28 febbraio 2018 - 13 Adar 5778

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15 Agosto 2018 - 5 Elul 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
Il ponte che, a quanto pare, l’incuria dell’uomo ha fatto crollare, inizia fin d’ora ad essere ricostruito con l’opera generosa dei soccorritori, con il sentimento di solidarietà e con la condivisione dello sgomento e della sofferenza che si manifestano non solo in Italia ma in tante parti del mondo. A cominciare da Israele.
È questo slancio di umanità e di sensibilità verso il prossimo che può trasformare un luogo di morte, il ponte della tragedia, in un ponte di vita – “ghesher hachaym”. Questo ritorno alla vita non dipenderà solo dagli architetti del ponte futuro ma da ciascuno di noi.
 
Davide
Assael,
ricercatore
Con un vero e proprio blitz politico il governo uscente colombiano, guidato da Juan Manuel Santos, ha riconosciuto la Palestina come Stato «libero, indipendente, sovrano», riferendo la propria decisione al Presidente entrante Iván Duque. La Colombia è così l’ultimo Paese sudamericano a compiere questo passo. Non stupisce tanto la posizione assunta, fedele ad un registro terzomondista che vede i palestinesi come martiri della politica imperialista occidentale, di cui Israele sarebbe un braccio armato. Stupisce quanto tutto ciò sia calato nelle beghe politiche interne. Duque si era infatti espresso in tutt’altro senso, annunciando addirittura lo spostamento dell’Ambasciata a Gerusalemme sulla scia della decisione trumpiana. Quanto fatto da Santos sembra proprio un dispetto al rivale politico interno, sancendo una volta di più che Israele è uno di quei pochi Paesi (l’unico?) utilizzato dalle propagande locali per ogni sorta di disputa politica. Il vecchio antisemitismo mantiene viva tutta la sua carica simbolica.
 
Genova e il ponte 'malato'
“Questo è il momento dell’impegno comune per affrontare l’emergenza, per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto”. Così il Capo dello Stato Sergio Mattarella sulla tragedia che ha colpito la città di Genova, dove ieri è crollato il ponte Morandi. “Il bilancio, all’alba di mercoledì 15 agosto, è spaventoso e ancora in aggiornamento – scrive il sito di Repubblica – almeno 35 morti accertati, tra cui tre bambini di 8, 12 e 13 anni, ma il conteggio cresce man mano che i corpi vengono recuperati e alla fine potrebbe essere di quaranta vittime”.
“Nessuna autorità potrà sottrarsi a un esercizio di piena responsabilità – ha sottolineato il Presidente – Lo esigono le famiglie delle tante vittime, lo esigono le comunità colpite da un evento che lascerà il segno, lo esige la coscienza della nostra società nazionale. Gli italiani hanno diritto a infrastrutture moderne ed efficienti che accompagnino con sicurezza la vita di tutti i giorni”. Il lungo articolo del giornalista Marco Imarisio sul Corriere della Sera descrive in modo lucido la tragedia, parlando di “strage sul ponte malato”.
 
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  davar
la solidarietà, dall'italia a israele
"Genova, tragedia di tutti"
Gli occhi del mondo puntati su Genova.
“Questo è il momento dell’impegno comune per affrontare l’emergenza, per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore, cui deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto” ha sottolineato il Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Nessuna autorità – ha poi aggiunto – potrà sottrarsi a un esercizio di piena responsabilità. Lo esigono le famiglie delle tante vittime, lo esigono le comunità colpite da un evento che lascerà il segno, lo esige la coscienza della nostra società nazionale. Gli italiani hanno diritto a infrastrutture moderne ed efficienti che accompagnino con sicurezza la vita di tutti i giorni”.
La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni è in costante contatto, in queste ore di drammatiche sofferenze per la città ligure, con gli esponenti dell’ebraismo genovese. Ieri sera la Presidente ha inoltre rivolto il messaggio che segue al sindaco di Genova: “Illustre sindaco Bucci, a nome di tutte e 21 le Comunità ebraiche italiane desidero esprimerle la nostra più sentita vicinanza e il nostro più profondo cordoglio per la immane tragedia delle scorse ore. Tutto quello che potrà essere fatto in supporto alla vostra città, lo faremo. In questa giornata drammatica per l’Italia intera il nostro pensiero va a tutti i genovesi, alla città sconvolta, ai feriti e ai familiari delle vittime. Sia il loro ricordo di benedizione”.
Così invece l’Assemblea dei Rabbini d’Italia: “L’Ari desidera esprimere il sentimento di accorata partecipazione e profondo sgomento per la tragedia che ha colpito la città di Genova; siamo particolarmente vicini al dolore dei familiari delle vittime e preghiamo per la salvezza e la guarigione dei feriti. Eleviamo al Signore la nostra preghiera affinché dai cuori della popolazione così duramente colpita possano scaturire ancora più forti sentimenti di operosa concordia e di saggia lungimiranza, che consentano alla città di risollevarsi con rinnovata fiducia da queste macerie; auspichiamo che questo momento di comune dolore possa ispirare iniziative condivise di concreta solidarietà e di comune impegno per la ricostruzione”.
La Comunità ebraica di Genova, si legge in una nota, “partecipa sgomenta al dolore di tutta la città per l’enorme tragedia che si è verificata con il crollo del ponte Morandi ed esprime particolare cordoglio per le vittime e fervido auspicio di guarigione per i feriti”.
Solidarietà è arrivata anche da Israele. “I nostri cuori vanno alle famiglie che sono in lutto per i loro cari e per il popolo italiano” il messaggio del Premier israeliano Benjamin Netanyahu. In serata (nell'immagine) il municipio di Tel Aviv è stato illuminato con i colori della bandiera italiana.
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israele
Keren Shalom, riaperto il valico

"La calma paga, la violenza no"
L’annuncio da parte dell’esercito della riapertura del valico di Kerem Shalom, al confine tra Israele e Gaza, e dell’ampliamento della zona di pesca per i palestinesi della Striscia sono al centro di un dibattito politico che potrà incidere sulle future elezioni israeliane. A dare il via libera ai due provvedimenti dopo quattro giorni di calma nel Sud del Paese il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, d’accordo con il Primo ministro Benjamin Netanyahu. “Quando i cittadini israeliani godono di tranquillità e sicurezza, ci guadagnano anche i residenti di Gaza – l’avvertimento del ministro Lieberman – La calma paga, la violenza no”. Ottocento camion hanno iniziato nelle scorse ore a portare a Gaza beni di prima necessità per dare respiro all’enclave sotto controllo del movimento terroristico di Hamas. Questo momentaneo cessate il fuoco potrebbe essere la prima fase per raggiungere una tregua più stabile, a cui stanno lavorando da mesi l’ufficio del Primo ministro Netanyahu e il presidente egiziano al-Sisi, con il Cairo a fare da mediatore con Hamas.
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fu compagna del leggendario moretto
Fortunata Di Segni (1929-2018)
All’anagrafe era Fortunata Di Segni, detta Ada. Ma per tutti è sempre stata Anita, come la moglie di Garibaldi. Così vedevano suo marito – il leggendario Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, instancabile punitore di nazifascisti nei mesi dell’occupazione – gli ebrei romani. Alla stregua di un condottiero, un leader che col suo carisma poteva condurre lontano e un grande saggio da cui attingere consigli preziosi. Al suo fianco, nelle scelte più importanti, c’era proprio Fortunata.
Del marito, scomparso nel 2006, ha poi conservato e trasmesso la memoria e i documenti più significativi offrendo un contributo fondamentale, assieme al figlio Alberto, alle molteplici iniziative realizzate in questi anni.
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pilpul
Ticketless - Rosh ha Shanà 1937
L’articolo di Angelo Piattelli, Il messaggio dei Rabbini d’Italia del settembre 1937, uscito sull’ultimo numero (1, 2018) di «Mondo contemporaneo» è fra le cose più interessanti che ho letto in quest’anno di commemorazioni delle leggi razziali. L’atteggiamento dei Rabbini di fronte al fascismo è un campo di ricerca non molto esplorato. Piattelli ci offre con perizia di filologo l’edizione critica di un documento importante, frutto di un lavoro corale (Castelbolognesi, Disegni, Alfredo Toaff), coordinato da una figura poco nota al pubblico degli studiosi, David Prato. Varianti, tagli, correzioni dell’ultimo minuto testimoniano l’importanza che i firmatari attribuivano all’appello. Di fronte a lacerazioni gravissime, i rabbini cercavano un equilibrio di saggezza, prendendo le distanze sia dal filofascismo dei «bandieristi» sia dal sionismo. Purtroppo il richiamo alla Legge e alla narrazione biblica non potrà sortire effetto, per la semplice ragione che giungeva tardi, troppo tardi. Viene spontaneo chiedersi perché quel grido di dolore non si levò negli anni di consolidamento del regime. È una amara verità, che dovrà servire di lezione per il futuro: difendere la dignità dell’ebraismo senza fare i conti con la politica che ci circonda è un rischio da non correre.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - L'odio verso Israele
Ho già avuto modo di commentare la perfida e serpentina astuzia con cui l’antisemitismo mondiale, a partire dal 1967, ha trasformato il piccolo e coraggioso Israele, Davide aggredito da nemici cento volte più forti e numerosi, nel grosso e violento Golia, contrapposto al nuovo, minuscolo Davide-Palestina, fragile e indifeso (anche se non propriamente inoffensivo). I vecchi nemici di sempre, giocando abilmente a nascondino, si sono nascosti dietro il pargolo, e fanno finta di essersi dileguati nel nulla, e il nuovo Davide, qualsiasi cosa faccia, non può non essere, sempre e comunque, innocente. Più che normale, perciò, che il nuovo simbolo degli odiatori di tutto il mondo sia il volto grazioso di una ragazza diciassettenne dagli occhi di ghiaccio, che, picchiando soldati nemici armati fino ai denti, riscatta l’onore del suo popolo oppresso.

Francesco Lucrezi, storico
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