Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Il
ponte che, a quanto pare, l’incuria dell’uomo ha fatto crollare, inizia
fin d’ora ad essere ricostruito con l’opera generosa dei soccorritori,
con il sentimento di solidarietà e con la condivisione dello sgomento e
della sofferenza che si manifestano non solo in Italia ma in tante
parti del mondo. A cominciare da Israele.
È questo slancio di umanità e di sensibilità verso il prossimo che può
trasformare un luogo di morte, il ponte della tragedia, in un ponte di
vita – “ghesher hachaym”. Questo ritorno alla vita non dipenderà solo
dagli architetti del ponte futuro ma da ciascuno di noi.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Con
un vero e proprio blitz politico il governo uscente colombiano, guidato
da Juan Manuel Santos, ha riconosciuto la Palestina come Stato «libero,
indipendente, sovrano», riferendo la propria decisione al Presidente
entrante Iván Duque. La Colombia è così l’ultimo Paese sudamericano a
compiere questo passo. Non stupisce tanto la posizione assunta, fedele
ad un registro terzomondista che vede i palestinesi come martiri della
politica imperialista occidentale, di cui Israele sarebbe un braccio
armato. Stupisce quanto tutto ciò sia calato nelle beghe politiche
interne. Duque si era infatti espresso in tutt’altro senso, annunciando
addirittura lo spostamento dell’Ambasciata a Gerusalemme sulla scia
della decisione trumpiana. Quanto fatto da Santos sembra proprio un
dispetto al rivale politico interno, sancendo una volta di più che
Israele è uno di quei pochi Paesi (l’unico?) utilizzato dalle
propagande locali per ogni sorta di disputa politica. Il vecchio
antisemitismo mantiene viva tutta la sua carica simbolica.
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Genova e il ponte 'malato'
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“Questo
è il momento dell’impegno comune per affrontare l’emergenza, per
assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui deve
seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto”. Così
il Capo dello Stato Sergio Mattarella sulla tragedia che ha colpito la
città di Genova, dove ieri è crollato il ponte Morandi. “Il bilancio,
all’alba di mercoledì 15 agosto, è spaventoso e ancora in aggiornamento
– scrive il sito di Repubblica – almeno 35 morti accertati, tra cui tre
bambini di 8, 12 e 13 anni, ma il conteggio cresce man mano che i corpi
vengono recuperati e alla fine potrebbe essere di quaranta vittime”.
“Nessuna autorità potrà sottrarsi a un esercizio di piena
responsabilità – ha sottolineato il Presidente – Lo esigono le famiglie
delle tante vittime, lo esigono le comunità colpite da un evento che
lascerà il segno, lo esige la coscienza della nostra società nazionale.
Gli italiani hanno diritto a infrastrutture moderne ed efficienti che
accompagnino con sicurezza la vita di tutti i giorni”. Il lungo
articolo del giornalista Marco Imarisio sul Corriere della Sera
descrive in modo lucido la tragedia, parlando di “strage sul ponte
malato”.
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la solidarietà, dall'italia a israele "Genova, tragedia di tutti"
Gli occhi del mondo puntati su Genova.
“Questo è il momento dell’impegno comune per affrontare l’emergenza,
per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui
deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto”
ha sottolineato il Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Nessuna
autorità – ha poi aggiunto – potrà sottrarsi a un esercizio di piena
responsabilità. Lo esigono le famiglie delle tante vittime, lo esigono
le comunità colpite da un evento che lascerà il segno, lo esige la
coscienza della nostra società nazionale. Gli italiani hanno diritto a
infrastrutture moderne ed efficienti che accompagnino con sicurezza la
vita di tutti i giorni”.
La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di
Segni è in costante contatto, in queste ore di drammatiche sofferenze
per la città ligure, con gli esponenti dell’ebraismo genovese. Ieri
sera la Presidente ha inoltre rivolto il messaggio che segue al sindaco
di Genova: “Illustre sindaco Bucci, a nome di tutte e 21 le Comunità
ebraiche italiane desidero esprimerle la nostra più sentita vicinanza e
il nostro più profondo cordoglio per la immane tragedia delle scorse
ore. Tutto quello che potrà essere fatto in supporto alla vostra città,
lo faremo. In questa giornata drammatica per l’Italia intera il nostro
pensiero va a tutti i genovesi, alla città sconvolta, ai feriti e ai
familiari delle vittime. Sia il loro ricordo di benedizione”.
Così invece l’Assemblea dei Rabbini d’Italia: “L’Ari desidera esprimere
il sentimento di accorata partecipazione e profondo sgomento per la
tragedia che ha colpito la città di Genova; siamo particolarmente
vicini al dolore dei familiari delle vittime e preghiamo per la
salvezza e la guarigione dei feriti. Eleviamo al Signore la nostra
preghiera affinché dai cuori della popolazione così duramente colpita
possano scaturire ancora più forti sentimenti di operosa concordia e di
saggia lungimiranza, che consentano alla città di risollevarsi con
rinnovata fiducia da queste macerie; auspichiamo che questo momento di
comune dolore possa ispirare iniziative condivise di concreta
solidarietà e di comune impegno per la ricostruzione”.
La Comunità ebraica di Genova, si legge in una nota, “partecipa
sgomenta al dolore di tutta la città per l’enorme tragedia che si è
verificata con il crollo del ponte Morandi ed esprime particolare
cordoglio per le vittime e fervido auspicio di guarigione per i feriti”.
Solidarietà è arrivata anche da Israele. “I nostri cuori vanno alle
famiglie che sono in lutto per i loro cari e per il popolo italiano” il
messaggio del Premier israeliano Benjamin Netanyahu. In serata
(nell'immagine) il municipio di Tel Aviv è stato illuminato con i
colori della bandiera italiana. Leggi
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fu compagna del leggendario moretto Fortunata Di Segni (1929-2018)
All’anagrafe
era Fortunata Di Segni, detta Ada. Ma per tutti è sempre stata Anita,
come la moglie di Garibaldi. Così vedevano suo marito – il leggendario
Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, instancabile punitore di
nazifascisti nei mesi dell’occupazione – gli ebrei romani. Alla stregua
di un condottiero, un leader che col suo carisma poteva condurre
lontano e un grande saggio da cui attingere consigli preziosi. Al suo
fianco, nelle scelte più importanti, c’era proprio Fortunata.
Del marito, scomparso nel 2006, ha poi conservato e trasmesso la
memoria e i documenti più significativi offrendo un contributo
fondamentale, assieme al figlio Alberto, alle molteplici iniziative
realizzate in questi anni. Leggi
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Ticketless - Rosh ha Shanà 1937
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L’articolo
di Angelo Piattelli, Il messaggio dei Rabbini d’Italia del settembre
1937, uscito sull’ultimo numero (1, 2018) di «Mondo contemporaneo» è
fra le cose più interessanti che ho letto in quest’anno di
commemorazioni delle leggi razziali. L’atteggiamento dei Rabbini di
fronte al fascismo è un campo di ricerca non molto esplorato. Piattelli
ci offre con perizia di filologo l’edizione critica di un documento
importante, frutto di un lavoro corale (Castelbolognesi, Disegni,
Alfredo Toaff), coordinato da una figura poco nota al pubblico degli
studiosi, David Prato. Varianti, tagli, correzioni dell’ultimo minuto
testimoniano l’importanza che i firmatari attribuivano all’appello. Di
fronte a lacerazioni gravissime, i rabbini cercavano un equilibrio di
saggezza, prendendo le distanze sia dal filofascismo dei «bandieristi»
sia dal sionismo. Purtroppo il richiamo alla Legge e alla narrazione
biblica non potrà sortire effetto, per la semplice ragione che giungeva
tardi, troppo tardi. Viene spontaneo chiedersi perché quel grido di
dolore non si levò negli anni di consolidamento del regime. È una amara
verità, che dovrà servire di lezione per il futuro: difendere la
dignità dell’ebraismo senza fare i conti con la politica che ci
circonda è un rischio da non correre.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - L'odio verso Israele
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Ho
già avuto modo di commentare la perfida e serpentina astuzia con cui
l’antisemitismo mondiale, a partire dal 1967, ha trasformato il piccolo
e coraggioso Israele, Davide aggredito da nemici cento volte più forti
e numerosi, nel grosso e violento Golia, contrapposto al nuovo,
minuscolo Davide-Palestina, fragile e indifeso (anche se non
propriamente inoffensivo). I vecchi nemici di sempre, giocando
abilmente a nascondino, si sono nascosti dietro il pargolo, e fanno
finta di essersi dileguati nel nulla, e il nuovo Davide, qualsiasi cosa
faccia, non può non essere, sempre e comunque, innocente. Più che
normale, perciò, che il nuovo simbolo degli odiatori di tutto il mondo
sia il volto grazioso di una ragazza diciassettenne dagli occhi di
ghiaccio, che, picchiando soldati nemici armati fino ai denti, riscatta
l’onore del suo popolo oppresso.
Francesco Lucrezi, storico
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