e camminare….

Sarah Kaminski, Università di Torino

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