Pagine Ebraiche 24

Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

31 Luglio 2018 - 19 Av 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Jonathan Sacks, rabbino
Ho conosciuto una coppia di sposi davvero felice. Il marito, con grande devozione, porta la colazione a letto a sua moglie ogni mattina. Non sono del tutto sicuro che lei abbia bisogno o voglia la colazione a letto tutte le mattine, ma accetta con gioia perché sa che è il suo modo di dimostrarle affetto. Dopo decenni di matrimonio, sembrano ancora in luna di miele.
 
Dario
Calimani,
Università di Venezia
Non è vero che il termometro della convivenza civile sta cambiando. È solo un’impressione, ed è probabilmente una manovra messa in atto dal disfattismo antigovernativo. Un vero complotto contro questo governo del fare e del cambiamento.
Quindi, se vittime dello sparo alla schiena o del pestaggio mortale o di un quasi accecamento sono una bambina rom o un immigrato o una ragazza di colore, beh, si tratta solo di coincidenze. Rimane solo da capire come mai queste coincidenze si stiano intensificando settimana dopo settimana e giorno dopo giorno.
Ma tutto appare normale ad occhi tranquilli. Il cielo è sereno e ha smesso di piovere. L’ordine è garantito.
 
Leggi
Un problema italiano
Dopo l’aggressione nel torinese a Daisy Osakue, promessa dell’atletica leggera italiana di origine nigeriana colpita all’occhio da un uovo lanciato da un auto, il dibattito sul razzismo si è riacceso in Italia. Diversi quotidiani intervistano Osakue (Corriere, Repubblica, Stampa), a cui nelle scorse ore ha telefonato anche il Premier Conte. “Non hanno preso me per caso visto che a qualche decina di metri c’era altra gente: l’ho detto anche al premier Giuseppe Conte, che è stato molto gentile e mi ha chiamato. Come gli ho detto che mi preoccupa è il pregiudizio, l’ignoranza. Sono tornata in Italia dopo 10 mesi all’estero e ho trovato un Paese diverso, è triste da dire ma si sente la tensione in giro”. Tensione che invece il ministro degli Interni Matteo Salvini nega esistere: “una sciocchezza parlare di razzismo, è un’invenzione della sinistra”, la sua posizione riportata dal Corriere che a queste parole contrappone quelle del governatore del Veneto Zaia, secondo cui “Daisy è una cittadina nel pieno dei suoi diritti ed è stata colpita unicamente perché ha un colore diverso”, ribadendo il suo no al razzismo. Il quotidiano di via Solferino parla di imbarazzo tra i vertici Cinque Stelle che da un lato parlano, attraverso il Guardasigilli Alfonso Bonafede, di “Ferma condanna morale e politica. L’Italia non è il Far West”, dall’altra, attraverso il vicepremier Luigi Di Maio, dichiarano che “non esiste un’emergenza razzismo”.
 
Leggi

  davar
israelE - IL CAPO DI STATO MAGGIORE
"Esercito al servizio di tutti,

teniamo la politica fuori"
La politica resti fuori dall’esercito. È l’invito fatto nelle scorse ore dal capo di Stato maggiore israeliano Gadi Eizenkot dopo l’annuncio di due ufficiali drusi di voler lasciare Tsahal in protesta con la nuova legge sull’identità nazionale votata dalla Knesset. “Come esercito dello Stato il cui mandato è quello di salvaguardare la sicurezza del popolo di Israele e vincere in guerra - le sue parole - siamo impegnati a tutelare la dignità umana, indipendentemente dall’etnia, dalla religione e dal sesso. Così è stato e così sarà sempre”. Poi l’invito a tutti “gli ufficiali e soldati di Tsahal di lasciare fuori dall’esercito le controverse questioni politiche”.
Leggi

pagine ebraiche agosto 2018
Una vittoria dal valore profondo
Strumento di integrazione, terreno di valori sportivi oppure arma politica e di propaganda? Sul numero di luglio di Pagine Ebraiche un ampio dossier dedicato ai Mondiali di calcio che erano allora in pieno svolgimento in Russia cercava di offrire una pluralità di spunti in tal senso ai nostri lettori.
Sul numero di agosto, in distribuzione, chiudiamo il cerchio con una lettura retrospettiva di quanto accaduto a Mosca. Una vittoria, quella della Francia, che ha finito “per rivestire un significato profondo per il pubblico ebraico così come per tutti coloro che non vogliono rinunciare né al grande spettacolo del calcio né ai valori della democrazia, del progresso, della libertà e della civile convivenza”.

Il bellissimo dossier dedicato ai Mondiali di calcio, che Adam Smulevich ha curato alla vigilia delle gare per il numero di luglio di Pagine Ebraiche mi ha offerto l’occasione di riproporre al lettore l’incanto delle cinque poesie dedicate al gioco del calcio che il poeta Umberto Saba aveva composto in una Trieste quantomai irrequieta e tormentata alla vigilia delle devastazioni delle leggi razziste antiebraiche e della guerra. Scorrendo quelle righe, i sentimenti di quelli che il sommo poeta del Novecento italiano descriveva come gli undici fratelli che spalla a spalla scendono in campo, apparivano definitivamente tramontati. Il grande calcio di oggi commercializzato dal mondo dello spettacolo e brutalizzato dalla grettezza e dalla violenza sembra proprio un pianeta diverso e l’incanto descritto da Saba solo un paradiso perduto.
Proprio sulle pagine di agosto del giornale ebraico dei bambini DafDaf curato da Ada Treves vediamo nitidamente come l’esito dei Mondiali 2018, con l’affermazione inattesa di una équipe francese che sembra sbucata all’improvviso per rilanciare i nostri sogni, ci abbia presi di sorpresa. Abbia dimostrato come in campo il vento delle emozioni possa cambiare repentinamente direzione e come nello spazio dei 90 minuti di gioco ci sia sempre la possibilità di riscoprire la speranza.
Questi Mondiali che hanno segnato, nell’assenza italiana, il mese di luglio, hanno infatti finito per rivestire un significato profondo per il pubblico ebraico così come per tutti coloro che non vogliono rinunciare né al grande spettacolo del calcio né ai valori della democrazia, del progresso, della libertà e della civile convivenza. A scendere in campo, più che il rimpianto e la nostalgia, è stato un barlume di qualcosa che è fresco e nuovo e antico al tempo stesso.
Un respiro, un sentimento, che scavalcando gli spalti ci suggerisce qualcosa sul possibile futuro. Insomma, una speranza di star bene e di andare oltre al singolo momento di entusiasmo.
Giurista e instancabile attivista dei diritti dell’uomo, Francois Sureau assicura in modo convincente che l’affermazione della Francia ai Mondiali 2018 riveste un significato profondo. La sua analisi va molto al di là delle vicende calcistiche ed è affascinante. La vittoria della formazione francese, dice, riporta alla luce del giorno delle virtù antiche. La prima è quella della comunione nazionale, una maniera di stare bene assieme di tutti con tutti gli altri. Una sorpresa e un sollievo, forse solo momentaneo, forse invece più profondo, proprio per una società come quella d’Oltralpe dove l’integrazione e la convivenza sono apparsi in questi anni più volte difficili e dolorosi, talvolta quasi irraggiungibili.
In realtà è apparso in campo un nuovo disegno di gioco, fluido, capaci di mescolare l’attacco e la difesa, un gioco di solidarietà in cui si può essere eroi senza mai andare in rete, un gioco taoista dove il possesso della palla e la dominazione dello spazio non contano più, ma conta solo la folgorazione dell’istante finale, della mossa decisiva.
La seconda è quella del coraggio. L’ammirazione ritmata che racconta le gesta di giocatori usciti dal nulla e armati di una “forza d’urto bastarda” (il riferimento è alla meraviglia inattesa di Benjamin Pavard), non è quella dei brutali cori da stadio. Ma una citazione letteraria dalle gesta di Perceval e di Lancillotto narrate da Chrétien de Troyes. Re Artù e Merlino entrano in gioco per narrarci la magia di nuove leggende e perpetuare il fascino di quelle più antiche.
La terza virtù è quella della solidarietà. In un’Europa dove si fanno strada i nazionalismi e i populismi impegnati a evidenziare un’improbabile narrativa delle origini (i Celti, i Bretoni, la ridicola divinità del Po), i giocatori che hanno vinto sembrano più interessati dalla loro destinazione che dalla loro origine e hanno scelto di anteporre la volontà del loro obbiettivo all’accidente della loro nascita.
“Celebrando i Bleu – spiega Sureau – i francesi celebrano le promesse semplici e belle della Repubblica: il successo a prescindere dalle proprie origini, raggiunto con il lavoro, la fraternità, il giusto riconoscimento del talento di ognuno, l’amore del gruppo. La Repubblica nella sua essenza è una promessa, e anche se raramente mantenuta, questo non riduce il suo valore. Nei vincitori possiamo così trovare la realizzazione, ovviamente parziale e imperfetta, della promessa repubblicana”. E di nuovo un omaggio alla mitologia letteraria, quello dei moschettieri tutti per uno e uno per tutti.
“Ho seguito la finale – racconta oggi il giurista francese – assieme a molti rifugiati afghani, siriani, irakeni. Non celebravano i Blu solo per esprimere riconoscenza nei confronti del paese che li ha accolti, ma anche perché volevano vedere in loro la Repubblica in marcia, lo spazio dove si può diventare ciò che si è senza essere oppressi da forze esteriore. E questo è in fondo proprio quello che sono venuti a cercare”.
La quarta virtù è la modestia. Lo stile semplice e inconfondibile che ha segnato l’allenatore Deschamps. Libero dal narcisismo e dalla mitomania, è stato davvero un cittadino in campo, ha dato un corpo riconoscibile all’antiretorica e all’antipolitica.
L’esito dei Mondiali brilla come una grande occasione di riflessione per le minoranze e per l’Europa delle libertà, per chi è convinto che la sfida dell’immigrazione, se vogliamo un futuro, deve essere affrontata e vinta con il coraggio e non con la paura.
È stata una vittoria per gli ideali repubblicani e per l’Europa, ma soprattutto per i giovani. Chi l’ha festeggiata assieme ai francesi ha celebrato al tempo stesso la speranza di un mondo nuovo e il valore perenne dei valori della democrazia e della libertà.
Le cinque luminose poesie di Saba sono così tornate a palpitare dalle nuove pagine del nostro presente.


Guido Vitale, Pagine Ebraiche agosto 2018

l'iniziativa ad anzio
"Un Sefer per i nostri eroi"
Aveva poco più di vent’anni il soldato statunitense Milton Mednick quando rimase ucciso nel corso della campagna di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Nel suo nome e nel nome di tutti i soldati ebrei che nelle Forze alleate persero la vita in quei mesi la famiglia Tesciuba, che da vari anni anima la vita della sinagoga di Anzio, località dal forte richiamo simbolico anche per lo sbarco che vi avvenne tra gennaio e maggio del 1944, ha deciso di far realizzare un nuovo Sefer Torah.
Completato appena poche settimane fa, il Sefer è dedicato alla memoria di Yehuda Tesciuba, padre di Amy, che ha scelto tra tanti il soldato Mednick per via del giorno in cui fu fatalmente colpito: per il calendario ebraico il 9 Av.
Leggi

iL CASO DEI post negazionisti su facebook
"Zuckerberg, fai qualcosa"
Dopo il crollo vertiginoso di Facebook in borsa, ancora grane per il fondatore Mark Zuckerberg.
Le sue dichiarazioni sui post negazionisti della Shoah che contaminano il social network ma che non si sente di rimuovere nel nome di una mal interpretata “libertà di espressione”, cui si è appellato in una intervista che dagli Stati Uniti ha fatto il giro del mondo, continuano infatti a ricevere critiche ad alto livello e richieste di intervento immediato.
Paul Packer, a capo della Commission to Preserve America’s Heritage, ruolo per cui è stato indicato dalla Casa Bianca, senza tanti giri di parole l’ha infatti accusato di aver fallito nel suo compito, con una grave responsabilità “verso gli utenti di Facebook e verso il mondo intero”.
Leggi

pilpul

Clara Sereni
Il 25 luglio è morta Clara Sereni, una grande scrittrice italiana. Figlia di Emilio e nipote di Enzo, figure di spicco del comunismo e del sionismo italiano (i due fratelli non si parlavano, e David Bidussa mi spiegò una volta che la storia ebraica è essenzialmente storia di vicende famigliari). Una donna ebrea, sebbene nelle straordinarie ricette di “Casalinghitudine” facciano spesso capolino prosciutto e salame. Una vincitrice del Premio Strega – “Il gioco dei regni”, 1993 – con un libro tutto sulle origini ebraiche della sua famiglia, e sui rapporti complessi tra appartenenza religiosa e politica, tra pubblico e privato. Stranamente, almeno così mi è parso, un’artista che nell’immaginario collettivo non viene oggi considerata ebrea, dove la tradizione religiosa sfuma in altri aspetti (donna, di sinistra, madre di un figlio portatore di handicap, scrittrice, militante e dirigente politica). Nelle stesse ore un giornalista dal cognome ebraico, Marcello Foa, è stato designato per la presidenza della Rai. Per quanto sono riuscito a capire non è ebreo, né parente di illustri portatori del suo cognome, a cominciare dal compianto sindacalista Vittorio. Eppure, da quanto leggo in rete, sono in molti a ritenere che lo sia. Indipendentemente dal fatto che non sarei dispiaciuto se alla fine gli saltasse la poltrona, mi pare che la dinamica sia comunque interessante.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
Leggi


Sostituzione etnica
Nel 2001, la Divisione per la Popolazione del Dipartimento Economico e Sociale della segreteria dell’ONU diffuse uno studio dal significativo titolo di “Replacement Migration” (Migrazione di rimpiazzo) cui seguiva l’interrogativo: “È una soluzione per le popolazioni invecchiate e in declino?”
Le aree a bassa fertilità sarebbero costituite da Corea, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Russia, Unione Europea e USA. Certo, l’invecchiamento della popolazione è una crisi in sé, laddove potesse mettere a repentaglio la struttura e le funzioni degli Stati, ostacolando o rendendo comunque arduo l’assolvimento dei propri compiti, compresi quelli previdenziali.


Emanuele Calò
Leggi



moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.