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6 novembre 2018 -  28 Cheshwan 5779
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società

La Costituzione è il nostro presidio   

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img headerRAZZA E INGIUSTIZIA / A cura di Csm, Cnf e UCEI

Consiglio sempre a ragazzi e ragazze che incontro a migliaia in giro per l’Italia di leggere e imparare la nostra Costituzione. L’ho più volte definita “fantastica”, “avveniristica”, perché in quanto “costituzione lunga” e programmatica non vuole essere un semplice catalogo di istituzioni e di diritti, ma ha cura di definire anche i meccanismi attraverso i quali quei diritti diventano reali e la democrazia continuamente si evolve e si fa più giusta. Per questo ricordo sempre anche l’importanza dell’art. 3, nel quale è fatto espresso divieto al legislatore ordinario di sancire qualsiasi forma di disuguaglianza di trattamento in riferimento al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione e ovviamente alle opinioni politiche. Due punti di questo passaggio del dettato costituzionale meritano una breve considerazione: che nessuna discriminazione possa avvenire sulla base del sesso dei cittadini, dimostra proprio quanto la nostra Carta fu “avveniristica” nell’indicare la strada della emancipazione delle donne da ogni forma di subalternità nella vita civile e professionale; d’altro canto il ripudio inequivocabile di ogni discriminazione razziale stava a significare una cesura netta e irrevocabile proprio con il vergognoso precedente delle leggi razziste del 1938. La nostra Costituzione ha dunque un dichiarato e profondo valore democratico e sociale, di definizione di diritti ma anche di stimolo alla rimozione degli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione. Questo spirito informatore le viene in linea diretta dall’antifascismo che animò la Resistenza contro il regime mussoliniano e l’invasore nazista. Tutta una pregiata tradizione di studi ha riconosciuto infatti nella Resistenza una “esperienza costituente”.

Liliana Segre, da Razza e inGiustizia  
 

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pensiero ebraico

Il cammino collettivo della preghiera

img headerHaim Fabrizio Cipriani / SCHIUDI LE MIE LABBRA / Giuntina

Pregare è l’atto religioso per antonomasia rivolto all’entità divina in cui si ha fede. Nell’ebraismo la preghiera prende sfumature diverse: con essa ci si rivolge verso il Divino, e al contempo ci si immerge nell'introspezione, nella contemplazione. Il verbo “pregare” in ebraico significa letteralmente “autogiudicarsi”, e la scelta dei testi liturgici è stata operata nei secoli dai Maestri in modo da costruire un cammino di riflessione e costruzione dell’identità individuale e collettiva.
“Schiudi le mie labbra. Le vie della preghiera ebraica”, il corposo saggio - oltre quattrocento pagine - di Haim Fabrizio Cipriani edito di recente da Giuntina, cita nel titolo l’espressione “schiudere le proprie labbra”, contenuta nei Salmi, che evoca la possibilità di trascendere i condizionamenti che rendono le creature ben lontane dal realizzare compiutamente le proprie potenzialità.

mdp 

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narrativa

La rivoluzione
dei mediocri  

Autobiografie

Perché Bach ci può salvare
 

Aharon Reuveni /
IN PRINCIPIO, CONFUSIONE E PAURA
/ Einaudi

Lo Stato è ancora lontano. Il tempo del riscatto è di là da venire, inconcepibile, inespresso. Non c'è forza né sicurezza né eroismo. Il titolo del libro - In principio, confusione e paura - esprime perfettamente l'atmosfera che grava sui personaggi, su Gerusalemme e, si direbbe, sul mondo intero. Aliaron Reuveni è un maestro del disagio. Un maestro dimenticato, tanto che la traduzione italiana, frutto della passione di Luca Colombo, è la prima in assoluto in una lingua straniera. Quale destino ingeneroso ha costretto questo capolavoro, uscito in ebraico nel 1919, a restare nascosto, inaccessibile se non a pochi, poliglotti intenditori? Reuveni, nato in Ucraina nel 1886, aveva un carattere notoriamente difficile. Uno incapace di starsene zitto, tutto giudizi taglienti e intransigenza, privo di quelle buone maniere tanto utili per far carriera. Negli anni Trenta del secolo scorso, Reuveni fu messo ai margini da un certo ambiente politico-letterario della comunità ebraica della Palestina sotto mandato britannico. Nel 1935, smise di scrivere romanzi e si dedicò alla saggistica, sino alla morte, nel 1971. Restò tuttavia attivissimo e pieno d'idee, tanto che fu sua la proposta, nel dicembre 1947, di attribuire alla nuova compagine, che si stava per creare, il nome di "Medinat Israel", Stato d'Israele, per dare il segnale di una struttura governativa permanente e stabile.

Giulio Busi,
Il Sole 24 Ore,
4 novembre 2018


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Zhu Xiao-Mei / IL PIANOFORTE SEGRETO / Bollati Boringhieri

Qualche settimana fa, facendo ordine nella libreria, mi è capitato in mano il famoso Libretto rosso di Mao Zedong. Era la versione in cinese di mio padre, sinologo dilettante. Non ero in grado di leggere neppure un ideogramma, ma improvvisamente mi sono tornati in mente i tanti slogan che rimbombavano nelle orecchie degli adolescenti e dei ragazzi della mia generazione. La rivoluzione non è un pranzo di gala. Colpirne uno, per educarne cento. L'imperialismo è una tigre di carta. Pochi giorni dopo ho iniziato a leggere un libro che mi ha profondamente colpito, Il pianoforte segreto, l'autobiografia di Zhu Xiao-Mei (Bollati Boringhieri), pianista cinese, famosa per le sue interpretazioni delle Variazioni Goldberg di Bach. Nata nel 1949 da una famiglia «di cattive origini» borghesi, Zhu Xiao-Mei ha iniziato a suonare il piano a sei anni ed è entrata in conservatorio a dieci, carica di luminose attese, non sapendo che solo dopo un anno si sarebbe abbattuta sulla Cina una devastante carestia, conseguenza delle folli scelte economiche e agricole del «grande balzo in avanti» voluto da Mao per incrementare la produzione di acciaio. Scelte che alterarono l'equilibrio naturale dell'ambiente, provocando la morte di decine di milioni di persone, oltre allo sterminio di quasi tutti gli uccelli, rei di essere dei parassiti borghesi.

Susanna Tamaro, Corriere della Sera,
6 novembre 2018


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