Paolo Sciunnach, insegnante |
Il caso del Ben Sorer UMoreh non è mai
esistito, non esiste e non esisterà mai. Ma allora perché è scritto?
Commenta e riceverai il premio. (Sanhedrin 70)
Il premio è la capacità di interpretare.
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L'Italia e i migranti
Opinioni a confronto
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L’Italia e l’accoglienza dei migranti. Il
rispetto della legalità e dei diritti umani. Il futuro della democrazia
e il crescente populismo. Temi che
sono al centro del dibattito pubblico e sul quale da tempo
si confrontano anche i nostri collaboratori. Arricchiscono l’intenso
confronto gli interventi, che pubblichiamo oggi,
del vicepresidente
UCEI Giorgio Mortara, della storica Anna Foa e del professor David
Sorani.
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la
fifa ferma il dirigente palestinese
Incoraggiò
azioni violente,
per
Rajoub un anno di stop
C’è
voluto qualche mese ma alla fine la Fifa è intervenuta, punendo in
questo modo le intemperanze del numero uno del calcio palestinese,
Jibril Rajoub, che alla vigilia dell’incontro amichevole tra Israele e
Argentina dello scorso giugno – incontro poi annullato dopo la
retromarcia della squadra ospite, ufficialmente per motivi di sicurezza
– aveva invitato a bruciare foto e maglie di Lionel Messi e degli altri
campioni della Seleccion.
Dopo la cancellazione dell’amichevole, non pago del suo delirante
invito, rapidamente propagatosi anche sul web, Rajoub aveva celebrato
la notizia come una vittoria dei “valori, dell’etica e del messaggio
dello sport”. E, in una conferenza stampa a Ramallah, aveva
pubblicamente gioito con a fianco un’immagine gigante di lui con il
cinque volte pallone d’oro (immagine risalente a una precedente visita
in Medio Oriente di Leo, ma con la maglia del Barcellona) e il seguente
messaggio: “From Palestine thank you Messi”.
La Fifa, in un comunicato diffuso nel fine settimana, ha riconosciuto
la gravità di quello che è stato ritenuto un vero e proprio incitamento
“all’odio e alla violenza”. E ha reso immediatamente effettiva la
sentenza (la federazione palestinese ha annunciato ricorso, ma pare
destinato a non aver successo).
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la
raccolta di musiche e testi
Venezia
e le liturgie salvate
Nel
segno di Leo Levi
La
preziosa opera svolta intorno alla metà del secolo scorso da Leo Levi,
al quale si devono note e registrazioni relative alla musica delle
liturgie ebraiche italiane secondo i vari riti, vede aggiungersi,
uscito a giugno, un volume con due cd, curato da Piergabriele Mancuso,
dedicato alle “Musiche della tradizione ebraica a Venezia”, basato
appunto sulle specifiche registrazioni pazientemente raccolte da Levi
nel periodo 1954-1959.
L’iniziativa editoriale, per i tipi di Squilibri srl di Roma, è il
risultato di una vera e propria rete di collaborazioni che lega gli
“Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia”
ai promotori che sono la Comunità ebraica di Venezia, la Regione Veneto
e “The Medici Archive Project” al quale appartiene il curatore
dell’opera.
Confesso un forte coinvolgimento emotivo nello scrivere queste modeste
righe, dovuto al fatto che i 54 brani del primo cd, relativo alla
tradizione sefardita, vennero registrati a più riprese da mio padre, il
rabbino Bruno Ghereshon Polacco, la cui carriera iniziò a Venezia, la
sua città, quando rabbino capo era il livornese Adolfo Ottolenghi.
Gadi Polacco
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Oltremare
- Acqua
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L’attrice
che in televisione fa la pubblicità progresso per convincere gli
israeliani a non fare troppo spreco d’acqua è oggetto di caricature
infinite, sia per l’intensità con cui pronuncia teatralmente “Israele
si sta seccando” e frasi simili, sia per via dell’effetto zolle di
terra essiccate al sole che l’ideatore dello spot ha un po' sadicamente
deciso di usare sul suo bel viso. E non è che non abbia ragione,
intendiamoci: il Kinneret o Lago di Tiberiade ogni anno scende di
ulteriori manciate di centimetri e la pioggia invernale non basta più
per riempirlo da decenni ormai. Al mio arrivo in Israele oltre dieci
anni fa i locali si prodigavano in consigli su come evitare di buttare
via acqua potabile non utilizzata, per esempio nell’atto quotidiano di
regolare il calore della doccia: un secchio nella doccia e raccogli
acqua pulita, non abbastanza calda per lavarsi ma ottima per lavare
invece il pavimento o dar da bere alle piante. Ma in realtà, con i
desalinizzatori e i sistemi di filtraggio per riutilizzo che abbiamo in
funzione, l’acqua in Israele manca nel Kinneret e in generale a terra
ma non nei tubi delle nostre case.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Controvento - Senso comune |
Nel
1995, inviata a Pechino per la Woman’s World Conference, intervistai
l’allora responsabile delle politiche sociali, che sovrintendeva
all’applicazione della contestatissima legge del figlio unico.
Mi trovai di fronte una anziana e sorridente matrona, che alle mie
rimostranze rispose: “Comprendo bene che si tratta di una legge
coercitiva e penosa. Io stessa ho sei figli (messi al mondo quando le
gravidanze erano non solo consentite, ma anzi incoraggiate). Ma vede,
noi siamo ora 1.280.000.000. Se non mettiamo un freno alle nascite, fra
due generazioni saremo due miliardi. La Cina ha risorse per nutrire al
massimo un miliardo e seicento milioni di persone. Che cosa faremo con
i quattrocento milioni eccedenti? Li mandiamo a voi?”. E dopo un sorso
di thé aggiunse: “Mi rendo conto che per voi donne europee liberate una
politica di questo tipo è inimmaginabile. Ma a voi manca il senso del
bene comune, che per noi orientali è la priorità. Chiediamo a una
generazione di sacrificarsi per il Paese in modo che le generazioni
future possano vivere meglio”.
Viviana Kasam
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