Ephraim Mirvis, rabbino capo di Gran Bretagna
|
Un modello di leadership? Gareth Southgate.
La sua Inghilterra è stata un esempio.
|
|
Dario
Calimani,
Università di Venezia
|
Non si tratta già più di scegliere fra un
partito o un altro. Si tratta di aprire gli occhi e ammettere che ci
stiamo dibattendo fra fake news e guasconate, che dopo aver imparato a
mettere all’indice l’avversario con calunnie e diffamazioni ora stiamo
imparando rapidamente a isolare lo straniero. Il clima civile è già
ampiamente avvelenato. Se nell’internazionale città di Venezia un
portabagagli di colore viene assalito e pestato a sangue da
portabagagli locali non fa nessun effetto, e nessun effetto fa che gli
urlino dietro “È il paese di Salvini! Viva Salvini!”. La gente attorno
assente volentieri e la forza pubblica assiste indifferente.
Le alleanze politiche del paese si stanno sfaldando per nuove,
inaspettate alleanze. Lo spirito nazionalistico viene solleticato e
nutrito giorno dopo giorno. Il linguaggio politico, sociale e mediatico
si sta degradando sotto i nostri occhi come se fosse il naturale
percorso della modernità e del progresso.
I grandi problemi del paese vengono discussi a livello di trivio con
proposte abbozzate in birreria, senza troppe preoccupazioni per le
conseguenze che porteranno. L’importante sembra operare in superficie,
per un effetto di percezione immediata, senza alcun interesse per il
lungo termine.
|
|
Leggi
|
 |
Putin-Trump, l'incontro
|
Grande attenzione anche sui quotidiani
italiani al vertice tenutosi ad Helsinki tra il presidente Usa Donald
Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Durante la conferenza
stampa congiunta, i due leader hanno definito l’incontro la vera “fine
della Guerra Fredda”. Trump ha affermato di credere alle parole di
Putin in merito all’estraneità della Russia alle interferenze nella
campagna elettorale americana, contraddicendo però le conclusioni
dell’intelligence Usa. “Così ha provocato le reazioni scandalizzate dei
suoi stessi compagni di partito, – scrive Repubblica– che dallo speaker
della Camera Ryan al senatore McCain, hanno criticato la conferenza
stampa e confermato la colpevolezza di Mosca”. Sul fronte
mediorientale, Putin “ha detto di concordare sulla necessità di
proteggere Israele sulle alture del Golan. – riporta La Stampa – Questo
sembra indicare che gli Usa sono disposti a concedere la vittoria ad
Assad e Mosca, a patto che tengano le forze iraniane lontane dai
confini settentrionali dello Stato ebraico. Ora si tratta di vedere se
questo basterà a Netanyahu, che vorrebbe invece Teheran fuori dalla
Siria”.
|
|
Leggi
|
|
|
Il
ritorno degli Esseni |
Gian
Carlo Pajetta, quando Enrico Berlinguer passò ad occuparsi della
questione morale, asserì che il PCI stava transitando dal materialismo
storico al moralismo storico. Certo, convogliare un ragionamento serio
in seno all’assonanza materialismo/moralismo, convertì un ragionamento
in una battuta come tante altre. Non era, però, soltanto una questione
d’involucro, perché quello strumento – il moralismo – ebbe un ruolo
nella scomparsa di quasi tutti i partiti, indi divenne un punto di
riferimento nel periodo berlusconiano, per poi sfociare in qualche
retorica antiparlamentare non indispensabile. Più che un’arma, il
moralismo è una scorciatoia che può consentire ad un partito di
ottenere in pochi anni quel che richiederebbe dei secoli.
Emanuele Calò, giurista
Leggi
|
|
Europa,
su Gaza troppa ipocrisia
|
Noi
32 firmatari siamo ebrei italiani che hanno scelto di risiedere in
Israele. Rappresentiamo solo noi stessi, così come rappresentavano solo
se stessi i 32 firmatari italiani della lettera aperta pubblicata da
Micromega il 2 maggio scorso.
Non intendiamo qui smentire le falsità contenute in quella lettera né
contraddirne le opinioni. Intendiamo qui semplicemente esprimere un
nostro pensiero.
Non vogliamo entrare nel merito della minaccia mondiale costituita
dall’Iran, la cui dittatura è tanto vezzeggiata dall’Europa e
dall’Italia in particolare.
Non vogliamo entrare nel merito dei danni provocati dal movimento BDS
europeo e italiano all’economia di Giudea e Samaria, e quindi agli
arabi che lavoravano in aziende israeliane che hanno dovuto trasferirsi
altrove.
Daniele Sher, Cecilia Cohen Hemsi, Miriam Di Segni, Simon
Silvio Fargion, Angela Polacco, Beniamino Lazar, Renzo Cesana, Tamara
Kienwald Cesana, Vito Anav, Nora Ortona, Giacomo Zippel, Deborah Fait,
Gideon Arjeh Wohlgemuth, Beki Braha, Marina Norsi, Joe Shammah, Davide
Nizza, Ester Bianca Amiras, Raffaele Picciotto, Giulia Della Seta,
Alessandra Waldman, Sergio Del Monte, Renata Buzzi, Alessia Menasci,
Alessia Habib Moscati, Samuele Giannetti, Crescenzo Di Castro, Yael Di
Castro, Letizia Di Castro, Angelo Di Castro, Grazia Golan, Ariela Di
Castro.
Leggi
|
|
|