Jonathan
Sacks,
rabbino |
L'elemento
più importante di qualsiasi istruzione non è l'apprendimento di fatti o
abilità, ma capire cosa amare. Ciò che amiamo, lo ereditiamo. Quello
che non amiamo, lo perdiamo.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee |
Ho sempre pensato a Claude Lanzmann come a
uno che scava nel senso comune.
Tuttavia, quel suo scavare, sarebbe stato impossibile o avrebbe trovato
un pugno di ascoltatori, senza la solitudine e la caparbietà dello
storico Raul Hilberg, uno che pensa La
distruzione degli ebrei d’Europa nel 1948, riesce a pubblicarlo
in totale solitudine, solo nel 1961 (in Italia arriverà nel 1995) e
anche allora il suo professore, Franz Neumann, lo dovrà proteggere
dall’indifferenza e di tutti. E allo stesso tempo ho la sensazione che
Shoah non sia la fine di un processo, o il passaggio irreversibile tra
prima e dopo, come molti hanno scritto in questi giorni. A più di 30
anni di distanza, uno come Jan Tomasz Gross è considerato un nemico da
quei polacchi che non vogliono fare i conti con il loro passato.
Lanzmann sta in mezzo. Ma il dossier è ancora aperto e il tempo attuale
dice che non è la riflessione sul passato a darci gli elementi per
costruire un’etica pubblica per il presente.
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Thailandia, fiato sospeso
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Il mondo intero guarda con attenzione a
quando accade in Thailandia, dove alle 5 di questa mattina sono
iniziate le operazioni di salvataggio per tirare fuori dalla grotta i
12 giovani calciatori e il loro allenatore da giorni intrappolati a
causa delle piogge. Da Israele all’Italia, tutti i quotidiani stanno
seguendo in diretta il lavoro dei soccorritori. I sub dovranno
percorrere 1,7 chilometri tra andata e ritorno: un percorso che
richiederà 11 ore. Per questo le operazioni potrebbero durare due
giorni e dipenderanno dalla condizioni meteo.
Italia, migranti e l’iniziava di Libera. Sui giornali italiani si parla
dell’iniziativa lanciata da Libera, “Una maglietta rossa per fermare
l’emorragia di umanità”: un appello alla solidarietà e a indossare un
indumento rosso per ricordare i bambini morti nei tanti naufragi di
migranti. “Un’onda travolgente, da Lampedusa al Gran Sasso, che supera
quei confini che rischiano di ritrovarsi blindati e attraversa quel
mare senza soccorsi in cui si muore sempre di più”, così la descrive
Repubblica, che in un altro articolo parla delle “bufale anti-migranti”
e in particolare di una pagina Facebook che le alimenta (“Scazzo
quotidiano”) su cui sta indagando anche la polizia postale.
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Sostituto
d'intelligenza
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Si
dice che le cose vadano chiamate con il loro nome ma, spesso, non
sappiamo bene quale esso sia per davvero. Così nella bufera mediatica,
prima ancora che politica, che in queste ultime settimane ha di nuovo
chiamato in causa il tema dei migranti. La questione è anche europea
non solo perché il fenomeno delle migrazioni ha una proporzione
continentale ma poiché interpella ciò che resta di una comune politica
dell’Unione in materia, se di un indirizzo condiviso in tale senso si
può ancora parlare. Fermo restando che il sogno “sovranista” di dotarsi
di frontiere impermeabili, o difficilmente accessibili, rischia non
solo di frantumare quello che resta degli accordi di Schengen sulla
libera circolazione dei cittadini nello spazio europeo ma anche di
erigere dei veri e propri muri nei confronti dei paesi limitrofi,
imponendo dei filtri che potrebbero rivelarsi un incubo per le stesse
nazioni continentali. Ciò al netto delle idealizzazioni su improbabili
alleanze tra “nazioni sovrane” che, qualora dovessero fare proprie le
posizioni più radicali nei riguardi della libertà di movimento,
danneggerebbero prima di tutto i propri vicini e poi, in una sorta di
gioco del contrappasso, se stesse. Tra le tante fantasie che fluttuano
nell’aria come particelle in libertà – una libertà molto confusa, che
si fa quasi da subito disordine nei giudizi e, in immediato riflesso,
pregiudizio strutturato – è da tempo arrivata anche in Italia,
proveniente soprattutto dall’Ungheria di Orbán e dalla Francia di Le
Pen ma trovando solido terreno tra alcuni interlocutori nostrani,
l’idea che l’intero processo migratorio in atto vada letto come un
fenomeno di «sostituzione», guidato da eminenze grigie che lo
starebbero utilizzando per mutare gli equilibri sociali e demografici
del Continente. Il fantasma del miliardario e filantropo George Soros e
della sua Open Society Foundation, prende allora subito corpo.
Claudio Vercelli
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