Giuseppe Momigliano,
rabbino
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“Verranno
su di te e ti raggiungeranno tutte queste benedizioni, se darai ascolto
alla voce dell’Eterno tuo Signore.” (Deut. 28,2) Il commento Deghel
Machanè Efraim (R. Moshe Chaym Efraim di Sudilkov, nipote del grande
Baal Shem Tov che diede inizio al movimento del Chassidismo) spiega
un’apparente stranezza del testo: “Perchè parla di benedizioni che ti
raggiungeranno? Non dovrebbe dire al contrario – tu conseguirai queste
benedizioni? Il fatto è che spesso l’uomo fugge dal bene perchè non lo
sa riconoscere, per questo il re David ha scritto “Sicuramente bene e
misericordia mi raggiungeranno” (Salmi 23,5), dal momento che talvolta
non siamo in grado di andare incontro al bene perché incapaci di
riconoscerlo, che sia allora il bene stesso a raggiungerci”.
Chiediamo al Signore che ci apra gli occhi, la mente e il cuore quando
rischiamo di non riconoscere il bene che ci sfiora nella vita.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Da
quando, ormai 10 anni fa, Geert Wilders, insieme ai partiti e movimenti
animalisti, propose in Olanda una legge per abolire la kashrut non ho
smesso di denunciare come l’antisemitismo stesse rilegittimandosi in
Europa attraverso la porta dell’islamofobia. La convinzione mi si è
rafforzata nel corso degli anni, in cui ho visto un’estrema destra
cavalcare in modo palesemente strumentale la questione del
maltrattamento animale, oppure dei diritti dei bambini, nel caso della
circoncisione. Anche quella giocata in funzione anti islamica, ma con
palesi ricadute sull’ebraismo europeo. Per questo, mi ha fatto piacere
la denuncia di settimana scorsa di Rav Di Segni riguardo i rischi che
questo governo davvero possa approvare una legge anti macellazione
rituale, che ciclicamente si ripresenta. L’alleanza è sempre la stessa:
animalisti (Michela Vittoria Brambilla) + estrema destra (Lega). Forse,
bisognava con maggior forza insistere sui rischi di denunce
indiscriminate all’Islam europeo, sapendo discernere, ad esempio fra
chi le bombe le metteva e chi le subiva. Forse, bisognava non fermarsi
alla superficiale equazione Salvini anti-Islam = pro-ebrei. Non era
così difficile capire l’abnorme strumentalizzazione di cui eravamo
vittime. Mi vengono in mente le parole di Giorgio Gaber della canzone
«Il conformista», che, «È il risultato di una specie che vola sempre a
bassa quota in superficie, poi sfiora il mondo con un dito e si sente
realizzato». A cui bisognerebbe aggiungere le parole di Pierpaolo
Pasolini: «Lei è un uomo medio. E sa che cosa è un uomo medio? Un
mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista,
qualunquista.» Forse, siamo tutti diventati molto conformisti. Si spera
che le parole, assai più autorevoli delle mie, di Rav Di Segni ci
sveglino e che l’ebraismo italiano risponda compatto no a questi
tentativi di limitarne le libertà.
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L'intesa Orban-Salvini
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Sorrisi,
strette di mano e reciproci complimenti tra il Premier ungherese Viktor
Orban e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Scrive La Stampa: “Si
sa: Matteo Salvini è in campagna elettorale permanente. Ieri ha
iniziato quella delle Europee di maggio. Primo spot, l’incontro a
Milano, in Prefettura, con il premier ungherese Viktor Orban, l’uomo
nero dell’Europa”. Così invece il Corriere: “I vicini a Salvini
raccontano di un incontro in cui si è discusso molto più di economia
che di immigrazione. In particolare, Orbán avrebbe detto
all’interlocutore di essere riuscito a fare le riforme a cui puntava
‘perché da noi non ci sono i sindacati'”. Nel corso dell’incontro,
segnalano i quotidiani, Salvini ha annunciato visite imminenti in “Nord
Africa, Israele e Russia”.
All’esterno della prefettura affollato sit-in “antisovranista” promosso
da sinistra e diverse associazioni, tra cui Comunità di Sant’Egidio,
Arci, Anpi, Cgil e Uil.
Il Parlamento iraniano ha respinto le spiegazioni del presidente Hassan
Rohani, che ha attribuito le ragioni della crisi economica alle
tensioni con gli Stati Uniti e alle sanzioni. II voto, che ha accettato
le argomentazioni di Rohani solo riguardo alla chiusura dei mercati
finanziari globali alle banche iraniane, secondo il Sole 24 Ore
testimonia “l’inasprimento del confronto a Teheran tra l’ala
conservatrice e i moderati che appoggiano il presidente”.
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L'EX RABBINO CAPO JONATHAN SACKS "Le parole e l'odio di Corbyn
sono una minaccia per tutti"
Tra
le voci ebraiche più influenti della contemporaneità, l’ex rabbino capo
d’Inghilterra e del Commonwealth Jonathan Sacks ha da sempre il pregio
della chiarezza. Per molte settimane ha letto, ascoltato, preso nota.
Non ha interferito con le istituzioni ebraiche del suo paese, che da
tempo denunciano la deriva antisionista e antiebraica di Jeremy Corbyn.
Nelle scorse ore, senza mezzi termini, in una intervista con la storica
rivista espressione della sinistra New Statesman, il rav ha definito il
leader del partito laburista “un antisemita”.
Interventi rancorosi contro Israele e il mondo ebraico che sembrano
linfa quotidiana del suo impegno politico, ma anche la diffusione di
imbarazzanti fotografie e video che dal recente passato svelano Corbyn
una volta intento a rendere omaggio ai terroristi palestinesi che
colpirono la squadra israeliana ai Giochi di Monaco ’72, a strizzare
l’occhio al Movimento Bds che punta all’estromissione di Israele dal
mondo accademico e dal commercio internazionale, a mettere in dubbio la
piena aderenza degli ebrei inglesi ai valori della società in cui
vivono e di cui sono ormai da vari secoli protagonisti.
Corbyn, ha affermato il rav Sacks, “sostiene razzisti, terroristi e
propagatori di odio che vogliono uccidere cittadini ebrei e cancellare
Israele dalla mappa”. E lo starebbe facendo, sostiene, con modalità
comunicative già viste e che in passato hanno avuto terribili
conseguenze. “Quando sostiene che, per quanto a lungo siano vissuti
qui, gli ebrei non sono completamente britannici, sta usando il
linguaggio dell’antisemitismo classico dell’Europa che si avviava al
secondo conflitto mondiale. Quando gli si chiede di confrontarsi con
questi fatti, prima nega, poi sostiene che sia tutto un equivoco,
quindi cerca di passare oltre. È un atteggiamento disonesto e
pericoloso. Corbyn – sottolinea l’ex rabbino capo – ha legittimato
l’espressione pubblica dell’odio”.
Il suo ruolo pubblico, prosegue, appare ancora più inquietante se messo
in relazione con il fatto che ancora oggi, in Europa, “accade che
cittadini ebrei siano uccisi per il solo fatto di esserlo”. Ecco
perché, ha affermato, gli ebrei inglesi “si sentono minacciati da
Corbyn e dai suoi sostenitori”. Leggi
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Ticketless
- Scarabocchi
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L’appuntamento
è a Novara. Scarabocchi. Il mio primo festival, dal 21 al 23 settembre,
preceduto dal programma per le scuole il 20 e 21 settembre. Ci saranno
seminari, workshop, lezioni, laboratori, eventi per bambini e adulti.
Ne dà notizia l’amico Marco Belpoliti. Secondo Ernst H. Gombrich è
stata la rivoluzione estetica avvenuta nel XX secolo a stabilire un
nesso fra la psicoanalisi e i disegni per gli scarabocchi, per le
scritture non normative: «Tale rivoluzione, di cui sono state
protagoniste le avanguardie artistiche, ci indurrebbe a rivalutare
l’arte dei bambini e quella dei profani, e persino i disegni dei malati
di mente e degli psicotici». Lombroso docet, ne ho parlato in un
Ticketless di qualche settimana fa: un giorno, mi auguro, il festival
di Novara potrebbe aprire una finestra sui reperti del Museo Lombroso e
tentare una sinergia. Scarabocchiare un foglietto durante una
telefonata o una conversazione noiosa è un’attività diversiva, che non
occupa la mente, che sfugge alla concentrazione e può riguardare ogni
arrività umana, anche la preghiera. Un’attività diversiva praticata
spesso in campo ebraico a giudicare dal numero impressionante di
ghirigori, pupazzi, folletti o semplici ornamenti decorativi, sbarrette
spirali, cerchi concentrici, silhouettes più o meno caricaturali, che
affollano i libri di preghiera antichi: il mondo ebraico dovrà
decidersi un giorno a metterli in mostra.
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Il Noah Day
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Il
prossimo 2 settembre la città americana di Grand Island celebrerà (per
la terza volta, essendo tale onoranza stata creata nel 2016) il
“Mordecai Manuel Noah Day”, per ricordare la figura e i meriti storici
di questo personaggio singolare e visionario. E, anche se non siamo a
Grand Island, né in America, e anche se il nome di Noah a molte persone
– anche informate di cose ebraiche – risulterà sconosciuto, ritengo
opportuno scrivere due righe per rendere omaggio a questa significativa
figura della storia ebraica e statunitense, la cui opera rappresenta un
momento importante del lungo e complesso processo di emancipazione del
popolo ebraico nel Nuovo Mondo, nonché della stessa affermazione
dell’idea sionista, di cui Noah rappresenta – accanto a Moshe Hess e a
Leo Pinsker, ma prima di loro – un precursore.
Francesco Lucrezi
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